Black Mass (2015)

Black Mass film posterHo visto Black Mass per pura curiosità. Non avevo idea di chi fosse James “Whitey” Bulger e a dirla tutta mi sfuggiva anche l’identità della figura che dominava la locandina. Come avrebbe recitato Johnny Depp in quelle condizioni, letteralmente sfigurato dal trucco? È stata fatta parecchia ironia sull’argomento (per non parlare della forma smagliante sfoggiata a Venezia), per cui una volta seduta in sala non ho potuto fare a meno di pensare che sì, probabilmente sarebbe stata una delusione. Tutto quell’interminabile ciarlare su ogni singolo aspetto di Black Mass tranne che del film, poteva essere la classica (utile) pubblicità negativa montata ad arte per stimolare la curiosità dello spettatore indeciso.

È stata una delusione? Non direi.

Johnny depp whitey bulger

Black Mass edizione italianaBlack Mass: Whitey Bulger, the FBI and a devil’s deal (2000). Il soggetto di Black Mass è stato tratto da un omonimo libro uscito nel 2000, scritto a quattro mani dalle allora firme del Boston Globe, Dick Lehr e Gerard O’Neill. Rispettivamente finalista e vincitore del Pulitzer per il giornalismo investigativo, sono coautori anche di The Underboss – the rise and fall of a mafia family (1989), le vicende di Gennaro Angiulo e di una delle maggiori famiglie della Mafia italo-americana di North End, Boston. Black Mass espone la storia di James “Whitey” Bulger, l’uomo al centro di uno scandalo che avrebbe coinvolto l’FBI: per anni erano stati ignorati i suoi crimini in quanto informatore soggetto al Top Echelon Program. L’FBI aveva cercato fin dagli anni ’60 di avvalersi della collaborazione di Bulger, senza successo; al 1971 i contatti con l’irlandese erano stati giudicati “improduttivi” dal Agente Speciale Dennis Condon.

John Connolly sarebbe riuscito dove i suoi colleghi avevano fallito. Condon era nato in una zona di Boston, a Charlestown, ma non a Southie, e questo lo rendeva una persona di cui non fidarsi troppo. Connolly era un ragazzo di Southie come James Bulger, sapeva cosa significava lealtà. Non solo, lui e Whitey si conoscevano fin da bambini. Un giorno aveva preso le sue difese contro un gruppo di bulli.

John Connolly

John Connolly

“Ehi ragazzino, io non sono un estraneo. […] I tuoi genitori vengono dall’Irlanda. Anche i miei. Non sono uno sconosciuto.”

Whithey chiese di nuovo al ragazzino che gusto [di gelato] voleva.

“Vaniglia”, rispose Connolly sottovoce, e Bulger lo accompagnò al banco a prendere il suo gelato.

Questa fu la prima volta che John vide Whitey. Molti anni dopo avrebbe detto che quell’incontro fortuito l’aveva emozionato “come incontrare Ted Williams“.

(Black Mass, Rizzoli; 2015. Pp. 10-11)

Jimmy Bulger 1947

(James Bulger nel 1947, a 18 anni) Un giorno inizia a nascondere nella stanza che condivide con i fratelli un ocelot, un animale selvatico simile a un ghepardo. Lo chiama Lancelot e si rifiuterà categoricamente di riportarlo fuori quando glielo ordina la madre, troppo pericoloso e oltretutto contrario al regolamento condominiale. James non la contraddice, ma si limita a correggerla: “Dov’è che parla di ocelot?”. [cit. Cullen Murphy, Whitey; ed. Sperling & Kupfer, 2015. P. 27-8] Lo porterà spontaneamente a uno zoo, una volta diventato troppo grande e aggressivo, persino per lui.

billbulger_senateprez

William “Bill” Bulger. “Non conoscevo molti ragazzi che andavano al college. Fu Bill Bulger a mettermi in testa quell’idea. Sapeva che l’istruzione era la strada per arrivare in alto e andare lontano” – J. Connolly.

