Fahrenheit 451 copertina tedesca

“Siete felice?” / Fahrenheit 451

Ray Bradbury 1959

Ray Bradbury, in una foto del 1959

Mildred è una donna realizzata, una donna che vive senza guardarsi indietro; corre quando può, magari a bordo di un’auto, meglio se potente. Ama la velocità e il rumore, la musica e le parole. Il silenzio corrode, fa nascere sempre quei brutti pensieri che portano la felicità oltre la nostra portata. È necessario essere felici, perché finisce sempre che prima o poi si pensa alla morte, ma per morire e star fermi c’è sempre tempo. Balliamo allora, finché si può e ancora oltre; meglio essere assordati dalla musica e accecati dalle luci di questo grande salone, fra decine di coppie che danzando ti frusciano intorno. Non importa che i passi siano giusti: l’importante è muoversi. Niente è più triste della musica che svanisce o del soffitto che si riflette sul pavimento lucido della sala da ballo. Il corpo però, il corpo di Mildred, tutti questi giri di valzer col fiato spezzato non sa sopportarli. La gola si secca. La testa inizia a girare. E allora , forse, prendere un’intera fiala di barbiturici è un po’ come chiudere il carnet e declinare l’ultimo invito, seppur cortese.

“Mildred!”

Il volto di lei era un’isola ricoperta di neve sulla quale sarebbe potuta cadere la pioggia, ma che non sentiva pioggia, un’isola su cui le nubi avrebbero potuto gettare le loro ombre semoventi, ma ella non sentiva ombre. Fahrenheit 451 copertina tedescaC’era soltanto il cantare delle vespe nei tubetti nelle sue orecchie tamponate, e i suoi occhi erano vetro, mentre il respiro andava e veniva, mollemente, lieve, entrava e usciva dalle narici della donna, indifferente al fatto che andasse e venisse, venisse e andasse. […]

E mentre l’uomo stava là immobile, il cielo sulla casa si mise a urlare. Fu un terribile suono, lancinante, come se due mani gigantesche avessero cominciato a lacerare diecimila miglia di lenzuoli neri lungo le cuciture. Montag fu tagliato in due. Si sentì il petto aperto, spaccato a colpi d’ascia. Erano i bombardieri a reazione che passavano, uno due, uno due, uno due, sei bombardieri, uno uno uno, un altro, un altro, un altro, urlavano tutti contro di lui. [Fahrenheit 451, I ed. Classici moderni Mondadori; pp. 15-6]

Gli uomini e le donne della società di Fahrenheit 451 (1953) non sono appositamente creati per essere docili e arrendevoli, nessuna catena di montaggio alla Brave new world (Aldous Huxley, 1932), ma solo menti atrofizzate da educazione e offerta mediatica livellate verso il basso. È vietato leggere libri, eppure le informazioni non mancano: sono solo troppe, inutili e ripetitive. Il poco che anche avrebbe senso è affossato in un perenne, chiassoso fluire di parole e rumore. Vietato fermarsi o avere dubbi, vietato non essere felici: al primo segno di cedimento si può sempre ricorrere allo sport, alle corse in auto e, quando non basta, persino al suicidio – ma su questo si deve tacere. Mildred si è comportata da buona cittadina: al risveglio, una volta salva, non ricorderà niente. Non ricorderà la boccetta vuota né i dubbi che l’hanno spinta a usarla, né di averlo fatto probabilmente altre volte prima di quella sera. Fuori è la guerra e questa realtà non è che un’isola di benessere. Il resto del mondo è sull’orlo del collasso, ma di questo non se ne sa niente.

