Gazzettino del Kalashnikov 7: Just dog it

Strano periodo. Strano per modo di dire, perché ha fatto un caldo assurdo e se non ho visto/letto quasi niente per intero è stata essenzialmente colpa del caldo, per cui strano de che? Sarà anche estate, farà caldo, no? E allora basta inutili recriminazioni e parliamo di quello che è successo negli ultimi mesi.

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The Witch (2015) / prologo

Cercherò di essere breve adesso, per non doverlo essere successivamente.

La materia mi piace: stregoneria, streghe e chi le streghe le cacciava. Da un lato, la vicenda m’ha sempre dato da riflettere sulla mia vaga sfiducia nel genere umano. Le streghe. Conoscevano la natura, si riunivano nei boschi e si facevano mediamente i cavoli loro. Desideravano indipendenza e conoscenza, motivo per cui sono sempre state perseguitate. Avevano la fama di pretendere rispetto e di ripagare le offese in modo tremendo. Da bambina che è sempre stata un po’ buona e un po’ fessa ingenua, ho sempre segretamente preferito le streghe alle fatine tutte zucchero.

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Il senso di Tersite per l’estate

Oh, facciamolo ‘sto tag, su benevolo consiglio di Zeus: la storia di Tersite nelle sue vacanze estive, quando non era sulla piana di Ilio a prendere scettrate in testa. Iniziamo subito, senza ulteriori preamboli!

BougainvilleaGioco in cortile

Cominciamo bene! Lo ammetto, non ne ho idea, non è che facessi tutti ‘sti giochi in cortile. Io andavo nel campo davanti casa e mi devastavo sotto il sole, letteralmente sguazzando nella terra. Raccoglievo piantine di camomilla in giro per il campo e ne facevo siepi enormi. Il profumo me lo ricordo ancora. Il cortile, più che altro, cercavo di evitarlo: il selciato rovente mi donava simpatiche ustioni, visto che camminavo perennemente scalza. Il momento più bello era verso sera: tutti erano fuori per annaffiare le piante di campo e giardino, l’aria diventava più fresca e si riempiva di piccole farfalle verde pallido, poi dopo il tramonto si vedevano le prime lucciole. I colori, la sera, erano tutta un’altra cosa. Mi mangiavano viva le zanzare, ma diamine se ne valeva la pena.

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Rampage, apologia dell’ignoranza (Frequently asked questions)

Rampage bigSenti, facciamo una cosa. Lo so io e lo sai tu che su film come questo si fanno sempre i soliti discorsi. Non è che uno lascia il cinema esterrefatto; se entri nella sala di Rampage, sei sicuro di quello che andrai a vedere. È inutile fingere di cascare dal pero, perché il materiale quello è. Basta guardare la locandina:

  • Dwayne Johnson
  • Una scimmia, che se tanto mi da tanto nel film sarà ancora più alta, facciamo cinque-sei piani
  • Esplosioni
  • Palazzi devastati dalle esplosioni e (probabilmente) da morsi/botte/manate del suddetto animale
  • Elicotteri (che si presume siano guidati da membri dell’esercito, probabilmente dei completi imbecilli e/o guerrafondai)
  • Dwayne Johnson (con la stessa espressione del suddetto primate)
  • Battute di dubbio gusto, qui rappresentate da “Grosso incontra più grosso” (ma per chi avrà il coraggio di vedersi il film sarà possibile anche sentire l’irresistibile “Ehi, ho provato un deodorante vegano“, “Ah, e di che sa“, “Guacamole” e giù, cala il sipario sulla tristezza)

Sperare in qualcosa di profondo o mediamente complesso è quanto meno ingenuo, ma lasciamo perdere, evitiamo i convenevoli e passiamo subito ad affrontare le questioni fondamentali:

  • Rampage è un brutto film?

Che domande, ovvio. Rampage è pessimo film. Devo scriverlo chiaramente o non mi sentirò moralmente pronta ad andare avanti.

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Gazzettino del Kalashnikov 6

A che punto siamo?

Il blog è andato un po’ in stand-by causa vita; il poco che sono riuscita a scrivere m’è sembrato poco presentabile ed eccoci qua, pressoché a mani vuote. Beh, può capitare che non ci sia granché da raccontare, oppure di avere altri pensieri per la testa. L’importante è che dietro tutto questo ancora ci sia ancora una mente quasi pensante.

Se ti va, possiamo iniziare.

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Tersite, parte 3: dalla parte di Tersite

Il libro di Tersite
L’ epopea degli eroi… La leggete nelle scuole. Non è vero? […] Omero, il poeta immortale, mi ha reso immortale sulla terra. Il peggiore e il più deforme di tutti, ero: guercio, zoppo, gobbo, con la testa a punta, maldicente, ingiuriatore e vile. Vile, ero: infatti non sapevo bene ammazzare, né rapire, né stuprare. E da Omero in poi sono stato consacrato al vituperio di tutta la vituperevole umanità. Là, nel piano di Troia, ero solo e indifeso contro la ferocia, la guerra, la sovranità armata, la prepotenza soldatesca, la obbedienza servile; e sono rimasto sempre solo, poi, nella memoria vostra: il vilipeso, il dannato, il bastonato del mondo eroico.” [C. Marchesi, Il libro di Tersite; Sellerio, 1993. P. 22]

Tersite è stato il motivo principale per cui ho deciso di farmi coraggio e dare uno sguardo più approfondito all’Iliade. Lo apprezzo: ecco, banalmente, perché questo blog porta il suo nome. Io per prima vorrei avere il suo stesso coraggio e parlare sempre secondo coscienza. Tante volte capita di restare in silenzio, sbagliando, o di non dire tutto. Parresiastes ante litteram, prende la parola in assemblea perché lo ritiene un suo diritto. Parla senza il timore di offendere il potente e lo fa a voce alta, senza vantare alcun lignaggio. Tersite insegna che si può e si deve avere il coraggio di quello che siamo e di ciò che sappiamo con certezza; a dispetto della sua fama, è tutt’altro che un vile e afferma il proprio pensiero, senza temere umiliazioni o né peggiori conseguenze.