Southie era un mondo a parte, coacervo di preti, politici e delinquenti. Non c’era famiglia che non avesse un figlio poliziotto e un figlio arruolato nella malavita. Era la normalità, nessuno incolpava i genitori per quella apparente contraddizione. Valeva anche per i Bulger. James era il ribelle di famiglia, quello che disprezzava le regole, facili da infrangere da chiunque avesse abbastanza fegato per farlo. William Bulger era praticamente il suo opposto, dal carattere più posato e con un certo talento per lo studio. Nel 1978 otterrà la presidenza al Senato del Massachusets, detenendone tuttora il maggior numero di mandati consecutivi: sarà rieletto ogni due anni fino al 1996. Connolly frequentò entrambi e avrà modo di sentire nei loro confronti profonda riconoscenza. Se si era impegnato negli studi fino a entrare nell’FBI, era stato grazie a William. Se aveva imparato a vivere, però, era merito di James.

Nel 1972 John Connolly arresta Frank Salemme grazie alla collaborazione con un informatore di vecchia data; è per questo e altri meriti che ottiene il trasferimento da New York a Boston, dopo soli quattro anni di servizio. Tornerà a casa per combattere la Mafia di North End e lo farà anche grazie a James Bulger.

Sotto una luna settembrina, l’agente dell’FBI John Connolly, a bordo della sua Plymouth scassata, rallentò per infilarsi in un posteggio lungo Wollaston Beach. […] Il suo piano? Concludere l’accordo che, nell’ufficio di Boston, altri avevano cercato di stipulare senza successo. Aveva intenzione di assicurarsi Whitey Bulger, il gangster inafferrabile, scaltro e brillante che a Southie era ormai una leggenda. L’elegante arrivista dell’FBI non era tipo da prendere le scale. Era un uomo da ascensore, e Whitey Bulger era l’ultimo piano. […] Protetti dalle tenebre i due cominciarono a parlare e poi Connolly, con l’ossequio dovuto a un vicino più anziano che era anche un’icona, fece la sua offerta:

“Dovresti pensare a servirti dei tuoi amici poliziotti.”

(BM, pp. 23-6)

Il patto conveniva a entrambi. Connolly avrebbe ottenuto le informazioni che gli servivano per opporsi agli Angiulo di North End e fare carriera nell’FBI, oltre alla possibilità di offrire una certa protezione a una persona che stimava. Bulger avrebbe avuto le spalle coperte dai federali, ma a una condizione: niente droga né omicidi. Se non altro… ufficialmente.

Bulger Connolly Edgerton Depp

L’incontro fra James Bulger (Depp) e John Connolly (Edgerton)


“Senza gli informatori non siamo niente”

Clarence M. Kelley, 1973 (anno in cui sostituisce Hoover alla direzione dell’FBI). Cit. in BM, p. 73.


Lehr e O’Neill mettono in evidenza come il caso Bulger abbia mostrato le falle nel programma Top Echelon, uno dei casi in cui la condotta irresponsabile di agenti abbia portato a consistenti errori di procedura e giudiziari. Joseph “The Animal” Barboza riuscì, con il sostegno e il beneplacito del proprio contatto, l’agente Harold Paul Rico, a far condannare a morte e all’ergastolo alcuni dei suoi nemici, componenti della famiglia Patriarca. Informatori e contatti erano troppo vicini, fino alla corruzione, al passaggio di informazioni confidenziali tratte da altre fonti federali. Archiviazione di relazioni falsificate su quali dati avrebbe fornito l’informatore. Fino a che punto era accettabile proteggere un informatore? Quali crimini potevano essere coperti pur di mantenere saldo il legame?


Black Mass (2015). La figura di James “Whitey” Bulger è senz’altro privilegiata in Black Mass, ma non si può dire che sia un “one man show”. Non è Bulger il vero protagonista, ma il rapporto fra quest’ultimo e John Connolly e, in misura molto minore, quello col fratello. Tutto viene scelto partendo da questo assunto, dalle scene cui dare maggior peso, passando per la costruzione dei personaggi (aderenti alla realtà o creati) fino alla scelta della colonna sonora.

Non è una storia di eroi virtuosi che lottano contro la malvagità fatta persona, anche se talvolta il ritratto che Depp fa di Bulger sconfina nel sovrannaturale. Non è nemmeno una storia in cui si propone allo spettatore il banale gioco in cui scegliere dove stia il bene e dove stia il male. Non ci sono ordini contrapposti, eroi positivi ed eroi negativi, c’è solo questa cosa indistinta, una massa oscura di cui non possiamo identificare i confini. Black Mass non glorifica il personaggio di James Bulger, non cerca di giustificarlo e lo mostra per quello che è stato: un uomo che ha approfittato delle circostanze. Non è un film semplice da seguire, composto da una sequenza apparentemente indistinta di fatti e senza un personaggio in cui immedesimarsi a cuor leggero.

