Room (2015)

Room film (7)Jack (Jacob Tremblay) vive con la madre Joy (Brie Larson) in una stanza da cui non è mai uscito. Ha appena compiuto cinque anni e Joy è tutto per lui: descrive la sua realtà, è l’unico tramite con l’uomo che porta loro i rifornimenti, è il passato e il presente, protezione e felicità. Jack può guardare di tanto in tanto la televisione, ma sa che quelle immagini sono pura fantasia, men che mai il riflesso di una realtà lontana. Jack sa che l’unica realtà è quella che può toccare con le proprie mani. La realtà è solo la stanza.

Non mi sento di andare oltre e se avete ancora visto Room (2015), vi sconsiglio di cliccare su “continua a leggere”. Non che sia granché contraria agli spoiler, anzi, conoscere una trama mi aiuta ad apprezzare meglio il percorso di un film come di un libro, senza l’ansia di sapere “come va a finire”. Ognuno ha le sue fissazioni, abbiate pazienza. A ogni modo, questo video (Fenomenologia dello spoiler) descrive la questione molto meglio di quanto non lo stia facendo io. Tornando a noi, credo profondamente che un film come questo sia maggiormente apprezzabile da uno spettatore privo di qualsiasi riferimento alla storia di fondo. Sapere “troppo” significa perdere la possibilità di un’identificazione profonda nel personaggio di Jack, adattandoci come lui alla realtà della stanza, dapprima ovattata, quindi sempre più corrosa da dubbi prima accennati, quindi sempre più pressanti.

Room film (6)Room inizia privilegiando il punto di vista di Jack e i gesti di Joy appaiono naturalmente pieni di amore: correre da un lato all’altro della stanza per fare gli esercizi fisici giornalieri diventa una parentesi felice in una giornata assolutamente normale. La vita di Joy e Jack sembra la vita di chiunque, pur con le sue regole specifiche. A sera, Joy fa entrare il bambino in un armadio il cui interno è sistemato per essere un piccolo rifugio, con disegni colorati e una morbida coperta. Nella sua stranezza, non preoccupa, sembra una semplice stravaganza come ce ne potrebbero essere tante. D’altra parte, Jack sembra stare bene, sorride. I dubbi verranno a noi, su “vecchio Nick” e sul rapporto che lo lega alla donna, sul perché succeda quel che succede quando Jack viene invitato a rifugiarsi nell’armadio. Non passerà molto tempo prima che le crepe dapprima invisibili diventino qualcosa di insanabile; Joy parla con il figlio e gli rivela l’impensabile: fuori c’è una realtà completamente nuova, immensa, oltre ogni sua aspettativa. Prevedibilmente, non sarà semplice da accettare per il bambino, ma avrà finalmente inizio un percorso che porterà al superamento dei confini della stanza.

Room film (4)


Stanza/spazio
. La parola room può essere tradotta sia con “stanza” che con “spazio” o “ambiente”. Il film può essere diviso idealmente in due parti, la prima riferita alla stanza, dove i due significati coincidono: spazio e stanza sono un tutt’uno, regole artificiali per rendere sopportabile la permanenza in uno spazio ristretto. La seconda parte vede l’ampliamento dello spazio, ben oltre i limiti della stanza, che rimane presente solo come stato mentale. Il cane che Jack sognava di avere quando era nella stanza, ora diventa possibile. C’è un ambiente nuovo da esplorare, dai confini totalmente inaspettati.

Se Jack riesce a confrontarsi con il nuovo mondo è grazie all’educazione ricevuta della madre, ma nulla avrebbe potuto prepararlo alla varietà con cui si scontrerà. Le sue reazioni iniziali saranno prudenza e silenzio. La stanza dell’ospedale dove si trova con la madre dopo la liberazione è indicativa di come i confini del suo mondo siano stati stravolti: collocata in alto, è a picco su strade trafficate di auto e persone di cui ha ignorato la possibilità. Le pareti bianche sono interrotte da vetrate che possono far spaziare lo sguardo all’infinito. Memore di come sua madre gli avesse detto che i suoi capelli lunghi fossero fonte di forza, rifiuta di tagliarseli. Diventa difficoltoso anche confrontarsi con dei pancakes.

