Da “La voce dei delfini”, di L. Szilard

  1. Szilard.jpegRiconosci i rapporti esistenti fra le cose e le leggi del comportamento umano, affinché tu possa capire ciò che stai facendo.
  2. Fai in modo che le tue azioni siano dirette verso un finale meritevole, ma non chiederti se lo raggiungeranno; esse devono essere dei modelli e degli esempi, non dei mezzi per un fine.
  3. Parla a ogni uomo come se parlassi a te stesso, senza preoccuparti degli effetti che provochi, in modo da non escludere nessuno dal tuo mondo; perché dall’isolamento non ti sfugga di vista il significato della vita, e tu non perda la fede nella perfezione della creazione.
  4. Non distruggere ciò che non puoi creare.
  5. Non toccar piatto, a meno che tu non sia affamato. (Gioco di parole tedesco)
  6. Non desiderare ciò che non puoi avere.
  7. Non mentire se non ne hai bisogno.
  8. Onora i bambini. Ascolta rispettosamente ciò che hanno da dire, e parla loro con infinito amore.
  9. Fai il tuo lavoro per sei anni; ma giunto al settimo, ritirati in solitudine o fra estranei, così che il ricordo dei tuoi amici non ti impedisca di essere ciò che sei diventato.
  10. Guida la tua vita con mano non troppo severa, e sii pronto a lasciarla in qualunque momento tu venga chiamato.

30 ottobre 1940

26 pensieri su “Da “La voce dei delfini”, di L. Szilard

    1. Ben inteso (sia) che il libro o racconto che sia lo cercherò… e lo metterò sul comodino virtuale, dove già albergano 174.911 libri da leggere prima della fine del mondo.

      1. Questo qua è un libro speciale, ma ammetto due cose: primo, sono di parte (per me tutto di questo periodo è speciale), secondo, il decalogo non sta nell’edizione italiana di “La voce dei delfini”, ma in una tedesca. Questo qui (in tedesco ovviamente sarebbe rimasto un decalogo di lettere incomprensibilmente messe l’una accanto all’altra) l’ho trovato altrove. Resta il fatto che in generale “La voce dei delfini” sia un libro interessante, considerando soprattutto chi l’ha scritto e quando.

            1. Bisogna partire da qualcosa, anche se instabile, anzi forse meglio, perché da un posto solido e stabile, ci si lascia andare poco volentieri, se invece ti tieni con due dita su un ramo che oscilla, in fondo prima o poi o cadi o ti lasci cadere… o no?

              1. Sul concetto di instabilità ci sarebbe tanto tanto da scrivere. Hai perfettamente ragione. Se ti devi sforzare di stare in piedi, usi tutto te stesso, così se devi addentrarti in qualcosa di sconosciuto o quasi. Non è mica facile, anzi, proprio per quello la sfida che ti si apre davanti sprona ancor di più a proseguire. Come ti avrò detto fino alla nausea: “lo faccio proprio perché non ho alcuna speranza di farcela”.

                    1. E S A T T O!
                      Dovrò poi – quando avrai tempo, e quando lo avrò finito – sottoporti la versione definitiva (sì come no) di Prima di Copertina… a cui devo ancora trovare… una copertina! 😀 😀 😀
                      Credo di essermi lasciato prendere la mano, e anche qualcosa del gomito.

                    2. Ma fosse anche fino alla spalla va bene, dai. Comunque io qua sto, leggerò volentieri e magari leggendo mi verrà in mente qualcosa per la copertina 😀

              1. Potrebbe esistere perfettamente, sai. Che gliene frega al leone di farsi un mazzo tanto quando sta bene, la leonessa gli procura il cibo e c’è una temperatura così gradevole nell’aria (per lui, ovviamente)? Fossi al suo posto pure io me la dormirei alla grande.

    1. L’autore è la chiave di volta della questione. Considerando chi era, si, il tempo per lui era fondamentale, per la sua vita finché è stato in Europa e dopo, andato negli Stati Uniti a collaborare, fra gli altri, con Fermi. Non so bene cosa scriverti adesso, perché so già che appena avrò finito di leggere un libretto (“La voce dei delfini”, appunto, e sono solo a metà) scriverò qualcosa a proposito di questo decalogo e del suo autore. Una cosa però ci sarebbe, l’ho gia detta a Gianni in separata sede e la dirò anche a te. Sul titolo da cui ho tratto questo decalogo, ho vergognosamente barato, perché non esiste nell’edizione italiana de “La voce dei delfini”, ma in quella tedesca. Il libro su cui l’ho potuto leggere, infatti, ha un titolo che per vari motivi non ho voluto citare: “La coscienza si chiama Hiroshima”. Questo dovrebbe gettare luce sul decalogo e farti capire perché mi lasci sempre un po’ pensierosa il quarto punto, scritto appunto nel 1940: “Non distruggere ciò che non puoi creare”. Certo che la vita sa essere proprio bizzarra.

        1. Per quel poco che ho letto di Szilard, ci si sarà arrovellato per tutta la vita. Ha tentato fino alla fine di non far detonare la bomba all’uranio. Però ci arriveremo. Trattasi di un fisico che in pochi conoscono, ma ha avuto un ruolo di primo piano, soprattutto all’avvio di tutto il processo di ricerca. Infatti, ero curiosa di vedere se qualcuno avesse alzato simbolicamente una mano per dire “ma… quello Szilard?”. L’esito è stato ovvio. Qualche tempo fa ho letto una lettera di una, non ricordo, se sceneggiatrice o cosa, insomma, una lettera di Richard Feynman a una donna che si occupava di un film/documentario sulla bomba atomica. La lettera era abbastanza recente, le cose, per dire “erano risapute”, sulla precisa datazione dovrei cercare la lettera. Fatto sta che lui la corregge, Einstein non ha mai lavorato alla bomba atomica. Chi agisce in prima persona spesso viene dimenticato, confuso, sostituito con qualcosa di più accattivante, ma Szilard ha avuto questo peso e non l’ha mai rifiutato, da quanto ne so. Trovo incredibile come un capitolo così interessante della storia mondiale sia anche così “ignorato”. Questo anche per dire, grazie per aver dimostrato curiosità e averci riflettuto sopra.

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