The gift (2015)

The gift (4)Simon (Jason Bateman) si è appena trasferito con la moglie Robyn (Rebecca Hall) a Los Angeles, dove incontra casualmente un ex compagno di scuola, Gordon “Gordo” Mosley (Joel Edgerton). Il giorno seguente, la coppia troverà sulla soglia di casa una bottiglia di vino accompagnata da un biglietto. Sarà il primo di una lunga serie di regali e non ci vorrà molto perché Gordo diventi una presenza assidua, ma intanto in Simon emerge diffidenza e un sottile disprezzo.

The gift (1)

The gift non è un remake e non ha nulla a che fare con l’omonimo film di Sam Raimi. Originariamente, non doveva chiamarsi così: Joel Edgerton, che firma sceneggiatura e regia, voleva chiamarlo Weirdo. Sarà il produttore Jason Blum (della famigerata Blumhouse) a valutare il cambiamento del titolo. Noi faremo ancora meglio, perché lo distribuiremo (uscita l’11 febbraio 2016) come Regali da uno sconosciuto, una cosa che non è in grado di ambire nemmeno alla bruttezza.

The gift (5)Simon è un uomo realizzato. Robyn è la moglie perfetta; non sa cucinare, ma è allegra e talentuosa. Non ha ancora aperto uno studio proprio, ma diventerà un’ottima arredatrice col tempo e gli agganci giusti. La classica situazione equilibrata che non aspetta altro d’essere ribaltata. Gordon è l’altrettanto classico elemento disturbante, lo strano (weirdo, appunto), quello che non ci dice assolutamente nulla con una coppia come questa. Gli amici si scelgono, tutti incontrati sul lavoro (di lui) e non c’è spazio per una persona estranea, anche se questa colpisce positivamente Robyn. A cena lo ascolta parlare delle sue esperienze ed è grazie a lui che conosce alcuni ricordi del marito dai tempi della scuola. Simon era un rappresentante di classe molto popolare; il suo slogan era quel gioco di parole, “Simon says…”. Simon dice e quello che dice si avvera: più ore dedicate allo sport, più scelta di dolci alla caffetteria della scuola… La cosa divertente è che forse Robyn si sta chiedendo se da quei giorni, suo marito sia veramente cambiato, sì, perché Simon era un bullo, un ragazzo che pretendeva e otteneva.

La storia si dipana lentamente e in modo abbastanza prevedibile, ma è tutta apparenza; se ci possiamo abituare in buona fede a quello che ci raccontano regia e sceneggiatura, è solo a nostro svantaggio. Ci sarà sicuramente qualche fraintendimento, non saremo mai sicuri che quelle inquadrature fuori dalla casa siano veramente delle soggettive. Chi è che spia Simon e Robyn? Qualcuno li spia veramente? Gordo sembra gentile, la sua capacità di ascoltare legata a un’innata sensibilità. Sarebbe scorretto darvi la mia intrpretazione e non lo farò. Da un lato Robyn, dall’altro Simon: oscilleremo dall’uno all’altro personaggio, concordando o meno, assistendo al loro reciproco allontanarsi e avvicinarsi. Emergeranno i primi problemi e le prime verità; non sapremo mai se non alla fine se le crepe che si apriranno saranno o meno insanabili.

Australian actor Joel Edgerton ready to present directorial debut, 'The Gift'

Jason Bateman (Matt Kennedy/STX Productions, LLC)

Non c’è molto da dire su un film come questo, sarebbe meglio vederlo. Non è una visione impegnativa; la storia si lascia seguire lentamente e in modo piuttosto chiaro. Al di là di un finale un poco disturbante e che lascerà qualche pensiero, la trama è chiara e consequenziale. Particolari apparentemente insignificanti si riveleranno importanti e una seconda visione permetterà di apprezzare al meglio la costruzione al di sotto della vicenda.


