Gazzettino del Kalashnikov 3: settembre/ottobre

Dopo anni, mi sono messa a leggere un libro di poesie, poesie di Leonard Cohen per la precisione.

Questo ha significato due cose: primo, ho sviluppato una certa fissazione per il suddetto Leonard Cohen, secondo, (che Zeus mi perdoni) in futuro su Tersite potrei scrivere anche di musica. Ma per il momento…

leonard-cohen Continua a leggere

Annunci

Tersite, quattro anni e (non) sentirli

Piccola storia triste, triste perché vera.

Un bel giorno, qualcuno ha deciso che per prendere un inutile pezzo di carta (leggi: laurea triennale), avrei dovuto dare un esame di storia dell’arte contemporanea. Il docente, che per pietà chiameremo Pier Ugo, era un tizio sulla trentina, coi capelli brizzolati e gli occhietti celesti e cerchiati. Percorreva velocemente il tratto fra la porta e la cattedra, con quel suo sguardo da furetto, un furetto braccato da una muta di cani. Spegneva la luce e accendeva il proiettore, quindi iniziava a parlare.

Continua a leggere

“Biografia del figlio cambiato”, Pirandello secondo Camilleri (parte II)

Stefano Pirandello

Stefano Pirandello. “Temperamento forte, dotato di grandissimo coraggio fisico, spesso duro e sprezzante, in vita sua ebbe sette scontri a fuoco e una mezza dozzina di duelli” [Andrea Camilleri, Biografia del figlio cambiato, Rizzoli, 2000. P. 27]

Si dice che i figli debbano uccidere i padri. Metaforicamente, s’intende.

Don Stefano Pirandello non ha mai preso in considerazione l’idea di “farsi uccidere”, né metaforicamente né letteralmente; morte o resa, nessuna di queste cose era stata contemplata. Diciottesimo di ventiquattro figli della stessa madre e garibaldino, sopravvisse non solo ai combattimenti sull’Aspromonte, ma a un discreto numero di duelli e alla stessa malattia che gli avrebbe ucciso il padre nel 1837, il colera. Dovette sopravvivere alla sua stessa famiglia, perché all’apertura del testamento paterno venne fuori che il figlio primogenito aveva escluso tutti gli altri fratelli dell’asse ereditario. Non ci fu verso: Stefano Pirandello non si arrese nemmeno quella volta e seppe consolidare un’attività nel commercio dello zolfo.

Dirigeva personalmente i suoi affari e delegava mal volentieri, per cui era inevitabile che lavorasse più del necessario, che viaggiasse e, soprattutto, che incontrasse gente disposta ad ammazzarlo pur di impadronirsi del suo denaro. Nel 1874 Stefano Pirandello non si stupì di vedersi accerchiato da un gruppo di briganti; portava con sé l’intero ammontare degli stipendi dei suoi minatori e sapeva cosa stesse rischiando. “Al diniego di [consegnare il denaro], un brigante aveva sparato. Stefano, con grande coraggio e presenza di spirito, aveva cominciato a saltare di qua e di là: ‘Diavolo sugnu! Diavolo sugnu!’. I briganti erano fuggiti spaventati, non sapendosi spiegare come mai non fosse morto.” [Maria Luisa Aguirre D’Amico, Album Pirandello,  Mondadori, 1992. P. 22]. Se un certo Cola Camizzi avesse saputo chi fosse Stefano Pirandello, forse non sarebbe andato a cercarlo alla solfatara La Petrusa nel 1867.

Continua a leggere

Gazzettino del Kalashnikov 2, luglio/agosto

Periodo piuttosto povero, per letture e film. Il poco che sono riuscita a vedere, non sempre intenzionalmente, è stato semplicemente triste e nemmeno lontanamente ascrivibile al trash. Tranne nel caso di un film (Il guardiano invisibile) abbondano gli spoiler, ma non importa, se non hai visto Mission to Mars o Long Weekend non ti perdi proprio nulla. Anzi, da un lato ti invidio.

Mission to Mars (6)Mission to Mars (2000). C’è questa spedizione su Marte, tutto va bene finché una missione sul pianeta finisce in un massacro. Qualcuno deve recuperare l’unico superstite, peraltro senza sapere se è vivo o morto. Semplice semplice. Davvero, non hai tutta questa necessità di vedere Mission to Mars, guardati per l’ennesima volta Alien o Balle Spaziali. C’è di meglio, potrei anche svelarti il finale, non ti cambierebbe niente. Com’è ovvio che sia, la missione di salvataggio la faranno, ci sarà un po’ di casino d’ordinanza, ma alla fine andrà tutto bene. Certo, morirà un tizio in modo idiota, ma una vittima ci vuole sempre. Ah, scopriranno anche le vere origini della vita sulla Terra. Siamo di origine aliena, nel caso te lo stessi chiedendo. Il soggetto è quello che è, ma non dovrebbe stupire, essendo tratto da un’attrazione di Disneyland. C’è dell’ironia, in tutto questo.

