Gazzettino del Kalashnikov 3: settembre/ottobre

Dopo anni, mi sono messa a leggere un libro di poesie, poesie di Leonard Cohen per la precisione.

Questo ha significato due cose: primo, ho sviluppato una certa fissazione per il suddetto Leonard Cohen, secondo, (che Zeus mi perdoni) in futuro su Tersite potrei scrivere anche di musica. Ma per il momento…

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…torniamo all’inizio (và là che originalità). Correva il giugno 2017, quando successe una bella cosa: mi venne chiesto di fare una selezione di musica per un pub che avrebbe aperto di lì a poco. Tu entri, scegli una birra, ti siedi, fai due chiacchiere e scegli una canzone da ascoltare. La formula mi piaceva e, felice di iniziare quel piccolo progetto, decisi di fare le cose per bene e optai per qualcosa di classico, tipo Rolling Stones, The Animals, Led Zeppellin, Iggy Pop, Lou Reed… La parte interessante della cosa fu che quanto più ascoltavo musica, tanta più ne trovavo di nuova e col tempo mi ritrovai con una gran lista di nomi. È capitato che al locale qualcuno mi consigliasse qualcosa: è stato così che ho conosciuto artisti di cui oggi non potrei fare a meno, dai Creedence Clairwater Revival ai Big bad voodoo daddy, passando per Old Crow Medicine Show o lo stesso Leonard Cohen. Con la musica l’ignoranza si fa presto a superarla, basta ascoltare.

Fu D. a chiedermi se per caso non conoscessi Leonard Cohen.

mus_rec-1Certo, dovevo aver ascoltato Halleluja un numero imprecisato di volte, ma non avevo mai sentito il bisogno di collegare la canzone a un volto. Pensai di informarmi sul web, ma il primo incontro col personaggio Leonard Cohen non fu incoraggiante, sembrava una strana creatura mitologica metà sciupafemmine e metà istigatore al suicidio. Pare che un tizio avesse scritto che ai suoi concerti avrebbero dovuto distribuire delle lamette. Passai alla musica e per prima ascoltai Suzanne, memore della versione incisa da De André e curiosa di sentire quella che pareva essere la canzone di Cohen per eccellenza. Ascoltai anche The partisan, ma né l’una né l’altra mi presero allo stomaco. “Succede”, pensai, non può piacere tutto allo stesso modo. L’importante era che alla gente piacesse, difatti di tanto in tanto c’era qualcuno che sceglieva proprio Suzanne e, naturalmente, anche Halleluja. Scelte piuttosto inusuali per un pub.

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Stavo quasi per arrendermi, finché D. non mi fece ascoltare So long Marianne. Se mai avessi avuto bisogno di una canzone che mi facesse sentire qualcosa, mi trovai immersa esattamente in quella. D. non protestò quando gli chiesi di farmela ascoltare una seconda e una terza volta. L’onda emotiva della canzone era arrivata prima che riuscissi a capire che cosa volesse comunicare il testo, il tutto restava piuttosto criptico. Iniziai a cercare nella storia di Marianne Ihlen qualcosa, qualsiasi cosa in grado di lasciarmi intuire come si potesse scrivere una tale canzone d’amore, proprio per la persona che stai lasciando. Iniziò tutto da lì, da So long Marianne.


Confrontiamo_allora_i_nostri_mitiConfrontiamo allora i nostri miti (1956), Leonard Cohen. Ci metto tanto per scrivere a proposito di qualcosa per un semplice motivo: vorrei avere una minima certezza a proposito di quello di cui scrivo, peccato che nel caso di libri come questo io rischi di non mettere mai una frase dopo l’altra. Per cui, alzo le mani, su Confrontiamo devo ammettere un nulla di fatto. Ho fatto un viaggio in treno, durante il quale ho letto il libro un paio di volte, rimanendo spesso interdetta. Si tratta di una raccolta di poesie non tutte comprensibili; alcune sono al confine col surreale e sebbene tocchino tematiche anche molto diverse, sembrano attraversate da un filo conduttore: violenza, tradizione, elevazione, rapporto reciproco di opposti. Non sono sicura che sia un buon punto di partenza per affrontare la poetica di Cohen, per quanto sia certa che qui ci sia tutto, in potenza, di quello che l’artista svilupperà in seguito.

