GdK 9: di sfoghi, attese e spam

Ti capita mai di lasciare un commento in un blog? Succede, persino a me, magari proprio nel tuo, di blog. E allora? Il problema è che non lo verrai mai a sapere, perché pare che i miei commenti finiscano regolarmente nello spam. Il mio amore per WordPress è tutt’altro che ricambiato e ci mancherebbe altro, l’amore mica si impone. Dopo mesi di questa manfrina, come accade in molti rapporti logori, l’entusiasmo ha lasciato spazio a una malcelata insofferenza. I motivi dell’allontanamento, comunque, sono altri. Il fatto è che le singole difficoltà, messe tutte insieme, mi stanno facendo mettere l’animo in pace. Hai fatto ore di fila a uno sportello e non hai risolto niente, a parte ottenere la soddisfazione di dover compilare l’ennesimo modulo. Non sai nemmeno se sei sulla strada giusta, perché tre persone ti hanno dato tre versioni diverse e nessuna sembrava particolarmente convinta. L’anima te la metti in pace per forza, soprattutto perché quello che prima era soprattutto un piacere sta diventando un tantino frustrante.

Sarà una fase? Probabilmente, certo. Passerà, di sicuro quando sarò uscita dalle grinfie della burocrazia starò meglio. Intanto, negli ultimi giorni, mi capita di sentire questa intervista alla televisione. Uno scrittore non fa in tempo a riconoscere l’importanza di ascoltare i giovani sui temi di tecnologia e innovazioni, che la conduttrice gli rivolge la classica domanda di rito:

“Quale futuro per questa generazione?”

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GdK 8: La banalità di Max Planck

Un bel giorno una bambina decise di scrivere qualcosa; poteva avere sui sette anni, non di più. Contenta del risultato, portò tutta trionfante il foglietto a una certa persona. “Banale“, ecco la risposta. Non “brutto“, non “scritto male“, non “sei sulla strada giusta, ma prova ancora“. “Banale“, solo quello.

Trattandosi di una bambina, è ragionevole pensare che quanto avesse scritto, un po’ banale lo fosse. Mettendomi nelle sue scarpette numero 35, però, penso anche che mettere insieme quelle due frasi per lei avesse significato uno sforzo concreto. Magari, per un istante era stata orgogliosa di quello che aveva scritto, ma la realtà era più complessa; quello che per lei era una conquista, per l’altra persona era meno di niente. Basta cambiare prospettiva per capire quanto sia ambiguo il concetto di banalità, in particolare per come viene comunemente usato.

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Gazzettino del Kalashnikov 7: Just dog it

Strano periodo. Strano per modo di dire, perché ha fatto un caldo assurdo e se non ho visto/letto quasi niente per intero è stata essenzialmente colpa del caldo, per cui strano de che? Sarà anche estate, farà caldo, no? E allora basta inutili recriminazioni e parliamo di quello che è successo negli ultimi mesi.

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Gazzettino del Kalashnikov 6

A che punto siamo?

Il blog è andato un po’ in stand-by causa vita; il poco che sono riuscita a scrivere m’è sembrato poco presentabile ed eccoci qua, pressoché a mani vuote. Beh, può capitare che non ci sia granché da raccontare, oppure di avere altri pensieri per la testa. L’importante è che dietro tutto questo ancora ci sia ancora una mente quasi pensante.

Se ti va, possiamo iniziare.

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Gazzettino del Kalashnikov 5

Che è successo negli ultimi… quattro mesi? Sono già passati quattro mesi?!

In questo numero:

  • Tersite, i post più brutti sotto le mura di Ilio
  • Il tesoro dell’Amazzonia: un Deroc d’antan in simpatiche avventure alla ricerca di… boh… fra insensatezza, ignoranza, demolizioni e (non troppa) violenza
  • The rock: un episodio di vita vissuta
  • Manhunt – Unabomber
  • Annihilation (Spolier ovunque)

 

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Gazzettino del Kalashnikov 4: anche i carlini piangono

Gerald Butler pug
Un’immagine commovente, solo per i pochi che la sapranno apprezzare in tutto il suo fulgore.

…e siamo a gennaio, ne approfitto per fermarmi un attimo e fare un piccolo bilancio. Novembre è volato e dicembre si è confermato mese crudele, all’insegna di tristezza e influenza, benedetto da aspirine e paracetamolo. I progetti si sono accumulati senza che ci mettessi mano. La pila di libri sullo pseudo-comodino sta diventando seriamente pericolante e i pochissimi film che sono riuscita a vedere per intero non me li ricordo, tanto per farti capire quanto mi siano piaciuti. Per rendere le cose ancora più tristi, ho dovuto rimandare anche la visione di Pain&Gain e addirittura di Jumanji, negandomi del sano orrore e tutta la recitazione canina di cui ho vitale necessità. Solo una cosa sono stata in grado di fare: vedere serie televisive.

Allora, malanni di stagione a parte, che è successo negli ultimi due mesi?

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Gazzettino del Kalashnikov 2, luglio/agosto

Periodo piuttosto povero, per letture e film. Il poco che sono riuscita a vedere, non sempre intenzionalmente, è stato semplicemente triste e nemmeno lontanamente ascrivibile al trash. Tranne nel caso di un film (Il guardiano invisibile) abbondano gli spoiler, ma non importa, se non hai visto Mission to Mars o Long Weekend non ti perdi proprio nulla. Anzi, da un lato ti invidio.

Mission to Mars (6)Mission to Mars (2000). C’è questa spedizione su Marte, tutto va bene finché una missione sul pianeta finisce in un massacro. Qualcuno deve recuperare l’unico superstite, peraltro senza sapere se è vivo o morto. Semplice semplice. Davvero, non hai tutta questa necessità di vedere Mission to Mars, guardati per l’ennesima volta Alien o Balle Spaziali. C’è di meglio, potrei anche svelarti il finale, non ti cambierebbe niente. Com’è ovvio che sia, la missione di salvataggio la faranno, ci sarà un po’ di casino d’ordinanza, ma alla fine andrà tutto bene. Certo, morirà un tizio in modo idiota, ma una vittima ci vuole sempre. Ah, scopriranno anche le vere origini della vita sulla Terra. Siamo di origine aliena, nel caso te lo stessi chiedendo. Il soggetto è quello che è, ma non dovrebbe stupire, essendo tratto da un’attrazione di Disneyland. C’è dell’ironia, in tutto questo.

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