Chi è Tersite?

 

Tersite (gr. Θερσίτης) è un personaggio marginale dell’Iliade.

Continuate a non sapere chi sia? Non sentitevi in colpa, non lo sa praticamente nessuno. Tutti si ricordano di Ulisse o Achille, di Elena per le perspicaci battute sui suoi presunti facili costumi. Sono gli eroi e i re a rimanere impressi. Ettore. Saltuariamente Andromaca – ma si va sul difficile. Agamennone. Menelao, lui celebre per le corna. Patroclo. Fermi tutti. Dov’è Tersite?

Concetto Marchesi ne scrive in “Il libro di Tersite” (1919), ma trattasi di testo pressoché introvabile; dovete essere fortunati e scovarlo in una biblioteca fornita, forse in una libreria di testi usati o al limite sul web. In parole povere, Marchesi considera Tersite un personaggio positivo, il prototipo del rivoluzionario, il portavoce degli ultimi.  Non è quello che ci hanno insegnato.

Stefan Zweig, anche lui scrive di Tersite ne “Il mondo di ieri -Ricordi di un’europeo“, usando parole lusinghiere

“…non scelsi Achille quale figura eroica, bensì il meno cospicuo dei suoi avversari, Tersite, l’uomo che soffre invece di quello che con la sua forza e la sua sicurezza fa soffrire gli altri. […] Sin dal mio primo lavoro teatrale, Tersite, mi aveva interessato il problema della superiorità psichica del vinto. Mi piacque sempre additare quella forma di indurimento interiore che la potenza determina in un uomo, l’irrigidimento psichico provocato da ogni vittoria in popoli interi, mettendovi a riscontro la forza sconvolgente e dolorosamente feconda della sconfitta.”

Non è quello che ci hanno insegnato.

Codardo, povero di spirito, dal naso grosso e sgraziato. Nemico degli uomini di cui è proibito essere nemici: Achille, Agamennone, Ulisse. Triste e gloriosamente brutto. Quasi calvo. Non picchia nella mischia, più facile che lo picchino. Voce querula e fastidiosa. Uno schifo d’uomo. Ah, era pure gobbo e zoppo. Riuscirà a usurpare il trono dello zio, un Eneo vecchio e stanco, solo perché non più in grado di difendersi. Si parte male, malissimo, ma queste premesse sono quelle che ci hanno insegnato. La professoressa  o il professore di greco. La letteratura. Ulisse è sempre stato discusso, ma mai fino in fondo. Resta un intoccabile. Il cinema, poi… Achille è stato un discutibile Brad Pitt nel discutibile Troy.

Questo non è quello che vi racconterò. Qui la storia è ben diversa.

Basta Achille. Basta Odisseo, che si tenga la sua canoscenza e anche l’inganno. Tersite è il vero eroe, che rischia più di quello che dovrebbe. Quando tutti marciavano allegramente verso la disfatta, culminata in uno stratagemma indegno, Tersite vuole smettere di sgobbare e rassegna le armi. Fa il cinico, in un mondo dove il cinismo non è ammesso, perché tutti devono sacrificarsi nonostante tutto. “E a me che me ne viene? io non sono Achille, lo vedete come sono messo. Io la Jolie la vedo col binocolo. Tu Agamennone che vuoi? altro sangue? Bello, si, mi pare tu abbia già ottenuto abbastanza e tutte le ricompense che ci hai promesso, a noi carne da macello, non le abbiamo viste ancora. Chi ce lo fa fare?”. Ulisse, sempre pronto a fare lo splendido (non per nulla è l’emblema dell’intelligenza, ma probabilmente pure lui era biondo e con gli occhi azzurri, un figo allucinante), inizia a offendere sistematicamente il soldato semplice Tersite. Un leone che si fa vanto di assalire una zanzara. Sale dunque sul pulpito, recita la sua parte, fracassa lo scettro regale direttamente in testa al malcapitato. Tutto questo nell’ilarità generale, con gli altri soldati semplici sollevati dalla regia reazione del sommo Odisseo.

E allora mi chiedo: in fondo, cosa c’è di eroico in questo Ulisse? Basta vivere per capire che c’è un discreto stacco fra quel che diamo e quel che riceviamo; non serve pugnare sotto alle mura di Troia. Questo episodio ci riguarda oltre le pagine di un libro polveroso e interpretato sempre nello stesso modo. Viviamo. Pensiamo alla nostra situazione, riflettiamo sulla nostra condizione. Non ci piace? elaboriamo questo lutto, ammettiamo che forse non abbiamo mai del tutto vissuto e andiamo avanti, via verso altri compromessi che non ci rendono alcuna giustizia. Basta non alzare la voce. Basta non dire niente e nessuno si farà male. Accettiamo e andiamo avanti. E lo facciamo, perché abbiamo accettato sempre che l’unico personaggio vero di questo libro, l’unico che ci somiglia, fosse quello più disprezzato e deriso.

