What we do in the shadows

What we do in the shadows (2014)

What we do in the shadows posterWhat we do in the shadows posterNon so quante volte abbia visto questo film. Capisco che non ve ne possa fregare di meno e non avreste nemmeno torto, ma non importa. Fatto sta che questo film neozelandese mi ha piuttosto colpito. Temo il giorno in cui sarà distribuito in Italia. Non impazzisco all’idea di sentirlo doppiato; insomma, faranno sicuramente un ottimo lavoro, ma un film come questo (parere mio) preferirei vederlo in lingua originale, per i toni usati, i giochi di parole potenzialmente intraducibili, l’accento usato da ciascun personaggio. Tralasciamo gli infiniti modi con cui potranno storpiare il titolo… Cerchiamo di non pensare all’eventualità che un What we do in the shadows sia pubblicizzato per quello che non è. Non fa paura, al massimo rischia di far ridere: nell’emisfero boreale è già un piccolo cult. È una commedia e può far ridere, ma non è per tutti e la sua comicità potrebbe risultare troppo “delicata” per chi è abituato a tutt’altro genere di film. Non è sguaiato, ma nemmeno troppo politicamente corretto. Non cerca la risata facile. Se vi piacciono i Monty Python, facilmente vi piacerà anche questo film. È un falso reportage, basato sulla non-vita quotidiana di un gruppo di vampiri di Wellington, riuniti sotto lo stesso tetto dopo secoli di fuga/viaggi. What we do in the shadows, soprattutto, non cerca di sfruttare la popolarità del recente intrattenimento a ispirazione vampiresca, anzi, la teme. Non è una parodia di altri film e per essere riconoscibile a un ampio pubblico non prende di mira i vari Twilight, True Blood…  Difatti, per i co-registi Taika Waititi e Jemaine Clement, tutto l’hype che ha accompagnato questa nuova generazione di vampiri potrebbe essere un deterrente, come lasciano intendere in questa intervista.

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Da sinistra, Taika Waititi (Boy) e Jemaine Clement (Flight of Concords).

T. Waititi “A entrambi piacevano i vampiri e i film sui vampiri, e nel 2005 nessuno stava girando film sui vampiri. Underworld era appena uscito, era il momento perfetto per colpire… e da allora ci sono voluti sette anni.”

J. Clement “Underworld 2: Evolution. Quello era ciò di cui ci preoccupavamo di più, che la gente fosse stufa dei vampiri”

Un’altra cosa che questo film non è? Un film con una storia particolarmente complessa. Sebbene abbia vinto il premio per la miglior sceneggiatura al Torino film festival del 2014, mantiene una forte componente di improvvisazione. Il materiale girato è piuttosto ampio: 125 ore in tutto. Qui ci sono un paio di scene tagliate, ma su youtube ne troverete molte di più. Spesso lo stesso Waititi scherza sulla possibilità, in futuro, di far uscire un cofanetto con un numero imprecisato di dvd per raccogliere anche una selezione del materiale scartato. Anche la colonna sonora merita uno sguardo.

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Clement e Waititi si conoscono dagli anni ’90, mentre frequentano la Victoria University di Wellington. Fu subito intesa, come raccontano in un’intervista al New Zealand Herald:

T. Waititi: “Non ricordo il momento in cui di fatto ci siamo incontrati per la prima volta, ma ricordo l’occasione in cui ho visto Jemaine per la prima volta. È stato alla biblioteca della Victoria University. Ricordo di aver dato uno sguardo intorno e di aver fatto ‘Ugh… Cavolo, guarda che coglione!’ perché aveva su quella maglietta colorata in stile samoano… e continuavo a pensare ‘Oh, probabilmente sarà uno di quegli spocchiosi tipi artistici’. E quella sera c’erano le audizioni per uno spettacolo universitario e lo vidi lì… ‘Oh no, non ancora quel tizio!”

J. Clement: “Ricordo quello stesso momento in cui vidi Taika e pensai ‘Che coglione!’ perché aveva quel cappello reggae, uno di quei grandi, rossi, gialli e verdi cappelli all’uncinetto. […] Penso anche che quando ho visto Taika fare la sua audizione, in realtà lui è stato una delle poche persone che mi ha fatto ridere.”

Nel 2005 gireranno un corto, What we do in the shadows: interview with some vampires. Concetto e titolo simili, simile anche il cast; i tre vampiri Vulvis, Viago e Deacon erano interpretati rispettivamente da Clement, Waititi e Brugh, esattamente come nel lungometraggio.