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Il libro dei gatti, H. P. Lovecraft

Lovecraft Il libro dei gatti

C’era una volta un gatto, anzi, c’erano una volta svariati gatti, e uno scrittore dell’orrore che non riusciva a muoversi dalla sedia, perché uno di questi gatti gli si era addormentato in braccio.

Avevo lasciato Howard seduto alla scrivania del mio studio; il mio gatto gli si era raggomitolato beatamente in grembo. Il micio, che era incrociato con un’angora, era un membro della grande tribù dei gatti, insolitamente indipendente, egocentrico e imperturbabile, eppure aveva ceduto alle carezze affettuose di Howard […]. Il mattino seguente, verso le sei e mezza, prima di scendere al piano terra per fare colazione, socchiusi la porta dello studio per dare un’occhiata: Howard era seduto nell’esatta posizione in cui lo avevo lasciato sei ore prima, aveva gli occhi stanchi ma la testa eretta, e il micio, evidentemente, non si era mosso dal suo grembo!

“Buon dio!” esclamai “Non sei andato a letto?”

“No” rispose Howard “Non volevo disturbare il gatto”.

[A cura di G. de Turris e C. de Nardi, Il libro dei gatti; edizioni Il Cerchio, 2012. P. 131]

Lautrec Le chat noir.jpg

Fra gatti e mistero il passo è breve, anzi, brevissimo. Ogni strega che si rispetti ha almeno un gatto in casa, meglio se nero e con gli occhi dorati. La capacità di vedere nelle tenebre è prerogativa demoniaca, il che rende il gatto un famiglio perfetto. Se in Edgar Allan Poe il gatto è stato ritratto come un’entità al limite col sovrannaturale, intelligente e oscuro, per Lovecraft è stato ancor più di questo. Maestro, amico e compagno di viaggio, c’è sempre stato un gatto da osservare e nascondere in racconti, lettere, poesie, fotografie, biglietti d’auguri… Che fossero due mici incontrati sul limitare di un bosco o un gatto a comando di un esercito felino, ciascuno di essi ha saputo raccontare una storia e Lovecraft era lì per ascoltarla.
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Satanico Pandemonium, o La novizia indemoniata (1975)

La novizia indemoniataUna storia di redenzione (poca) e di lotta contro il male – ancora meno. Una storia di discesa negli inferi, di perdita dell’innocenza, una disperata risalita e una nuova caduta. La Novizia indemoniata (dal rassicurante titolo originale Satanico Pandemonium) è tutto questo e molto di più.

 

 

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Confessione di una sedicente strega

Un nuovo, oscuro racconto da epoche passate

Al Di Là Del Muro Del Sogno

L’esperta penna di Francesca ci prende per i tentacoli portandoci in un mondo già visto eppure ignoto. Con lei potremo esplorare le insondabili profondità dell’orrore che, oltre il velo, si nasconde e permea la nostra realtà.
Un racconto un po’ particolare, questo, che vedrà però la possibilità di espandersi e diventare piú articolato, esplorando vari aspetti dei Miti, anche quelli piú ignorati, grazie alla prolifica fantasia di Tersite, e a quella di tutti coloro che sanno quanto sia bene e giusto adorare i Grandi Antichi.
Iä! Iä!

Confessione di una sedicente strega

Ho recitato ogni preghiera che mi abbiate insegnato. Mi sono confessata docilmente. Ho reso grazie alla Madre Celeste. Il mio operato senza macchia e la mia obbedienza, il timore di Dio e il mio essere Sua serva, proprio questo mi induce a rinnegare tutto, voi, lui e la vostra Madre Celeste, per accostarmi a ciò che voi…

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Tersite, parte 2: una pessima reputazione

La varietà di ambiti in cui viene fatto il nome di Tersite è sterminata; provare a capirci qualcosa significa tentare di mettere ordine in un caos attraversato da una onnipresente venatura di violenza verbale. Si entra in questa polverosa wunderkammer, le cui pareti sono tappezzate di ritratti impietosi, raffiguranti deformità psichiche e fisiche.

In Psicologia criminale (1906), Michele Longo fa un ritratto di Tersite quale prototipo del “delinquente in formazione“, perché in esso “l’istinto della malvagità si era arrestato al di sotto della coscienza criminosa: non il delitto, ma i bassi sensi dell’odio, dell’invidia lo mettevano in mostra e gli procacciavano la repugnanza e lo scherno di tutti”. Le cosiddette “rampogne del triste, senza motivo, erano l’effetto di impulsività perversa: egli rivolse ad Atride ingiurie atrocissime” [M. Longo, Psicologia criminale; editore Fratelli Bocca, 1906. P. 100] In un libello di cui non rammento il titolo, si parla per Tersite di “cloaca vocale“, altrove di “parolaio protervo, malignatore sinistro, vile e temerario, ridicolo e deforme […] Non so se un uomo simile, anche per l’argomento d’idealità eroica, sia mai stato concepito dalla fantasia idealista di Omero” [Società reale di Napoli; Atti della reale accademia di Archeologia, Lettere e Belle Arti; 1908. P. 118].

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