Jesse Plemons Kevin Weeks

L’inizio. Black Mass si apre con un primissimo piano di un uomo che dichiara a un agente dell’FBI di voler parlare della propria esperienza a fianco di Whitey Bulger. L’inizio lascia pensare che sia Kevin Weeks (Jesse Plemons) la voce narrante; è con il suo flashback che vediamo i suoi inizi, i primi omicidi, una sequela di scontri e incontri, ognuno con Bulger al centro del racconto. Tutto cambia, si ripete la scena dell’interrogatorio iniziale, ma stavolta il federale sta parlando con un altro personaggio: Stephen “Rifleman” Flemmi (Rory Cochrane). Il braccio destro di Bulger partecipa all’azione esattamente come Weeks; in un secondo tempo vediamo deporre un terzo personaggio, John Martorano (William Earl Brown). L’inizio risulta piuttosto veloce e può disorientare, senza che si possa riconoscere un classico punto di vista nella narrazione, in un flusso di nomi che appaiono e scompaiono, senza avere il tempo di capire veramente quale direzione voglia prendere la storia.

Flemmi Black Mass

Stephen Flemmi, interpretato da Rory Cochrane

John Martorano William Earl Brown Black Mass

John Martorano, interpretato da W. Earl Brown

Non so se a ragione, ma mi ha fatto pensare all’inizio del secondo film di Scott Cooper, Out of the furnace (2013). Drive inn, uno sconosciuto e la sua donna; lei mangia un hot dog. Non si sa come, ma litigano per motivi totalmente incomprensibili. Il tipo butta via il pane e ficca il wurstel nella gola della donna, che con le sue grida attira l’attenzione un uomo. Fra lo sconosciuto e il soccorritore inizia una colluttazione, con quest’ultimo che rimane a terra moribondo. Fine. La narrazione si sposta bruscamente altrove, dallo sconosciuto a Russell Baze (Christian Bale), un uomo che si occupa del fratello Rodney (Casey Affleck) per via di storie di debiti e scommesse clandestine. Perché questa brusca virata nella narrazione? Cosa aggiunge la scena del drive inn in termini di descrizione del personaggio? Lo spettatore è portato a pensare che quello sconosciuto sia l’uomo da tenere d’occhio, il personaggio principale, mentre è un antagonista che tornerà solo un quarto d’ora dopo (circa, abbiate pietà la memoria è quella che è) e molto brevemente. Non avremo alcun dubbio sul fatto che il personaggio di Woody Harrelson sia un sadico, ma avere consapevolezza della sua difficoltà a discutere con una donna non ci sarà di alcun aiuto, perché non lo rivedremo mai più in quel frangente.

Nel caso di Black Mass, invece, proporre un narratore principale come Kevin Weeks e lasciare che la storia continui a dipanarsi autonomamente può avere un senso. Si parte dalla storia di Weeks, passando a vicende cui lui non può avere assistito, come l’incontro fra John Connolly e William Bulger o le scene familiari a casa di Jean Bulger o di Whitey con la compagna. Il punto di vista cambia e può essere disorientante, ma proprio questo conferisce l’idea di come i fatti fluiscano inesorabilmente, in una massa vischiosa di cui non si conoscono né limiti né corso. Prima Weeks, poi Flemmi, quindi ancora Weeks e Martorano, tutti raccontano parte della loro storia ed entrano nel flusso, per passare a Connolly e ai fratelli Bulger, in una mescolanza apparentemente indefinita. Serve attenzione per capire Black Mass, potrebbe non essere un film per tutti e non solo per la violenza che mostra; avere qualche nozione sulla storia di James Bulger, poi, lo farà ulteriormente apprezzare. Il periodo di tempo che si propone di descrivere è particolarmente ampio, circa venti anni, e per forza di cose tralascia un periodo della vita del protagonista necessario ai fini della sua comprensione.

Black Mass film (9)

Black Mass si concentra molto nella cura dei particolari, come nel caso dell’anello al dito di Depp, un Cullogh Ring tradizionale irlandese.