W. “Non abbiamo pianificato nessuno dei personaggi, chi sarebbero dovuti essere o come sarebbero dovuti apparire. Volevo provare l’ossessione per la pulizia, e qualsiasi cosa avessimo provato allora, non facemmo che mantenerla realmente, così la pulizia diventò uno dei tratti di Viago come dandy del 18° secolo. Johnny Brugh, che interpreta Deacon, era veramente malato al tempo, e passò tutta la durata della sua intervista sdraiato sul divano, diventando così quello che Deacon sarebbe diventato – stare sempre disteso, facendo il pigro, sfacciato vampiro cui non gliene frega un cazzo”.


What we do in the shadows rende dati di fatto i miti riguardanti la figura del vampiro, per costruire personaggi adeguati. Diventa normale cercare di non mostrare alla polizia quel cadavere accidentalmente trovato in cantina, ipnotizzando gli agenti e ricevere un richiamo per la mancanza di adeguati dispositivi antincendio. La troupe che gira il documentario è un corpo estraneo in un microcosmo indipendente, che normalmente rimarrebbe nascosto ai margini della società. Tutto viene girato a qualche mese da un evento della comunità degli esseri sovrannaturali neozelandesi; quello che viene effettuato ha il solo scopo di mostrare come si vive in questo mondo nascosto. Si vive come altrove, con le ovvie differenze. Ci si sveglia alle 18, si deve bere sangue umano per vivere (anche se può dispiacere), non ci si può specchiare, non si possono indossare/toccare oggetti d’argento. L’eternità, poi, ha il suo prezzo, fatto di ferite che non si rimarginano, ricordi che restano e una convivenza che può essere difficile. Quando c’è una lite, si può fare baccano volando da una parte all’altra della casa o trasformandosi in qualche animale. La troupe documenta tutto questo con la garanzia di non essere toccata dai vampiri.

Tutto ha inizio quando una sera Viago (Taika Waititi) si alza – letteralmente – dalla bara per svegliare i suoi flatmates, amici e coinquilini.

  • What we do in the shadows (1)Viago (379 anni). Decadente vampiro europeo, piuttosto chiacchierone, gentile e talvolta pedante. Ci tiene a tenere tutto pulito, a partire dai divani su cui accidentalmente possono essere dissanguate le vittime. Sceglie di partire per la Nuova Zelanda per raggiungere la ragazza di cui è innamorato, emigrata con la famiglia dall’Europa. Deciso a dichiararsi, Viago si fa spedire dall’altra parte del mondo dal proprio servitore, Philip, ma questi non affranca la cassa in modo corretto e il viaggio durerà quasi un anno e mezzo. Nel frattempo, Katherine si sarà già sposata con un altro. Al vampiro non resterà che un ricordo di lei. Un medaglione con le loro foto. Un medaglione d’argento. Viago ancora oggi la rimpiange, passando ore sotto la sua finestra alla casa di riposo.
  • What we do in the shadows (2)Deacon (183 anni) non lava i piatti di casa da 5 anni e la cosa inizia a pesare. D’altra parte è giovane e incosciente, una specie di poeta maledetto… tende a fare un po’ il cavolo che gli pare, spaziando fra risse notturne, lavoro a maglia e danze morbosamente inquietanti. Fugge giovanissimo dalla Germania del secondo dopoguerra in quanto vampiro, nazista e criminale di guerra. È tutt’ora amico di chi l’ha vampirizzato.
  • What we do in the shadows (4) Vladislav

    “Dead but delicious” cit.

    Vladislav (862 anni). Vampiro carismatico e con un passato da torturatore – in special modo per impalamento. Vampirizzato a 16 anni, ha una nemesi: The Beast. Dal loro ultimo scontro, Vladislav non è più lo stesso. Oggi ha sempre più difficoltà a ipnotizzare le possibili vittime, che solitamente preferiscono farsi confondere da un televisore o da un pc portatile. La concorrenza è forte, non lo si può negare. Cerca di non pensare a tutto questo dedicandosi quando possibile a festini orgiastici, ma in fin dei conti è un bravo ragazzo. Aspira a diventare l’ospite d’onore dell’Unholy Masquerade, l’evento “mondano” più atteso da zombies, vampiri e gente poco viva in generale.

  • What we do in the shadows (8)Petyr (8000 anni, mese più mese meno). Classico. Un tipico Graf Orlok classe ’22. Uno di famiglia, praticamente. Tutti gli vogliono bene e anche voi gliene vorrete, benché di primo acchito possa sembrare un filo spaventoso. Non fatevi ingannare dalle apparenze, è un cuore d’oro con tanto bisogno di cure, in fin dei conti ha una certa età. Se volete fargli un regalo gradito, portategli una bella gallina. Garantito che apprezzerà.

