Gazzettino del Kalashnikov 7: Just dog it

Strano periodo. Strano per modo di dire, perché ha fatto un caldo assurdo e se non ho visto/letto quasi niente per intero è stata essenzialmente colpa del caldo, per cui strano de che? Sarà anche estate, farà caldo, no? E allora basta inutili recriminazioni e parliamo di quello che è successo negli ultimi mesi.

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Rampage, apologia dell’ignoranza (Frequently asked questions)

Rampage bigSenti, facciamo una cosa. Lo so io e lo sai tu che su film come questo si fanno sempre i soliti discorsi. Non è che uno lascia il cinema esterrefatto; se entri nella sala di Rampage, sei sicuro di quello che andrai a vedere. È inutile fingere di cascare dal pero, perché il materiale quello è. Basta guardare la locandina:

  • Dwayne Johnson
  • Una scimmia, che se tanto mi da tanto nel film sarà ancora più alta, facciamo cinque-sei piani
  • Esplosioni
  • Palazzi devastati dalle esplosioni e (probabilmente) da morsi/botte/manate del suddetto animale
  • Elicotteri (che si presume siano guidati da membri dell’esercito, probabilmente dei completi imbecilli e/o guerrafondai)
  • Dwayne Johnson (con la stessa espressione del suddetto primate)
  • Battute di dubbio gusto, qui rappresentate da “Grosso incontra più grosso” (ma per chi avrà il coraggio di vedersi il film sarà possibile anche sentire l’irresistibile “Ehi, ho provato un deodorante vegano“, “Ah, e di che sa“, “Guacamole” e giù, cala il sipario sulla tristezza)

Sperare in qualcosa di profondo o mediamente complesso è quanto meno ingenuo, ma lasciamo perdere, evitiamo i convenevoli e passiamo subito ad affrontare le questioni fondamentali:

  • Rampage è un brutto film?

Che domande, ovvio. Rampage è pessimo film. Devo scriverlo chiaramente o non mi sentirò moralmente pronta ad andare avanti.

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Satanico Pandemonium, o La novizia indemoniata (1975)

La novizia indemoniataUna storia di redenzione (poca) e di lotta contro il male – ancora meno. Una storia di discesa negli inferi, di perdita dell’innocenza, una disperata risalita e una nuova caduta. La Novizia indemoniata (dal rassicurante titolo originale Satanico Pandemonium) è tutto questo e molto di più.

 

 

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Vampira primo piano

Plan 9 from outer space / Edward D. Wood Jr. (1959)

Locandina Plan 9 from outer spaceVolevo vedere Ed Wood (1994) di Tim Burton, ma poi mi è stato consigliato di iniziare da Ed Wood; ho scelto Plan 9 from outer space e sono felice di averlo fatto, perché è un’ottima chiave di accesso al mondo di questo regista, un b-movie divertente, malconcio e ingenuamente fantasioso. Non c’è quasi niente in questo film che vada, ma proprio per questo è un’esperienza. Un film di zombie (anzi, ghouls), dischi volanti e alieni al limite dell’assurdo. Un film con una lezione di fondo. Non voglio anticipare niente, ma sappiate che se gli alieni scendessero sulla Terra, ci direbbero che siamo una manica di cialtroni. Potremmo dargli torto?

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Luna

Ginger Snaps back: the beginning

Ginger Snaps Back: the beginningGinger Snaps Back: the beginning (2004) è l’ultimo capitolo della saga che vede protagoniste le sorelle Fitzgerald, Ginger (Katharine Isabelle) e Brigitte (Emily Perkins), iniziata nel  2000 con Ginger Snaps e proseguita nel 2004 con Ginger Snaps 2: Unleashed. Dato che in Italia dobbiamo complicarci la vita, Ginger Snaps Back è diventato per il nostro mercato il primo capitolo della saga, col titolo Licantropia. Gli altri Ginger Snaps sarebbero stati introdotti in un secondo tempo, rispettivamente col titolo di Licantropia Evolution e Licantropia Apocalypse. Tutto ciò avrà mai avuto un’utilità?

