I. La teiera di vetro

Un bel giorno, alla signora Planck venne voglia di una tazza di tè. Lasciò uscire il gatto da casa, prese la borsa e si incamminò verso il parco, oltre il quale si trovava la sua erboristeria di fiducia. Oltre alla sua miscela di tè verde preferita, vi trovò una teiera troppo bella per essere lasciata dove stava, una specie di panciuta bolla di vetro, con un tappo che pareva un fiore. C’era un filtro che si poteva togliere senza problemi, almeno così le aveva detto il negoziante. Non che le importasse granché, le linee morbide dell’oggetto l’avevano già convinta.

Felice, la strada per arrivare a casa le sembrò persino troppo breve e non ci pensò due volte prima di sedersi su una panchina sul limitare del sentiero. A passarlo fra le dita, quell’oggetto le pareva ancor più delicato, il vetro era sottilissimo e il piccolo coperchio tintinnava facilmente a contatto col corpo della teiera. Il manico era la sola cosa a sembrare più massiccia. La luce la impreziosiva: i raggi si frammentavano e andavano a terra come in una giostra di colori. Che fortuna sfacciata, aver trovato quella teiera.

A casa, il signor Feynman era appena rientrato dal lavoro.

Aspetta, prepariamoci una tazza di tè”, gli fece la signora Planck, sorridendo.

Per il signor Feynman niente era meglio del tè per chiudere una giornata piena di pensieri. Faccenda meritevole del massimo dell’attenzione, il tè era qualcosa cui dedicarsi appieno e mentre la signora Planck metteva a scaldare l’acqua, lui avrebbe preso due tazze, il termometro, la clessidra da tre minuti e un cucchiaino.

Una teiera?

Non è bellissima?

Si, ma ne abbiamo già una.”

Non di vetro.”

Se tu mi avessi chiesto di prendere un’altra teiera, ti avrei detto chiaramente di no.”

Per questo non te l’ho chiesto. È accompagnata da un bigliettino, guarda… ‘grazie per aver scelto questo oggetto… la pura forma… linee eleganti… i colori del tè’ quante manfrine, eh? Di cosa ci dovranno mai convincere?

Il bollitore fece presto ad arrivare a temperatura. Un bel miglioramento da quando dovevano usare un pentolino messo direttamente sul fornello.

Quanta acqua hai messo a scaldare?

Il solito. Abbastanza perché il livello stia al di sotto del beccuccio.

Non basta.”

Come, non basta?

Guarda, l’acqua tocca a malapena il filtro. Il tè non va in infusione. Questa teiera non funziona.

Potrei aggiungere altra acqua, ma dovrei scaldarla.”

Lambisce appena il filtro, le foglie sono diventate una pappetta informe. Questa teiera, te l’ho detto, non funziona. Perché l’hai presa?

L’acqua nel bollitore stava lentamente salendo di temperatura mentre quella nella teiera continuava inesorabilmente a raffreddarsi.

Pareti sottilissime. Certo, è leggera, ma si fredderà in men che non si dica.”

In compenso, sia il tappo che il filtro erano ben caldi. Difficile toglierli. Il manico non aiutava, impossibile da spostare e posizionato bello bello proprio alla sommità della teiera. Il signor Feynman pensò che quella tazza di tè non l’avrebbe mai bevuta.

Ma è mai possibile che facciano dei filtri con tagli verticali? Una foglia con la giusta angolazione passerebbe facilmente, anche se fosse larga un dito.”

Rimettilo, tagli verticali o meno, l’acqua è pronta.”

Il livello passò a ricoprire le foglie, salendo fin quasi a alla bocca del beccuccio. Ci mancò poco che uscisse. Partirono i tre minuti di clessidra.

Sarebbe bastato progettare un beccuccio più in alto, almeno…

Un centimetro.”

Anche due. Non disturberebbe il manico.”

Si rompe solo a guardarlo. Quanti tè durerà mai? Non può contenere tutta quest’acqua, ne abbiamo messa troppa.”