Depp / Bulger. Sarebbe lecito chiedersi perché non scegliere un attore più somigliante a James Bulger di quanto non lo sia Johnny Depp (uno degli autori di Black Mass pare pensasse a Ed Harris), ma la risposta – in parte – potrebbe essere ovvia. Se c’è una cosa che ha reso popolare Black Mass è stata la trasformazione di Depp, rendendo conveniente e accettabile una serie di sedute quotidiane da svariate ore ciascuna, l’uso di protesi facciali sagomate in silicone e la ricostruzione (ogni giorno dall’inizio) dell’attaccatura dei capelli. Il truccatore personale di Depp, Joel Harlow, ha descritto la procedura nel dettaglio, dalla scannerizzazione della testa dell’attore fino all’intero processo di amalgama dei tratti di quest’ultimo con quelli di James Bulger. Capelli e attaccatura erano ricreati su basi di silicone stese su fronte e sopracciglia da un team guidato da Gloria Casný.

“Dovevo fare un capello alla volta per farlo sembrare il più naturale possibile. In seguito ho poi aggiunto delle ciocche sale e pepe alla parrucca per fondersi con l’attaccatura dei capelli […]. Ad un certo punto c’erano due persone che aiutavano la Khanh [Trance, addetta agli effetti speciali capelli/parrucche] facendo turni di 12 ore su 24 al giorno. Abbiamo anche dovuto mostrare il suo invecchiamento, aumentando il grigio e diradando i capelli. Diverse basette riflettono anche i tempi che cambiano”.

bulger_1984_300

James “Whitey” Bulger in una foto del 1984, a 55 anni.

Il risultato finale può sembrare pesante, ma non compromette la recitazione di Depp, che rimane convincente. Dal carcere, James Bulger si è espresso negativamente, ma è anche vero che non ha volto incontrare Depp né vedere il film. Solo Hank Brennan, il suo avvocato, ha accettato di assistere alla prima di Boston e non ha avuto parole tenere, né per l’interpretazione di Depp, né per la trasposizione della storia del proprio assistito.

JohnCQuoteEdgerton / Connolly. L’interpretazione di Johnny Depp no, non mi sembra particolarmente sopra le righe, anzi, sembra coerente con il personaggio. Sarebbe comunque ingenuo pretendere aderenza totale alla realtà. Dove sta la verità? Nella sua semplicità si è ben espresso Joel Edgerton in un’intervista, dove parla della preparazione del suo ruolo. Osservazione di filmati originali, più o meno recenti, analisi di testimonianze. Secondo Edgerton l’attore dovrebbe assumersi la responsabilità della buona riuscita di un personaggio, soprattutto quando impersona un uomo realmente esistito, anche per chi ha sofferto a causa sua. A “discolpa” dell’attore, però, ricorda che anche se tentasse di andare in profondità, difficilmente riuscirà a toccare l’essenza di quella persona, creata da una particolare educazione, serie di esperienze, contesto… L’unica cosa che l’attore possa e debba fare, è rendere un’immagine quanto più possibile onesta, ma soprattutto coerente con la vicenda e con le informazioni ottenute da un’osservazione indiretta.

Arresto Angiulo Connolly

Jonh Connolly (sinistra) e Frank Angiulo nel 1983. Anche Edgerton come Depp indossava un anello quando impersonava Connolly, ma pare che si sia rifiutato di restituirlo alla fine delle riprese.

Si pensi al personaggio di Connolly, un uomo di Boston, che condivide valori di lealtà e fedeltà come i Bulger, grato a entrambi. Arriverà molto in alto e sempre più in alto vorrà arrivare, affascinato dal potere. Nell’FBI probabilmente desidera veramente annientare la Mafia di North End, ma lo fa anche per la carriera e in un modo discutibile, cadendo negli stessi errori dei colleghi Rico e Condon, a causa dell’ammirazione nutrita per Jimmy Bulger. L’interpretazione di Edgerton può sembrare sopra le righe, ma di fatto Connolly era un uomo sopra le righe. I vestiti indossati, l’atteggiamento baldanzoso e un po’ arrogante, il portamento impettito, tutto concorre a mostrare un personaggio che ha subito una profonda fascinazione da un ambiente preciso. Quello di Edgerton è forse uno dei personaggi più aderenti all’originale in Black Mass. Basta vedere un filmato con Connolly invitato in un programma televisivo dell’epoca per capire come da personaggio pubblico si presentasse un po’ istrionico e appariscente, carattere che permane in testimonianze più private di persone che lo hanno conosciuto, nella vita e nel lavoro. È un G-Man, ma rimane un ragazzo di Southie, e questa dualità emergerà sempre, nella mimica come nelle parole.