Eppure, i coniugi Montag sono felici. Lei è una “specialista di lettura delle labbra, dopo dieci anni di pratica con le microcuffie” [p. 21], mentre suo marito Guy è un tutore della legge, un pompiere. Il 451 si staglia sul suo elmo: 451 come i gradi Fahrenheit cui si verifica indicativamente l’autoignizione della carta. Guy di questo si occupa: inzuppare di cherosene i libri e bruciarli, “ridurli in cenere e poi bruciare la cenere” [p. 9]. Un eroe, un portatore di felicità con uno stipendio abbastanza alto da garantire al proprio nucleo familiare una vita dignitosa e schermi a tre pareti, a maggior ragione perché non ci sono figli – lei non ne voleva. Guy Montag ha tutto, ma quando incontra Clarisse, una sera, capisce di poter avere ancora di più: la luna come non l’aveva mai vista, la dimostrazione che si può pensare fuori dagli schemi, qualche risata e un dialogo che non fosse solo un monologo. Tutto quello di cui non ricordava l’esistenza, si riassume in una semplice domanda:

“Siete felice?”

“Che cosa? Sono che?” gridò lui di rimando. Ma la ragazza se n’era già andata, si allontanava correndo nel chiaro di luna. S’udì la porta della sua casa chiudersi dolcemente. […]

“Certo che sono felice. Che cosa crede, che non lo sia?” domandò alle pareti silenziose che ha intorno. Si fermò col naso per aria a guardare la grata di aerazione dell’anticamera e a un tratto si ricordò di qualcosa che era stato nascosto dietro quella grata e che ora sembrava spiarlo di là. Rapidamente, distolse lo sguardo. […]

Il lieve ronzio delicato e danzante di una zanzara era nell’aria, il brusio elettrico di una vespa nascosta voluttuosamente nel suo speciale nido caldo e roseo. La musica era abbastanza forte perché egli potesse riconoscere il motivo. Montag sentì che il suo sorriso si dissolveva, si scioglieva e si ripiegava su se stesso come una vernice di sego, come la sostanza di una fantastica candela che avesse bruciato troppo a lungo e ora, spiaccicandosi, si fosse spenta con un soffio. Tenebre. No, non era felice. Non era felice. […] Riconobbe che questa era veramente la situazione. Egli portava la sua felicità come una maschera e quella ragazza se n’era andata per il prato con la maschera e non c’era modo di andare a battere la sua porta per riaverla. […] Egli rimase rigidamente ritto nell’oscuro, tendendo l’orecchio verso la donna nel letto nero, nella notte assolutamente senza spicco o rilievo. […]

“Mildred!” [pp. 11-5]

La donna riversa sul letto è sua moglie e riuscirà a salvarla, ma lei non lo ringrazierà. Non ricorda niente, ma d’altra parte il personaggio di Mildred è il prototipo del cittadino medio, una donna senza memoria, incapace di instaurare un rapporto di reciproca comprensione, men che mai d’amore. È il vuoto pneumatico, l’assenza di stimoli alla ricerca spasmodica di stimoli. Se c’è un problema, si risolve correndo a bordo di un’auto. È l’esatto opposto di Clarisse, un’estranea in un mondo cui non appartiene e da cui se ne andrà prestissimo, lasciando un vuoto tremendo sia in Guy Montag che nel lettore – se non altro, ciò è valso per me. Lei, Clarisse, è consapevole di quanto le accade intorno: intravede i modi in cui le persone sono condizionate e come le persone reagiscono al condizionamento. Desidera conoscere questa società, nonostante tutto, nonostante la spaventi e sebbene sarà la causa della sua scomparsa.

“Sono un temperamento asociale, dicono. Non mi mescolo con gli altri. Ed è strano, perché io sono piena di senso sociale, invece. […] Stare con la gente è una cosa bellissima. […]. Ma soprattutto – riprese, dopo un istante di pausa – mi piace studiare la gente. A volte passo l’intera giornata sulla ferrovia sotterranea, a sentir le persone parlare, a guardarle. […] Spesso scivolo come un serpente su una vettura sotterranea a sentire che cosa dicono le persone. O nelle mescite di bibite dolci, e sapete che cosa ho scoperto? […] Che la gente non dice nulla. […] Parla di una gran quantità di automobili, parla di vestiti e di piscine e dice che sono una meraviglia! Ma non fanno che dire tutti le stesse cose e nessuno dice cose diverse dagli altri. E quasi sempre nei caffè hanno le macchinette d’azzardo in funzione, si raccontano le stesse barzellette, oppure c’è la parete musicale accesa con i disegni a colori che vanno e vengono, ma si tratta soltanto di colore e il disegno è del tutto astratto. E nei musei, ci siete stato? Tutta roba astratta. […] Molte tempo fa, non so bene quando, i quadri e la scultura dicevano delle cose precise, mostravano addirittura delle persone!” [pp. 35-6]