“Tersite è il codardo, giusto contraltare all’eroismo e allo spirito di gruppo incarnato negli eroi”. Signori, per Ulisse è facile prendersela con un suddito, ma ci vuole vero coraggio ad alzarsi nell’assemblea e sputare in faccia all’Agamennone di turno che siamo scontenti di fare gli zerbini o i precari a vita. Viviamo per apparire felici, non necessariamente per esserlo, e la cosa spesso ci annienta. Ci hanno insegnato che la felicità esiste e dobbiamo conquistarla. Abbiamo anche il diritto a essere felici. E se non raggiungiamo la felicità, siamo dei falliti.

Signori, la felicità non esiste, ma fa lo stesso: più siamo frustrati e meglio è. Dobbiamo gioire di essere in ombra, dobbiamo prenderci cura dei nostri rimpianti come se fossero bei ricordi. Dobbiamo vivere come Gloria Swanson nella sua casa a rimpiangere di essere stati dive del muto, scendendo una scalinata e attraendo giovani professionisti sulla nostra Sunset Boulevard. Senza scalinate però, né film muto, né ville. Dobbiamo accontentarci di quel poco che ci viene concesso. Hai avuto un’infanzia piena d’amore? Buon per te. Non ce l’hai avuta? Impossibile, perché l’infanzia è necessariamente il periodo più bello della vita e lo stesso vale per l’adolescenza. Essere nell’ombra da una vita, condannati a sorridere senza voglia né motivo.

Tersite non deve alzare la voce. Noi non dobbiamo alzare la voce. Dobbiamo essere coraggiosi e andare avanti a denti stretti. A pensarci bene, Tersite potrebbe avere ragione. Per quale motivo dovrei sacrificarmi per la gloria? Nemmeno la gloria di tutti, ma quella di Achille, di Agamennone o di Ulisse. Non mi preoccuperei però tanto di Tersite, quanto di quelli che, nella sua stessa condizione, si indignano contro di lui e la sua presunta follia. Perché parla. Perché ride. Perché mette in evidenza che il re è nudo. Purtroppo però, per chi è schiavo ammettere di essere stato vittima di un’illusione brucia così tanto… Se è così assurdo pretendere rispetto, allora ci vorrebbero più assurdità a questo mondo.

Finora, Tersite è quasi sempre stato solo il codardo dell’Iliade. Quello che si prende uno scettro in testa perché deve stare zitto. E perché dovrebbe stare zitto? Vietato chiederselo: deve stare zitto e basta. Vuoi mettere Achille? Ma noi non siamo Achille. Più facilmente, somigliamo a tanti potenziali Tersite, che ne siamo consapevoli o meno, che siamo pelati o no, dal naso grosso o inadatti alla guerra. Ancora più facilmente, molti sono nel pubblico dei suoi detrattori, i Tersite che vogliono pensare di essere Achille. Quelli che vogliono amici potenti, ma che ignorano che il potente vuole amici ancora più potenti. I fenomeni che si prendono gioco del loro simile e non lo difendono. Certi di essere più cari ad Agamennone, lottano per farsi notare, ignari del fatto che prima o poi è altamente probabile che lo scettro dell’ennesimo paraculo gli fracasserà la testa. Così, per fare. Succede.

66 pensieri su “Chi è Tersite?

  1. Antonio ha detto:

    Sto leggendo “Il mondo di ieri” di Stefan Zweig e a un certo punto mi sei venuta in mente tu, o meglio questa tua descrizione “Chi è Tersite”. Zweig, nel raccontare i suoi inizi letterari. spiega come egli fosse attratto dall’elemento tragico dei vinti e porta alcuni esempi. Poi scrive, nello specifico: “Allo stesso modo già allora non scelsi Achille quale figura eroica, bensì il meno cospicuo dei suoi avversari, Tersite, l’uomo che soffre invece di quello che con la sua forza e la sua sicurezza fa soffrire gli altri…”.
    Non so se anche tu hai letto questo passaggio di Zweig oppure se è una semplice, ma non banale, coincidenza. 🙂
    Antonio

    • Francesca ha detto:

      …la cosa mi “sorprende” e al contempo conferma un’intuizione che mi diceva di leggere qualcosa di Zweig. Non ho ancora mai letto nulla di Zweig e questo mi suggerisce di fargli scalare qualche posizione nella lista delle mie future letture. Grazie per questo appunto! Che poi, dando uno sguardo nel libro che mi citi, sfogliando le pagine qua e la, si percepisce come Tersite sia una specie di cartina di tornasole o “metro di giudizio”, se mi passi l’uso del termine. Mi parla, Zweig, di Karl Kraus come del “Tersite della letteratura viennese” e “maestro dello scherno velenoso”. Sembra proprio che al mio percorso si sia aggiunta inaspettatamente una strada tutta nuova. Via, va letto prima questo “Il mondo di ieri”, anche se mi incuriosiva “Storia di una caduta”.

      • Antonio ha detto:

        Di Zweig avevo letto, in passato, “Gli occhi dell’eterno fratello”, che non ricordo bene, e “La novella degli scacchi”, che mi era piaciuto molto. Avendo letto delle belle recensioni su “Il mondo di ieri”, mi sono deciso a prenderlo. Sono arrivato quasi a metà della lettura e te lo consiglio. Di solito le autobiografie non mi esaltano, ma questa non è solo un’autobiogafia, piuttosto un viaggio nell’Europa letteraria e non solo del suo tempo. Nei prossimi giorni, non appena finita la lettura, scriverò qualcosa sul mio blog, ma già da adesso le mie impressioni sono molto positive.
        In quanto a Karl Kraus, ho qui con me il suo “Essere uomini è uno sbaglio”, l’ho letto tempo fa (e nel blog c’è la mia pseudo-recensione). Nel suo caso sono aforismi molto “pungenti”. 🙂

    • Francesca ha detto:

      Ahahah grazie per tutti questi complimenti, ma uno, sono fidanzatissima, secondo, sono tristemente povera in canna – così fa molto bohemien, ma ne farei volentieri a meno. Insomma, se andasse tutto bene non dedicherei un blog a Tersite 🙂 Grazie per la visita!

  2. sherazade ha detto:

    Un mio ‘idolo’ e ‘capo’ poeta prestato alla politica – Pietro Ingrao – ha a lungo analizzato il destoni dei vinti aggregandolo a quello ancora più problematico dei vincitori. di Zweig su Tersite ero a conoscenza e di alcuni suoi libri. Direi che non è tra i miei autori preferiti.

    sherabacidomenicaliditafreddecuoreballerino?simacolginocchioscricchiolante

    • Francesca ha detto:

      Non sapevo di Ingrao, approfondirò senz’altro… Sarà interessante 🙂 mi ha sempre appassionato la questione vinti/vincitori… Zweig… è fatto molto a modo suo, non mi dispiace ma se potessi consigliarti un intellettuale grosso modo sulla quasi stessa lunghezza d’onda e del periodo… direi Canetti. Però lui che io ricordi non ha scritto su Tersite 😦

  3. Alessandra ha detto:

    Non ho mai letto una presentazione così originale (e ricca di significati) per il nome di un blog… Per di più sei molto spiritosa e simpatica. Adesso non mi resta che visitare le tue pagine.

    • Francesca ha detto:

      Grazie!! mi ci devo ancora abituare, però… quella di prima non mi dispiaceva, ma era troppo semplice… questa ha più opzioncine, vediamo quanto ci metto a capirci qualcosa eh 🙂

  4. Alessandra ha detto:

    Forse anche tu mi darai una martellata sulla testa, ma oggi ti ho nominata per l’Award. Dai, vieni a vedere, giuro che sarà la prima e l’ultima volta che mi presto a questo gioco. Almeno ho avuto l’occasione di rinnovarti il mio apprezzamento 😉

    • Francesca ha detto:

      Hai presente quando quel pirla di Brad Pitt si mette a urlare “Ettore!” in quella ciofega immonda di Troy? L’ho visto ‘sto film, pure al cinema, e non me ne vanto… fatto sta che ha urlato per tre quarti d’ora sotto le mura e ho sperato per tutto il tempo che uscisse Robocop a seccarlo per schiamazzi in luogo pubblico. Quanto odio Achille. Sopravvalutatissimo.

      • Jeremy Merrick ha detto:

        Mi sono rifiutato di vederlo, ma hai tutta la mia stima e adorazione dopo questa affermazione!! 😀
        Totalmente sopravvalutato. Siamo tutti capaci a lottare sapendo di essere pressoché invincibili..