– Da qui in poi, SPOILER (sempre che siate arrivati qua vivi per leggere la parola spoiler) –

Black Mass film (2)


Black Mass può sembrare un film esatto e solidamente basato su eventi, molto attento ai particolari, ma in realtà si prende parecchie licenze sulla storia per come è realmente accaduta. La necessità di passare un messaggio e di semplificare una vicenda di per sé complicata, ha finito per sacrificare l’autenticità di alcuni personaggi, eliminandoli o fondendoli.

Kevin Weeks, autore di un memoriale intitolato Brutal: the untold story of my life inside Whitey Bulger’s irish mob, in un’intervista, parla di “pura finzione”:

“L’unica somiglianza con il personaggio di Whitey è l’attaccatura dei capelli. […] E il modo – la maniera in cui Whitey ci parlava – lui non ha mai imprecato contro di noi. In tutti gli anni in cui sono stato vicino a quell’uomo, non ha mai imprecato contro di me una sola volta. Non abbiamo mai sbraitato l’un l’altro. La scena d’apertura con me che vengo picchiato? Non è mai successa. Mi hanno anche raffigurato mentre sto parlando con un agente dell’FBI all’inizio del film, ma non ho parlato all’FBI. Ho parlato con un agente della DEA, Dan Doherty. E la mia cooperazione è iniziata dopo l’inizio di quella di Johnny Martorano. Niente in questo film è cronologicamente esatto, seriamente.

[…] E il modo in cui il film ritrae gente come Stephen Flemmi o me stesso? […] Siamo ritratti come questi criminali dei bassifondi, inutili deficienti che non si lavano da settimane. Con tutti i soldi che stavamo facendo, sembravamo dei poveracci. Di giorno ci vestivamo in un certo modo, ma la sera avevamo completi Louis da 2700 $. C’è una scena, all’inizio, in cui il personaggio di Johnny Martorano è al Triple O’s e sta prendendo qualcosa da una ciotola di noccioline, leccandosi le dita, rimettendole poi nella ciotola, e Whitey inizia a riprenderlo. Prima di tutto, Johnny Martorano non è mai stato al Triple O. Secondo, se mai Whitey avesse iniziato a parlare a Johnny in quel modo – sgridandolo – il film sarebbe finito perché Johnny gli avrebbe direttamente sparato. Per quanto fosse cattivo Whitey, Johnny lo era altrettanto – se non di più”.

Catherine Greig, compagna di James Bulger fino alla fine della latitanza, originariamente era prevista in Black Mass, ma la parte affidata a Sienna Miller sarebbe stata cancellata in un secondo tempo. Probabilmente, non sarebbe stata possibile una presenza forte alla Karen Hill (Goodfellas), semplicemente perché non c’è mai stata nella vita di Bulger. La vicenda ha subito una semplificazione tale da limitare la presenza femminile a supporto alle due figure maschili principali; non ci sarebbe stato spazio per la Greig, né tantomeno per Teresa Stanley, altra donna importante per Bulger. La Stanley fu la compagna di Bulger dopo la perdita del figlio; cenava da lei tutte le sere e faceva da padre ai suoi figli. Non si faceva chiamare papà, ma semplicemente “Charlie”.

Black Mass mantiene solo dunque due figure femminili fondamentali oltre la madre di Bulger: Lindsey Cyr (Dakota Johnson), la compagna da cui Bulger ha avuto il suo unico figlio, e Marianne Connolly (Julianne Nicholson), la moglie di John Connolly. Non sono così differenti, entrambe sono la voce dei buoni sentimenti e incarnano la coscienza positiva dei propri uomini, le uniche che possono metterli sulla buona strada e che non potranno fare nulla per salvarli dalla loro crescente perversione. Il personaggio della Cyr sembra una strana commistione fra certi caratteri esplosivi e risoluti tipici della Grieg e altri più materni e dolci, che ricordano effettivamente la Cyr. Il personaggio che ne risulta non sempre sembra ben inserito nella vicenda e sapere come sia la Cyr dopo la morte del figlio e l’abbandono di Bulger aiuta a capire quanto sia artefatto. Il personaggio di Marianne Connolly, invece, è creato totalmente da zero. John Connolly ha sì sposato Marianne, ma divorzia ben prima di quanto non succeda nel film. Il ruolo che ricopre è totalmente funzionale alla trama. Marianne Connolly è modellata sulla moglie di John Morris, Rebecca. Una delle scene principali del film è quella della cena a casa di John Connolly, esposta nel libro di Lehr e O’Neill nel capitolo centrale “Black Mass”. Marianne non è d’accordo con il marito sul fatto che porti in casa dei criminali con cui dovrebbe avere un rapporto distaccato; decide di non rimanere a cena e lascia che il marito si occupi di tutto.