Confrontiamo allora i nostri mitiScesa dal treno con più dubbi che certezze, faccio leggere la raccolta al signor B., speranzosa che almeno lui ci avrebbe capito qualcosa. Non mi è andata bene. Come me ebbe l’impressione che sì ci fosse una grande necessità di comunicare, ma che alla fine dei conti ci fosse qualche problema. “Non sempre coglie il segno, il messaggio non arriva, lo ammette lui stesso”. Che spesso le parole siano inadatte a comunicare, facili come siamo al fraintendimento, Cohen l’ha sempre detto o scritto. Non si può esprimere tutto in una parola, come avrebbe voluto lui, da un capo all’altro della frase può succedere di tutto. Facile che avvenga in una raccolta come questa, che spazia fra dettagli biografici e citazioni bibliche, immagini oniriche e scene di violenza disgustosa. Capirci qualcosa, evidentemente, non è poi così scontato.

Ho messo da parte il libro e lo rileggerò in futuro, soprattutto considerando che la biografia che ho quasi finito mi sta dando un bell’aiuto a chiarire il senso di molti componimenti.


I'm your manI’m your man – Vita di Leonard Cohen (2011) di Sylvie Simmons. Il lavoro fatto per questo libro è stato enorme, compiuto nell’arco di tre anni e basandosi su un gran numero di fonti, incluso lo stesso Cohen. Vorrei saper scrivere quello che penso di questo libro senza usare troppi giri di parole, ma non ci riesco. Mi renderò più facile la cosa facendoti un esempio: immagina di stare seguendo la vicenda di Leonard Cohen per un po’, finché non ti ritrovi catapultato in una zona non meglio precisata fra la cerchia di Andy Wahrol e il Chelsea Hotel. La cosa si fa divertente, molto glamour, Cohen vive una vita di eccessi e droga, conosce Nico, Andy Wahrol, cerca di andare a letto con Janis Joplin, parla con Bob Dylan, Basquiat. Lou Reed ha letto Beautiful losers e l’ha adorato. Il vero spasso inizia quando compare questa tizia, Brigid Berlin.

Cock book Brigid PolkPaffutella e alla buona, Brigid non aveva forse il dono della bellezza ma non difettava certo in personalità – la prima volta che Fields la vide, Brigid stava scendendo da un taxi giallo con solo un pareo in vita e uno stetoscopio giocattolo fra i seni nudi, stringendo in mano il finto borsone da dottore che portava sempre con sé. Era pieno di fiale di “qualcosa che aveva intrugliato proprio come uno scienziato pazzo”, i cui ingredienti erano per lo più anfetamina liquida e vitamina B. “Correva in giro con una siringa urlando ‘Ti prendo!’, poi ti prendeva davvero e ti bucava le chiappe attraverso i pantaloni”, guadagnandosi il soprannome di Brigid Polk, che in inglese si pronuncia esattamente come ‘poke’, bucare. Warhol le diede un ruolo di protagonista in The Chelsea girls, accanto a Edie e Nico. […] Tra le sue opere più note c’era una serie di tit paintings, realizzati intingendo i seni nella vernice per poi premerli contro la carta. Aveva anche un Cock Book, un libro di fogli bianchi in cui chiedeva (alle donne come agli uomini) di disegnare un pene. Tra gli ospiti vi erano Jean Michel Basquiat, l’attrice Jane Fonda e Leonard. [I’m your man, pp. 149-50]

Il testo si concentra su Brigid Polk per un paio di pagine e oltre, ma sembra solo un’occasione come un’altra per fare nomi, nomi che rimandano ad altri nomi, tutti protagonisti di fatti stravaganti, molti dei quali poco o niente correlati con Leonard Cohen se non per una casuale contemporaneità. Tanto più il fatto è strabiliante, tanto meglio. Il personaggio che non ti aspetti, il Leonard Cohen rocker maledetto, capace di registrare un album con una pistola puntata addosso, che deve riprendersi da massicce assunzioni di anfetamina o che resuscita gatti.


