Gazzettino del Kalashnikov 1, maggio/giugno

Ordunque, cos’è successo nell’ultimo periodo?

Biografia del figlio cambiatoCredo di non essermi mai concentrata tanto su Pirandello come nell’ultimo periodo. Sinceramente, non so quanto mi abbia fatto bene leggere Biografia del figlio cambiato di Camilleri, considerando che in una biblioteca mi hanno chiesto se stia scrivendo una tesi. Spiegare che certe cose le faccio per divertimento (leggere saggi, raccolte e biografie che potresti usare come oggetti contundenti), mi riesce sempre più difficile.

Non solo si è aperto un intero mondo di leggende e tradizioni popolari, ma ho potuto vedere il lato più umano di quello che per me è sempre stato una specie di mostro mitologico. Non l’ho mai amato, Pirandello, ma ora che vi sono arrivata per vie traverse, mi trovo davanti a due possibilità: o non avevo capito, o non mi è stato fatto capire/apprezzare abbastanza. Succede, quando uno scrittore viene venduto come la perfezione, la personificazione di arguzia e meraviglia. Intendiamoci, lo scrittore può anche essere profondo e meraviglioso, ma finché non te ne rendi conto, rimangono solo etichette.

La vicenda biografica è talmente contorta (a livello emotivo in particolare) da sembrare un buon romanzo d’appendice e il suo protagonista non è che fosse particolarmente gradevole. Questo non fa che rendere Pirandello più umano e, per me, leggibile. Anche gli scrittori hanno dei difetti. Successe lo stesso con David Foster Wallace: dietro l’aura di magnificenza è possibile trovare un uomo più che imperfetto, e va benissimo così. Spero di far seguire alla prima parte solo una seconda, ma non è per nulla garantito, la cosa sta assumendo proporzioni preoccupanti e sto pensando seriamente di approfondire I giganti della montagna.


AlienAlien. Ho visto tutti i film della saga di Alien in tre giorni, compresa quella ciofega immonda di Alien Resurrection. Perché tutto e proprio ora? Come potrai immaginare, è stato per poter vedere Alien Covenant. E indovina? Alla fine Covenant manco non l’ho visto, ma non importa. Sono stata abbastanza felice di aver scoperto un film come Alien. Ci sono talmente tante possibili chiavi di lettura da rendermi obiettivamente difficile riassumerle qui, dalla fusione di arte e cinema di Giger fino alla struttura simbolica su cui l’opera si fonda. Ce ne sarebbe, da scrivere, e parecchio (tanto per cambiare).

…e a questo punto mi sto chiedendo… ma meriterà davvero vederlo, Covenant?


El apostataSu Netflix ho avuto la fortuna (si, come no) di vedere The apostate o El apóstata (2015), vincitore a mani basse della bestemmia d’oro del mese, una… “commedia esistenziale”, qualsiasi cosa sia. Non ha avuto grande concorrenza, perché di trashate o film offesa all’intelligenza umana non ne ho visti altri. Questo è stato veramente il peggiore, la storia di un uomo che decide di dissociarsi dalla Chiesa cattolica facendosi cancellare dai registri dei battezzati. E sarebbe anche interessante, solo dalla trama.

Non me ne può fregare di meno degli spoiler e ne farò parecchi, te lo dico da subito, ma dubito che te ne importerà qualcosa. El apóstata vorrebbe essere una critica alla cultura cattolica, una critica corrosiva, ma di corrosivo non c’è un fico secco. Da non credente, mi disturba essere associata a un personaggio insulso come il protagonista di questa roba.

Andiamo per gradi. Un bel giorno bussa alla porta di Gonzalo sua cugina, Pilar, di cui è innamorato da sempre. Da bambino, chiese a sua “nonna il permesso di sposarla. Mentii e dissi che, se lo faceva il papa, non era peccato. Per questo mi serviva la sua autorizzazione. ‘Ci dai il permesso, nonna’, ‘Ma certo, tesoro’. La cosa non ha ovviamente avuto seguito, ma dopo anni di storia con un certo Carlos, Pilar è di nuovo di fronte a lui ed è ancora una discreta figliola. La suddetta ha appena lasciato Carlos e ha tanto bisogno di consolazione. Gonzalo la consola talmente bene da finirci a letto. Perché la ama, eh. Tuttavia, c’è un’altra figura femminile nella vita di questo tizio, una vicina di casa di nome Maite, che sorprendentemente è l’esatto opposto di Pilar. Niente niente che il film ci voglia dire qualcosa?

