Tyrannosaur

tyrannosaur-3“Ok, non voglio spoilerarti niente… nelle prime scene un cane viene ammazzato a pedate. Sarà una sofferenza, ma questo non deve fermarti, Tyrannosaur è un gran film. E poi, il tizio che ammazza il cane è una delle poche figure positive. Lo so, non è molto incoraggiante, soprattutto se uno prova a immaginare le altre…”

D. aveva perfettamente ragione e non servirebbe scrivere molto altro. Tu sapresti lo stretto necessario, cioè che questo film merita di essere visto, ma soprattutto ti risparmieresti drammatiche lungaggini su “anime tormentate in cerca di redenzione” o sul cinema inglese, così attento alla tematica sociale. Eviteresti l’ennesimo pezzo con termini jolly del calibro di espiazione, capro espiatorio, male malefico o assonanza. Mi basterebbe scrivere che sì, Tyrannosaur (2011) può suscitare una certa repulsione, anche in scene apparentemente inoffensive. Ci sono stati momenti in cui mi sono chiesta “…ma l’ha fatto veramente?” e di tornare indietro di qualche fotogramma, solo per rendermi conto che sì, l’ha fatto veramente. Ora potresti non capire, ma ti basterà guardare il film o continuare a leggere per renderti conto di quello cui mi sto riferendo. Quando il film finisce, che ti piaccia o no come decida di andare a finire, ti lascia più di una domanda cui vorresti poter dare una risposta. Dopo tanto silenzio, questo film mi ha fatto venire voglia di scriver(n)e.

Mettiamola così, ormai io ci provo a buttare giù due righe (e già lo sai che saranno molte di più) e ti prometto che eviterò accuratamente i suddetti termini/temi jolly e le lungaggini. Vedi tu se leggere, in tal caso sarò felice di farti compagnia per qualche minuto.

Allora, perché potresti vedere Tyrannosaur?

tyrannosaur-1…per come interagiscono i personaggi. Un uomo con problemi di alcolismo e gestione della rabbia incontra una donna; fra i due nascerà un legame in grado di cambiare entrambi profondamente. In un corto del 2007, Dog altogheter, Paddy Considine aveva già messo in evidenza gli elementi fondanti di Tyrannosaur, Joseph (Peter Mullan) e Hannah (Olivia Colman), le reazioni rabbiose e la frustrazione, il cane e i ragazzi al pub. Stava tutto nel suo titolo, perché l’espressione irlandese “dog altogheter” indica la tipica situazione in cui se tutto va già male, c’è ancora spazio per un ulteriore peggioramento. Joseph prende a calci il suo cane dopo una lite la sera al pub, lo riduce talmente male da scegliere di sopprimerlo, piuttosto che farlo ancora soffrire. Nonostante tutto, però, si capisce che anche per quest’uomo dalla vita devastata c’è sempre speranza; tutto può ricominciare, anche se non sapremo se sarà davvero così, perché quando Anita-Hannah accarezza sorridendo il suo viso, il corto si interrompe. Tyrannosaur, però, è tutta un’altra storia.

Joseph uccide il cane e si avvia verso casa; anche in questo caso il personaggio ha avuto la necessità di sfogare la propria rabbia sull’unico essere su cui potesse sfogarla, perché in fondo è un uomo debole che sa di esserlo. La Leeds di Tyrannosaur è popolata di persone che soccombono l’una sotto i colpi dell’altra, in una gerarchia dove si presume che chi sta sotto possa solo restare dov’è. Una volta a casa, Joseph lascia il corpo del cane in un capanno nel giardino, adagiato su una poltrona. Le immagini della passeggiata verso casa, del cane e del capanno, danno un’idea di chi sia Joseph al di là dei suoi accessi di rabbia. Proseguendo nella storia e vedendo come interagisce con gli altri personaggi, capiremo che è un po’ come quel cane che ha appena seppellito. Joseph è letteralmente il cane per qualcun altro, qualcuno che non ha alcuna preoccupazione nel prenderlo a calci e umiliarlo. Come il cane che a malapena si lamenta mentre viene ammazzato, anche lui si accontenta di lamentarsi mentre prende le botte o viene offeso.