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Robogeisha

Kitagawa Utamaro, "Bellezza allo specchio" (1790 ca.)
Kitagawa Utamaro, “Bellezza allo specchio” (1790 ca.)
Claude Monet, Camille Monet ritratta come "La giapponese" (XXXX)
Claude Monet, “La giapponese” , ritratto di Camille Monet

Ukiyo-e, “il mondo fluttuante”. Il volto delicato, etereo, quasi irreale del Giappone, quello che ha colpito al cuore la cultura occidentale nemmeno tanto tempo addietro. L’ispirazione, fra tanti altri, di Degas, Klimt, Monet. L’origine di figure delicate ed eroiche come Madama Butterfly. Maiko e geishe deliziose, che camminano a piccoli passi in viali costeggiati da ciliegi in fiore. Sentimenti espressi in punta di haiku. Eppure questa storia non contempla fiori di ciliegio,  poesie e nemmeno canti d’amore.

Questo non è “Memorie di una geisha”.

Anzi, meglio non far incazz*** Yoshie: potrebbe ficcarvi dei gamberetti negli occhi. Altro che Madama Butterfly.

gamberetti robogeisha
Si, Yoshie può.

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1990 – I guerrieri del Bronx

Sai… quel film che avresti tanto voluto vedere? Quello di cui non ricordi il titolo? il nome ce l’hai sulla punta della lingua, ma non c’è verso di farlo saltare fuori. Una sera andò più o meno così: “Ti ricordi quel film… quello con il discorso di Cyrus? Dobbiamo vederlo, anzi… cerchiamolo. Ma come si intitolava?”, mi chiese D. ingenuamente, pur conoscendo quanto possa essere drammatica la mia memoria. “Che ne so… l’ho visto parecchio tempo fa… I guerrieri della… del… boh… aspetta ci penso… ma non si svolgeva nel Bronx?” E fu così che I guerrieri della notte (The warriors, 1979), film culto di Walter Hill…

…divenne 1990 – I guerrieri del Bronx (1982), un magnifico b-movie di Enzo G. Castellari.

Che qualcosa non andasse era evidente: il protagonista, dal nome evocativo Trash, se ne andava in giro manco fosse Amanda Lear. Eppure, non fu un errore, anzi. Diciamo che fu una coincidenza fortuita. I guerrieri del Bronx è un film da vedere.

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Murales Danny Trejo

“Machete Kills” vs. “Her”

Locandina Machete KillsDue film, l’uno l’opposto dell’altro. “Machete Kills” (2013) di Robert Rodriguez,, mentre l’altro… ok, l’altro è… “Her” (2013) di Spike Jonze. Entrambi i film mi sono stati consigliati, ma ho sempre pensato di volerli vedere, il primo per ovvi motivi, il secondo più per curiosità che per altro. Entrambi hanno incontrato le mie attese. Machete già lo conoscevo. Solo Joaquin Phoenix mi inquietava, dalla locandina, in modalità “caso umano”. Quei baffi. Il “quasi” tono su tono. Rosa fucsia e rosso. Rosso mattone. Non so bene per quale motivo, ma questa locandina è stata per me a dir poco un deterrente.

Her locandina

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Anche Paganini nel suo piccolo s’incazza: Paganini Horror (1989)

locandina di Paganini Horror (1989)Luigi Cozzi. Chi lo conosce, sa. Non ci sarebbe da aggiungere altro. “Paganini Horror” (1989) è il suo film di fine carriera; “Il gatto nero” , (1989), di fatto, rimane inedito in Italia. La produzione non crede nel progetto di Cozzi e il budget sarà progressivamente ridotto. Un male? non del tutto. Effetti speciali elementari, recitazione dozzinale, sceneggiatura al limite con l’incomprensibile: Paganini Horror è tuttora uno dei pilastri del trash italiano. Oltre a essere uno scioccante documento sul maltrattamento dei violini.

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