  • Pilar. Bionda. Bellezza classica. Spigliata. Non riesce a vivere da sola e cerca sempre l’affetto di qualcuno. Rappresenta ricordi d’infanzia e una rigidità tipica della cultura borghese/religiosa. Essendo una delle persone che meglio conosce Gonzalo, si permette di criticarlo, ma lui non la prende bene e la spinge ad andarsene, nella memorabile scena della riparazione del cesso. Alla fine della menata, lui si dichiara e lei gli fa sapere di essere tornata felicemente col fidanzato, ma chissenefrega, si baciano proprio mentre Carlos è al piano di sotto, a spaccarsi la schiena per spostare degli scatoloni in un trasloco. Finisce lì e tanti auguri a Carlos per la sua fulgida storia d’amore.
  • Maite. Mora. Bellezza non convenzionale. Rappresenta il nuovo, l’indipendenza. Donna dal sorriso malinconico, capelli corti. Vive da sola, ha un figlio piccolo, Antonio, cui Gonzalo da ripetizioni – non è dato sapere di quale utilità. Cucina eternamente biscotti, una delle poche cose di cui Gonzalo sembra nutrirsi. Alla fine della menata, dopo essersi baciato con la cugina, una volta da questa rifiutato, va a cercare Maite e se la bacia.

I personaggi sembrano costruiti per contrapposizione, succede non solo per i personaggi femminili, ma anche per quelli dei bambini. Da un lato c’è Antonio, il figlio di Maite, curioso e desideroso di vivere, che chiede di studiare ascoltando musica. E poi c’è un bambino di cui non sappiamo niente, se non che vive praticamente nella chiesa facendo il chierichetto. La voglia di vivere del chierichetto è pari a zero, ha uno sguardo perennemente assente e accetta senza fare storie l’imposizione di un voto del silenzio. Antonio è la piccola coscienza di Gonzalo, una specie di “fanciullo interiore”, il chierichetto l’esatto opposto.

Se anche ci fosse qualcosa, qualcosa di veramente fetente da rappresentare oltre i cliché sulla Chiesa brutta e cattiva, nonché sull’inconcludenza dei trentenni che non riescono a laurearsi, qualcosa di viscerale che provenga dal sangue del protagonista, non sarei così delusa. Gonzalo il sangue non ce l’ha. Facile alla critica, non accetta critiche, da nessuno. Se ne riceve, di solito tronca la cosa sul nascere. Non ha nessun reale tormento interiore e il film che poggia su di lui ha la medesima vocazione al cazzeggio. Vaga da un punto a un altro, cercando di fare il simpatico, cercando di mostrare quanto sia retrogrado/ottuso il fronte dei cattolici (famiglia e prete in primis) e cinico l’alto prelato.

Il chierichetto tristeGonzalo si limita a ripetere di non sentirsi rappresentato e di non volere essere manipolato, ma non riesce a esprimere nient’altro. Veramente questo protagonista può rappresentare un non credente? Un personaggio che vuole il confronto e critica l’esistenza di dogmi, ma che ha terrore del confronto? Le critiche, Gonzalo, non le sente nemmeno, non le vuole sentire, non è meno ottuso o sgradevole di coloro che critica. Si approfitta della cugina in un momento di crisi, la spinge ad andare via di casa in malo modo, incarna il trito e ritrito cliché del trentenne che non riesce a staccarsi dalla famiglia, arrogante, vuoto e disordinato. La sua lotta non sembra una necessità reale.

cine-el-apostataUn’inquadratura dei piedi inchiodati di un crocifisso, baciati e tenuti puliti con uno straccio, dice più di tutto l’intero film, ma è connessa a un argomento che non viene affrontato se non in via indiretta. Infine, può starci che il protagonista abbia dei dubbi, ma come gli fa notare la cugina, da sempre l’impressione di non crederci realmente in quello che afferma, e la sua battaglia non sembra molto più consistente di un capriccio. Non decide nulla e non apporta niente alla causa di chi vorrebbe negare l’adesione alla chiesa cattolica. È emblematico come, respinto dalla cugina, decida di provarci con la vicina di casa, che per puro caso sembra corrisponderlo. Mi sono realmente chiesta se questo film voglia rappresentare una legittima critica alla chiesa cattolica o renderla un’offensiva barzelletta.