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the one who knocksBreaking bad (stagione 1 – 5). Una premessa. A parlare di questa serie pare che si rischi la vita, perché Breaking Bad sembra una di quelle cose inattaccabili, per cui ogni commento vagamente negativo risulta sempre un po’ fuori luogo. Ora, stai leggendo un blog dedicato al codardo per antonomasia, per cui non aspettarti affermazioni troppo coraggiose: non scriverò né che “Breaking bad è schifosamente sopravvalutato”, né che si tratta della “migliore serie di tutti i tempi”. Cerca di capirmi, questa serie né la amo né la odio, ho finito di vederla perché gran parte di quello che avevo visto mi aveva dato motivo di farlo. Non posso negare di aver avuto problemi ad andare avanti, in special modo all’inizio della quarta stagione e nella seconda parte della quinta. Determinati personaggi mi hanno fatto venire voglia di prendere a pugni un muro. Ricordo alcune scene perché mi hanno colpito per la loro inutilità, una su tutte quella con padre e figlio che hanno appena comprato due auto senza dirlo alla mamma petulante; festeggiano ballonzolando sugli ammortizzatori, con una musica tamarra in sottofondo. E la scena finisce lì, si passa oltre. Esatto, sono una brutta persona, e ti dirò di più: ho miserevolmente mollato la celeberrima puntata della mosca dopo un quarto d’ora.

Pinkman WhiteSe non hai mai visto Breaking Bad ti consiglio seriamente di dargli una possibilità; la prima stagione è speciale, ne sono stata entusiasta. Peggiorerà andando avanti con le stagioni, ma parlo per me, a te potrebbe piacere da morire. Se vorrai, ne riparleremo. Se Breaking Bad l’hai visto, sono curiosa di sapere che ne pensi. Nel caso tu lo amassi alla follia, abbi pazienza, molto probabilmente non la penseremo allo stesso modo.

Seguono SPOILER a carrettate, sicché vedi tu se continuare a leggere.

Breaking Bad Simpsons

Gustavo Fring 1.jpgGustavo Fring. Questo è uno dei motivi principali per cui ho insistito nel proseguire fino alla fine. L’intera parabola della vita di Gustavo Fring, dalla fondazione di Los Pollos Hermanos alla scena della morte, il vuoto che lascia, amo tutto di questo personaggio. Regge la vicenda e offre un contrasto perfetto al protagonista; finché Gustavo rimane in vita, Walter White ne beneficia e cresce in modo plausibile. Dopo la morte di Fring, tutta la serie perde qualcosa.

In generale, Breaking Bad è plausibile ma non particolarmente realistico, ci mancherebbe. Il bello è che ogni assurdità ha un ruolo nella vicenda, c’è una coerenza che non ti fa sentire raggirato da una sceneggiatura fatta proprio con i piedi. Los pollos hermanosFring aveva una funzione di contenimento, aveva quell’aura di intoccabilità, rinforzata da momenti improbabili, come quando senza ragione apparente riesce a scampare a un attentato. Walter lo studia perché vuole farlo fuori, Fring ha un’intuizione e sopravvive perché è una specie di semidio, è il migliore. Walter pensa a un nuovo piano, cerca i suoi punti deboli e lo spinge a fare quello che vuole lui: è una partita ben giocata e quando esplode la bomba, Fring capisce di essere già morto, ma si divincola ugualmente. La scena della sua morte, nella sua assurdità, è perfetta per quel personaggio, perché è un’assurdità funzionale: esce di scena con stile, come il personaggio che non si arrende nemmeno di fronte alla morte.

Fring los pollos hermanosChi rimane dopo Fring? Dirà bene Mike Ehrmantraut a Walter, lui non ha niente a che vedere con chi ha fatto fuori, non ne ha carisma, lungimiranza o anche solo le potenzialità. Walter finirà per allearsi con un gruppo di personaggi dalla dubbia intelligenza, tutta gente da cui a cose normali non si sarebbe mai fatto manipolare, eppure si farà fregare come un novellino. Trattasi della stessa persona in grado di trattare con un’organizzazione dedita a spaccio e produzione di metanfetamina, minacciandoli e facendoli capitolare in un quarto d’ora. Atterriti, accettano le sue condizioni sulla parola. Tutta la situazione d’inferiorità si risolverà con un giochino elaborato nel giro di mezz’ora. Stiamo parlando della stessa persona che sarà scoperta dal proprio cognato e in un modo più imbecille che assurdo, perché è perfettamente logico che tu tenga in bagno un libro che ti ricollega a un delitto connesso ai traffici di metanfetamina. Manco non lo sapessi che tuo cognato sta nella DEA.

La bellezza del personaggio di Walter White stava proprio nella plausibilità del suo percorso da persona “normale” a criminale, una plausibilità che andava perfettamente a braccetto con l’assurdità del contesto in generale. L’equilibrio della prima stagione è interessante proprio per questo, risponde alla tua domanda “cosa succederebbe se…”. Un uomo medio diventa un uomo fuori dal normale e non ti senti preso in giro dalla trasformazione che vedi.

