It follows (2014)

LocandinaNon posso dire che questo film sia stata una sorpresa. Sono venuta a conoscenza della sua esistenza da varie recensioni, tutte positive; questo It follows sembrava essere il nuovo fenomeno del momento. Non mi ha mai persuaso del tutto, in special modo per via della trama, che sinceramente non mi diceva molto: una tizia viene obliterata dal suo ragazzo del momento e finisce per beccarsi una malattia ven una presenza oscura che la perseguita senza alcun ritegno. Che roba sarà mai? Eppure, It follows funziona, è un horror per cui vale la pena spendere un po’ di tempo, soprattutto in un genere vessato da vaccate inumane (Poltergeist, Annabelle, Insidious 3 per fare qualche nome). Funziona, e te ne accorgi dalla primissima sequenza. Nel mio caso, ha reso possibile un piccolo miracolo: è piacevole da vedersi al punto da annientare la possibilità di farsi troppe domande su cosa significhi cosa. Non mi sono mai fermata “a pensare”, me ne sono stata tranquilla a sedere sul letto, a guardare un film. Non mi sono chiesta quale fosse il messaggio di fondo, anche se, a ben vedere, qualcosa c’è. È un film sui giovani e sugli adulti, sull’essere isolati e dover sopravvivere a qualcosa che forse è più grande di noi, sia esso un mostro o chissà cosa, qualcosa che ci segue e con cui volenti o nolenti dovremo fare i conti.

Uscirà in Italia il 6 luglio 2016 (e se tutto va bene senza nessun cambio di titolo del cavolo)

It follows AnnieAnnie (Bailey Spry) fugge di casa in biancheria e tacchi; la cinepresa indugia sul viale dove sta correndo e il sonoro sottolinea i fatti senza essere invasivo, anzi, rimane sempre sullo sfondo alternando spazi di silenzio a brevi tocchi ritmati di rumore. Due voci fuori campo: il padre che chiede alla figlia se va tutto bene e una donna, inquadrata di sfuggita, che domanda la stessa cosa. Senza badare troppo alla risposta, l’uomo rimane in silenzio fuori campo e la donna continua a scaricare la spesa dall’auto. Non guarda nemmeno in faccia la ragazza. Pochi secondi di fuga e Annie rientra in casa e la musica si fa più incalzante. Il padre continua a scandire il nome della figlia. Noi non lo vediamo, ma è altamente probabile che non abbia nemmeno provato a fermarla quando esce dalla casa per salire su un’auto e scappare. Annie non risponde alle telefonate che riceve e continua a guidare, finché non arriva a una spiaggia. Lei piccola al centro di un campo largo disegnato dalle luci dell’auto. Cellulare alla mano, ha composto un numero. È suo padre. Dice di volergli bene. La musica ha subito un rallentamento, ma non svanisce. Primo piano sul viso della ragazza e allargamento del campo visivo sul corpo, la spiaggia, il mare al mattino. È la prima vittima di un mostro di cui non sappiamo niente. E la fine è esemplare.

It follows autoLa storia si sposta sulla vita di un’altra ragazza, Jay (Maika Monroe). Vive circondata da amici con cui condivide le sue giornate, una vita lenta e senza scossoni; incontra Hugh, ci esce un paio di volte. I due fanno sesso, ma inaspettatamente quella sera lui tramortisce Jay e la porta in un vecchio albergo dismesso. È lì che Jay si risveglia, legata a una sedia a rotelle. Hugh non vuole farle del male, ma inizia a raccontarle di come lei sia diventata vittima di una maledizione: una presenza la seguirà con l’intento di ucciderla. L’unico modo per salvarsi è passare a un’altra persona la maledizione, facendovi sesso. Se Jay fosse morta prima di riuscirvi, Hugh sarebbe tornato a subire la maledizione; portare la ragazza in quell’albergo è un modo per farle capire che non sta scherzando. Difatti, la presenza non tarda ad arrivare e Jay si convince vedendola.

