GdK 9: di sfoghi, attese e spam

Ti capita mai di lasciare un commento in un blog? Succede, persino a me, magari proprio nel tuo, di blog. E allora? Il problema è che non lo verrai mai a sapere, perché pare che i miei commenti finiscano regolarmente nello spam. Il mio amore per WordPress è tutt’altro che ricambiato e ci mancherebbe altro, l’amore mica si impone. Dopo mesi di questa manfrina, come accade in molti rapporti logori, l’entusiasmo ha lasciato spazio a una malcelata insofferenza. I motivi dell’allontanamento, comunque, sono altri. Il fatto è che le singole difficoltà, messe tutte insieme, mi stanno facendo mettere l’animo in pace. Hai fatto ore di fila a uno sportello e non hai risolto niente, a parte ottenere la soddisfazione di dover compilare l’ennesimo modulo. Non sai nemmeno se sei sulla strada giusta, perché tre persone ti hanno dato tre versioni diverse e nessuna sembrava particolarmente convinta. L’anima te la metti in pace per forza, soprattutto perché quello che prima era soprattutto un piacere sta diventando un tantino frustrante.

Sarà una fase? Probabilmente, certo. Passerà, di sicuro quando sarò uscita dalle grinfie della burocrazia starò meglio. Intanto, negli ultimi giorni, mi capita di sentire questa intervista alla televisione. Uno scrittore non fa in tempo a riconoscere l’importanza di ascoltare i giovani sui temi di tecnologia e innovazioni, che la conduttrice gli rivolge la classica domanda di rito:

“Quale futuro per questa generazione?”

La sua risposta, con tutti i limiti della memoria:

“Verrà un giorno una generazione meravigliosa, la generazione di cui abbiamo bisogno per spazzare via i problemi di questa economia, una generazione che ci getterà via e che prenderà le redini di questa società per renderla migliore”

C’è del messianismo in questa risposta, eccome. È un bel futuro quello della generazione con cui vai a parlare nelle scuole, tanto da saltarla a piè pari per riporre speranza in qualcosa che deve ancora venire. Così, sull’onda delle sensazioni, è stato ancor più duro pensare come la mia, di generazione, non conti niente. Cos’è questa generazione meravigliosamente consapevole del proprio ruolo, l’unica in cui meriterebbe sperare? Qualcuno l’avrà educata, mica nascerà per partenogenesi. Eppure, mi chiedo se la futura generazione non esista già e se non venga educata in un paese al collasso o quasi, in piena recessione, con tutti i problemi connessi a livello di mercato del lavoro e possibilità di vivere con un livello minimo di frustrazione. Dove sta? Basta vivere a contatto col pubblico per constatare a quale livello siamo arrivati. La risposta dello scrittore non ha fatto che acuire un senso di vuoto latente.

Così, quando la sera mi prendo qualche minuto libero, mentre sto aspettando che qualcuno entri dalla porta del locale, mi chiedo se questo mio passatempo di scrivere abbia ancora un senso, se non sia un lusso che non mi posso permettere. Scrivo, magari studio, leggo, se mi riesce perché non sono proprio piena di rabbia. Nella migliore delle ipotesi, ho modo di confrontarmi con chi sta dall’altra parte del bancone mentre gli servo una birra. Parlo con queste persone e mi chiedo se anche loro aspettano la fantomatica generazione, questo messia che ci darà un posto in paradiso. Chissà, farei meglio a smettere di lamentarmi, potrei essere più ottimista, insomma, perché se quello scrittore ha tutta questa stima nel futuro, può essere che mi sbagli. Possibile che io non riesca a vedere quanta bellezza ci sia fuori? Possibile che non riesca a vedere che la società in cui sono cresciuta ha seminato qualcosa di buono che ci restituirà una vita decente?