What we do in the shadows (1) prova dei vestitiLa presenza della cinepresa in casa ha il suo effetto; almeno inizialmente i protagonisti scambiano sguardi con lo spettatore come a cercarne la complicità, talvolta il modo di parlare e la gestualità possono essere un po’ impostati. Tutti si prodigano in spiegazioni, l’atmosfera è piuttosto cordiale. Talvolta tutto questo scompare, è come se i personaggi perdessero la rigidità causata dagli estranei e si sciogliessero completamente. Con l’avanzare delle scene, la presenza della troupe è sempre meno invadente. Viene ripreso tutto o quasi, compresa la macchinosa scelta dei vestiti per uscire la sera o i momenti fuori casa, alla ricerca di vittime o di un locale dove divertirsi. Si inizia a intravedere anche la presenza degli altri non-morti, la comunità di vampiri e un piccolo gruppo di lupi mannari preoccupati nel mantenere una certa buona creanza (“We’re werewolves, not swearwolves”). Tutto ciò che avviene rimane nella plausibilità, pur sempre considerando quale sia il contesto in cui ci muoviamo. È facilissimo calarsi in questo mondo, anche quando si scontrerà con quello degli umani.

L’unica “vivente” che il gruppo frequenta senza paura di essere dissanguata è la servitrice di Deacon, Jackie (Jackie van Beek), la donna che si occupa della casa quando il gruppo dorme. Il suo è un lavoro massacrante, ma la ricompensa potrebbe essere la vita eterna, quando il padrone la farà diventare un vampiro a sua volta. Lavaggio panni sporchi, pulizia di giardino e casa da eventuali resti, ricerca di vergini per serate particolari, qualora i “ragazzi” desiderino concedersi un pasto di prima qualità. Una di queste sere, Jackie invita un’amica con qualche conto in sospeso e un ex, Nick (Cori Gonzalez-Macuer), per offrirlo al proprio padrone. Nick cerca di fuggire, ma viene raggiunto e vampirizzato.

  • Nick What we do in the shadowsNick. In quanto “neonato”, si rifà i vampiri di nuovissima generazione, più che altro per il suo autocelebrarsi come il tizio uscito da Twilight o una specie di erede di Dracula. Totalmente entusiasta della capacità di volare, entra in un’oscura cappa di depressione quando scopre di aver perso qualcosa di immensamente importante: la possibilità di mangiare patatine fritte. Non comprende la necessità di tenere nascosta la propria natura di vampiro e non perde occasione per sbandierare la cosa. Sarà per questo duramente punito con un cerimoniale terrificante (vabbé… se lo vedrete capirete).
What we do in the shadows (7) Stu Rutherford

Quando il gruppo stava girando il primo corto, Waititi condivideva un appartamento con Stu Rutherford, che al tempo pare fosse un It worker proprio come il suo personaggio nel film. Rutherford racconterà in un’intervista al National post: “[Waititi] arrivò un giorno a casa e chiese se andasse bene che tenesse una bara nella mia stanza. Una volta che scoprii che non ci sarebbe stato un corpo dentro, dissi ‘ok, va bene.” Successivamente, emerse che volevano girare un film. Parteciperà anche a Boy (2010) di Waititi, sempre nella parte di se stesso.

Il personaggio di Nick sovverte tutti i rapporti, anche perché introduce a sua volta Stu (Stu Rutherford), un amico che è come un fratello, qualcuno cui vuole talmente bene da non volerlo vampirizzare a sua volta. Se Nick non riesce a inserirsi da subito, Stu entra nel cuore di tutti, se lo litigano in continuazione, anche perché riesce a introdurre nella casa la tecnologia ed è una persona estremamente accomodante, sempre sorridente. Il suo portatile apre le porte del mondo agli abitanti della casa. Viago non solo sente riaccendersi la speranza del ritrovamento di quella deliziosa sciarpa di seta persa nel 1912, ma rivede il proprio servitore Philip grazie a Skype. Tutti possono ammirare l’alba, per la prima volta dopo anni, ma anche una nutrita selezione di foto di vergini (più o meno).


Stu e Vladislav What we do in the shadowQuesto è uno di quei film di cui non saprei come parlare, temendo di dimostrarmi troppo entusiasta (come successe anche con The Babadook), ma non posso fare a meno di consigliarvelo con lo stesso entusiasmo. La “chimica” che esiste in questo gruppo è evidente, nel modo in cui non solo recitano, ma si divertono. Sul web c’è già chi chiede uno spin-off sul gruppo di licantropi e non mancano quelli che vogliono che il gruppo di vampiri faccia ancora la sua comparsa.