It followsI giorni di Jay scorrono diversamente; in ogni momento la presenza potrebbe raggiungerla, in una forma qualsiasi. Il mostro potrebbe essere ovunque ed è qualcosa che lo spettatore sente. Se la ragazza riuscirà a sopravvivere sarà grazie ai suoi amici, che arriveranno a offrire anche la propria vita pur di non lasciarla morire. Tutto qui? Tutto qui. Il punto forte di questo film è l’atmosfera, grazie a fotografia e gestione dei tempi nell’azione, non tanto la finezza nella trama. Si tratta semplicemente della continua fuga di una ragazza, braccata da qualcosa di cui non sapremo niente, almeno esplicitamente. Non si sa da cosa sia generato il mostro, né quale sia la sua vera forma. Sono domande cui possiamo rispondere noi con un’ipotesi. It follows, però, è fatto in modo tale che facilmente non avremo tutto questo bisogno di risposte.


Spoiler

A dirla tutto, forse sono l’ultima persona in grado di parlare di questo film, c’è chi lo ha già fatto prima di me molto meglio di me. Sin dall’inizio ho pensato che It follows fosse piano e semplice, senza velleità particolari, forte unicamente del suo essere “ben fatto”, per cui molte delle interpretazioni che ho letto mi sono sembrate leggermente forzata, soprattutto quella che voleva il film come un’allegoria sui pericoli delle malattie a trasmissione sessuale. Quello che risalta maggiormente è il divario fra mondo dei giovani e mondo degli adulti; l’uno non si mescola mai all’altro e la crescita/sopravvivenza è affare unicamente dei primi, che devono trovare dentro di loro le forze per andare avanti. Questo significa affrontare il nuovo rapporto con il corpo (Jay si guarda molto spesso allo specchio, osservando il proprio viso o il corpo), usare la tecnologia per rimanere connessi (Annie parla col padre mediante il cellulare), indagare (il dispositivo di lettura a forma di conchiglia, la citazione da L’idiota di Dostoevskij) e cercare anche di combattere il mostro. Tutto viene filtrato attraverso lo sguardo dei giovani, che mettono in pratica idee personali, siano esse fallimentari o meno. Le ragioni per cui scelgono di agire in un dato modo sono chiare solo a loro, non necessariamente dobbiamo capirle o condividerla. Giovani e adulti non riescono a comunicare. Annie non dice personalmente al padre di volergli bene, ma solo attraverso un cellulare e forse – vista l’ora – starà lasciando un messaggio in segreteria. La donna che sta scaricando la spesa dall’auto, chiede qualcosa a quella ragazza sconosciuta, ma non ha alcun interesse nella sua condizione. Annie muore sola. Jay si vede stravolgere la vita, ma grazie al microcosmo della comunità di amici può arrivare a vedere l’alba seguente. Non è mai solo un problema per Jay, è un problema per tutti, ma non per gli adulti. Tuttavia, non credo che tutto debba essere ridotto esclusivamente a scontro generazionale: il mostro stesso, sebbene nei momenti estremi si presenti alla vittima nella forma di madre/padre, non sempre assume la forma “adulta”. A volte è una ragazza o un bambino.

Annie spiaggia morte It followsIl mostro cos’è? Mi piace pensare che sia qualcosa di simile al male di vivere o al male in generale, l’ansia e la difficoltà di identificarsi come individui, di trovare il proprio posto nel mondo. Mi piace pensare che allo scontro finale, la piscina con quella grande bandiera americana rappresenti lo scenario dove si consuma la lotta non solo contro un mostro, ma  contro una cultura aliena e opprimente, in cui un giovane potrebbe non identificarsi. L’unico modo per combattere quel “mostro”, per convivere con quella presenza, potrebbe essere fare quadrato, magari fare l’amore. L’importante è rimanere uniti, forse, consapevoli che non smetterà mai di seguirvi.

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30 pensieri su “It follows (2014)

  1. sherazade ha detto:

    Ecco! Partiamo da un film senza pensieri e ci ritroviamo, noi, ip che nn l ho visto nell ottica di non perderci un solo passaggio .
    Avevo anche io letto ma nn mi attirava .
    WE sistemato!
    Sheraltrocheventicelloservecorrente

    • Francesca ha detto:

      Di primo acchito non attirava nemmeno me… e stranamente l’ho visto per tutto il trambusto che c’era intorno. Alla fine m’è piaciuto ed è anche abbastanza leggero 😀 lo consiglio volentieri… ah, ma poi non è detto eh, c’è anche chi non l’ha apprezzato.