Black Mass scena a casa di Connolly

Black Mass mostra Connolly a capotavola, alla sua destra Bulger e Flemmi, alla sinistra Morris. Lo spazio viene sfruttato interamente, i personaggi disposti simmetricamente, con lo sbilanciamento causato dall’assenza della moglie Marianne. Si tratta di una scena importante per la sua centralità, per la sua tensione, anche per lo scambio di battute fra Morris e Bulger che sancisce quale sia il vero, autentico rapporto che lega informatori e contatti nell’FBI. Nel libro, tutto è reso ancora più chiaramente, suggerendo come quella non sia solo una cena, ma una cerimonia in cui si confermano voti di reciproca fedeltà, a dieci anni dalla stipula di un patto. La gang di Bulger otteneva protezione, i federali denaro, bottiglie di vino pregiato, la garanzia che i segreti più spregevoli delle loro vite sarebbero rimasti tali.

“A suo parere [di Flemmi] i due agenti avevano confermato una polizza di protezione collettiva che includeva un lungo elenco di servizi: eliminare i problemi prima che potesse partire un’inchiesta, come gli agenti avevano fatto più volte, […] tirarli fuori da qualsiasi incriminazione in via di sviluppo […]; e infine, se ogni altro tentativo fosse fallito e i due gangster fossero stati incriminati, dare loro un vantaggio iniziale. Era come se, nel decimo anniversario del loro patto segreto, avessero rinnovato i voti.

BM, p. 158.

Come afferma Kevin Weeks, la questione della descrizione di Johnny Martorano e Stephen Flemmi è più problematica di quello che sembra. La storia racconta di come Bulger sia il solo informatore, ma semplifica i fatti: Flemmi è stato un informatore ben prima di lui ed era particolarmente apprezzato per via dei suoi ottimi rapporti con la Mafia di North End. Flemmi aveva ottenuto proprio dalla Mafia finanziamenti per la sua attività di allibbratore, dal denaro da prestare a tassi da usura (1% alla settimana) fino a contributi per avviare la sua attività di copertura a Boston. Era Flemmi l’informatore che diede a John Connolly tutti i dati per arrestare Frank Salemme e ottenere così il trasferimento a Boston. Non era solo un braccio destro, era un socio in affari che prendeva decisioni sbagliate e rischiose. Fu sua la scelta di far uccidere a Tulsa Roger Wheeler, con la conseguente escalation che porterà alla fine della banda di Jimmy Bulger.

Annunci

19 pensieri su “Black Mass (2015)

    • Francesca ha detto:

      😀 spero che ti piaccia se ti capiterà di vederlo in futuro, spero solo che non succeda come per Jupiter ascending… insomma, me lo ricordo che fu una tragedia… A ogni modo, dipende da quello che uno cerca, se speri che sia qualcosa alla Scorsese, lascia perdere, è tutto diverso… se non hai particolari aspettative a proposito, che dire, buona visione in futuro 🙂

  1. sherazade ha detto:

    Chapeau Francesca.
    Leggere tutto di un fiato di prima mattina è la prova della tua capacità seduttiva un po’ come quella del pifferaio magico.

    Io non andrò al mare resterò ben salda sulla terraferma.

    Black Mass? So che la mia capacità di analisi non è paragonabile minimamente alla tua e però sono tignosa che succede film mi piace documentari!
    Dunque Boston vs new York. Mafia irlandese o italiana! Poliziotti corrotti!
    Non ci siamo!
    Black Mass!

    Poteva essere un bel film, invece è noioso. Johnny Depp, sotto la maschera niente, gli piacerebbe essere De Niro, Al Pacino, Gene Hackman, anche lo stesso Di Caprio è meglio!

    Anatema terribile anatema!