Certo, però la risposta dello scrittore potrebbe essere stata un modo indiretto per confessare l’inconfessabile, ossia che sia meglio pensare oltre, perché ormai questo presente è compromesso. Fuori dai giochi, me ne sto qua ad aspettare che passi il prossimo treno, lavorando, pagando le tasse, scontrandomi con la burocrazia e il suo rifiuto delle più banali regole di buon senso. Me ne sto ad aspettare che passi il prossimo treno e intanto scrivo qualcosa su questo quaderno digitale. Sto in attesa e faccio del mio meglio per tenermi questo posto a sedere, senza perdere del tutto la speranza, anche se l’impegno quasi mai viene ripagato in modo equo. Ogni giorno di attesa è un giorno di lavoro. Scrivo queste due righe sul quaderno, un po’ come sto facendo ora, poi lo chiuderò per chissà quanto tempo. Credimi, ci ho pensato spesso di buttare via tutto. Potrei stare qui sulla banchina per giorni senza sentire la necessità di prendere il quaderno dallo zaino, perché sono talmente concentrata a resistere al vento, al freddo, a tutte le difficoltà di questa attesa, da non avere la forza per fare altro. Me ne sto ad aspettare la fantomatica generazione destinata a fare tutto quello che la mia non ha saputo o potuto fare. Ma… davvero?

E se tu mi dicessi che la domanda che hanno rivolto allo scrittore è stata una domanda retorica? In ogni cosiddetto salottino mediatico si chiede qualcosa del futuro e sempre viene fuori come questo futuro sia dorato. Questa verità manipolata e addolcita continua a farmi pensare da settimane. Pensa se un giorno arrivasse alla banchina dove sono seduta lo stesso scrittore, con la stessa faccia beata, pensa a come mi sorriderà, dicendomi che è anche colpa mia, perché la mia generazione non si è mai realmente accorta della proporzione della presa di culo che ha accettato di subire. Mi dirà che lui le sue battaglie le ha combattute, che ha avuto il coraggio di portarle avanti e che la sua coscienza civile era qualcosa di concreto, mentre la mia generazione non ne ha avuta abbastanza. Mi dirà che abbiamo lasciato correre per troppo tempo, che ci siamo fatti fregare da sogni inesistenti e belle promesse, che non è facile per nessuno operare un cambiamento concreto. Non basta una generazione a cambiare la società e di sicuro non bastano i buoni propositi, soprattutto quando il danno è fatto. Mi dirà che il modello economico in cui viviamo non è sostenibile, ma chissà come mai non si può tornare indietro. Serve un miracolo perché qualcosa cambi in senso “umano”. Ormai le parole d’ordine sono l’adrenalina, la conquista a oltranza, l’accaparrarsi una briciola in più a discapito di tutto, l’atomizzazione, il sentire con la pancia e l’ottimismo al di là di ogni dato di fatto. E sì, mi direbbe, “bambina mia, la tua generazione è fregata, ti hanno detto che è necessario iniziare dal proprio piccolo, che tu devi essere il cambiamento che vuoi nel mondo. Sono tutte meravigliose parole che nascondono una realtà contro cui l’esempio dei singoli non può un bel niente: accentramento di risorse, un clima vessato da consumo sfrenato e sfruttamento massiccio di territori e popoli. Se la Terra non andrà più bene, ci sarà Marte. Ce la vedi, bambina, la generazione dorata che sale su un razzo e arriva su Marte? Stiamo facendo di questa terra un inferno, ma diamine, addomesticheremo un altro inferno. È già lì, è solo che tu non lo vuoi vedere. Se non riesci a vedere tutte le opportunità che può offrirti il mondo, è solo perché non sai adattarti a questo stato di cose. Tu vorresti essere un individuo, ma conti solo in quanto parte di una categoria di consumatori. Prima te ne renderai conto, meglio starai. Intanto, stai pure qui ad aspettare. In alternativa, puoi sempre ritirarti in cima a una montagna e non è detto che ti sarà permesso.”

Mi sorriderà e se ne andrà.