Clarisse ispira in Montag una fortissima attrazione per certi oggetti che nasconde da tempo dietro la grata d’aerazione nell’anticamera, convincendolo quasi che in essi risiedano tutte le risposte che cerca. Libri. Decine di libri sottratti al fuoco. I dubbi di Montag, infatti, erano nati molto prima di conoscere Clarisse e ognuno si era concretizzato in un libro da nascondere. I Montag sono pompieri da generazioni e senz’altro qualcuno prima di lui avrà dovuto fare i conti con quella tentazione. Lo sa bene il capitano Beatty, che un cedimento ci può sempre stare e che tutti possono essere perdonati, a patto che capiscano il loro errore e che il maltolto sia consegnato e distrutto entro ventiquattr’ore. Facile capire che per Guy sia troppo tardi. Lui lo sa benissimo, per cui non ha motivo di rinunciare ad approfondire la questione. Deve andare oltre, senza guardarsi indietro; deve chiedere aiuto a chi i libri li ha usati, letti, amati. Un potenziale dissidente, un intellettuale. Faber, personaggio ridotto al cinismo dopo aver assistito al progressivo cambiamento della società, dalla prima censura alla legalizzata distruzione del materiale letterario.


Libreria con libri di musica“Signor Montag, voi avete davanti un vigliacco. Io vedevo la piega che stavano prendendo le cose, ma molto tempo fa; ma non ho detto nulla; sono uno degli innocenti che avrebbero dovuto parlare chiaro e tondo quando nessuno era disposto a dar retta al “colpevole”, ma non ho aperto bocca, diventando così colpevole a mia volta. E quando finalmente si giunse a organizzare legalmente il rogo della carta stampata, con la creazione delle milizie del fuoco, brontolai un poco e poi tacqui, perché ormai non c’è più nessuno che brontolasse o urlasse al mio fianco. Ora, è troppo tardi. […] Voi siete un romantico irrimediabile […] Non sono i libri che vi mancano, ma alcune delle cose che un tempo erano nei libri. […] No, no, non sono affatto i libri le cose che andate cercando. Prendetele dove ancora potete trovarle, in vecchi dischi, in vecchi film, e in vecchi amici; cercatele nella natura e soprattutto in voi stesso. I libri erano soltanto una specie di veicolo, di ricettacolo in cui riponevamo tutte le cose che temevamo di poter dimenticare. Non c’è nulla di magico, nei libri; la magia sta solo in ciò che dicono, nel modo in cui hanno cucito le pezze dell’Universo per mettere insieme così un mantello di cui rivestirci.” [p.96-8]

L’incontro con Faber significa per Montag moderare lo stupore iniziale, capire cosa possa fare e iniziare a cercare nuove possibilità. Non è solo. Faber ama i libri ma non li idolatra, comprende i loro lati negativi e positivi, è un uomo realista e pratico, il che può sfociare nella “codardia”; difatti avrà non poche difficoltà a tenere a freno Montag, che ha un atteggiamento sempre più apertamente contrario al sistema sociale e culturale. Pur comprendendo quali rischi stia correndo, sceglie di proseguire. Per i libri vale la pena rischiare, ma non solo per i libri: è per l’efficacia che possiedono, perché possono far parlare sapienti di secoli prima, perché inducono al dibattito anche nel silenzio di una stanza, anche nella solitudine.

“Capite ora perché i libri sono odiati e temuti? Perché rivelano i pori sulla faccia della vita. La gente comoda vuole soltanto facce di luna piena, di cera, facce senza pori, senza peli, inespressive” [p. 98]

L’amore/odio per la moglie lo spinge a esagerare, nel tentativo di usare un libro come un’arma. Impressionare, far passare la vita nella testa di persone apatiche. Legge una poesia in casa, mentre Mildred riceve due amiche. Il libro suscita una reazione profonda nelle tre donne, al punto da segnare il futuro di Guy e della sua famiglia. Presto non ci sarà più tempo per lui, le cose precipiteranno in fretta.