    Sherasempreconuninchino

    Ps nonostante le lunghe sedute di trucco Johnny Depp era decisamente un mascherone

    • Francesca ha detto:

      Mi hai fatto pensare a una cosa che probabilmente avrei dovuto scrivere nel corpo del testo, per cui forse lo inserirò in futuro. Sul fatto che Johnny Depp non sia all’altezza, non saprei, il mio è un parere personale perché di tecnica recitativa non me ne intendo, sicché prendo atto della tua opinione. Riguardo il fatto che Black Mass sia noioso, da un lato sono d’accordo, perché credo che sia stato fatto appositamente in questo modo. Un po’ lento nei movimenti di camera, senza colpi di scena che ti fanno cadere dalla sedia né scene “madri” che ti fanno ricordare tutto il film. Non ho fatto il confronto con The departed, spero di scriverne in futuro, ma questo rende perfettamente l’idea di come dovrebbe essere raccontata la storia di James Bulger perché sia coinvolgente. La somiglianza fisica con il personaggio non è stata considerata importante e non hanno dovuto sfigurare Jack Nicholson, Di Caprio mi è piaciuto parecchio (lo stesso non posso dire di Matt Damon) e anche altri personaggi secondari erano secondo me resi molto bene. Ci sarebbe Mark Wahlberg, all’inizio mi piaceva, poi visto che faceva sempre la stessa cosa nello stesso modo, alla fine mi ha stufato e basta, mi sembrava un barboncino incazzato… ma non è questa la questione… The Departed e Black Mass parlano di due cose diverse in modi diversi, il primo perfetto nei tempi e il secondo praticamente mortifero. Il primo tratta il problema dell’informatore come un colpo di scena da collocare alla fine, come inizio di una sequenza di altri colpi di scena sempre più marcati, ma l’altro lo considera l’argomento principale da trattare. Credo che possa essere un film noioso per definizione, se si considerano certe pellicole come termini di paragone. The Departed affronta la storia con una certa leggerezza, colloca l’episodio di un omicidio in un flashback brevissimo, posto in modo da sembrare quasi ironico. Quello stesso episodio viene ricordato in Black Mass sfruttando sia una recitazione particolarmente sgradevole del protagonista, sia particolari orrendi e, purtroppo, reali. Insomma, sono stili totalmente diversi e Scorsese detta il ritmo, è molto più appetibile di un film come Black Mass.

      ps. Johnny Depp era veramente un mascherone, ma poi sinceramente non ci ho fatto più di tanto caso. Mi sono piaciuti di più altri attori, anche come recitazione. Mi sono letteralmente innamorata di Joel Edgerton, ma mi pare di avertelo già detto. Il personaggio di Connolly è secondo me uno dei più riusciti del film, per certi versi più di quello di Bulger, ma forse solo perché Edgerton non aveva una maschera da teatro No sulla faccia.

  2. sherazade ha detto:

    Dire che Johnny Depp passa in secondo ordine rispetto alla bravura degli altri attori non è certo fargli un complimento!
    A me non è sembrato un film volutamente lento ma riuscito t(m )ale.
    Non so in che modo ma questa tua capacità di ricerca e di analisi potresti metterla a profitto nell’ambiente cinematografico x ché ogni tua recensione coglie l’essenza di cosa è riuscito ad essere o avrebbe dovuto essere il film!
    Shera

    • Francesca ha detto:

      Si tratta sempre di un parere personale, io ti posso dire che mi hanno colpito di più altri attori perché mi hanno detto di più, che io preferisca Edgerton è puramente soggettivo e motivato non solo da quello che ho visto in Black Mass, ma in tutta una serie di altre cose. Sono per così dire influenzata dalla sua esperienza recente come regista o scaneggiatore, lo ammiro com professionista, ma non ti so dire con certezza se qui nello specifico sia meglio Depp o Edgerton, alla fin fine.
      E concludendo, della capacità di analisi se ne potrebbe parlare, è che non so da dove cominciare…

  3. gianni ha detto:

    Ho letto, ovviamente in modo selettivo così da evitare spoileramenti di varia forma. Questo argomento degli informatori e del modo di procedere di certe polizie più o meno speciali e/o segrete americane (ma vale anche per le nostre) mi ha sempre affascinato e mi ha sempre fatto perplimere; esistono vari livelli di interazione tra forze dell’ordine e malavita e ogni tanto bisogna tappare il naso per lavorare e bene… Ma di film veramente fatti a modo, ce ne sono pochi…
    Se sono davvero realistici, sono lenti per forza, perché le cose avvengono con lentezza, le ricerche si fanno con metodo, con meticolosità e vale con gli infiltrati, gli informatori.
    Forse siamo abituati troppo a situazioni dove il\la polizziotto\a di turno riesce a farsi accettare dalla madre di tutte le mafie in 12 minuti di episodio per poi fare intervenire i buoni, da potere tollerare 2 ore di melina, di gioco degli scacchi in difesa.
    Una cosa è certa, mi hai come sempre incuriosito … Lo guarderò.