tyrannosaur-10Il personaggio di Hannah viene svelato poco a poco nello stesso modo, perdendo il carattere simbolico che aveva nel corto del 2007. Joseph si è appena rifugiato nel suo negozio, nascondendosi dietro una ralla di vestiti; lei è in pace, sorridente e perfettamente integrata nel suo mondo. Benestante, vive dignitosamente con un marito da cui vorrebbe avere dei figli. Chiediamocelo, però, cosa ne sappiamo realmente della sua vita? La seguiamo nel tragitto che la porta fino a casa, finché non entra in salotto e si sdraia su un divano. James, suo marito, rientra dal lavoro e la trova addormentata. Decide di svegliarla, inizia a spegnere e accendere la luce, ma non ci prova nemmeno a toccarla. La donna non si sveglia. James non si china verso di lei, probabilmente non gli passa nemmeno per l’anticamera del cervello di prenderla in braccio e portarla a letto. Si sbottona i pantaloni e le piscia sulla schiena.

Tyrannosaur (2).png

Immagina cosa possa aver pensato, Hannah, la mattina dopo. Si è resa conto di cosa le è stato fatto, ma potrebbe non essere stata la prima volta che il marito l’abbia trattata a questo modo. Lui tenta un approccio nei confronti della moglie. La donna si nega e lui le farà capire in modo signorile che potrà sbrigare quella pratica da solo, sotto la doccia. La natura della relazione è evidente e per quanto possa sembrare inspiegabile, tutto può apparire assolutamente sensato nell’ottica di una relazione malata.

È un film di bestie più o meno umane, Tyrannosaur, dove per un cane indifeso che viene ammazzato o umiliato, ce ne sono altri che sentono di dover affermare il dominio su un territorio. Laddove un cane lo farebbe senza cattiveria o solo perché aizzato, costretto a essere aggressivo, un uomo che si presume dotato di raziocinio potrà farlo con intenzionalità e sadismo, come nel caso di James.

…perché non sempre le cose vanno come ci aspetteremmo. Joseph può sembrare inizialmente un uomo sgradevole, anzi, per quanto ne sappiamo potrebbe esserlo. Si irrita rapidamente e altrettanto rapidamente si sottomette, qualora l’oggetto della sua rabbia si dimostri poco collaborativo o più rabbioso di lui. I presupposti per identificarlo con l’ennesimo personaggio cattivo ma dal cuore d’oro ci sono tutti, così come ci sono tutti i presupposti per aspettarsi che incontri una crocerossina. Hannah corrisponde perfettamente alla descrizione, piena com’è di buoni sentimenti e con una certa vocazione al martirio. Quando Joseph la incontra nel negozio, Hannah sembra molto sicura di sé e tenta di ammansirlo, parlando e pregando con lui; dal suo punto di vista, potrebbe aver colto l’opportunità di rendersi utile e dare amore, aspettandosi che lui capisca di poter vivere una nuova vita. Lei gli aprirà gli occhi, lo salverà  e lo convertirà all’amore universale. Sul serio?

“L’intero film punta a sfidare le percezioni: vai a conclusioni immediate, immediati giudizi sulle persone, e sei puntualmente in errore. Guardando il film dopo che sei stato testimone di ciò che ha fatto Joseph, non avresti mai detto di poterti sentire in un modo così diverso.” – Olivia Colman, in un’intervista sul ruolo di Hannah in Tyrannosaur.

Il punto è questo, qui nessuno redime nessuno. Joseph non ci tiene particolarmente a farsi aiutare e offre ad Hannah l’unica cosa che potrà dare, ossia rabbia, cinismo e un’analisi accurata (e non richiesta) della situazione. Hannah vuole avere dei figli, ma non può averli. Hannah lavora e prega. Hannah si racconta un sacco di vaccat storie e lo sa benissimo, per cui quando Joseph glielo farà notare, sia noi che lui avremo la nostra bella opportunità per capire tutto: Hannah non può che essere la classica donna stanca della propria vita, che si rifugia nella religione per sentirsi meglio. Allora sì che saremo a posto, avremo capito tutto. Quello che sia noi che Joseph dovremmo chiederci, è la motivazione di questo comportamento, senza accontentarci di convinzioni fondate su apparenze.