Intanto, continuo a starmene qua seduta, senza sapere da che parte iniziare per cambiare la comunità in cui vivo, e figurarsi se posso immaginare come migliorare il mondo. Le rivoluzioni non le so iniziare e nemmeno combattere. La mia generazione avrà senz’altro grandi colpe, ma per quanto mi riguarda, ho sempre peccato di ingenuità e di una certa tendenza a voltare la testa, educata a non alzare mai la voce. Quando ho potuto scegliere, la voce ho continuato a non alzarla, nemmeno quando mi hanno stomacato risposte retoriche come quella dello scrittore. Poi mi è successo di ascoltare la conferenza tenuta da uno scienziato, qualche giorno fa. Questa persona non ripone le speranze in una generazione messianica, anzi, inizia ad avere paura, visto che stiamo andando nella direzione opposta alla nostra sopravvivenza come specie su questo pianeta. Pensa alle proprie responsabilità per non aver potuto prendere una posizione più netta quando si iniziava a discutere di cambiamento climatico. Non ha cercato di parlare di ottimismo né di pessimismo, non ha cercato né il bicchiere vuoto né il bicchiere pieno, ma ha parlato di quantità, di visione globale, di attenersi ai fatti puri e semplici. Nella sua amarezza, mi ha fatto sperare in qualcosa di meglio per il mio futuro, mi sono sentita meno sola. Che dire, ne avevo bisogno.

Intanto, continuo a starmene qua seduta, magari passerà qualche treno, chi lo sa, oppure mi alzo per ritirarmi in cima a una montagna. Magari qualcuno dei miei commenti non finirà nello spam. Chi lo sa, potrebbe succedere.

26 pensieri su “GdK 9: di sfoghi, attese e spam

  1. Bella mia Franceschiella

    io davvero non trovo parole che possano giustificare il tuo scoramento o meglio lo scoramento dilagante di quei giovani o ancora più giovani di te che attendono di diventare el tempi loro stessi meravigliosi….
    Aspetta e dispera!

    Per assurdo abbiamo fatto i calcoli con mio figlio che qualora ricevesse una pensione dopo 40 ho 50 anni di lavoro sarebbe sicuramente Inferiore a quella sociale, se ci sarà.
    E allora?
    “Come è bella giovinezza che s’ en fugge Tuttavia Chi vuol esser lieto sia del doman non v’è certezza.”

    E per cambiare argomento per ciò che riguarda lo spam Io ho combattuto con WordPress due o tre mesi fa per la stessa ragione.
    Il consiglio è di tenere tutti sott’occhio lo spam.

    Birra rossa per me.

    sherabbraccicaricari

    1. Credo che il commento di Crimson riassuma benissimo il tutto. Non avrei potuto trovare parole migliori. Da qualche tempo ci penso, ne discutevo anche ieri sera, per quanto ancora potremo sostenere questo modo di vivere? Quando lavoro o ho a che fare con qualcuno, ogni giorno, nel mondo reale come in questo virtuale, avverto una sempre più palpabile insofferenza, anche una certa tristezza. Quanto ancora a lungo potremo sostenere tutto questo? Non ci sarà più nessuno da spremere, se va di questo passo, ci stiamo impoverendo tutti, non solo di “denaro” e di possibilità di campare, ma di conoscenze, forza di volontà, certezze, senso critico.

      E… birra rossa? ne avrei una che fa per te, niente male, molto corposa e con una punta di malto torrefatto. Se posso consigliartene un’altra, avrei una bella tripel, bionda certo, ma corposa e fruttata. Hai l’imbarazzo della scelta 🙂

      1. Naturalmente ho letto il pensiero di Crimson quello di Zeus è quello di Nicola e direi che tutti e tre affrontano diversi problemi.
        Mi trovo in sintonia con Crimson perché il problema principale di questi sentimenti devastante che ci devastano nella loro pochezza non trovano un riscontro in un cambiamento di rotta che dovrebbe partire da una buona politica Tout court .
        La vecchia politica si è dimostrata corrotta, rottamare non è bastato Ed ora ci ritroviamo questi cialtroni incompetenti che ci porteranno allo sbando totale.