Continua a leggere

John Wick 2

Attacco al potere 2Tempo addietro, decisi di andare al cinema espressamente per Attacco al potere 2 – London has fallen (2016). Gran film.

In coda per fare il biglietto, passavo in rassegna quello che pensavo di aspettarmi, fra bourbon, scelte sbagliate, idiozia e Gerald Butler. Sapevo già come sarebbe andata a finire; Mike Banning avrebbe ancora salvato ancora una volta la principessa il presidente degli Stati Uniti, i suoi caricatori sarebbero stati ancora eterni e da solo avrebbe sterminato sui 200-300 tizi armati fino ai denti. Qualcosa di leggermente diverso da una dissertazione sulla balistica terminale, insomma.

Poi sento lei, una ragazza.

“Ah, ma tesò… vuoi vedere proprio Attacco al potere 2? No dai… non ho visto il primo, poi non capisco niente della trama

Continua a leggere

“Biografia del figlio cambiato”, Pirandello secondo Camilleri (parte I)

Biografia del figlio cambiato“Può sembrare ridicolo, ma questo libro, cui ho pensato per tanto tempo, risale a una mia esperienza infantile. Io ero un ragazzino molto cattivo, un figlio unico vivace e viziato. A un certo punto i miei genitori decisero di mandarmi in collegio, ma prima, per tentare di farmi mettere la testa a posto, escogitarono una messinscena a scopo didattico e si sa che i siciliani sono un poco “tragediatori”. Così, una sera ero a letto e mi veniva la sonnolenza, stavo proprio per addormentarmi quando sento i miei che inscenano un dialogo: questo nostro figlio non è nostro figlio, forse è figlio di un barbiere o di un carrettiere… Rimasi sveglio tutta la notte pieno di angoscia per essere un figlio cambiato. Ecco, quando ho letto il racconto di Pirandello intitolato Il figlio cambiato ritrovai le stesse angosce che avevo provato dopo quel teatro correttivo che, per la verità, non servi a niente.” [Andrea Camilleri intervistato da Paolo di Stefano, 16 dicembre 2000. Fonte.]

Luigi Pirandello

Quando Pirandello e Camilleri si incontrarono [fonte]. “Perché non posso non dirmi pírandelliano? “, si chiede Camilleri. “Sono nato a Porto Empedocle, nei suoi stessi luoghi, le nostre famiglie si incrociavano, La giara si svolge al confine con le terre di mio nonno, l’aria che ha respirato lui è quella che ho respirato io, il venditore di cappelli del mio paese, Cirlinciò, è personaggio di una sua novella. Ho avuto anche un momento di rigetto per Pirandello, che risale alla mia infanzia: avevo dieci anni, era un pomeriggio di giugno, bussarono alla porta, andai ad aprire e mi vidi davanti una figura che mi sembrò altissima e imponente, con un pizzetto, una specie di ammiraglio con feluca, spadino, alamari e mantellina tutta ori. Domandò: “Tu cu sì?” Dissi il mio nome. “Tua nonna è Carolina?” [Pirandello era cugino della nonna di Camilleri] “Sì”. “Chiamala e digli che c’è Luigino Pirandello che la vuole vedere”. Era un uomo scantusu, spaventoso. Mia nonna dormiva, quando sentì il suo nome cominciò a piangere per l’emozione, io scappai per lo spavento. Forse per questo come regista cominciai a frequentarlo tardi, oltre i quarant’anni”

La prospettiva d’essere un figlio cambiato, per Camilleri segnò un’esperienza angosciosa, ma per Luigi Pirandello fu una rivelazione, il sollievo di chi comprende la possibile causa di quel sentirsi fuori posto. Non era un dubbio, ma una conferma: Luigi Pirandello poteva essere un figlio cambiato. Lui che era così distante dal padre per carattere e inclinazione, aveva trovato nei racconti della cameriera Maria Stella tutte le spiegazioni di cui aveva bisogno, racchiuse in una colorita serie di miti che avanti negli anni sarebbero diventate parte dell’amalgama fondante di molte sue opere, “storie popolari, come quella della casa dei Granella abitata da spiriti dispettosi o come quella del corvo di Mìzzaro anch’essa con gli spiriti a protagonisti o come quella dell’Angelo Centuno che va di notte alla testa di una schiera di angeli“. [Andrea Camilleri, Biografia del figlio cambiato. Rizzoli, 2000. Pp. 42-3]