rick-e-mortyApro una parentesi piuttosto scema. In un’edificante, amatissima serie animata, lo scienziato Rick declama al nipote Morty una considerazione ponderata: “il matrimonio è un funerale con la torta”. Se non hai mai visto Rick & Morty, ti consiglio di dargli un’occhiata, non solo perché è al limite dell’assurdo e divertente, ma perché puntualmente rivolterà le tue convinzioni senza curarsi della loro esistenza. L’episodio in questione, Il mio squanch matrimonio alieno (tit. orig. The wedding squanchers), è infarcito di ribaltamenti di prospettiva, ma considerando che si tratta del finale della seconda stagione mi guardo bene dallo scriverne troppo. In generale, tutta la serie Rick & Morty gioca con le nostre certezze, confrontando infinite possibilità e infinita complessità con la precaria stabilità delle convenzioni. In Tyrannosaur succede un po’ la stessa cosa: anche qui la vicenda prende strade imprevedibili, che non tengono minimamente conto della comodità della nostra interpretazione. I personaggi hanno una loro coerenza, ma possono cambiare idea e alla fine fanno un po’ quello che vogliono.

Tyrannosaur (15).jpgTorniamo al nostro “funerale senza torta”. Si dicono tante cose sul matrimonio, che è la tomba dell’amore, che dopo un po’ ci si trova in casa uno sconosciuto, o (per dirla alla Homer Simpson) che è una bara e ogni figlio è un chiodo in più… Succede che ci si schiera, che potremmo essere portati dare la colpa di un eventuale fallimento all’una o all’altra parte. Succede. La vita matrimoniale di Hannah è un funerale continuo, dove lei muore un po’ ogni giorno. È una vittima, e in quanto tale non è esente da colpe, perché ogni volta accetta di essere la parte debole nel rapporto, accetta di subire. Perché, potremmo chiederci, ha scelto di mantenersi su quel livello? Perché accetta le umiliazioni? allora merita di essere umiliata? Se si tratta di un matrimonio finito, sarà colpa dell’abitudine, sarà colpa di questa donna che è frigida e pensa solo al fatto che non può avere figli? Potrebbe essere colpa del marito, che si è rivelato essere un sadico narcisista? Quando non si conoscono i fatti in profondità è molto facile schierarsi e convincersi delle proprie conclusioni, qualsiasi esse siano. Cosa spinge questa donna a rimanere con un uomo del genere? La paura, magari. Paura di non avere alternative. Paura delle ritorsioni e di ritrovarsi con una pallottola in testa, paura di non essere creduta e di rimanere isolata, paura di ammettere il proprio fallimento. Le si addice forse, il ruolo della vittima, finché sente di sostenerlo e di dover convalidare le percezioni altrui.

Quando Hannah va in negozio con un livido in viso, ha due possibilità: essere compresa o essere ignorata. Solo chi sa vedere certe cose, magari perché le ha vissute o commesse, oppure perché è disposto ad affrontarle, sa fare le domande giuste e vede oltre le risposte di comodo. Joseph lo sa bene che quel livido, Hannah non se l’è fatto scivolando; altrettanto non si può dire della signora che entra un giorno in negozio, portando dei vestiti e andandosene poco dopo, ben contenta d’avere ascoltato una sciocchezza rassicurante. Tutto è un gioco di specchi, un gioco di percezioni.

tyrannosaur-2…per l’attenzione posta nella recitazione, per il personaggio di James e per come viene descritta una relazione malata. La scelta degli attori per le singole parti mi ha convinto, in modo particolare quella di James. Eddie Marsan sembra veramente un uomo comune, non solo medio, ma mediocre; ha saputo incarnare il tipo di uomo che sa apparire brillante in pubblico, benché a prezzo di una certa fatica. Fra le mura di casa o in un territorio conosciuto, può diventare un carnefice. È l’attenzione al dettaglio che fa capire quanta ricerca vi sia nella costruzione del suo personaggio, perché al di là dei gesti plateali, James è presente negli atti minimi o nell’uso degli occhi. Il suo sguardo è assente, che chieda scusa piangendo o che tratti la moglie come un pezzo di carne. L’interazione fra James e Hannah diventa qualcosa di credibile e in più di una fase potrebbe dare una sgradevole impressione di “già visto”. E questo, si badi, è un bene. Non c’è niente di incomprensibile in un rapporto sbilanciato come questo, è tutto molto lineare e basta informarsi un minimo su episodi di violenza psicologica per rendersi conto di quanto possa essere distruttivo il lento lavorio di qualcuno che ti sta privando da anni della voglia di vivere. Tutto questo, con uno sguardo assente che è la cifra di quanto e quale sia il livello del lavoro sul personaggio. Quello sguardo, non lo si improvvisa e chi l’ha visto di persona, lo sa benissimo.