D’altra parte aveva ragione il capitano Beatty ad affermare che…

“…un libro è un fucile carico […]. Diamolo alle fiamme! Rendiamo inutile l’arma. Castriamo la mente dell’uomo. Chi sa chi potrebbe essere il bersaglio dell’uomo istruito? […] Devo ricordarti che non possiamo permettere alle nostre minoranze di essere in uno stato di turbamento e agitazione. Domandatelo anche tu: che cosa ci preme, in questo paese, avanti e soprattutto? Gli esseri umani vogliono la felicità, non è vero? Non è quello che sentiamo da quando siamo al mondo? Voglio un po’ di felicità, dice la gente. Ebbene, non l’hanno, forse? Non li teniamo in continuo movimento, non diamo loro ininterrottamente svago? Non è per questo che in fondo viviamo? […] La gente di colore non ama Little Black Sambo. Diamolo alle fiamme. Qualcuno ha scritto un libro sul tabacco e il cancro ai polmoni? I fabbricanti e i fumatori si sigarette piangono? Alle fiamme il libro! Serenità, Montag. Pace, Montag. Le tue battaglie combattile in sordina. Meglio ancora, buttale nel forno crematorio.” [pp. 70-1]

“Se il governo è inefficiente, appesantito dalla burocrazia e in preda al delirio fiscale, meglio tutto questo che non il fatto  che il popolo abbia a lamentarsi. Pace, Montag. Offri al popolo gare che si possano vincere ricordando le parole di canzoni molto popolari, o il nome delle capitali dei vari stati […] Riempi i loro crani di dati non combustibili, imbottiscili di “fatti” al punto che non si possano più muovere tanto son pieni, ma sicuri d’essere “veramente bene informati”. Dopo di che avranno la certezza di pensare, la sensazione del movimento, quando in realtà sono fermi come un macigno.” [p. 73]

Soli e libri che brucianoBeatty sa quello che dice, lui stesso ha letto dei libri, ma nel suo caso la lettura ha intensificato il senso della sua missione. Se il mio obiettivo è una società semplice da gestire, quando concedo la felicità, posso considerare il libro un prezzo modesto da pagare. Il problema, forse, è che quello che questa società offre non è felicità perfetta e le crepe in questa realtà sono troppe. I cittadini sono mentalmente anestetizzati, ma i problemi non smettono di esistere. Mildred non è la sola donna a tentare di uccidersi, anzi, i suicidi sono all’ordine del giorno nel mondo di Fahrenheit 451. Il prezzo pagato, forse, è più alto rispetto a ciò che viene offerto dalla società. Quando Beatty si rende conto di cosa stia accadendo a Montag, lo affronta indirettamente, in una onirica sfida a colpi di citazioni letterarie. Dimostra insomma la propria visione del libro, dove non c’è conoscenza ma saccenza, dove l’intellettuale cerca necessariamente di schiacciare il meno istruito. Il prezzo da pagare in questa società non è solo il libro, né il diritto a leggere. È il diritto alla concretezza dell’espressione e alla bellezza dell’arte, la libertà di crescere come essere umano, in una prospettiva che travalica la vita sensibile e sconfina nella spiritualità. È il desiderio di gestire la propria mente e di meritarsi la libertà di scegliere e di esprimersi, senza censura intellettuale.

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38 pensieri su ““Siete felice?” / Fahrenheit 451

  1. sherazade ha detto:

    Sopravvissuta a Interstellar mi trovo catapultata nella stimolante recensione di uno tra i miei libri più cari da salvare.
    Avevo ragione?
    Sheraddopopiuaccuratamente’notte😘

    • Francesca ha detto:

      Amo questo libro, follemente. Personaggi stupendi… complessivamente è un libro molto ben scritto, di un altro livello. Devo leggere sicuramente altro di Bradbury 😀

      …e voglio proprio sapere che ne pensi di Interstellar… che io non so se scrivere o no la recensione… ci devo ancora pensare… insomma, vediamo 🙂 intanto, buonanotte. Un abbraccio!