Se ne mettiamo di meno, l’acqua sfiora appena il filtro, mentre in caso contrario, alla lunga schianteremo la teiera. Si può sapere chi è l’incapace che ha saputo produrre questa cosa?

Il biglietto andava sul vago, come se non volesse prendersi tutte queste responsabilità e si limitasse a ingraziarsi l’acquirente. L’ultimo minuto scivolò via in silenzio, rileggendolo per l’ennesima volta.

Designer.”

Certo. Designer che si sono ispirati alla cerimonia del tè.”

Quale cerimonia del tè?

E io che ne so? È già tanto se questi tizi l’avranno mai bevuta, una tazza di tè.”

Di sicuro non l’hanno mai fatta. Saprebbero che la loro teiera non serve a niente.”

La signora Planck osservò il signor Feynman aspettandosi di essere rassicurata. Insomma, la foga del momento era stata traditrice, ma un utilizzo pensò che l’avrebbe potuto trovare, succede che praticità e bellezza non vadano propriamente a braccetto. Cosa farsene, allora? Non voleva arrendersi all’evidenza. Magari poteva usarla come vaso da fiori.

Il foro superiore è troppo piccolo…

Cosa?”

Oh, niente, pensavo a voce alta.” o magari come una boccia per pesci rossi. Già se lo vedeva, un piccolo pesce arancione andare dal beccuccio all’attaccatura del manico, una macchia di colore che si spezzettava nei riflessi della bombatura. Povera bestiola. Di spazio, certo, ne avrebbe avuto poco. Ci sarebbe stata la minima possibilità di un ricambio dell’acqua. Restava comunque una prospettiva avvilente. No, non era buona nemmeno come boccia per pesci.

Designer o no, sono degli incompetenti. Non è nemmeno fatta a mano, lo escludo, è un fallimento su tutti i fronti. È inservibile e il tè, sentilo, come ti sembra?

Come vuoi che sia venuto? È stato fatto in due riprese, con le stesse foglie, a due temperature diverse. Sono mortificata, mi dispiace, speravo di aver preso qualcosa di buono, almeno di utilizzabile.”

Non lo bere, lascialo dov’è. Non ti forzare, non devi fartelo piacere.”

Il signor Feynman si mise a lavare la teiera. Il tappo venne via come niente, cosa che non si poteva dire del filtro. La signora Planck guardava tutta la procedura seduta sul divano, i gomiti sulle ginocchia e il mento fra le mani aperte in una coppa. Infine, il signor Feynman ripose con cura la teiera in una busta di carta marroncina. Non ci volle molto prima che prendesse un barattolo di crema alla cioccolata fondente e colpisse con decisione l’involto. In capo a una decina di secondi ottenne un tintinnante fagottino. Incredibile a dirsi, era rimasto intero solo il tappo, che ormai altro non era che un fiorellino delicato fra le sue dita, sottilissimo e leggero. Lo colpì espressamente col barattolo, senza curarsi troppo del rischio di farsi male con i cocci. La signora Planck, allora, se ne fece una ragione e ringraziò mentalmente il signor Feynman per aver deciso al suo posto.

28 pensieri su “I. La teiera di vetro

    1. Direi che è cosa da me, fare acquisti sull’onda di chissà quale prospettiva. Una lezione che non imparo mai del tutto, c’è sempre qualcosa di scintillante che mi attira, poi ci costruisco sopra dei gran castelli. In questo somiglio molto alla signora Planck.

      1. A volte è necessario lasciarsi andare e fare cose di cui poi di sicuro ci pentiremo. Se non lo facessimo mai… che noia sarebbe la vita! Perciò non preoccuparti, va bene così. Un cordiale saluto. Nicola

            1. Ce ne fossero! Le mail deliranti sono decisamente le mie preferite, perché in quanto deliranti mi forniscono inaspettati nuovi punti di vista 😀 sto in attesa e nel frattempo rifletto sul tema

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