Fra le cose che ricorderò con tanto affetto:

  • La scena con cui Gonzalo fa andare via di casa la cugina, in un mirabolante scambio di battute pronunciate durante la riparazione dello sciacquone, abbracciato alla tazza del cesso.
  • La intro, con Gonzalo steso su un prato intento a mangiare semi di girasole.
  • L’apparizione del tizio che si flagella la schiena, così, dal nulla, visto da una finestra nella chiesa. Fa quasi simpatia.
  • La scena dal macellaio, in cui si comprano bistecche di vitello (non prima di una discussione sul tipo di carne da scegliere) tagliate con un coltello abnorme. Tutto questo per far sembrare più naturale un successivo incontro fra Gonzalo e Maite.
  • Una scena in cui Gonzalo chiede a Pilar di rimettere a terra un foglio, perché in quel modo lui si sarebbe ricordato di una certa commissione da fare per il padre. Questo già la dice lunga su Gonzalo, ma la dice ancora più lunga la faccia della cugina, che lo guarda come se fosse un imbecille.
  • Scena onirica con Gonzalo che va non ricordo perché (e nemmeno dove) in un posto con della gente nuda che passeggia e lo osserva con fare sprezzante. Si è spogliato pure lui, giusto per non sentirsi escluso. La colpa è mia che non capisco, ovviamente.
  • Lotta a colpi di citazioni fra Gonzalo, baluardo della razionalità (?!), e il professore di filosofia, che l’ha stroncato in sede d’esame e incarna con ogni probabilità lo stantio accademismo.

Personal shopperPersonal Shopper. Sapevo di volerlo vedere sin da quando ebbi modo di innamorarmi di The Clouds of Sils Maria. Sono felice di averlo visto, anche se so di aver bisogno di una seconda visione per capirlo a un livello più profondo. Potrebbe non piacere a tutti, ma c’è di buono che nonostante tutto mi ha coinvolto e non mi ha fatto sentire presa in giro come dopo aver visto The Apostate. Sembra una strana mescolanza fra thriller, thriller psicologico, ghost story… con una che fa la personal shopper di professione. Assurdo, forse, e con un finale che al momento non ti saprei nemmeno spiegare. Merita una possibilità, questo sì. Mi piacerebbe confrontarmi, nel caso qualcuno l’avesse visto.


La morte del padre

Libro che ho accantonato per occuparmi di Pirandello e che prima o poi recupererò (forse): La morte del padre di Karl Ove Knausgard. Per farti capire come ragiono: “Sapessi che libro pesante, non ce la faccio a leggerlo… e lo ritengono il Proust vichingo [addirittura]”, e fu così che decisi di leggerlo. In realtà, questo libro non è poi così pesante. C’è una grande attenzione al dettaglio, questo sì, ma può essere affascinante.  Sono ancora in una fase in cui non potrei scrivere molto della trama, per adesso l’autore si limita a descrivere la propria infanzia/adolescenza e la figura del padre, passando per una serie sterminata di ricordi e impressioni tattili, gustative, uditive… In quanto a pesantezza c’è veramente di peggio, tipo le lettere che scriveva Pirandello a Marta Abba, peggiori persino di quelle scritte a suo tempo ad Antonietta Portolano. Provare per credere. E poi uno si chiede perché Marta Abba qualche volta mancasse di rispondere. Come non capirla.

Ok, sono senza cuore, lo so benissimo.


Marta Abba

Quello che definirei uno sguardo eloquente

Per darti un’idea, ecco una lettera di Luigi Pirandello a Marta Abba, datata 10 febbraio 1931. Perché l’ho scelta? Semplice, è la prima che ho trovato. Il libro con l’epistolario completo ho preferito lasciarlo in biblioteca, onde preservare la mia già precaria sanità mentale.