        Non credo che il desiderio di scrivere possa essere inficiato da questa o quella piattaforma o da quanti riscontri si abbiano Questo è il caso di Nicola al quale a suo tempo ho detto la mia opinione ed espresso il mio rammarico.
        Scrivere è qualcosa che ci appartiene indipendentemente.
        Anche nei momenti più bui i tragici Gli scrittori ci sono stati e ci sono stati i poeti e l’arte e la cultura non ha mai ceduto forse questo manca oggi il coraggio di reagire.
        Naturalmente non parlo per me perché sono una scribacchina dilettante che invece di lavorare a maglia butta giù parole alla meno peggio

        un bacio.

        1. Ti dirò, uno dei motivi che mi spinge a continuare a scrivere è lasciare un piccolo segno, magari qualcuno leggerà queste cose e ci si riconoscerà, almeno in parte. Se non porterà a niente, non fa nulla, quello che conta è aver provato a muovere un po’ le acque, per quanto in piccolo.
          Un bacio e buona serata

    1. ❤ non potrei mai abbandonare la scrittura, male che vada al massimo posso metterla da parte qualche giorno. Effettivamente, più che un lusso potrebbe essere quasi una necessità.

    1. Veramente, non potrei essere più d’accordo. La televisione da decenni ha veicolato una pericolosa opera di lavaggio del cervello… ok, brutto usare queste parole, ma sono poi così scorrette? purtroppo non credo. Per dirtene una, c’è questo canale solo dedicato alle auto e ci mancherebbe, per chi ama questo tipo di cose potrebbe essere divertente, ma il messaggio che passa è quello di un magnifico mondo parallelo pieno di auto potentissime, fra l’altro auto al limite della possibilità di utilizzo, collezionismo, motori sempre più potenti, consumi allucinanti, soldi e soldi spesi in aste. Hai mai visto una di queste aste? Sono buffe, il banditore e i relativi aiutanti fra il pubblico fanno dei versi che nemmeno nella savana. Comunque, tornando a noi, sono ancora bisogni indotti, tutta roba di cui non abbiamo alcun bisogno, unita a un modo di concepire la nostra vita che non prevede alcun rispetto per l’ambiente, sempre più votati al consumo indiscriminato. Davvero, spengiamo i televisori, c’è troppa spazzatura mediatica.
      Ti ringrazio del commento e ricambio l’abbraccio 🙂

  2. Zeus

    Io non so cosa aspettare. Anzi, in realtà non sto aspettando niente. Non so se la posso definire sfiducia o stanchezza, quello che so è che il treno sta correndo e io non so se ho voglia di prenderlo.
    La rotta, quella che ci vogliono far credere come “perfetta”, non è che mi dia questa fiducia assoluta.
    Non scrivo più. Cioè, non scrivo più qua. Non so perché, non chiedermelo. Penso di aver raggiunto quello che volevo o forse mi sento scarico e non trovo lo spunto giusto esterno. Non do neanche più la colpa allo spam o alla poca vivacità di WP in questo fine 2018.
    Voglio scrivere, ma non trovo le parole.
    Voglio fare qualcosa, ma devo cercare cosa.
    Cambiare? Non voglio cambiare il mondo. Non ne ho la forza, soprattutto non ne ho la forza da solo. Cambiare il mondo è un’operazione complessa e che, di messianico, ha veramente poco. Bisogna sporcarsi le mani e la faccia. Bisogna soffrire.
    Altro non so cosa aggiungere. Forse dovrei ritornare a scrivere. Forse.

    1. Sfiducia, stanchezza… io forse la chiamerei frustrazione. La avverto ovunque, la frustrazione, in me e negli altri, perché quella rotta è tutt’altro che perfetta, altro che storie. Hai presente la storia del re nudo? A un certo punto mi pare che ci sia quel bambino che umilia il re rompendo quella strana barriera di servilismo, tutti si mettono a ridere e via dicendo. Ecco, chi più chi meno si rende conto che c’è un grosso problema di fondo, che non si può andare avanti così troppo a lungo, ma non si sa come mai, per malafede o per asservimento, non c’è modo di cambiare verso. Stiamo tutti a sbavare dietro a re e nessuno dice niente. I pochi che alzano la voce sono regolarmente perculati. Cavolo se è frustrante.
      Mi piacerebbe che tu tornassi a scrivere, quando troverai le parole le leggerò molto volentieri. E se non le trovassi proprio con assoluta precisione e ne scrivessi altre, leggerò pure quelle. So già che andranno bene lo stesso.