  2. lupokatttivo ha detto:

    Bellissimo fra…. Non ho letto il libro, ma adesso e’ come se l avessi fatto 🙂 apprezzo la sintesi…mi fa risparmiare tempo 😀 poi pero’ mi intrigo…e mi Sto arrivando! che dovro’ dargli una possibilità 🙂 🙂 un salutone

    • Francesca ha detto:

      Bel complimento sai? ma Bradbury è molto meglio 😉 a parte gli scherzi, c’è uno sfacelo di espressioni fantasiose, situazioni dal commovente al rabbioso, l’ho finito da poco, ma direi che è già uno dei miei libri preferiti. Parla la tua, la mia, la nostra stessa lingua. Ah, e lo stile non è nemmeno tanto complicato, è molto scorrevole, va dritto alla questione senza troppi giri di parole. Consigliato anche per chi non ama particolarmente i libri 😀

      ps. appena ho visto “Sto arrivando!” mi sono rivista a inca***rmi con l’Ipad… bei ricordi 😀 poi cambiai le impostazioni… ma ce ne volle eh. Si conferma quanto sia meglio il portatile per scrivere… Una risata e passa la paura… un salutone pure a te 🙂

  3. il barman del club ha detto:

    bello tutto insieme ad un capolavoro della letteratura: i libri continueranno a respirare con i pori della sua pelle fusa insieme a quella di chi li legge, e l’utopia della nostra rivoluzione è proprio la resistenza di vederla continuare nei nostri pensieri, al di là del tempo.

    • Francesca ha detto:

      Esatto! Il bello dei libri è che sono una porta sempre aperta sul passato, qualcosa che interpretiamo e che ci appartiene diversamente per ogni periodo della nostra vita. Senza di loro vivremmo in un eterno presente, da un certo punto di vista…

  4. gianni ha detto:

    … Mancherà delle ultime mode in termini di tecnologia, non farà riferimento a questa o quella stortura di moda adesso, però quanto è attuale. Questo modo di fare fantascienza è davvero potente.

    • Francesca ha detto:

      …e se pensi a quando è stato scritto… Questo è il modo di fare fantascienza che serve, analizzare il presente per cercare di capire dove potremmo arrivare. Il presente ha i semi del futuro. Non è semplice capire quale possa essere l’esito, ma senz’altro chi riesce a dimostrare una certa lungimiranza può fare grandi cose. Certo non stiamo parlando di vampiri glitterati (ormai mi ci sono fissata, purtroppo) o di altre amenità, ma di un vero intellettuale/artista che ripercorre il tempo, dalle radici di una società fino ai suoi frutti. La fantascienza talvolta può essere meno “fanta” di quello che si pensa… Da qualche parte lessi che Bradbury vide in una passeggiata una donna passeggiare con la musica nelle orecchie… sarà stato un walkman magari… Mentre il marito la seguiva un po’ triste, sicuramente un po’ ignorato. Insomma, Bradbury ha visto davanti ai suoi occhi un pezzetto di questo libro. Non solo sull’appiattimento culturale, ma anche sull’isolamento di ogni singola persona grazie a una presenza sempre più invasiva della tecnologia. E tutto questo scritto con uno stile superbo, da poeta (non a caso fu lo stesso Huxley a definirlo tale).

        • Francesca ha detto:

          🙂

          Tutti questi libri parlano della ricerca della felicità e di quello che di sbagliato si possa commettere, imponendo la felicità delle elite per esempio. Facendo stare male altri, ma lasciamo perdere che sennò non ci togliamo più le gambe. Tornando al discorso felicità, la cosa che più mi ha colpito di questo libro è la domanda che pone una ragazza sconosciuta a un uomo sconosciuto, una domanda che nessuno ci rivolge quasi mai… Sei felice? Ti costringe a pensarci, se lo sei davvero, se vivi in un’illusione. Ti costringe anche a vedere che c’è qualcuno che si interessa a te come persona, in un mondo, quello di Bradbury e anche un pochino nel nostro, in cui diamo per scontato lo stare bene, in cui non è permesso essere un po’ più vecchi ogni giorno o anche più tristi, per tantissimi motivi. Ed è solo uno degli aspetti approfonditi da questo libro, non ti dico quanto lo abbia apprezzato.