Marta mia,
vorrei che Ti venisse più spesso l’ispirazione di scrivermi, perché il bisogno che ho sempre avuto delle Tue lettere, come dell’aria per respirare, in questo momento è più grande che mai; e Ti dico perché. Credo veramente ch’io stia componendo, con un fervore e una trepidazione che non riesco a esprimerti, il mio capolavoro, con questi “Giganti della Montagna”. Mi sento asceso a una sommità, dove la mia voce trova altezze d’inaudite risonanze. La mia arte non è stata mai così piena, così varia e imprevista: così veramente una festa, per lo spirito e per gli occhi, tutta palpiti lucenti e fresca come la brina. E scrivo con gli occhi della mente fissi a Te. Poco importa che Tu poi non debba presentare questo lavoro, o perché non creda che sia per Te, o perché non possa per tante ragioni: è una questione secondaria, ciò che importa, non solo, ma mi è assolutamente necessario in questo momento, è pensare che lo sto scrivendo per Te. Non potrei più andare avanti d’una parola, se la Tua divina Immagine ispiratrice m’abbandonasse per un istante. Io la seguo questa Tua Immagine, nelle situazioni in cui l’ho messa, ed Essa a mano a mano mi trova le parole e mi crea le scene, e mi porta avanti, avanti, suggerendomi, indicandomi ciò che debbono dire, ciò che debbono fare anche gli altri personaggi, per rispondere al suo giuoco, per placare o per accrescere le sue ansie, per far nascere dal contrasto l’armonia suprema della composizione. Senza saperlo, così da lontano, non pensando più forse minimamente a me, presa da altri pensieri, da altre cure, il lavoro me lo stai facendo Tu. Ora io penso che cosa sarebbe, se Tu invece Ti facessi più viva con me, viva com’eri prima, quando pensavi più e più Ti stava a cuore il Tuo maestro, che senza il Tuo pensiero (dico almeno il Tuo pensiero) non può più vivere.

Marta Abba 2Ah, Marta mia, per seguitare a lavorare come sto lavorando, bisogna ch’io pensi assolutamente che Tu sei sempre la stessa per me. Se per un momento mi s’affaccia la certezza che Tu con la mente e col cuore già Ti sei distaccata, e io son diventato ormai uno come un altro, da cui Tu sei lontana e a cui solo di tanto in tanto rivolgi un pensiero o un sentimento alieno; tutto mi muore dentro, mi sento cader l’anima e il fiato, ogni luce si spegne nel mio cervello, e la mano mi casca sulla carta, inerte come una pietra. Ajutami, ajutami, per carità, Marta mia, non mi lasciare, non m’abbandonare, sono gli ultimi miei momenti: ho tanto, tanto bisogno di Te, di sentirti uguale e vicina, quella di prima … Scrivimi, fatti viva, ho tutta la mia vita in Te, la mia arte sei Tu; senza il Tuo respiro muore. Tu stai creando, e non lo sai, Tu con tutta la potenza della Tua arte, coi toni della Tua inimitabile voce, col fulgore dei Tuoi occhi che trovano lo sguardo per ogni passione; stai creando con l’ardore che dalla Tua mente, dal Tuo cuore, da tutta la Tua persona è venuto in me, perché io lo trasfonda nell’opera che attraverso Te sto scrivendo, e che non è mia ma Tua: creazione Tua. Seguita fino all’ultimo a soccorrermi, Marta mia, non mi abbandonare; pensa che non morirei io soltanto, ma anche l’opera Tua. Non è possibile che Tu non sia, come autrice vera e sola, in tutto quello che ancora faccio. Ma io sono la mano, Quella che in me detta dentro, sei Tu, senza più Te, la mia mano diventa di pietra.
Ho avuto jeri un po’ di febbre, forse l’ho anche oggi; ho preso dei cachets Fevre, e mi tengo riguardato; ma non è nulla: lavoro. Non ho più bisogno di nulla, quando lavoro: ho soltanto bisogno di Te. Se m’arriva oggi una Tua lettera, son bell’e guarito. lo credo che anche se fossi morto, arrivando una Tua lettera, risusciterei. Sono così solo, così solo, Marta mia, e non Ti puoi figurare le serate che passo. Appena si fa sera, mi prende un’angoscia … Ma non voglio affliggerti inutilmente.

Addio, Marta mia.

E “addio” anche a te che stai leggendo, se sei arrivato/a fino qui. Grazie per la pazienza, davvero, anche se non ce l’hai fatta a leggere la lettera a Marta Abba.