Tyrannosaur (11)…per la presenza/assenza del Tirannosauro. Ok, i dinosauri qui non c’entrano – più o meno. Tirannosauro era il soprannome della moglie di Joseph, una donna talmente robusta che al solo camminare per casa faceva tremare l’acqua nei bicchieri, un po’ come il tirannosauro di Jurassic Park. Il film è costellato di riferimenti a questa donna che non c’è più, sia per il vuoto che ha lasciato nella vita di Joseph, sia per tutte le abitudini che gli ha lasciato, una su tutte la necessità che il cane dovesse dormire nel capanno del giardino. La sua, è un’assenza importante. Di lei sappiamo che è morta di diabete, ma non se sia stata trattata bene dal marito, che comunque lascia intuire che no, nemmeno nei suoi confronti sia stato molto tenero. Non si capisce se il marito abbia avuto un ruolo nella sua morte, anche indiretto, ma c’è la possibilità che sia così. Di lei, Joseph dice ad Hannah che non sapeva rinunciare a quello che la stava uccidendo. Era capace di un amore incondizionato, totale, privo della carità posticcia di una religione mal sentita, quella che ti sta aiutando a sopportare l’ennesima croce come se fosse un preciso dovere desiderare il dolore. Come il cane di Joseph, subiva l’umore del marito, restituendo sempre amore.

Il personaggio che non c’è, del Tirannosauro, è forse quello più folle, perché si vota all’autodistruzione; non riesce a smettere di divorare quello che la faceva stare più male, sia esso cibo che è come veleno o la necessità di essere pienamente se stessa, una donna che ama anche quando viene ferita.

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30 pensieri su “Tyrannosaur

    • Francesca ha detto:

      Sono stata dispersa, effettivamente, diciamo che ho avuto da fare… Felice che si parli ancora delle mie inchieste nel magico mondo del trash 🙂 Nell’ultimo periodo ho avuto anche la fortuna (ok, non proprio fortuna) di trovare perle interessanti, tipo un film osannato da tutti che si è rivelato essere una ciofega strabiliante, con un tizio monoespressivo che sicuramente ha studiato alla Bau bau studios di Mark Wahlberg che… a proposito, ma tu lo sapevi che questo grande attore ha una serie su dei non meglio precisati hamburger? Magari lo sapevi, io sono proprio fuori dal mondo… come facevo a vivere senza questo reality? (https://en.wikipedia.org/wiki/Wahlburgers). Insomma, di materiale su cui lavorare ce n’è 😀

      • Zeus ha detto:

        In realtà, e mi dispiace da matti fare il guastafeste, stavo parlando di una tua recensione impegnata.. quella dei film/anime giapponesi che io non approccio per motivi vari ed eventuali 😀
        Ottimo che avevi cose fare, ad occupare il tempo libero scrivendo “cose inutili” (sul tuo blog si può dire minchiate?) ci penso io. Lascio a voi blogger seri la scrittura decente 😀
        Nooo, adesso mi hai messo la scimmia sulla schiena (pesa) e voglio sapere il film 😀 eheheheh.
        No, non sapevo di questo reality e, ti posso assicurare, adesso vado su youtube e me lo guardo 😀

        Spero che resti su WP un po’ adesso 😉

        • Francesca ha detto:

          Sul mio blog si devono usare tutti i termini che si ritengano opportuni, perché se stiamo parlando di capolavori del calibro di Nonno scatenato o altri, perché non usare la parola minchiata? Quando avrò modo di trattare questo capolavoro del cinema danese (mi pare sia danese) vedrai che pulluleranno adeguati termini. Devo vedere anche io quel reality e appena avrò visto, la mia vita non sarà più la stessa.
          Si dai, conto di rimanere 🙂

          • Zeus ha detto:

            Ah bene bene… sai, non essendo mio il blog, non so mai fin dove posso spingermi 😀 [il mio ormai l’ho inzozzato con tutto il peggio del mio peggio].
            Un capolavoro del cinema danese?! O forse non-danese? Stupendo. Attendo attendo allora.
            Io ho guardato qualche scena su Youtube, ma erano sgranate… mi rimetto al tuo saggio vedere.

