Tersite, parte 3: dalla parte di Tersite

Il libro di Tersite
L’ epopea degli eroi… La leggete nelle scuole. Non è vero? […] Omero, il poeta immortale, mi ha reso immortale sulla terra. Il peggiore e il più deforme di tutti, ero: guercio, zoppo, gobbo, con la testa a punta, maldicente, ingiuriatore e vile. Vile, ero: infatti non sapevo bene ammazzare, né rapire, né stuprare. E da Omero in poi sono stato consacrato al vituperio di tutta la vituperevole umanità. Là, nel piano di Troia, ero solo e indifeso contro la ferocia, la guerra, la sovranità armata, la prepotenza soldatesca, la obbedienza servile; e sono rimasto sempre solo, poi, nella memoria vostra: il vilipeso, il dannato, il bastonato del mondo eroico.” [C. Marchesi, Il libro di Tersite; Sellerio, 1993. P. 22]

Tersite è stato il motivo principale per cui ho deciso di farmi coraggio e dare uno sguardo più approfondito all’Iliade. Lo apprezzo: ecco, banalmente, perché questo blog porta il suo nome. Io per prima vorrei avere il suo stesso coraggio e parlare sempre secondo coscienza. Tante volte capita di restare in silenzio, sbagliando, o di non dire tutto. Parresiastes ante litteram, prende la parola in assemblea perché lo ritiene un suo diritto. Parla senza il timore di offendere il potente e lo fa a voce alta, senza vantare alcun lignaggio. Tersite insegna che si può e si deve avere il coraggio di quello che siamo e di ciò che sappiamo con certezza; a dispetto della sua fama, è tutt’altro che un vile e afferma il proprio pensiero, senza temere umiliazioni o né peggiori conseguenze.

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Tersite, parte 2: una pessima reputazione

La varietà di ambiti in cui viene fatto il nome di Tersite è sterminata; provare a capirci qualcosa significa tentare di mettere ordine in un caos attraversato da una onnipresente venatura di violenza verbale. Si entra in questa polverosa wunderkammer, le cui pareti sono tappezzate di ritratti impietosi, raffiguranti deformità psichiche e fisiche.

In Psicologia criminale (1906), Michele Longo fa un ritratto di Tersite quale prototipo del “delinquente in formazione“, perché in esso “l’istinto della malvagità si era arrestato al di sotto della coscienza criminosa: non il delitto, ma i bassi sensi dell’odio, dell’invidia lo mettevano in mostra e gli procacciavano la repugnanza e lo scherno di tutti”. Le cosiddette “rampogne del triste, senza motivo, erano l’effetto di impulsività perversa: egli rivolse ad Atride ingiurie atrocissime” [M. Longo, Psicologia criminale; editore Fratelli Bocca, 1906. P. 100] In un libello di cui non rammento il titolo, si parla per Tersite di “cloaca vocale“, altrove di “parolaio protervo, malignatore sinistro, vile e temerario, ridicolo e deforme […] Non so se un uomo simile, anche per l’argomento d’idealità eroica, sia mai stato concepito dalla fantasia idealista di Omero” [Società reale di Napoli; Atti della reale accademia di Archeologia, Lettere e Belle Arti; 1908. P. 118].

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Tersite, parte 1: prologo

La lingua geniale
Non solo, quindi, ci avviciniamo da diseredati e disadattati a questa eredità culturale del greco antico. Se anche proviamo a riprenderci una briciola di ciò che la grecità ci ha lasciato in dote, siamo vittima di uno dei sistemi scolastici più retrogradi e ottusi del mondo […]. Il liceo classico, così come è strutturato, sembra non avere altro scopo che mantenere i Greci e il loro greco i più inaccessibili possibile, muti e gloriosi lì nell’Olimpo, avvolti in un timore reverenziale che si trasforma spesso in un terrore divino e in una disperazione molto terrena.” da A. Marcolongo, La lingua geniale; Laterza, 2016. P. XII.

Il greco antico m’ha sempre spaventato a morte; mai avrei pensato, un giorno, di voler leggere l’Iliade. Omero? venerato da molti, ho sempre preferito osservarlo da lontano. Ho deciso di frequentare Lettere (moderne), ma dopo qualche tempo ho iniziato a chiedermi seriamente perché l’avessi fatto. Mi sono raccontata tante di quelle storie. Mi dicevo che mi avrebbe fatto crescere e poi, certo, che lo facevo per me. Ma, esattamente, cos’è che facevo? Preparavo esami: rileggevo appunti e faticavo nel memorizzare nozioni astratte. Faticavo ancora di più a cercare legami con la realtà, afflitta da quello che avrei chiamato “senso di inferiorità da studi umanistici”. Quando dici a qualcuno “frequento Lettere”, scopri che a nessuno interessa realmente il tuo percorso, ma solo la sua conclusione: “ah, bello, poi che farai? Insegnerai?”. Rispondi che no, tu non vuoi insegnare, ma mentre pensi alle concrete possibilità che avrai, non ottieni che un sorriso e uno sguardo di commiserazione. Tutte le storie che mi raccontavo valevano meno di niente.

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La morte di Tersite

Tersite muore, ma non da soldato. Non cadrà in battaglia. Della sua morte, la letteratura non porta che una blanda traccia; non perdete tempo a cercare l’episodio nell’Iliade, perché non c’è. La storia di questa morte è legata alla lotta fra Achille e Pentesilea; ne esistono molte varianti. Una di esse, post-omerica, ritrae Achille e la nerboruta Pentesilea nel pieno dello scontro: è scannamento al primo sguardo, amore infinito al secondo. Peccato: Achille si rende conto di quanto amasse l’amazzone solo quando ne trafigge il cuore con la lancia.

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