Sils Maria

Sils Maria (2014)

Locandina Clouds of Sils Maria“Bellissimo e inutile, come tutte le cose belle“. Non sono parole mie, ma di qualcuno che su questo film ha visto giusto. Sul bellissimo, non posso che essere d’accordo; ho rivisto e rivedrei Sils Maria svariate volte, sicura di notare sempre il proverbiale “qualcosa di nuovo”. È talmente stratificato che so già in partenza che qui non affronterò tutti gli argomenti che vorrei… e nonostante tutto rimane un film che non stanca lo spettatore. Sull’inutile, anche su questo sono d’accordo. Sils Maria è inutile quanto possa esserlo un lusso: bello da vedersi e piacevole per fermarsi a pensare. Non è “innovativo” e nemmeno vuole esserlo; racconta una storia che si ripete generazione dopo generazione, sul rapporto fra dominante e dominato, sull’erosione operata dal tempo e sulla necessità della fine per dare luogo a un nuovo inizio. Se ne può fare a meno, ma è un lusso che sarebbe un peccato non concedersi.

Mi prenderò la mare di nubilibertà di parlare più che bene di questa pellicola, anche perché riesce a rivisitare piacevolmente il Bergfilm, citato esplicitamente attraverso un lavoro del 1924 di Arnold Fanck, Das Wolkenphanomen von Maloja. Non si tratta solo di privilegiare le ambientazioni montane, ma di esaltare il confronto del personaggio con il contesto in cui si trova, non ultima una natura che non perdona niente e che obbliga il singolo a riconoscere la propria pochezza in confronto al tutto. Nel caso di questo film, questi aspetti risultano più sfumati e l’eroismo non si traduce nella scalata sul ghiaccio, ma nell’affacciarsi in un abisso interiore. Lo spirito di confronto, la consapevolezza che le convinzioni personali possono crollare, il passaggio attraverso una prova per uscirne rafforzati, questo c’è tutto. Anche in Sils Maria i veri protagonisti non sono i personaggi che si muovono sulla scena, ma qualcosa di più grande che, quello che sulla scena li fa muovere: il tempo, la natura, l’immutabile legge naturale che vuole che tutto subisca un eterno mutamento. Le nubi che scorrono come un fiume, il serpente di Maloja che si snoda attraverso la vallata ne è solo una rappresentazione.

Clouds of Sils Maria posterMaria Enders (Juliette Binoche) sta andando in Svizzera con la sua assistente Valentine (Kristen Stewart), dove ritirerà un premio a nome del regista Wilhelm Melchior, suo mentore. Maria è stata la Sigrid di The Majola Snake, il capolavoro di Melchior, nato per il teatro, ma con un adattamento cinematografico di successo. La Enders rimane talmente legata al personaggio di Sigrid da creare con esso una vera simbiosi. Sigrid è una donna giovane, volitiva, sottilmente arrogante, “libera al di là di tutto”. Helena è la sua controparte, quella che nella vicenda si lascia travolgere dai sentimenti e distrugge la sua famiglia per amore di una ragazza, che nulla vuole se non seguire la propria natura o un capriccio. Le due si avvicinano e si allontanano, per poi dividersi bruscamente. Helena viene abbandonata da Sigrid e scompare senza lasciare traccia, in un giorno di nebbia.

Mentre sta viaggiando a bordo di quel treno che la porterà a Zurigo, Maria Enders pensa di tanto in tanto che tornerà a interpretare la sua Sigrid in un seguito scritto da Melchior; sarà lo stesso personaggio, ma venti anni dopo. Quello che Maria Enders non sa, è che a pochissimo dall’arrivo, Wilhelm Melchior non vive più, morto senza aver finito il proprio lavoro. Malato da molto tempo, sceglie di uccidersi di fronte alla vallata in cui si manifesta il serpente di nubi. Qualche sera dopo, sarà il regista Klaus Diesterweg a proporre a Maria una parte nella nuova messinscena di The Maloja Snake. Non dovrà essere Sigrid, ma Helena.