Misa MisaPersonaggi femminili e “famiglia”. Il personaggio di Misa Amane può essere considerato un personaggio fastidioso, ma personalmente ne sono affascinata. Per chi non conosce Death Note, Misa è una ragazza innamorata di Kira, l’uomo dietro una serie di morti di criminali, fra cui quelli che hanno ammazzato i genitori della ragazza. Misa vota tutta sé stessa alla causa di Kira, abbattendo il proprio spirito critico, l’amor proprio e tutto ciò che la renda una persona sentimentalmente, umanamente indipendente. Misa Amane accetta ogni genere di angheria, la freddezza e gli atteggiamenti sadici, si fa del male pur di sentirsi utile a Light Yagami. Accetta di accorciare la propria vita, pur di sentirsi utile. È un personaggio dagli atteggiamenti infantili, capace di reazioni rabbiose, nei confronti di altri come nei propri. Misa Amane è in tutta evidenza insopportabile, ma personalmente mi ha sempre detto qualcosa, principalmente perché incarna un lato deteriore della mia personalità, un lato con cui non ho mancato di confrontarmi. Questo personaggio può risultare detestabile, ma è ben scritto, è internamente coerente eppure conserva un certo spazio di imprevedibilità. Nei limiti di un contesto sopra le righe come l’universo di Death Note, Misa Amane è “verosimile”. Mi piace il suo lato melodrammatico, anche se al contempo mi spaventa la sua incoscienza e la facilità con cui accetta anche l’autodistruzione pur di raggiungere un obiettivo.

c41951d6a99079a0cda4b92578a4410eSkyler White è un personaggio insopportabile, ma non è per questo che lo detesto. Lo detesto perché non mi sembra scritto bene, non all’altezza di questa serie. Per lo stesso motivo detesto il personaggio di Marie Shrader e, di riflesso, non ho particolarmente amato nemmeno quello di Walt jr. Quando entrano in scena Skyler e Marie sai già quello che sta per succedere, le scene si ripetono grosso modo alla stessa maniera, passando per i bronci e i litigi, le pretese assurde e lo stupore. Potrà essere comprensivo che l’uomo che non si fa mettere i piedi in testa dal cartello della droga messicano vada dalla moglie con la classica coda fra le gambe, così come Hank si farà ammazzare nel bel mezzo di un’operazione per aver deciso senza motivo apparente di telefonare alla moglie. Possono essere due uomini con un punto debole, ci sta. Non mi interessa capire perché Hank o Walter siano innamorati delle mogli, ma non nego di essermelo chiesto almeno un paio di volte. Marie e Skyler hanno comportamenti prevedibili, se Walter si comporta nel modo X Skyler reagirà nel modo Y, con le stesse espressioni facciali, adducendo le stesse motivazioni. Se lui le dirà come al solito “lo faccio per la famiglia”, lei si dirà indignata, in un ciclo infinito, in cui lei è la casta figura che alla fine fa come vuole, pronta sempre a esporre il suo irrevocabile giudizio. Gridando, spesso. Prendendo la sorella a schiaffi, dipende dal contesto.

Il figlio di Walter, che inizialmente mi ha fatto ben sperare, perde del tutto la sua caratterizzazione nel corso della quinta serie. Decide di guidare, deciso a farlo secondo le proprie possibilità, quindi con estrema fatica, ma non importa. L’impegno che ci mette è evidente e l’attore sembra in parte. Col tempo, purtroppo, si è ridotto a impersonare il figlio che non capisce niente di quello che gli succede intorno, che pensa solo a rimproverare il padre o a partecipare alla colazione.

Questi personaggi sembrano fatti apposta per non emergere o per far capire quanto la famiglia possa essere una prigione, e la cosa è avvilente, considerando che chi ha scritto questa serie è stato capace di prove migliori di questa. Per farla breve, chiudendo il tutto, non mi sento di scrivere che Breaking Bad sia sopravvalutato, ma devo trovare il coraggio di scrivere che sì, qualche difetto potrebbe anche avercelo.