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54 pensieri su “What we do in the shadows (2014)

  1. gianni ha detto:

    Mi riservo di commentare che, la pizza, le birre, il sonno (dell’anima) e conseguentemente la giusta (e splendida) spirazione mi impediscono di scrivere cose sensate su questo bel post!
    E ricorda un Aeon Flux è per sempre! 😀

  2. gianni ha detto:

    Rieccomi: dunque bello l’articolo, bello il film belle le sonorità … Ok, [BISIO MODE=OFF]
    Direi che è costruito esattamente come i film recenti, quelli seri con i vampiri giovini e con le turbe, ma con un passato che già dà loro un bla bla bla, che non si sa esattamente, solo che qui è fatto bene. I vari personaggi sono giustamente, ben caratterizzati, stile roleplaygame e, ed è il bello! Qui funziona! 😀

    • Francesca ha detto:

      Esatto! Lo spirito in fondo è proprio quello, vestire i panni del vampiro, indagare nelle varie tipologie di vampiro e creare qualcosa di plausibile entro le regole di un gioco. Per dirla senza tanti giri inutili di parole, un gioco delle parti in cui ci si puo’ riconoscere, ma divertendosi come lo avremmo fatto da bambini. Non mi ricordo chi del cast (c’è da qualche parte un’intervista che contiene l’episodio, ma non so quale e sarebbe drammatico per me ritrovarla 😀 no non sono per nulla pigra, facciamo che do la colpa al caldo eh), girava per le strade da ragazzino con gli amici, mantellino e denti fintissimi. “Giochiamo al vampiro?” e il bello è che la freschezza di un film come questo sta proprio in questo. Potrà piacerci o meno, ma credo assolutamente che questi signori si siano divertiti come dei matti a girarlo!

      ps. carina la modalità Bisio 😀 😀

        • Francesca ha detto:

          Davvero… i risultati molto spesso sono all’altezza dello sforzo, non sempre vengono recepiti dal pubblico, ma per chi sa apprezzare sono senza prezzo. Personalmente mi sono fissata con questo gruppo e spero che facciano altre cose insieme 🙂 in giro però ci sono molte cosette di Waititi e Clement, quando avrò modo di accaparrarmi qualcosa vedrò che altro sanno fare

      • gianni ha detto:

        Sui vampiri se ne sono dette e fatte di tutti e di tutte, volevo vedere anche Young Dracula, che pare non essere male, è una commedia UK sul giovane Dracula (ma va?) di cui ho visto un po’ di episodi sul Tubo, ma ammetto di averla seguita poco, solo per il tempo (sigh) pare impossibile ma per vedere un’ora di episodio, ci vuole un’ora! E il tempo scarseggia, sinché non invento qualcosa che lo restringa! 😀

        • Francesca ha detto:

          😀 Ah beh se è per quello magari, come si fa a usare il tempo senza farlo passare… magari Bradbury e colleghi avrebbero da dire qualcosa, chissà… il tempo è un divertimento mica da niente quando sai manipolarlo. Ci stiamo lavorando 😀 risultati zero per ora, ma sono ottimista, anzi, se hai consigli sul tema fammi sapere mi raccomando.

          ps. Ah, a proposito di serie inglesi… non c’entra assolutamente niente, ma non so perché con Young Dracula (me lo guarderò prima o poi, che sono curiosa) m’è venuto in mente qualcosa che ho visto moooolto tempo addietro. Blackadder, praticamente un’escursione nella storia medievale con Rowan Atkinson, che quando non è Mr. Bean sa il fatto suo. Vai a sapere i collegamenti di cui è capace un cervello umano, non ho idea di come ho fatto a pensarci, ma te lo consiglio lo stesso 😀 non credo che abbia avuto grande popolarità, ma ci recitava anche un certo Hugh Laurie ed eravamo negli anni ’80 (si, proprio il dottor Casa, mi pare fosse anche tutto imbellettato, una roba meravigliosa)

          • gianni ha detto:

            Emmisà che l’ho pure visto, recupero dalla mia mente il filmato: questo implica che adesso manderò all’indietro un mio alter-ego nel mio cervello che dovrà cercare nei meandri del dungeon rappresentato dai neuroni le informazioni che richiedo!
            Oppure, prima che chiuda tutto, comprare l’antizanzare! Dannate vampire.
            Ma tornerò (e tu ti lamenti della tua mente?)

            • Francesca ha detto:

              Io e la mia mente siamo in guerra da anni, certo che me ne lamento. Credo che sia la mia più grande nemica e anche quello che amo di più di me stessa. Un bel casino.
              L’antizanzare è necessario, ma su questo siamo in alto mare. Non solo pure io devo ricordare di comprarlo, ma devo trovare qualcosa di decente, visto che l’ultima volta che ho provato a proteggermi dalle zanzare mi sono quasi soffocata con gli zampironi. Accidenti alle zanzare 😀

                • Francesca ha detto:

                  Sai cosa, il fatto è che l’avvelenarsi lentamente potrebbe essere uno spiacevole ma necessario prezzo per essere immuni dalle zanzare. Nel mio caso pare che mi sia lentamente avvelenata grazie agli zampironi, con la prevedibile vendetta delle zanzare. Detesto le punture di zanzara sui piedi, a pari merito con quelle sulle nocche delle dita. Forse passo al napalm.

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