Clouds of Sils Maria

C’è molto di Juliette Binoche nella creazione di questo film, sia per quanto l’abbia voluto, sia per qualche dato biografico. Olivier Assayas e la Binoche si sono incontrati per la prima volta sul set di Rendez-vous (1985), l’uno da sceneggiatore e l’altra da attrice protagonista. In Sils Maria, la Enders nasce come attrice da un sodalizio artistico con uno scrittore, suo mentore nonché punto di riferimento.

“Anche allora – continua il regista – il film guardava all’invisibile e al percorso che una giovane attrice intraprende verso il pieno coinvolgimento in un ruolo. Sin da allora, i nostri percorsi hanno corso in parallelo, incrociandosi solo molto tempo dopo, quando girammo insieme Summer Hours nel 2008. È stata Juliette ad avere per prima la sensazione che ci fosse stata un’occasione mancata, o piuttosto un film, rimasto in sospeso nella nostra comune storia […]. Con la medesima intuizione in mente, iniziai a prendere appunti [scrivendo] una storia che aveva aspettato di nascere da lungo tempo. […] Maria Enders non è né Juliette Binoche né me stesso. Lei è ognuno di noi attraverso la necessità di riconsiderare il passato […]. Lei si affaccia nel vuoto e osserva la giovane donna che era a 20 anni. […]

Quando Maria Enders si guarda indietro, vede un riflesso perfettamente identico alla Sigrid che era stata; essere Helena la reprime e per vari motivi, più o meno fondati.Si sceglie magari un personaggio perché più rassicurante, meno incline a mostrare i nostri lati deboli; Maria sa bene che Sigrid è per soprattutto una “difesa”. C’è poi la storia della prima interprete di Helena, Susan Rosenberg, che muore in un incidente d’auto pochissimo tempo dopo aver interpretato quel personaggio. Helena è destinata a scomparire o annientarsi? suona come un cattivo presagio. Quando arriva a Zurigo mantiene la sua verità di facciata. Ascolta le parole di circostanza di chi vuole rendere omaggio a Melchior. Sorride. D’altra parte, ognuno può avere una reazione diversa, più o meno aperta, al lutto come alla necessità di riconsiderare il proprio passato. Maria continua a recitare. Rosa Melchior, invece, si confida con lei, le parla del suicidio e della malattia del marito; sceglie di andare avanti con la propria vita lasciandosi alle spalle la casa di Sils Maria, dove decide di non tornare più. Maria Enders rifiuta di vedersi altro modo se non come l’indomita Sigrid, fallisce perché rifiuta di lasciar passare il passato e cerca delle conferme assicurandosi di essere ancora la stessa ragazza di venti anni prima. Rivede l’uomo che anni addietro avrebbe fatto follie per lei. Un attore mediocre rifiutato più volte, un violento e un prevaricatore. L’ennesimo affronto? Hendryk Wald che non si presenta adorante alla porta della camera d’albergo di Maria Enders.

Clouds of Sils MariaForse, una Sigrid “venti anni dopo” non può esistere, semplicemente perché è un personaggio creato e motivato dalla giovinezza. Mettiamola così, forse la vita non è riuscita a segnarti, il tempo non ti ha ancora presentato nessun conto, la tua bellezza è intatta. Nessun rimpianto, non ancora. Poi succede che gli anni passano e la tua pelle non è più la stessa. La tua mente non è più la stessa. Magari hai responsabilità e molto da perdere; hai paura di fare un altro errore, l’ennesimo. Helena fa una scelta, sacrifica tutto e ne paga le conseguenze. È comprensibile che Maria sia spaventata da quel ruolo. È comprensibile che Maria confidi a Diesterweg di sentirsi rassicurata da quel legame con Sigrid, e che lui le faccia capire che il celeberrimo seguito non si sarebbe concentrato su Sigrid venti anni dopo, ma su di lei che diventa Helena. Il punto è che il tempo chiude progressivamente alcune strade, preclude alcune possibilità e ne apre altre, ma è praticamene impossibile tornare indietro. È soprattutto il tempo che fa di “Sigrid” una “Helena”, il tempo o esperienze che segnano. Quando la giovinezza è sul punto di sfiorire, la vita cambia senza che si possa fare niente e scegliere di fermarsi (o illudersi) può essere fallimentare. Sigrid può permettersi di essere incosciente, libera, sarà più facile per lei risollevarsi. Ma questo vale anche per Helena?