 

 

54 pensieri su “Gazzettino del Kalashnikov 3: settembre/ottobre

  1. Cohen ‘mi manca’; per carità, lo rispetto tantissimo, ho ascoltato qualcosa qua e là, tutte cose decisamente sopra la media, ma è un di quei cantautori per i quali decisamente finora mi è mancato il tempo.
    “Breaking Bad” la vidi recensita parecchi anni fa sulla rivista musicale e d’altro “Uncut”; quando l’hanno trasmessa in chiaro su Rai4 non vedevo l’ora, ma il rapporto è durato solo una stagione: la premessa è una delle più geniali degli ultimi 10 anni, tanto che poi è stata rimasticata, anche in modo abbastanza efficace, nella saga di “Smetto quando voglio”, ma il problema è che, appunto, una premessa tanto forte rischia di esaurire presto le potenzialità della serie; e infatti nonostante il plauso della critica e del pubblico, a metà della seconda stagione ho mollato, in parte per noia, in parte per la piega, veramente troppo irrealistica, che avevano preso le vicende.

    1. Sono decisamente sollevata di constatare che esistono esseri umani che non credono che Breaking Bad sia oro puro. Cavolo, non lo è. La prima stagione l’ho apprezzata molto, l’ho consigliata, sono stata entusiasta, i personaggi erano sul limite con l’assurdo, ma alla fine chissenefrega, ci poteva anche stare. Se ti sei fermato alla seconda stagione, non oso immaginare cosa avresti pensato della quinta. Dal limite con l’assurdo siamo arrivati a decisi sprazzi di stupidità e questo obiettivamente ho faticato ad accettarlo, ma ormai… ero curiosa di vedere come sarebbe andata a finire. Finita malissimo. E c’è chi ha amato anche l’ultima stagione… uno dei misteri della vita, che ti devo dire. “Amato”, non è che gli è solo piaciuta. C’è chi si è immedesimato in Walter White, manco fosse un eroe o una specie di figura paterna, quando in realtà nella quinta serie può sembrare di più un manipolatore d’accatto.

    1. …si vive bene anche senza vederlo, tranquilla… Se ti capitasse, un occhio alla prima stagione glielo darei, ma ci sono tante belle cose da vedere e non serve necessariamente iniziare da questa.
      Abbracci anche a te 🙂

          1. Orange ottime le prime due serie poi si annacqua se davvero sei un amante il mio suggerimento è in primis per una serie fatta di episodi completamente distaccati ma con un unico denominatore Black Mirror e secondo Certamente West World.
            Ciao

  2. Ciao, ho seguito le bricioline di pane di Gianni, ed eccomi qui.
    Ho odiato ogni secondo delle prime 3 serie di Breaking Bad, che considero poco più di un MacGyver esperto in chimica, ma girato con meno soldi (e la parabola dell’uomo buono che YAAAHHHWWWNNNN).
    Leonard Cohen invece mi stuzzica per le poche cose che ho sentito, ma non trovo mai il tempo per ascoltarlo seriamente.

    E quindi Tersite: per me è un personaggio molto, molto importante dell’Iliade, almeno per l’unica scena che mi ricordo. Parliamone.

    1. Intanto, benvenuto 🙂
      Breaking Bad… non oso immaginare cosa penseresti della quinta serie. Ti farebbe orrore, probabilmente, forse persino più di quanto non l’abbia fatto a me. Personaggi stupidi come una ciabatta, morti cretine… c’è stato veramente di tutto.
      Leonard Cohen ha bisogno di molto tempo, per sedimentare, per farsi ascoltare, per farsi leggere… non si improvvisa e ci vuole tanto tempo veramente, infatti ora ho dovuto dare una battuta d’arresto al mio interesse per la questione. Il tempo scarseggia anche per me.

      Tersite… ne parleremo sicuramente, il discorso è molto lungo, sarò felice di affrontarlo in futuro, anche perché vorrei che diventasse sempre di più il fondamento di questo blog. Penso a quanto sia stato considerato il codardo per eccellenza, mentre in realtà credo che non difettasse per nulla in coraggio.

  3. Zeus

    Vado per ordine, così mi perdo di sicuro:
    – se incominci a parlare di musica, sono contento. Soprattutto dopo aver visto la lista di musicisti e gruppi che hai messo. Si chiama fiducia incondizionata, sappilo.
    – Cohen non l’ho mai approfondito troppo. Ho ascoltato, ma non è ancora nelle mie corde. Non chiedermi perché. Ne comprendo la poesia, la classe etc etc, ma non è l’ascolto che cerco… sopratutto in questo momento cosmico della mia immortale vita.
    – il vero momento delicato è tutto nel trattare Breaking Bad. Abbiamo già avuto modo di parlare qualche volta di questa tematica. B.B. è una serie che parte benissimo (la prima stagione, breve e intensa, è intrigante) e poi si spegne sotto le proprie pretese. Non riesce più ad essere così bella, eccitante etc etc come le prime puntate. Io mi sono fermato alla 4a e non sono più riuscito ad andare avanti, troppa noia e troppo sforzo.
    Peccato, poteva essere una serie stupenda ma l’ho trovata francamente noiosa.
    E Walter White mi sta sulle balle 🙂