    • Francesca ha detto:

      Come mi succede spesso, quando ho visto il film non sapevo assolutamente niente, poi a informarsi si apre un mondo. Pare che il problema degli informatori fosse un limite reso necessario dai grossi ritardi nella comprensione della Mafia come di crimine organizzato. Ci sono interi resoconti on-line su come nell’FBI viene affrontato il problema delle deviazioni dei federali dal “seminato” e le precauzioni favorite nella procedura ufficiale. Non è una cosa ancora sopita, lo scandalo di Bulger è “fresco”. Deve esserci una certa reticenza nell’accettare l’esistenza del problema, di sicuro è più semplice fare una roba scoppiettante in cui il delinquente è anche un ganzo e l’infiltrato un personaggio col dubbio di essere un gangster. Però, alla fin fine… è sempre buoni contro cattivi. Black Mass mi è piaciuto perché non c’è bianco e nero, ma anche per l’atmosfera, i colori lividi e la musica solenne. La lentezza c’è, a volte si potrebbe evitare… ma che ti devo dire, da un lato mi piace perché la musica è lenta e sinuosa e sta bene con quelle carrellate senza tanta fretta. Poi davvero, io ne parlo così anche soggettivamente, è stato un film pienamente nelle mie corde. Se sia fatto bene, lo vedrai tu stesso, sono un essere fallibile che si innamora dei film 😀
      A questo proposito prima o poi mi piacerebbe buttare giù due righe su The Departed. Sempre Bulger, ma ritratto molto diversamente. Ne ragionavo giusto qui nei commenti.

  4. il barman del club ha detto:

    il film non l’ho visto… però dalla tua recensione (molto buona,come sempre) mi è piaciuta soprattutto una frase: “non ci sono ordini contrapposti, eroi positivi ed eroi negativi, c’è solo questa cosa indistinta, una massa oscura di cui non possiamo identificare i confini…” Probabilmente è proprio questa la chiave di lettura di questa pellicola: riuscire ad amalgamarsi con la trama e con una sceneggiatura particolare, fuori dagli schemi o se vogliamo, talmente attinente alla realtà di certe situazioni così lontane dal nostro modo di pensare abituale, che dobbiamo fare uno sforzo ulteriore per entrare nella storia, Ripeto, non l’ho visto, però mi viene in mente un romanzo di James Ellroy che inizia con la descrizione di un personaggio, un personaggio caratterizzato in maniera così negativa da far pensare subito che sia il cattivo, e invece proprio il poliziotto, o l’investigatore se vogliamo, perché in certe realtà (o nella realtà) il confine fra positivo e negativo non esiste…

    • Francesca ha detto:

      Black Mass è stato paragonato ai gangster film più recenti (Goodfellas, The Departed…), ma personalmente – spero di non dire un’assurdità – lo trovo più vicino proprio al noir. Non c’è nulla di scoppiettante. Personaggi carismatici quanto basta ma non perfetti, colori non assenti, ma lo stesso lividi, particolare attenzione agli ambienti interni, chiusi, la casa o la strada. La costruzione di una caduta. Bulger non ha tutta questa progressione interiore, ma d’altra parte nella vita non sempre le persone cambiano, nemmeno nell’arco di venti anni.
      The Departed propone due fronti nettamente contrapposti, buoni e cattivi, lo fa dichiaratamente, intenzionalmente. Una chiarezza che qui non c’è. Qui è veramente un black mass e quando lo spettatore vi si immerge… chissà come la prenderà… ed è proprio quello il bello.
      Ah, sarei curiosa di leggere quel libro di Ellroy 🙂

  5. il barman del club ha detto:

    Non mi ricordo bene quale fosse, ma dev’essere uno dei suoi primi romanzi facente parte della trilogia del sergente Hopkins: o “Le strade dell’innocenza”, o “Perché la notte”, anche se poi i suoi libri migliori li ha scritti in seguito…

A te la parola

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...