Concludendo, non bastava essere diventati campioni olimpionici del titolo di mer*a a squadre con Voglio essere amata in un letto d’ottone o Dracula cerca sangue di vergine… e morì di sete? Questo titolo (triste anche per i nostri canoni) riesce a spacciare il film come un obbrobrio da prima serata estiva, ma The gift non è solo un film su stalker e vendette: senza strafare, riesce a toccare anche tematiche un po’ più profonde, a partire dal bullismo. La parola sconosciuto, poi, lascia intendere che sia relativa a chi li fa, i regali, ma in realtà la questione è che tutti in The gift possono essere degli sconosciuti per gli altri, Simon per Robyn o viceversa, Gordon per entrambi. E man mano che il film continuerà, saranno degli estranei loro per voi.

The gift (2)

 Da qui in poi, SPOILER, e se volete vedere il film non proseguite nemmeno per scherzo

The gift

Dico davvero. Allora? Che facciamo?

The gift (6)

Ri – SPOILER

Ok, parliamone. Come finisce The gift? Vi dico subito che The Gift / Regali da uno sconosciuto ha criccato il cervello a parecchi (non solo il mio). Gordo fa avere a Simon un video in cui lascia intuire di aver abusato di Robyn. Il figlio che Robyn ha dato alla luce potrebbe essere suo, ma né noi né Simon possiamo esserne sicuri.

Se Gordo dirà all’uomo che la risposta al suo dubbio sta tutta neglio occhi del bambino, non è detto che si riferisca al colore (che può cambiare con l’età) piuttosto che al taglio. Comunque, non mi aiuta a determinare con precisione se il figlio sia dell’uno o dell’altro. Potrebbe essere di Gordo, non lo escludo. Avrebbe senso anche che il figlio sia di Simon, visto che non è sterile e che la prima gravidanza potrebbe essere stata interrotta dagli abusi di sostanze da parte di Robyn. La vendetta di Gordo si potrebbe limitare ad aver dato corpo a una voce creata e consolidata da lui stesso, ma totalmente inesistente, esattamente quanto fatto da Simon a suo tempo. Come avrebbe detto Gordo a cena dai due, occhio per occhio, dente per dente. Posso solo fare delle ipotesi; da un lato sono conscia del fatto che Gordo non sia un personaggio pienamente buono, ma dall’altro lo penso incapace di commettere una violenza del genere. Trattasi di opinione personalissima, che cambierò probabilmente una decina di volte. Fine degli SPOILER. Nel caso siate rimasti delusi, c’è un finale alternativo, che lascia molti meno dubbi. Altrimenti divertitevi con i vari dibattiti on-line. Questo è uno di quelli.

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35 pensieri su “The gift (2015)

  1. crimson74 ha detto:

    Prescindendo dallo svolgimento, secondo me è l’assunto di partenza ad essere sbagliato: tutto si basa sul fatto che Simon fosse un bullo ‘ma poi è cambiato’… Ecco, secondo me è lì l’errore; la gente non cambia; chi al Liceo era un ‘bullo’ lo è rimasto per tutta la vita, magari sono cambiati i metodi, ma il fondo è quello; così come, per converso, le vittime… che in fondo continuano a covare pensieri di vendetta anche ad anni di distanza ma molto raramente sono capaci di passare alle vie di fatto, pur avendone i mezzi… ‘Sta storia dei ‘bulli redenti’ o delle vittime imbelli che diventano cuor di leone, non mi convince proprio…

    • Francesca ha detto:

      L’assunto è tale solo per la protagonista, almeno inizialmente e apparentemente. Lei vive una vita di cui fondamentalmente non è contenta, ha un carattere diverso dal marito e suo malgrado si renderà conto che è proprio come dici tu: le persone non cambiano. Lui rimane un bullo, uno che gli amici se li sceglie a sua immagine, che fa i complimenti alla moglie in pubblico e quando gli fa comodo… E non posso dirti più di tanto, ma Gordo stesso non diventa mai nemmeno per un momento il supereroe figo che smette di essere una vittima. Questo lo vedi bene nella recitazione di Edgerton, ci sono fasi nel film in cui deve mostrare paura, la paura della persona sottomessa. Certe cose non si cancellano, per quanto tu voglia farlo. Simon stesso, si limita a omettere con la moglie il proprio passato, ma alla fine tutto torna a galla…

  2. sherazade ha detto:

    Non ho visto il film ma intanto accetto estasiata il regalo a tempi ravvicinatissimi della nostra Francesca !!!
    A me viene subito in mente il film di Raimi con Cate Blanchett e Keanu Reeves davvero “il” The gift!