      • Walter White è un manipolatore del cavolo e sua moglie è insopportabile, ma la cosa bella è che sono più simili di quello che sembra, se ne fregano allo stesso modo della famiglia pur dando l’impressione che gliene freghi qualcosa, mentre in realtà usano i figli per colpire l’una o l’altra persona. Fanno schifo, cosa c’è di simpatico in Walter White? Che fa di “paterno”? Questa cosa non l’ho mai capita. Perché è così amato? Cosa ha di così figo?
      • Leonard Cohen è una sfida intellettuale, può non prendere… Sono anni che lo ascolto in giro, ma non mi ero mai accorta che esistesse. Brutta cosa ammetterlo, ma è così. Serve il momento e la testa nella disposizione giusta. Un giorno, chissà.
      • Ci sono tante cose di cui vorrei parlare, artisti da approfondire. Sono veramente curiosa di confrontarmi. Da qualche settimana mi gironzolando in testa i Procol Harum, per dire. O De André. Dici nulla eh. Vabbé vediamo che mi riuscirà fare.
      1. Zeus

        Già, W.W. è un personaggio odioso, superato (come dici bene te) da sua moglie. Uno dei personaggi più urticanti degli ultimi tempi. E poi l’attore non lo sopporto granché, mi è proprio antipatico. Faccio difficoltà a vedere i suoi film, non chiedermi perché.
        Leonard Cohen è decisamente una sfida intellettuale. Ma forse è il genere che non si addice al mio stato d’animo, troppo relax ecco.
        Sfondi una porta aperta con me, troppi artisti da approfondire? Certo. Troppe cose da sentire e scoprire. Fortuna che c’è San Web da Google che aiuta molto nella ricerca di preview da ascoltare.
        I Procol Harum sono “mezzi sconosciuti” per me (a parte A Whiter.. non ho mai approfondito troppo il discorso, penso per la questione prog che li accompagna), Faber, vabbeh, qua stiamo parlando di pesi massimi e non si può rimanere indifferenti.
        Io sono convinto tanto! Si riuscirà a fare tanto, fidati 😉

        1. Su Cranston ti dirò, sto dando un’occhiata a un libro di Trumbo e mi è venuta voglia di vedermi il film su di lui… immagino che per ovvi motivi ti sia tenuto alla larga 😀 e ti capisco anche, guarda, quando c’è un attore che mi sta sulle scatole concepisco i suoi film un po’ come le unghie su una lavagna. Se avrò modo di vedere ti farò sapere, magari ci facciamo due risate. Poi oh, magari è meglio guardarsi una sana ciofega sullo stile “Pain and gain”… (non ho dimenticato, sappillo).
          Faber. Avrei voglia di buttarmi a capofitto nella disamina di una cosetta chiamata “Tutti morimmo a stento”. Amo quell’album, ma tanto. I Procol Harum sono un mio pallino da tempo, ma ultimamente mi sto convincendo ad approfondire ulteriormente. Sul prog ti dirò, me ne intendo poco e ho una conoscenza di gruppi/artisti veramente scarna. Ho provato ad ascoltare i King Crimson, ma non riescono a entrarmi in testa… non riesco ancora ad apprezzarli. Che dire, siamo all’inizio 🙂

          1. Zeus

            Già, Trumbo l’ho evitato come la peste e cerco di tenermi distante da film e altro che contengano personaggi sgraditi. Oltre che non lo reputo questo attore esaltante, ma io sono di bocca buona, apprezzo solo la vera recitazione alla Nicholas Cage.
            Pain&Gain è da vedere, quando lo farai mi avverti? Cioè, si potrebbe quasi quasi pensare ad una doppia recensione! 😀
            Discorso musica (e qua, perdonami, sono logorroico).
            Faber è un discorso complicato. La poetica, la musica, i testi e tutto quello che circonda la musica di Faber è da studiare. Io non mi ritengo assolutamente un esperto (c’erano blogger molto molto più informati di me sulla questione), ma l’ho sentito e ci sono canzoni, una su tutte Hotel Sopramonte, che riescono a cambiarmi la giornata da sereno a triste/malinconico in meno di un minuto. Incredibile. Questo solo per testimoniare la potenza delle parole del buon Fabrizio.
            E tu pensa che la prima canzone che ho sentito è stata La Guerra di Piero (ero alle elementari e ce l’hanno fatta studiare… poi sono diventato capra e ho preso la via del metal… ahahahahahah).
            Il prog non è nei miei gusti attuali, faccio discussioni chilometriche con un amico che lo adora, ma io ancora non sono pronto. L’unico gruppo prog che digerisco sono i RUSH, eccezionali. Loro sì che sono da ascoltare e da tenere bene nel cuore.