        • Francesca ha detto:

          A mia discolpa, sono stata trascinata e costretta con l’inganno. Sennò col cavolo che vedevo Troy, di nome e di fatto.
          E certo, Achille? “ti piace vincere facile?”. Che tristezza…

    • Francesca ha detto:

      Momento delicatissimo: ho appena finito un libro che mi ha letteralmente straziato il cuore e non so ancora cosa scriverne… troppe emozioni 🙂 spero di riuscire a dare corpo a tutto. Ma non sarà facile…

          • sherazade ha detto:

            🙂 resto in ansia perché suggerendotelo non avrei giurato sull esito.
            tu hai una capacità analitica e perseveranza che la mia pigrizia hanno tradotto in punte di spillo.

            • Francesca ha detto:

              😀 ho i miei difetti, ma grazie… il fatto è che questo libro è partito in un modo, continuato diversamente e finito quasi all’opposto, più ti addentri e più ti entra nelle ossa. Sai quando un certo tizio diceva che se guardi nell’abisso l’abisso guarda dentro di te? Una specie. Perché ho riflettuto a lungo su quello che avrei potuto leggere a 15 anni o giù di li… Avrei potuto vedere quello che sono ora, perché di quello che ho letto c’è Francesca in grande parte. Se lo avessi letto a 15 anni… avrei trovato quello che sono a 31. Curioso. Mi attirava e non l’ho letto, pensando che non fosse il momento. Nel discorso in appendice cita anche Cioran, pensa, filosofo che ho scoperto da pochissimo e che mi ha subito appassionato. Anche questo mi ha piacevolmente stupito. A parte i miei discorsi sconnessi, m’è sembrato che questo libro mi aspettasse 🙂 sono felicissima che tu me lo abbia ricordato…

              • sherazade ha detto:

                Forse effettivamente non era il momento. Credo che sia un libro che si può apprezzare nel profondo solo avendo un certo vissuto alle spalle quel vissuto che siamo sempre noi ma che per pudore nostro o superficialità altrui non emerge se non attraverso un accadimento forzato.
                Io sapevo tutto di mia madre eppure una sua ‘antichissima’ lettere al padre mi ha messo sulle tracce di un Rondine a me sconosciuta.
                Mia mma si chiamava Rondine, il prete nn la volle battezzare e mio nonno se ne frego’

                sheradomenicadiuggionostalgico

                • Francesca ha detto:

                  …che perla mi affidi. E che nome bellissimo.
                  Ed è vero, non era il momento. Se anche l’avessi letto, non avrei potuto capire… avevo troppe convinzioni da demolire…

                    • Francesca ha detto:

                      …che dolce immagine di Sally 🙂 anche qui pioviggina e fa piuttosto freddo, ma ogni tanto spunta il sole. La passiflora ha aperto i fiori, forse il peggio è passato…

                      buona passeggiata 😀

  5. cartatraccia ha detto:

    Ricordo ancora la strana impressione che mi aveva fatto Tersite al liceo. Un misto di enorme compassione, ilarità, ribrezzo fusi insieme, e non solo per lui, ma anche per quelli che lo denigravano. Ciò che per i greci doveva essere una scena gloriosa, uno sfoggio di superiorità sulle bassezza umane, ai miei occhi “moderni” era sembrata una crudissima scena di vita vera in cui il magnifico e il ributtante erano mescolati a casaccio, come spesso nella vita accade.

  6. meeva2013 ha detto:

    Mi hai conquistata già dal solo titolo del blog. Tersite. E’ un lampo di genio, sappilo.
    Che poi, gli anti-eroi mi sono sempre stati simpatici. Soprattutto Tersite, che ho conosciuto ancora bambina, quando mio padre mi leggeva l’Iliade e mi raccontava la storia.
    Quindi, grazie.

  7. Francesca ha detto:

    Il tuo commento mi ha emozionato e non poco… non solo per i complimenti che mi fai, ma per aver condiviso con me questo ricordo. Ci sono tante cose cui sono affezionata io stessa per averle vissute con mio padre, dal primo Fantozzi a qualche pomeriggio allo stadio. L’amore per il calcio è un po’ calato, questo è vero, ma è a lui se devo l’amore che ho per il cinema e per gli eroi decisamente atipici come il ragionier Ugo. Insomma, un po’ forse ti capisco 😀 insomma, benvenuta da queste parti, e grazie a te. Di cuore 🙂

  8. smadonno ha detto:

    Spettacolo puro…
    una volta ho scritto una cosa intorno alla figura dell’eroe…
    magari un giorno te lo faccio leggere…

    • Francesca ha detto:

      Sono curiosa di leggere quello che hai scritto, è un tema che mi è molto molto caro! sarà che sono codarda inside, ma da un lato non ci ho mai visto molto di romantico in gente invincibile come Achille che si getta in guerra e pretende che ci vada anche un Tersite che di invincibile non ha un’emerita cippa… Insomma, vacci tu che a me viene da prenderti a calci, sarai anche invincibile, ma il dolore suppongo caro Achille che tu lo senta 😀

      • smadonno ha detto:

        Io PartIvo da un altro assunto. Platone sosteneva che cio che é bello é necessariamente buono. E gli eroi sono sempre belli come dei per quello . Ma non é sempre così ..anzi

        • Francesca ha detto:

          Questo è un buon punto di vista. Non a caso Tersite viene definito deforme, essendo l’anti-eroe per eccellenza, il codardo che approfitta delle situazioni per trarre un – spesso minimo – vantaggio. Mi viene in mente un passo di Le relazioni pericolose, quando la Marchesa di Merteuil (spero si scriva così, l’ultima volta che ho letto quel libro chissà quando è stata), bellissima ma terribile (‘na carogna) appare per quello che è dopo una malattia. L’anima le si rivoltò sul viso. Era il classico esempio di come l’eroina, la protagonista bellissima potesse essere tutt’altro che buona o edificante. Il fatto che alla fine il viso diventasse “come l’anima” della persona mi ha sempre fatto pensare, come se effettivamente ci fosse una corrispondenza fra apparenza ed essenza, almeno idealmente.

  9. Guido Sperandio ha detto:

    <Carissima Francesca, ti ringrazio per il tuo follow, nel contempo però ritengo con molto pudore dirti che il mio blog non regge la tua preparazione e qualità, e anzi – io qui – mi sento come un cane in chiesa al momento topico dell’Elevazione.
    Ecco, un cane se è saggio, sta zitto e nell’ombra per non essere scoperto.
    <Mi diverte un sacco quel tuo: “l’eroismo è decisamente sopravvalutato” e anche se non c’azzecca al millimetro mi fa venire in mente Bertolt Brecht: “Fortunato quel popolo che non ha bisogno di eroi” .
    <Un titolo di Cioran, l’ho in casa da anni, l’ho letto qui e là, prestandosi allo spillucchio, e condiviso. Confesso, non riesco ad approfondire, viaggio a sensazioni e a orecchio, il che è un limite lo so, ma il mio alibi è… non chiedere a una farfalla di essere un elefante.
    Complimenti, brava, ciao! 🙂

    • Francesca ha detto:

      Grazie a te, non so se meritare tutto questo… spero di essere all’altezza, non so proprio che altro scrivere… strano, mi hai zittito, come avrai notato ho una certa logorrea nello scritto. Dì sempre la tua, anche se ti trovassi in contrasto con quello che scrivo, anzi, soprattutto in quel caso, dì pure la tua. Non sono poi così minacciosa, anche se talvolta posso sembrarlo 🙂

  10. L'Irriverente ha detto:

    Tersite mi è sempre sembrato il personaggio più ragionevole che si potesse trovare nel poema omerico, oltre alla povera Andromaca, che oppone agli ideali militari del marito la logica degli affetti; ma già lì siamo su tutt’altro piano, quello della tragedia, dal momento che dai rispettivi punti di vista entrambi non possono che agire come agiscono e su di essi sta sospeso il finale disastroso.
    Invece Tersite oppone ragioni che potrebbero trovare applicazione e cambiare le sorti della guerra: uno sciopero contro lo sfruttamento cui i soldati semplici sono sottoposti, la conseguente fine della guerra; vorrei proprio vedere Odisseo, con tutta la sua astuzia, a combattere davvero da solo. La guerra è dichiarata dal re e combattuta dai fanti, solo perché dietro ci sono i carabinieri che sparano per insubordinazione – compito ugualmente ingrato – a chi non avanza verso la trincea degli Austriaci; poiché giustamente essi non stavano a guardare come le belle statuine, ne veniva una strage completamente inutile, come in tutte le guerre.
    Insomma, Tersite è quello che ci ha visto giusto e viene punito perché ci ha visto giusto; e i compagni d’armi ridono come i colleghi del ragionier Fantozzi, sperando che ciò valga loro almeno il mantenimento del posto di lavoro. Ma mi accorgo che mi sto dilungando e che, alla lunga, ripeto con altre parole in tuo ottimo articolo, quindi direi di poter finire qui. Mi è piaciuto, insomma 🙂

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