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15 pensieri su “Gazzettino del Kalashnikov 1, maggio/giugno

  1. Zeus ha detto:

    Leggo che stai approfondendo Pirandello e io, che proprio una cima non sono, mi sto beando di leggermi il Premio Pulitzer 2016 (Il Simpatizzante). Mi bullo di questo e leggo te e mi sento di nuovo nel mare magnum della normalità 😀
    Alien, che bella cosa. Dicono che ci sono due film (Prometheus e quello dopo), ma io sono convinto che siano bufale di Hollywood e non esiste niente. Già Alien La Clonazione era a stento dentro la saga… anzi, no… ma…
    La serie televisiva me la perdo. Ti ringrazio pubblicamente per il tuo servizio, perché il titolo mi avrebbe attirato come il miele e ci sarei cascato dentro a vedermi questo bidone di spazzatura che è L’Apostata.
    La lettera di Pirandello l’ho letta a stento, lo ammetto, ma mi ha ricordato (che capra che sono) la lettera che dettava Philippe alla segretaria in “Quasi Amici”. Mi sono sentito molto Omar Sy (l’attore) leggiucchiando le parole di Pirandello.
    Non ne esco fuori bene dopo questo commento, eh?

    • Francesca ha detto:

      No no te ne esci benissimo invece! Avrei accettato anche più acredine contro L’apostata, che non è solo un bidone di spazzatura, ma pure un pozzo nero con ovvio contenuto. Mi ha ingannato, ho sperato in qualcosa di caustico, invece c’era questo tizio inutile che… lasciamo perdere o mi viene un’ulcera.
      Dai Quasi amici era carino, la lettera non la ricordo (la visione del film risale a mille anni fa, lo vidi al cinema), ma quasi quasi lo recupero. E se l’hai letta a stento la lettera di Pirandello, ti capisco, basta vedere la foto di Marta Abba per rendersi conto che a volte Pirandello poteva essere un filino pesante. Magari quella era una reazione a una lettera, chissà.
      Alien. Amore immediatamente, film bellissimo. Dici che Covenant non esista in realtà? potrebbe essere. In compenso sono felice che esista Baywatch e non vedo l’ora di bearmi di questa trashata molto presto.
      E per concludere… questo Il simpatizzante sembra molto molto interessante. Grazie per il consiglio 😀

      • Zeus ha detto:

        Ne esco bene? Mm… ormai neanche più i commenti brutti mi riescono 😀
        L’Apostata mi sembra proprio una vaccata, c’è poco da fare. Mi intristisce che escano schifezze simili (un po’ come mi intristisce che Palahniuk continui a scrivere… non so perché, ma secondo me non ha niente da dire. Forse associo Apostata a qualche ultimo libro di Palahniuk e mi sale il demonio sulla schiena).
        La faccia di Marta Abba è abbastanza esplicita, infatti avevo la stessa espressione alla fine. Forse con più bava alla bocca.
        Il film Quasi Amici mi è piaciuto. Leggero, tranquillo e con delle belle scene: non chiedo altro.
        Alien è totale. Io amo i primi tre film, il resto è un continuo rotolare verso il nulla più nero.
        Baywatch lo aspetto con ansia. Sarà il momento di relax assoluto di questa estate (e sì che ho visto Wonder Woman….).
        Il Simpatizzante è bello (sono ad un terzo al momento), ma lo consiglio.

        • Francesca ha detto:

          No, il commento purtroppo per te è riuscito bene 😀
          Vedrai appena riesco a vedere Baywatch (i sinonimi, Francesca, i sinonimi…).
          E Alien, dovrei far decantare il tutto, c’è troppa roba e tutta molto bella. Solo il terzo non riesco ad amarlo alla follia, c’è come una struttura che si ripete, ma diamine, è ugualmente una gran trilogia che lì si conclude. Conclude, eh. Gli altri due di cui non parli e di cui non voglio parlare sembrano un’altra cosa, se mai siano esistiti ovviamente. Credo che nascano proprio con uno spirito diverso. La clonazione è una vaccata clamorosa, fa veramente schifo.
          Sai che sono sempre riuscita a schivare questo Palahniuk? L’ho sempre letto in qualche citazione qua e là, ma non ho idea di chi sia, ho anche paura a pronunciarne il nome. Mi terrorizza anche solo capire come si scrive, quel cognome.

          • Zeus ha detto:

            Ohhh, non vedo l’ora di leggermi la tua recensione. Intanto dovrei mettermi a scrivere quella di John Wick 2, giusto per rendermi complice del declino della sapienza.
            La clonazione fa schifo soprattutto perché c’è Wynona che fa pena nel ruolo del cyborg o simil-tal-androide.
            Il terzo non ti ispira?! Io me lo ricordo figo, ma sarà che mi piace l’ambientazione o che l’ha diretto Fincher. Boh. O forse ero in trip con certi paesaggi.
            Capitolo Palahniuk. Il buon Chuck ha scritto un grandissimo romanzo: Fight Club. Il resto è stato buono (qualcuno) e molto altri galleggiano fra il mediocre e il sufficiente. Da un certo punto ad oggi è scaduto in qualità, scrivendo romanzi sempre più banali e meno convincenti.