Room film (3)Joy sa cosa sia un pancake e non è una novità il trambusto dell’ora di punta, ma il suo mondo, il suo ambiente non è meno inesplorato. Una volta liberi, madre e figlio devono inserirsi nella società portando con sé un ovvio bagaglio di sofferenza, ricordi e dubbi. La figura di Old Nick, giustamente, sparisce; non è lui il fulcro dell’azione, ma le conseguenze di ciò che questi ha compiuto. Joy si confronta con una famiglia disintegrata, con un padre (William H. Macy) che rifiuta lei e un figlio nato da una violenza sessuale e con una madre che si è rifatta una vita con un nuovo compagno.

Conclusione. Room è tratto dal romanzo di Emma Donoghue, Stanza, letto, armadio (2010; qui una recensione), a sua volta tratto dalla storia di Elisabeth Fritzl, che nel 1984 viene imprigionata dal padre Joseph in un bunker. La prigionia durerà 24 anni. Elisabeth come Joy subisce gli abusi dell’uomo, facendo nascere sette figli. Ogni tre giorni l’uomo si presenta nella stanza dove tiene prigioniera la figlia per portarle del cibo. La storia di Joy non è troppo diversa, ma si concentra maggiormente sul rapporto fra madre e figlio, rappresentato in modo credibile da entrambi gli attori. Sapere tutto questo certamente non impedisce di godere della crudele bellezza e della malinconia che risiede in questo film, ma pensando a come mi sono avvicinata alla sua visione, so per certo che avere tutto chiaro fin dall’inizio potrebbe farvi perdere qualcosa.

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32 pensieri su “Room (2015)

    • Francesca ha detto:

      Se hai letto il libro non c’è nulla da fare, ma poco male. Sarei curiosa di sapere che ne pensi, non fosse altro perché hai presente il soggetto da cui hanno tratto il film. Ho letto da qualche parte che il libro segue lo stesso taglio del film, ossia il punto di vista (almeno inizialmente) di Jack. Questo è il vero motivo per cui ho apprezzato il film, dato che tutte le informazioni filtrate attraverso i suoi pensieri si sono rivelate ancor più con forza, insomma, si passa dall’innocenza (bravo attore il bambino, fra le cose) alla scoperta di qualcosa di totalmente nuovo – e terribile. Spero ti piaccia, secondo me merita assolutamente la visione.

  1. sherazade ha detto:

    Il thriller x ora me lo procura l’improvvisa in attesa comparsa nuovo post e dunque con calma e sangue freddo tornerò a leggere cosa ha partorito il nostro Tersite alias dolce Francesca!

    Sherabbraccicaldidisole

    • Francesca ha detto:

      Eh ogni tanto mi faccio viva… sto cercando di migliorare, sai com’è, evitare di far passare proprio quei 2-3 mesi 😀 grazie per la citazione, qui Robert è sempre graditissimo

      • gianni ha detto:

        😉
        Stasera salvo complicazioni e stramberie pubblicherò… anzi no domattina alle 00.01 a ‘sto punto, il secondo volumetto di Della carne …
        Aspettavo un feedback da un lettore-spulciatore, che non c’è stato, ma farò senza. 😉

        • Francesca ha detto:

          Abbia pazienza, il lettore spulciatore (carina questa 😀 ) è in delirio da libri, oggi ha preso in prestito in biblioteca le opere di Borges e ha ordinato (prestito interbibliotecario) una cosina leggera su un tizio che non fa che cercare la perfezione e non ti dico come va a finire. Ah, pare che non ci sia uno straccio di punteggiatura (l’ho presa come una sfida e generalmente la trama è interessante). Oh, se non è delirio questo!

    • Francesca ha detto:

      Esatto! sai che non lo sapevo, ma ho controllato: è un nomignolo usato per indicare il diavolo fra gli anglosassoni… e non mi stupisce affatto che sia stato usato per questo personaggio.
      Piccola parentesi (che non lo sarà affatto): quando ho deciso di vedere Room ho avuto la fortuna di trovare una trama molto scarna, in cui l’unica cosa che sapevo era il fatto che esisteva questo bambino che da cinque anni non usciva da una stanza. Ho pensato a una marea di possibili risvolti, praticamente tutti tranne la prigionia a causa di un maniaco delinquente. Figurati, ho pensato sia a una cosa sul genere Truman show sia a qualcosa di simile a un esperimento psicologico. Il bambino fra l’altro mi ricordava il selvaggio dell’Aveyron (trovarono un ragazzo in un bosco, pare cresciuto lontano da ogni contatto umano per anni) e mi sono fatta pure questo film: quando lo faranno uscire dalla stanza (se lo faranno uscire) la storia potrebbe concentrarsi sul suo scontro con la società. La presenza di Old Nick allora per me che non riuscivo a capire che diamine stesse accadendo sotto i miei occhi era diventata qualcosa di molto vago, quasi simbolico. Poteva essere un impiegato che portava avanti l’esperimento o qualcosa di “diabolico”, certamente lo sarà stato.
      La storia che c’è dietro, essendo un fatto di cronaca abbastanza conosciuto, lascia poco spazio all’interpretazione e in giro se leggi recensioni di questo film spesso e volentieri ti buttano in faccia quello che è in realtà. Siccome a me piace anche cercare altre sfaccettature della questione… perché no? Old Nick è effettivamente una specie di deus ex machina, la causa di uno stato da cui lei deve fuggire, che la spinge a prendere decisioni che contesterà, una sorta di demone che poi scomparirà. Non ha nome e cognome. Ho molto apprezzato che Old Nick scompaia a un certo punto, esaurita la sua funzione. Non viene spiegato il motivo per cui ha deciso di rapire la ragazza, lo possiamo intuire. Certo, non è difficile capire il motivo, ma alla fine tutto rimane sullo sfondo. Lo stesso personaggio viene tratteggiato brevemente, proprio lo stretto necessario.

      Insomma, grazie per avermelo fatto notare 😀

      • Celeste Sidoti ha detto:

        Quello che ti eri immaginata tu è molto simile a una storia che avevo immaginato anni fa, e in effetti man mano che leggevo la recensione mi aspettavo che fuori dalla stanza ci fossero mondo apocalittici, gli alieni, Sauron… forse anche il regista ha avuto una suggestione simile e ha cercato di dare questa atmosfera sovrannaturale a una presenza in carne e ossa.
        Comunque io sono immune agli spoiler: se sapere come va a finire “rovina” una storia, non è forse una storia usa e getta incapace di rimanere davvero con te dopo che l’hai vista/letta/ecc.?

        • Francesca ha detto:

          Devo ammettere di essere rimasta un tantino delusa quando ho capito che la vicenda di Room era un fatto reale; avevo grandi speranze per l’esterno. Chissà perché ero convinta che il bambino fosse stato protagonista di un esperimento educativo radicale. La capigliatura del bambino me l’aveva praticamente confermato, per quello che mi riguardava la vicenda andava nella direzione selvaggio/Aveyron. Alla fine la strada è stata totalmente diversa ed è andata bene ugualmente, la storia è interessante e per nulla morbosa.

          Essenzialmente la penso come te sugli spoiler (e come noi il ragazzo nel video di cui ho lasciato il link all’inizio del pezzo), anzi, spesso mi trovo a cercare di conoscere prima la trama, soprattutto se si tratto di un libro. Quando iniziai a leggere L’idiota (che a oggi non ho ancora finito) decisi di rovinarmi tutta la sorpresa perché lo sviluppo della vicenda mi rendeva troppo desiderosa di conoscere cosa sarebbe successo dopo, con conseguente lettura disattenta. A cose normali non mi interessa il colpo di scena, preferisco dedicarmi a come la vicenda si dipana. Ci sono alcune eccezioni, a volte lo capisco prima di vedere il film o leggere il libro, a volte lo capisco dopo. Nel caso di Room essere “tabula rasa” può aiutare (ma anche un film come The gift o l’ovviamente più famoso I soliti sospetti, per fare un altro nome), ma si tratta di un piacere passeggero e minimo, che si esaurisce effettivamente alla prima visione. La seconda/terza/… visione spesso si è rivelata la migliore perché ti permette di intravedere l’ossatura dell’opera, dalla trama ai rapporti fra i personaggi, per non parlare dei particolari volutamente sottolineati dalla regia. E poi… se gli spoiler avessero tutto questo potere, che senso avrebbe rivedere un film?

    • Francesca ha detto:

      Ciao! ti devo chiedere scusa per il ritardo con cui ti rispondo, da un lato ho avuto qualche problema col commento, dall’altro ho avuto io qualche impegno di troppo che manda tutto a rilento… Insomma, grazie! mi rimetto in pari e se ci riesco risponderò volentieri al premio… Grazie ancora 😀

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