  3. Il fatto è che da quando i ‘giovani’ sono diventati una sorta di ‘categoria a sé stante’, si tira ciclicamente fuori ‘sta storia del ‘ricambio generazionale’… poi vai a vedere, e i risultati sono scadenti, sempre: la gioventù sessantottina per esempio, una volta al potere ha prodotto gente come D’Alema; dopo decenni di ‘vecchi’ al potere, oggi abbiamo una generazione di quarantenni (e anche qui il discorso sarebbe lungo: a quarant’anni si è giovani ‘relativamente’ a un’eta media che si allunga, ma di certo non si è più giovani se parliamo di capacità fisiche e intellettuali: a quest’età la diminuzione dei neuroni e l’indebolimento fisico sono già belli e che avviati), ma chi sono? Renzi, Di Maio (che quarantenne ancora non lo è), Salvini, Meloni? Il peggio del peggio, sembrerebbe… e qui si apre il discorso sulla classe politica, perché per ‘spazzare via’ bisogna tenere le leve del potere, ma se ad averle in mano è una generazione di semianalfabeti (Salvini, Meloni, Di Maio), o di figli / e di papà (Renzi, Boschi), mi pare che siamo di fronte più che a uno spazzare via, inteso come ‘progresso’ a una semplice fenomeno di sostituzione che sembrerebbe invece promettere un regresso. Il balzo in avanti della società sarebbe garantito realmente solo da una classe dirigente nel pieno sviluppo delle proprie capacità fisiche e mentali (under 35) nel contempo adeguatamente formata e con un’esperienza di vita mediamente all’insegna del ‘cavarsela da soli’. La domande sono due: esistono attualmente le condizioni per cui una tale classe dirigente salga al potere? Al momento, no, nonostante le nuove tecnologie possano in prospettiva aprire le porte della ‘carriera politica’ a molte più persone (come ha dimostrato, anche se solo in parte, M5S); la seconda domanda, più importante: a questa presunta classe dirigente, interessa davvero? Anche qui la risposta sembra essere no: le migliori menti dell’attuale giovane generazione credo siano più interessate a ‘sfondare’ creando ‘app’ e proponendosi come ‘influencer’, più che a una carriera politica, che come ho scritto sopra, sembra attirare il peggio del peggio, composto da fancazzisti privi di idee alla ricerca di un’attività che gli consenta di vivere da mantenuti…

    1. Grazie per il commento. Se lo scrittore di cui sopra avesse usato le tue parole, il suo libro lo avrei anche comprato. Avrei apprezzato il coraggio, ma come si fa a dire quello che hai scritto tu in televisione? Esisterebbe una possibilità, seppur minima? Magari non sarà tutto nel tuo commento, bisognerà approfondire, ma aprirebbe una discussione che potrebbe davvero portare a qualcosa. Forse.

  4. Se mi metto a commentare questo tuo pezzo (che trovo bellissimo, tra l’altro) inizio un pippone su quanto velocemente l’uomo si stia autodistruggendo che smetti di leggermi alla seconda riga. Per cui non lo faccio. Ti dirò solo che mi sento estremamente affine ai tuoi sentimenti. E di anni ne ho 51, probabilmente non apparteniamo alla stessa generazione. Stop commento. Ciao.
    Ah, io continuo a scrivere, mi leggono in pochi e solo qui. Ma è una delle poche cose che mi da ancora qualche soddisfazione.