    Sherasolesoledel27dicembreundono

  3. AleRandy ha detto:

    Di solito la Koch Media lascia sempre il titolo originale, forse è solo un’operazione di marketing per attirare più gente possibile al cinema (soprattutto per lo spettatore medio che va al cinema ha guardare cagate come Fast 7) per il resto il film è fatto bene, con un finale da strapparsi i capelli, perché al suo posto cosa avresti fatto?? Se lo dici a tua moglie rischi che cada in depressione e ti lasci, ma se non lo dici…crescerai tuo figlio con il dubbio ogni giorno che quello non è tuo figlio! Io mi sono sentito in difficoltà…così come in Gone Baby Gone…cosa avresti fatto tu? Quando i film mettono in dubbio le tue scelte vuol dire che ha fatto centro.

    • Francesca ha detto:

      Ha fatto veramente centro. Direi che come esordio in un lungometraggio per Edgerton non è niente male e il finale ha il suo perché. Sta facendo discutere. Quando l’ho visto la prima volta ho pensato fosse tutto molto lineare, ma in realtà il bello di questo film è che ti porta esattamente dove vuole portarti, e alla fine la sorpresa può essere spiazzante. E la citazione da I soliti sospetti…
      Mi dispiace solo che un film come questo abbia “meritato” un titolo tanto insulso per l’Italia, sicuramente più semplice per lo spettatore medio, ma per certi versi sono certa che possa essere controproducente. Sembra un filmetto per la televisione come ce ne sono tanti e non è affatto così. Fra le cose The gift è stato giustamente preferito a Weirdo… The gift riecheggia un’altra pellicola, è più spendibile anche in termini di significato per il film, suggerisce meno di quanto non faccia Weirdo. Importa poco, comunque, è un buon film e potrebbe emergere ugualmente dalla massa.

  4. intempestivoviandante ha detto:

    Non ho visto il film, ma mi permetto di dissentire profondamente dall’idea che le persone non cambino. Cambiano eccome, specialmente dai tempi della scuola superiore. Posso dire con certezza che né le vittime né i bulli hanno alcuna predestinazione a rimanere tali. Molte insicurezze si superano, ne arrivano altre, si cresce, si matura, si provano rimorsi per cose fatte “a cuor leggero” quando non si era in grado di mettersi nei panni degli altri; in altri casi invece si diventa meno idealisti e più cinici, si spengono entusiasmi, si scende a compromessi che mai si sarebbe pensato di poter accettare… Si cambia davvero tanto, a volte in meglio, a volte in peggio, a volte in entrambe le direzioni, si migliora in qualcosa e si peggiora in altre. Persino il nucleo centrale delle persone evolve, specialmente poi a quell’età. E meno male che è così,, aggiungerei. E soprattutto, meno male che ci sono persone che credono nella capacità di ciascuno di migliorare e lavorano per questo, a partire proprio dalla scuola!
    Bella la tua recensione, mi ha incuriosita ci penserò su se vederlo o no.
    Buone feste intanto! 🙂
    Alexandra

    • Francesca ha detto:

      Interessante. Ammetto di aver fatto una generalizzazione e di aver peccato di cinismo, purtroppo per mia esperienza personale non ho riscontrato grandi cambiamenti nelle persone che ho incontrato dal liceo a oggi. Devo renderti merito di una cosa, sbaglierei ugualmente ad affermare l’impossibilità di un cambiamento, perché è possibile, ma continuo a pensare che sia estremamente difficile. Parlo più di impostazione caratteriale, qualcosa che abbiamo più radicato di altro. Parlando per me, sono una persona estremamente critica con me stessa, trovo più facile perdonare un torto altrui che non un errore mio. Ho provato a cambiare, ferocemente, ma senza nessun risultato, continuo a fare confronti inutili e continuo a essere eccessivamente autocritica. Questo per quanto riguarda me, mentre pensando alle amicizie o ai conoscenti, non potendo conoscere la loro situazione in profondità, non posso sapere se il loro comportamento è così per via di un cambiamento superficiale o per il desiderio di rivoluzionarsi. Il nucleo certo, può evolvere, confido in questo, altrimenti non avrei provato io stessa a cambiare, ma finché rimaniamo nel vivere “meccanico” il cambiamento rimane superficiale e di pura interazione con gli altri. Non escludo poi che se è andata male a me, non possa esistere esito positivo altrove, noto solo che certi schemi, per quanto addolciti, tendono a ripetersi.
      Poi, sai cosa… proprio Joel Edgerton ha subito bullismo a scuola ed è stato spinto a girare un film come questo per via di un incontro con i ragazzi che lo infastidirono. Si incontrarono casualmente in un bar e raccontando del passato i ragazzi si scusarono. Insomma, qualcosa era scattato, qualcosa doveva essere cambiato. Credo che il regalo di cui parla il titolo, inizialmente fosse l’opportunità offerta da Gordo a Simon di rappacificarsi, ma non si verificò nulla di tutto questo. In quel caso, il personaggio mostra il caso di un mancato cambiamento. Insomma non è semplice, ma qui hai ragione tu: è assolutamente possibile. Anzi, ti ringrazio del commento Alexandra, mi hai fatto riflettere 🙂 buonissime feste anche a te, buona fine e buon nuovo inizio…

      • intempestivoviandante ha detto:

        Intendiamoci, non dico che uno diventi completamente un’altra persona, ma i comportamenti cambiano spesso profondamente. anche perché credo che non tutti i comportamenti siano “parte di noi”, anzi, spesso derivano da qualcosa di esterno (aspettative altrui, traumi, paure, ecc.) e una volta superate queste, si può pian piano imparare ad agire in modo molto diverso. occorre però, come dici tu, lasciare il “vivere meccanico” per entrare in quello che davvero siamo e “vogliamo” essere. Gli americani dicono “fake it till you make it”, che più o meno significa che assumere un atteggiamento che “ci piace” (poniamo, ad esempio, mostrarsi sicuri di sé, gentili ma fermi nel non accettare cose che ci facciano sentire a disagio ecc.) ci porta piano piano a far sì che ci diventi a un certo punto naturale e in quel senso “parte di noi”, ma perché siamo noi a sceglierlo e non per un’abitudine involontaria. Certo non è semplice e ci vuole tempo e pazienza… prima di tutto con sé stessi 😀

        • Francesca ha detto:

          Non so se ho mai “provato” questa soluzione, ma a naso direi che con me difficilmente potrebbe funzionare, forse per la mia convinzione secondo cui il cambiamento deve provenire solo dall’interno. Una cosa però è certa: conoscendomi, sarebbe utile tenere un comportamento “imponendomelo” anche solo per constatare che non succede nulla di grave. Mi spiego meglio, poniamo che sia eccessivamente timida. Mi impongo di dare il buongiorno o sorridere più del solito, magari per constatare che le persone apprezzano e che la timidezza può essere solo un limite, un limite superabile. “Fake it till you make it” potrebbe essere una via concreta di cambiamento, insomma. Certo, mi chiedo se ne sarei in grado anche in frangenti più importanti di quanto non lo sia fare un sorriso in più appena uscita di casa. Potrei provare, perché no 🙂

          • intempestivoviandante ha detto:

            Tentar non nuoce… 🙂 Sono d’accordo, può funzionare specialmente per quei comportamenti che non sono realmente “nostri” ma dettati dalla paura (vedi timidezza e forse anche altre cose) e allora può essere utile “forzarsi” un po’ 🙂
            Buona giornata!

  5. sherazade ha detto:

    Gli americani amano il detto “fake it, till you make it”, “fingi, finché non riesci” suggerimento straordinariamente utile, non solo se vuoi completare un progetto, ma anche quando vuoi diventare più sicuro di te stesso.

    Ciò detto cambiare nn è impossibile ma presuppone avere gli strumenti culturali indispensabili ed essere in grado di applicarli e nn è da tutti.
    Personalmente quando l ho capito sono ricorsa all aiuto di uno psicoterapeuta.

    Sheramisonoxmessa

  6. sherazade ha detto:

    Sono a ‘buon punto’!
    Devi dire che è inquietante qb e che tiene la suspence.
    C’ è qualcosa del clima di Attrazione fatale?
    Ottima la prima prova di regia…sìsìsì

    sherabbraccicaricari

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