            1. Su Nicolas Cage non posso che essere d’accordo, quello sì che ti fa apprezzare la recitazione, persino quella di Mark Wahlberg… aspetta, no, quella no. In cima alla lista c’è Pain&Gain e confido di vederlo entro la prossima settimana, ti farò sapere qualcosa con più precisione.
              Sulla musica, mi sono presa un po’ di annotazioni. Ne riparleremo.

              1. Zeus

                Io cerco di mettermi nell’ordine di idee di rivedere Pain&Gain, ma mi fa male. Un dolore sordo e ignorante come le espressioni di certi cani-attori che noi conosciamo.
                Sto guardando la serie The Walking Dead e, con mio grande piacere, trovo il modo per scaricare tutta la rabbia che ho… i personaggi sono così ignobili che vorresti la loro morte e la vittoria degli zombie.
                Ok, attendo notizie per la musica. Sento la curiosità crescere.

                1. Fa male, malissimo. Come ti capisco. Inutilmente sto cercando di convincere chi di dovere a guardare con me questa perla del cinema, ma non ci riesco. Esiste gente che non apprezza il sacrificio, che ti devo dire. Gente che non sa soffrire guardando l’espressione (vabbè, espressione…) di un bau bau d’alto pregio.
                  The walking dead? ci ho provato, giuro. Non me ne ricordo un solo fotogramma, per cui devo dedurre che non mi sia granché entrato in testa. Sarei curiosa di dare uno sguardo, chissà. Magari ora potrei guardarne almeno una stagione.
                  Concludendo, sappi che mi sto concentrando su De André, vediamo cosa salterà fuori.

                  1. Zeus

                    Anche io rimango solo di fronte all’arduo compito. Chi di dovere (come dici te) si astiene dalla lotta per i “miei film di livello”, ma si getta nel fuoco per i “suoi film di livello”. Che brutto mondo.
                    TWD è difficile da vedere, ci sono scene di giubilo, ma solo quando i protagonisti “cosidetti buoni” vengono piccionati e spariscono. Il resto è noia.
                    Faber? Uhh, argomento delicato. Ma bene bene!

                    1. Credo che passerò oltre, su The walking dead, da quanto mi dici lo farò senza troppi ripensamenti.
                      Non tutti possono capire, purtroppo. Non tutti capiscono il divertimento che sta nel vedere un film ignorante come Baywatch o Pain&Gain. Non si può vivere di solo cinema, le cavolate aiutano a vivere meglio.

                    2. Zeus

                      Passa passa, ci penso io a soffrire per tutti e due, non preoccuparti 😀
                      Ma infatti, perché continuare a guardare restrospettive polacche quando puoi anche goderti la vita aspettando il sequel di Jumanji con The Rock?

  4. Ogni volta che scrivi un articolo è ormai una festa grande.
    Mi è finalmente arrivato il libro di Una tomba per le lucciole che aspettavo da quando ne hai scritto l’articolo: questo libro non si decideva ad arrviare.
    Per fortuna con Cohen e BB sono piú preparato, Cohen l’ho ascoltato e BB l’ho vista.
    L’episodio della mosca di BB non ha entusiasmato neanche me, cosí come ho trovato lenti i pezzi che suggerisci tu.
    Nel complesso mi è piaciuta ma mi sta piacendo molto di piú lo spin-off Better Call Saul. Veramente bella a mio avviso.

    1. Grazie. Davvero. Che bel commento 😀
      Sono curiosissima di sapere cosa pensi del libro, a questo punto. Certo che te l’hanno fatto aspettare parecchio, eh.