            • Francesca ha detto:

              Zacchefron lo sai è un attore che mi ispira molto, da Nonno scatenato è diventato un po’ il mio preferito. Non posso che aspettare il momento in cui lo vedrò alle prese con l’alta recitazione con l’uomo dal sopracciglio indemoniato, TheRock o Dueincomecavolosichiama.
              John Wick? ma è meraviglioso! ho visto solo il primo, un film mosso tutto dal fatto che gli hanno ammazzato il cane e rigato la macchina (o rubato, chi se lo ricorda? ma ha veramente importanza?), con lui che diventa più letale di Cristiano Malgioglio con la tinta sbagliata. Favoloso. Prima vedrò il film e poi mi leggerò la tua recensione, ho deciso (ma potrei fare anche il contrario se mi trovo prima la tua recensione eh).
              Il terzo Alien è un gran film, però l’ho trovato meno “tagliente”. L’ultima parte è bellissima, l’inseguimento nei cunicoli della fonderia, qualcosa di bellissimo, anche dal punto di vista della regia. Che poi… perché “fiorina” se nell’originale si chiama “Fury”? è una traduzione sbagliata o cosa? Comunque a conti fatti, veramente è una trilogia tutta bellissima, posso trovarti qualcosa che non mi sia piaciuto pure qui, ma avercene, avercene 😀
              Mmh… Fight club? ecco a proposito di cosa l’ho letto. Come vedi ho una memoria pressoché pari a zero. Vorrà dire che ci farò un pensierino, potrebbe essere un’ottima lettura pure questa.

              • Zeus ha detto:

                Lo so, lo so! Zacchefron ormai è un piccolo idolo delle folle e delle blogger. Io supporto tutti i film con The Rock, perché è granitico (ovvio) e monoespressivo il giusto. E poi, scusami, come fai a non amare un attore che fa una serie tv come Ballers? Una cosa epica in fatto di sex,drugs&ignorance.
                Il primo John Wick aveva anche un minimo di trama, il secondo è proprio senza. Personaggi messi dentro alla membro di segugio e via con botte da orbi. L’unica cosa che mi piace di quel film è il Continental dove tutti si riposano: bella pensata, ad onor del vero 🙂
                Sai che non me lo ricordo così nel dettaglio? Mi ero sparato i 9 DVD della collection un po’ di tempo fa, ma ormai la mia memoria è peggio del gruviera.
                Un libro che mi è piaciuto molto, Fight Club intendo. Bello, apocalittico etc etc etc. Sicuramente il migliore dei libri di Palahniuk. Ma se vuoi partire, parti con quello di prima (il simpatizzante – lo dico visti i tuoi gusti 😀 eheh)

    • Francesca ha detto:

      Vero eh? pensa che è una di quelle cose, il rapporto di Pirandello con l’amore e con le donne, che più mi ha spiazzato leggendo la sua biografia. C’era chi lo accusava di essere una specie di donnaiolo, ma non era proprio così. Tutti pettegolezzi. Era un bell’uomo, poi insegnava lettere ed era sempre circondato da studentesse giovani e belle. La moglie era gelosissima, ma lui pare sia sempre stato fedele. L’amore lo scuoteva, questo sì, ed era molto esigente, fin troppo. Forse voleva trovare una donna che gli fosse affine soprattutto mentalmente. Eh, ma con Pirandello, come si fa?

  2. Nicola Losito ha detto:

    E’ sempre un piacere leggere le tue scorribande in biblioteca e al cinematografo solitario (?) dove noia, interesse, amore per le scoperte, fermate e ripensamenti si alternano con costante ripetitività, indice di una mente aperta a tutto e al contrario di tutto. Anch’io sono curioso e instabile e l’avere abbandonato (?) wordpress mi ha aiutato a cercare nuovi interessi come lo studio della lingua spagnola e al download frenetico di film che poi non ce la faccio a vedere tutti.
    Te ne segnalo uno che ho visto ieri sera e che forse può interessarti: Vi presento Toni Erdman.
    A me è piaciuto di più quando ho letto le critiche che non mentre lo stavo guardando. Un film strano, grottesco e affascinante.
    Ciao.
    Nicola

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