A raccontarle tutte, si rischia di iniziare per non finire più, fra devozione agli spiriti (decollati e non), religiosità innervata di superstizione, sirene e diavoli, magàre e Donne di fuora. Restringendo il campo, vale la pena soffermarsi proprio su queste, prima di tornare a Pirandello e alla storia del figlio cambiato.

Continua a leggere

Gazzettino del Kalashnikov #0

Hai presente il Bullet Journal? Trattasi di un sistema creato per organizzare appunti e impegni, pensieri e citazioni, potenzialmente un incrocio fra la Cappella Sistina, un’agenda e un diario. Esiste in una quantità pressoché illimitata di varianti, come si può intuire dalla sterminata, terrificante varietà di blog che se ne occupano (Boho Berry Tiny ray of sunshine per dirne un paio), senza contare Pinterest o Instagram. Ne tengo uno anch’io e lo compilo quotidianamente, ma non sono (ancora) arrivata a livelli preoccupanti, sebbene l’avere qualcosa come una trentina di diversi washi tape mi stia dando da pensare.

Insomma, fatto sta che un bel giorno mi trovai a discutere nei commenti con il divino Zeus, prima su Marie Kondo, quindi su altri sistemi di riordino ben più punitivi. Roba che se sgarri vengono a cercarti, ti mandano email ogni giorno, non so se riuscirei a fare una cosa del genere… Tornando a noi, a un certo punto viene fuori il Bullet Journal e la possibilità di fare qualcosa del genere, su misura per un blog.

“Mi fido sulla parola sul Bullet Journal, anche se suona come Gazzettino del Kalashnikov“.

Era deciso, avevo anche il nome.

Sarà più o meno la stessa cosa: elenchi puntati per uno spazio personale e comodo, un contenitore per qualsiasi cosa mi/ti possa venire in mente, impressioni, spunti da espandere o proposte per nuovi temi da affrontare. Possono partecipare tutti, nessuno escluso, con indicazioni per letture, film, musica… quello che ti pare. A dispetto del titolo vagamente minaccioso, le vaccate potranno pascolare felici accanto alle cose serie, senza che nessuno le disturbi. A seguire, digressioni totalmente inutili su Carl Jung, l’arte dello sputo in Clint Eastwood, film danesi, anime, disistima gratuita nei confronti di Ben Kingsley e varie altre amenità.

Continua a leggere

Hotaru no haka una tomba per le lucciole

Una tomba per le lucciole (1988), parte II

Hotaru no haka una tomba per le lucciole (17)Dove ero rimasta? Mi ero concentrata su due film dello Studio Ghibli: Tonari no Totoro e Hotaru no Haka – che per chi come me ha un’infima conoscenza del giapponese chiameremo Una tomba per le lucciole. Certo, non potrebbero esistere due film più diversi, eppure sono stati proiettati per la prima volta al pubblico la stessa sera. La cosa, al tempo, destò un certo scalpore. Motivato? ho sempre pensato che lo fosse, almeno fino a ora. Dopo aver letto il racconto da cui il film di Takahata è stato tratto, Una tomba per le lucciole (1967) di Nosaka Akiyuki, mi sono resa conto che no, le differenze non sono così abissali. Tonari no Totoro e Una tomba per le lucciole, pur con tinte e modalità differenti, rappresentano nel loro personalissimo modo storie di sofferenza e speranza, fatte di legami profondi e di scoperta del mondo. Esiste un solco in cui entrambi possono innestarsi. Quello che è veramente differente è proprio il racconto di Nosaka, oscuro e disperato. Se hai trovato disperante Una tomba per le lucciole, prova solo a leggere il racconto. Il mio vicino Totoro e Una tomba per le lucciole “animato” hanno un fondo di speranza, entrambi, che in Una tomba per le lucciole “scritto” non esiste. Davvero, è come guardare dritto in un buco nero.

Ora però vorrei mettere da parte Tonari no Totoro, dato che ne ho abbondantemente scritto nella prima parte. Prendiamo in considerazione i due Una tomba per le lucciole.

Continua a leggere