    1. A volte penso che se ci collocassimo nello sviluppo di tipo evolutivo, come specie, quali caratteristiche finiremmo col privilegiare? Caratteristiche propriamente fisiche? Avrebbe senso, dal momento che non ci affidiamo necessariamente alla fisicità per sopravvivere? A volte penso che una cosa che ci distingue dagli animali non sia tanto la nostra coscienza di noi stessi (come singoli e come specie), la facoltà di costruire un sistema di conoscenze, ma l’esserci disconnessi dalla necessità di confrontarci sempre e comunque con la natura. Abbiamo creato la società, qualcosa di estremamente più complesso del branco, norme di condotta finalizzate alla reciproca protezione, un qualche direzionamento dello sforzo di sviluppo, che non è necessariamente la sopravvivenza. Magari è la lotta per il potere, per l’accumulo di ricchezza, per la notorietà. Un animale sceglierebbe l’altro per la livrea, per la capacità di crescere la prole, per la resistenza al freddo o per aver dominato un branco, invece. Noi per cosa scegliamo il compagno o la compagna? Cos’è il nostro apice evolutivo, considerando le nostre “priorità”? A volte penso che facciamo di tutto per estraniarci dall’ambiente, per dimenticarci di bisogni capitali per preferirne altri, futili se non dannosi, e per cosa? Per il benessere di pochi. Sono curiosa di leggere La scimmia nuda, difatti, è in lista fra altri libri. Siamo animali stranissimi, più ci guardo e meno ci capisco. Ecco, il pippone l’ho appena scritto io, non ci ho mica fatto caso 😀
      A dispetto delle mie lamentele, continuerò a scrivere, anche se mi leggono in pochi, anche se i miei commenti non raggiungono il destinatario. Che poi, ha i suoi lati positivi, scrivere per pochi: avverto meno una fantomatica responsabilità che mi porterebbe ad accontentare una platea più ampia e col passare del tempo mi sento sempre più libera di scrivere quello che penso. Per dirtene una, questo pezzo qua, fino a un annetto fa non l’avrei mai scritto. Non perché non pensassi, allora, le cose che ho scritto, ma diamine, non ne avrei mai avuto il coraggio. Ora, visto che siamo fra di noi, posso farlo e con una certa gioia.

      1. Ti dirò come la penso io sull’umanità. Siamo un errore, un terribile errore. Cosa c’entriamo noi con questo pianeta? Senza di noi la Terra sarebbe un organismo perfetto, o almeno quasi. Fossimo rimasti a poco più che scimmie ora vivremmo “nudi” ma tranquilli, forse anche felici. Ma siamo quello che siamo, un virus che sta uccidendo l’organismo che lo ospita. Insomma dei geniacci…
        Continua pure a sfogarti qui invece di tampinare i tuoi avventori, come vedi qualcuno che ascolta c’è. 😀

        1. Obiettivamente, sembriamo un corpo estraneo, eppure, uno dei momenti più belli della mia vita l’ho vissuto quando mi sono trovata seduta in un orto botanico, con un libro in mano. Chiudo il libro e vedo me stessa in quel contesto, come parte del tutto, con quella luce bellissima che filtrava dalle foglie. Mi sono sentita immensa, perché non c’erano più confini in quel momento. Eppure… in generale la natura è nemica, qualcosa da piegare alle proprie necessità. Cammini e non vedi che auto, strade, palazzi. Non ci pensiamo mai, ma tutte queste strade hanno sfigurato la terra, materiale e materiale, con inquinamento e tutto quello che serve per produrre altro materiale per altre strade, tutto solo per spostamenti che ci avvantaggiano certamente, ma che ci tolgono letteralmente ore di vita. Aspettare in auto, in un parcheggio, incolonnati nel traffico. Che bisogno avremmo, poi, di auto sempre più potenti? Si, siamo davvero una minaccia per noi stessi, non abbiamo senso della misura.
          E grazie, continuerò a sfogarmi molto volentieri 🙂