          • gianni ha detto:

            Penso di poterlo immaginare peché l’ho letto una cariolata di volte… E’ tra l’altro è uno dei motivi per i quali non riesco ancora a passare agli ebook, la costola di quel libro mi “guarda”, come quella di tanti e se lo prendi e lo sfogli capiti su pagine a caso. Sugli e-reader andrebbe messa l’opzione “sfoglia a caso”.
            La domanda se si è felice quanto è profonda: se l’è fatta e si è risposta una cantante ad un concerto qualche tempo fa, in quel momento è stato il massimo.

            • Francesca ha detto:

              Ci sono libri in particolare che mi mancano, si, proprio come una persona. Ti capisco 🙂 e guarda caso sono tutti di Huxley. Ora però c’è anche questo. Entrano a far parte della tua vita, c’è poco da fare.

  5. valexx89 ha detto:

    Stupende riflessioni in questo libro, e riflessioni di cui sto facendo tesoro in questo periodo e contiene molte risposte alle mie domande.
    Riflette proprio la societa’ di oggi, tutti cercano la felicita’ ma la cercano in cose superflue che non porteranno nient altro che ad allontanarsi dal contatto vero con il mondo e sopratutto al contatto vero e proprio con se stessi.
    Da leggere
    Valentina

    • Francesca ha detto:

      Concordo, Valentina, non posso che concordare. Qualche sera fa ero in un locale, e ricordo che giusto poco distante da me c’era una coppia che mi ha dato molto da pensare. Lui seduto con cellulare acceso vicino al piatto, sbocconcellava qualcosa e armeggiava con il touch screen, mentre lei, di fronte, faceva altrettanto. Parlavano pochissimo, mi ha fatto parecchia tristezza. Banalmente, ti dirò… Bradbury ci ha visto veramente bene. Tutti insieme, tutti soli. E quando siamo soli, privi di contatto con noi stessi, detestare la solitudine è tanto facile, e con essa il silenzio. Questo libro potrebbe veramente aprire gli occhi a molti.

      • valexx89 ha detto:

        Non sai quanto concordo con le tue parole! E’ proprio cio’ di cui sto riflettendo in questo momento, quando cominci veramente guardare dentro vedi anche cio’ che ti e’ intorno con occhi diversi,
        Vale

  6. sherazade ha detto:

    Ultima sdraiata dell’anno dal dentista. Parlo con la bocca sghimbescia dell’anestesia….sia quel che sia nn ho nulla da tramandare solo un saluto modesto e leggero.

    sherahiahicomeduole

    • Francesca ha detto:

      …il dentista… spero anche io di non doverci tornare ancora per un po’ di tempo, ultimamente mi ha visto sin troppo. Ti dirò, capisco veramente come mai abbia le grate a tutte le finestre… non solo per non far entrare, sicuramente nemmeno per far uscire 😀 buonanotte… memore dell’anestesia di qualche giorno fa, durata non so quanto e con mal di testa di strascico. Paradisiaco, no? 😀 almeno per un po’ siamo a posto, guardiamo il lato positivo…

    • Francesca ha detto:

      Personalmente, ho letto una volta 1984 e circa un miliardo di volte Brave New world, pensando a questi due più Fahrenheit 451 come a un’ideale trilogia personale. Tutto ciò senza aver mai letto il libro di Bradbury. Un bel giorno me lo trovo davanti, in cima a una pila di libri di storia. Mi sono fatta la tua stessa domanda. Non so bene perché non l’avessi letto prima di allora. Fatto sta che lo immaginavo molto diverso, più orientato su un futuro dominato dalla tecnologia. Mai stata più in errore: si è rivelato a mio parere uno dei libri più insospettabilmente intimisti, personali e… umani. La tecnologia c’è, ma si sente di più la stanchezza dell’uomo che vi è sepolto al suo interno.

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