            Sono contento se rimani in queste lande. Anche perché Il Gazzettino del Kalashnikov non si fa da solo 😀 😛

            • Francesca ha detto:

              Ah no, poco ma sicuro! e comunque ti confermo che è un film danese. Mi sono anche trovata il libro, che si dice sia tipo scritto da una grande promessa nel campo dei gialli… Vedremo eh. Sono curiosa di leggere come l’autore abbia tratteggiato cose che nel film sembrano delle emerite vaccate 🙂

  1. Nicola Losito ha detto:

    Prima di leggere il tuo post ho cercato il film e l’ho guardato.
    Molta acuta e condivisibile la tua analisi su ambiente e personaggi. Concordo con te anche sull’importanza di un film che non dà mai nulla per scontato o prevedibile. Ottima la scelta degli attori. Joseph sprizza simpatia anche se conduce una vita degradata e degradante, Hannah, donna sottomessa (?) e pacifica (?) nei momenti in cui sorride appare bella anche se ha il viso deturpato dalle botte, infine, l’attore che impersona suo marito James ci regala una notevole interpretazione di un uomo comune, sgradevole/umile/violento, molto diverso dall’impiegato statale di buon cuore che va a tutti i funerali delle persone che vivono sole e senza parenti da lui interpretato nello stupendo film di qualche anno fa dal titolo Still Life.
    Nicola

    • Francesca ha detto:

      Tutti i personaggi di Tyrannosaur sono scritti bene e interpretati meglio, mi piace praticamente tutto di questo film, anche se (dato che l’hai visto posso scriverlo) il finale l’ho trovato meno coraggioso rispetto all’intero film. Un bel finale, anche poetico, chiarisce molto e lascia comunque spazio all’interpretazione… ma non mi ha del tutto convinto, non so spiegarti perché, forse è per via di questa sensazione di “due pesi e due misure” nei confronti dei personaggi coinvolti. Mi esprimerei diversamente e sarei decisamente più comprensibile, ma non voglio anticipare nulla. Bello, veramente bello, in fondo non cambierei niente, nemmeno il finale. Ricordo poi qualcosa che ha detto Considine (mi pare) a proposito della vicenda, ossia che dobbiamo sempre chiederci se quella persona sorridente che abbiamo davanti, non stia vivendo un inferno. Credo che questo riassuma tutto il senso del film. Insomma, che mi piaccia o meno il finale, non ha alcuna importanza.
      E ora mi vedrò Still life, senz’altro.

  2. gianni ha detto:

    Il tempo è ininfluente quando ci sono post così, che val la pena di aspettare. Come dire che una blogger sa sempre quando deve ritornare… Un po’ come uno stregone che non è mai in ritardo.

  3. ysingrinus ha detto:

    L’altro giorno mi era parso di aver visto un tuo articolo ma poi non l’ho trovato.
    Cosí oggi sono venuto a cercarti e ne ho trovati addirittura due.

    Mi fai venire voglia di vedere questo film anche se non so se ho abbastanza coraggio per farlo.

    • Francesca ha detto:

      Di coraggio ce ne vuole, soprattutto per la scena iniziale, devo ammettere che mi ha messo alla prova. Però davvero, è un film che ripaga del coraggio. Guarda, mi dispiace solo che su due articoli che hai ritrovato, due fanno riferimento a film per cui la visione necessita di un certo stomaco… prometto di scrivere anche di cose molto più leggere!

  4. L'Irriverente ha detto:

    Dalla descrizione, il panorama mi sembra tremendo e desolante. È un film di quel genere che non riuscirei a guardare, penso, il che non è un giudizio di valore sul film ma una constatazione su di me spettatore. Il dramma è che nessuno pare salvarsi o almeno arrivare a una serenità. Mi viene in mente quel contesto sociale che emerge dietro all’incendio della Grenfeld Tower di Londra, e la cosa dà i brividi.

    • Francesca ha detto:

      La cosa buffa è che il film è esattamente così, non sembra mai che possa sfociare in quale “liberazione” o “redenzione”, parola che ho letto molto spesso correlata a questo film. Il finale è particolare perché non rinuncia comunque alla speranza, conferisce al film una sfumatura quasi ottimista, per quanto la sensazione di desolazione continui ad aleggiare. La serenità, qui, è veramente una chimera.

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