  5. Come ti capisco, Francesca!
    Anch’io, sebbene sia (sia stato) un vecchietto con qualche velleità letteraria, ho avuto lo stesso tuo scoramento e quando mi sono domandato: “Ma che ci sto a fare qui su WordPress, visto che a nessuno interessa ciò che scrivo o produco?” mi sono dato la risposta conseguente e ho lasciato la Rete e ora vivo molto più in pace con me stesso.
    Lo scoramento quindi non dipende dalle generazioni, ma è legato sempre alla NON realizzazione delle proprie aspirazioni. Adesso ogni tanto busso a WordPress, leggiucchio un paio di blog di amici virtuali e qualche volta commento, come nel tuo caso. Abbassare l’asticella delle proprie velleità a volte aiuta.
    Un cordiale saluto.
    Nicola

    1. WordPress mi piace, veramente. Scrivere un blog, non pensavo potesse essere un’attività così piacevole e spesso ho pensato a come avrei potuto evitare a tante persone che avevano di meglio da fare la scocciatura di me che chiedo di essere letta. Se ripenso a quel periodo adolescenziale, mi viene da ridere, nella migliore delle ipotesi. Ci sono state difficoltà anche su WordPress, ma niente di insormontabile, tutto sommato, poi è venuto il problema dei commenti e mi sono spesso sentita come se parlassi da sola. Il problema è che una cosa come questa, se intorno la tua vita (e quella degli altri) non è proprio rosa e fiori, da minuzia diventa un ostacolo vero e proprio. Perché sbattersi? ho pensieri più gravi su cui concentrarmi. Capisco perfettamente la risposta che ti sei dato, ma come vedi non riesco ad abbandonare del tutto il blog, chissà perché poi.

  6. Celeste Sidoti

    Qualcuno diceva che, a volte, semplicemente sopravvivere è eroico. Forse alla nostra generazione è toccata questa volta, questo ruolo nella Storia, la parte della cenere, su cui ricostruire. Non si sopravvive per forza solo alla mancanza di diritti o di viveri. A volte basta la mancanza di immaginazione, cioè di risorse per pensare il mondo, a stroncare generazioni. Magari noi stiamo facendo questo: sopportare di essere un giorno disprezzati e dimenticati come quelli che “non hanno fatto niente”, e andare avanti ad occhi chiusi, come veri fedeli, in un tempo e un luogo che esiste oltre la nostra capacità di immaginarlo.
    (Blog sempre bellissimo. Ho fatto login apposta per commentare. Buon viaggio.)

  7. Eccomi qua a leggere (con un mese e 10 giorni di ritardo) il tuo bel post… il tuo sentimento lo condivido, e sento un peso sul petto, dato da ciò che vedo, dato da una classe di persone che incasella e decide…
    Cercherò di risponderti, se riesco, perché l’argomento del treno, ovvero dell’aspettare, mi è caro, come mi è caro esistere in questo mondo, che però mi lascia sempre più interdetto.
    La tua sensibilità ti fa riflettere, non sei una persona comune, per fortuna, ma questo ti fa sentire di più anche gli aspetti negativi.
    Per ora un tardivo abbraccio e saluto e… beh, ora vado a vedere se i tuoi commenti sono in spam!!

  8. quello che rimane di positivo dietro a tutto questo, è la forza della vita: te lo assicuro, non morirà mai (!) Potremo distruggerci, annientarci, ridimensionarci, esiliarci ma, lentamente, finché esisterà questo pianeta, una forma di vita continuerà ad evolversi, insieme al sole. Così anche in senso traslato, la generazioni che si susseguiranno, avranno i loro alti e bassi; periodi di luci e di ombre, cadute e risalite, rinascimenti e guerre, e fra una pausa e l’altra, periodi di splendore creativo. Forse, è proprio con il dolore che si sperimenta la ribellione maggiore. Per quanto riguarda poi lo spam, viviamo in un periodo storico dove regna la confusione nell’abbondanza di proposte, e tutto si contorce su se stesso. Speriamo come sempre che emerga alla fine la qualità, così come la tua parola che si legge sempre con piacere…

  9. Potente Tersite, io ti evoco! 🙂

    Scherzi a parte, questa è una richiesta semi-ufficiale di un tuo cenno, un tuo segno, un tuo scritto. E’ troppo il tempo trascorso dall’ultimo tuo grido di micenea sfida.

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