      Better call Saul… sto aspettando in gloria di iniziare a vederla, perché finalmente rivedrei alcuni fra i personaggi che ho amato di più, e se mi dici che è pure più bella di BB… direi che non posso lasciarmela scappare 🙂

  5. …e comunque sono anni che ho taccuini neri, no non moleskine, quelle le considero spazzatura, ma veri e propri libri neri … Non si sa mai. Prima o poi provo a scriverci sopra quialche nome.

    1. Mi raccomando, pensa alla faccia corrispondente al nome, sennò non funziona mica… sai, le omonimie… il libro ha le sue regole.

      E non guardare il film di Death Note, è una schifezza fotonica. Veramente, fa male agli occhi. Malissimo.

  6. Non ho ben capito l’incipit, solo tu sceglievi dei brani da ascoltare o lo poteva fare chiunque?
    Gli OCMS! Brava.
    Hype per il tuo primo post musicale, in cui parlerai dei Los Cuates de Sinaloa, vero?
    A me Br Ba è piaciuta (Salud miglior episodio), e anche parecchio; non è la mia serie preferita, ma solo perché prima metto Lost. Ma le critiche che muovi ci possono stare!

    1. Il meccanismo funziona così, c’è una raccolta di canzoni (divise per autori e album) fra cui chi è nel locale può scegliere una canzone da sentire in playlist. Quando non c’è nessuno nel locale a scegliere una canzone dalla raccolta, passa la playlist del locale, che di solito raccoglie un po’ di tutto. La cosa è un po’ più complicata di così, ma lasciamo perdere, non saprei spiegare tutto in dettaglio. Io mi occupo di dare la forma base alla playlist del locale e di scegliere gli artisti da includere nella raccolta delle canzoni. E la cosa mi diverte molto, ti dirò.
      Los cuates de Sinaloa 😀 si, ci sono piccole perle nella colonna sonora di Breaking Bad… Salud è una grande puntata, c’è poco da dire. I difetti questa serie ce li ha, ma quando vai a toccare la storia di Fring, io non capisco più niente. Veramente. Sono stati in grado di costruire un personaggio bellissimo e con lui anche Mike, bene o male hanno sempre una qualità notevole, anche come background, e in questo episodio si percepisce benissimo. I problemi secondo me sono venuti fuori quando hanno voluto premere troppo sull’acceleratore con Walter-Pinkman, li hanno fatti diventare due macchiette con il proseguire della serie. Peccato, veramente peccato. Se fai un Fring-Ehrmantraut (e anche Hank, gli ho voluto bene, lo ammetto, anche se non ho apprezzato come l’hanno fatto finire. Cavolo telefoni…), non capisco come sia possibile il White-Pinkman dell’ultima stagione.

  7. Cohen è uno di quei mostri sacri di cui ho solo sentito parlare e da cui mi tengo lontano perché se mi ci avvicinassi troppo temo che finirei per non poterne più fare a meno. Ad ogni buon conto, credo proprio che So long Marianne, prima o poi, l’ascolterò. Probabilmente più prima che poi.
    Non ho mai visto Braking Bad, ma ora che ho letto le tue considerazioni mi verrebbe voglia di vederlo solo per poi confrontare le mie impressioni con le tue 🙂
    In compenso ho appena iniziato Death Note, intendo la serie animata, e non ho ancora incontrato la fanciulla di cui parli, ma qualcosa mi dice che non potrò restarle indifferente. Pensare che non ho ancora finito di scervellarmi per Rei Ayanami.

    1. Misa è un personaggio sulla linea degli altri, almeno per quanto mi riguarda… è ben delineata e mediamente insopportabile. Odio di tutto cuore anche (e soprattutto) Light, per quanto debba ammettere che si tratti di un altro personaggio ben scritto. Sono curiosa di sapere cosa ne penserai, di Misa. Ho l’impressione che di Death Note ne riparleremo, anche perché lo sto guardando anche io, per la terza volta credo. Grande serie.

  8. Davvero bella So long Marianne… Da ascoltare e riascoltare, senza mai stufarsi. Anch’io, a dire il vero, alla fine conosco poco di questo artista, a parte quei due/tre pezzi più famosi. Il libro di poesie, da ciò che hai scritto, mi attira adesso ben poco… vedremo 😉

    1. Contiene poesie bellissime, che di tanto in tanto rileggo anche ora. Contiene poesie che non mi hanno dato nulla, che non comprendo, quelle sono come scatole chiuse. Sono ancora in alto mare, le scatole sono praticamente tutte sigillate, per quanto la lettura della biografia possa aiutare.

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