      ps. finalmente qua sta calando la temperatura e vista l’ora direi che siamo messi bene 😦

    • Francesca ha detto:

      Guardalo, qui siamo su un altro pianeta rispetto ad Annabelle o affini, tutta un’altra cosa. Fammi sapere eh 😀 giusto, evita Poltergeist come la peste, soprattutto se hai amato quello del 1982. Davvero, è assurdo. Inizia con questi che si trasferiscono in un posto pieno di enormi tralicci dell’alta tensione, li inquadrano talmente tanto che sembrano far intendere è tutto colpa di quelli… poi viene fuori il cimitero, non indiano, normale… tutti contenti perché tanto non succederà una beneamata e invece un cavolo… Genitori da mettere sotto chiave (il marito, Rockwell mi pare, è tutto un incazzarsi e trattare i figli come ebeti… ho capito che hai tutti i problemi possibili, farebbe incazzare anche me, ma diamine, non li comprare con soldi che non hai e… lasciamo perdere, era una parte molto ingrata), figli stereotipati e addetti alla disinfestazione inquietanti (come si fa, un tizio propone un lavoro per il padre della famiglia, ma non lo dice direttamente al padre, ma al figlio minore. Un sollievo quando l’entità cerca di trapanare la testa del suddetto tizio). C’è molto di meglio in giro.

  2. tiols ha detto:

    Ok, va bene tutto quello che vuoi. Interpreta il film come un virus sessuale, come l’ansia, come una battaglia per l’indipendenza, come una lotta al razzismo o come il 4 luglio per l’Eritrea (una data inesistente sul loro calendario).
    Il concetto che c’è dietro a me non interessa, in un “horror” men che meno. C’è solo un concetto che, a mio dire, non hanno rispettato: strage di attori. Il finale, le ultime riprese intendo, non le ho capite. Mentre camminavano mano nella mano i due piccioncini, sarebbe dovuto apparire ancora il mostro e farli a pezzi. Tutti e due, in un colpo solo. Fracassandogli la testa…
    Ehm. Scusa. Mi sono fatto prendere la mano. Però, a parte alcune cose che non riguardano il pensiero del regista e finale di merda, anche io l’ho visto come un buon film. Passa bene la visione! 😉

    • Francesca ha detto:

      [SPOILER] Avrei dovuto scriverlo, effettivamente. In questo film si muore pochino, non è per nulla gore e del sangue non se ne vede granché. Tralasciata la morte vagamente violenta della prima vittima, ovviamente. Ha un’impostazione un po’ a modo suo… quando l’ho visto la prima volta però sono stata sempre lì a dirmi… questa non muore mai… va a finire in un campo di granturco, corre, non muore, si fa giusto un graffietto o si sloga un polso, di solito a quest’ora l’avrebbero stirata almeno con una mototrebbia. Il finale è in linea con questo, inizialmente non ho capito se fosse così per lasciare spazio a un seguito o per che cosa… diciamo la verità… ha lasciato perplessa anche me. Riesco a dargli un senso solo con una minima interpretazione “psicologica”. Il mostro c’era, se ne stava là in fondo a camminare… però… alla fine è tutto un fuggire che non si arresta mai e la cosa può essere un filino frustrante 😀

  3. Gianluca Rinaldi ha detto:

    Era uno dei film che attendevo di più per quest’anno e non mi ha deluso affatto, concordo nella mia recensione con l’intento del regista di voler girare un film sulla morte e sul modo in cui i giovani tendono ad affrontarne la paura (se ci fai caso gli inseguitori sono molto spesso persone decedute come il padre della protagonista nel finale in piscina). Altra meravigliosa prova, dopo Babadook (superiore anche a It Follows), di come con pochi soldi e grandi idee si possa ottenere un risultato più che notevole 😉

    • Francesca ha detto:

      Le mie aspettative sono state superate, anche solo per la realizzazione tecnica e per la semplicità con cui sa indurre “ansia”. Molto ben fatto, e soprattutto diverso dalla massa di horror tutti uguali. Scoprire successivamente anche un certa riflessione leggermente “celata” non è che un di più. Devo dire che è uno dei pochi film per cui ringrazio l’hype che gli si è creato intorno…

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