La seconda parte del film si apre con lo scenario immenso delle montagne che sovrastano Sils Maria, un isolamento adatto a cercare di rispondere a queste domande per rendersi pronte a guardare oltre. Giorno dopo giorno Maria Enders si aprirà a nuove prospettive, pur con una certa difficoltà.


Nietzsche Haus Sils Maria

Primi d’agosto 1881 a Sils Maria, a 6000 piedi al di sopra del mare e molto più in alto di tutte le cose umane“. – Friedrich Nietzsche.

A sinistra, la Nietzsche Haus a Sils Maria.


Facendo riferimento al tempo, si tratta di uno dei temi affrontati dal Bergfilm, in modo particolare quando si pone in relazione all’uomo. Il tempo si identifica nella grandezza della natura, soprattutto nella montagna: le cime eterne, le nubi dal movimento incessante e le nevi che segnano l’altrettanto incessante avvicendarsi delle stagioni. Un filmato come  Das Wolkenphanomen von Maloja (Fanck, 1924), qui viene citato per il suo valore artistico, per la capacità di valorizzare l’immagine della montagna; tuttavia, non si tratta solo di questo, perché come ha scritto lo studioso Eric Rentschler,

“Fanck asserisce che la natura resta muta e inespressiva finché non viene catturata nella cinepresa. È una variazione sul tema del trascendentalismo romantico, un’interpretazione moderna del pensiero di Schelling secondo cui la coscienza che l’uomo ha di sé e del mondo intorno a esso porta “la vita inconscia nella natura a espressione conscia”.

La montagna dell'amore Der Heilige BergLa montagna viene trasfigurata dall’occhio della cinepresa, viene resa “viva”. Gli uomini portano sulla scena le proprie ossessioni, convinzioni e paure, valori reali o solo presunti; lo scenario in cui si muovono li spinge al confronto, sempre impietoso. Il filmato di Fanck del 1924 è brevissimo e non ha alcuna storia di fondo, potrebbe essere considerato un esercizio di stile; si pensi solo alla difficoltà nella ripresa di un soggetto come questo, con gli strumenti utilizzabili in quegli anni. Generalmente, le vicende dei film di Fanck sono riassumibili in una situazione di calma che viene sovvertita da qualche causa esterna, come nel caso di una coppia di amici che incontrano una donna di cui entrambi si innamorano. In Der Heilige Berg (Fanck, 1926), la danzatrice Diotima è un’entità in stretta relazione con le forze della natura, una sorta di strega che vive fra il mare e le montagne, in grado di ammaliare e portare alla perdizione. Il prezzo per il sovvertimento dell’ordine è il sacrificio della propria vita. I personaggi di Fanck devono abbandonare tutto quello che sono per elevarsi, raggiungere i propri limiti e superarli se necessario, arrivare anche alla morte, ma dimostrarsi degni.

Junta Leni Riefenstahl

L. Riefenstahl / Junta

Sils Maria rimane comunque troppo distante da pellicole come queste, anche se in parte ne condivide lo spirito. Qualcosa di più adatto è l’opera di un’altra regista del filone Bergfilm, Leni Riefenstahl. In Das blaue Licht (1932) la Riefenstahl interpreta Junta, una donna che conosce la strada per arrivare a una grotta segreta, i cui cristalli nelle notti di luna piena emanano una fredda luce azzurra. I giovani del sottostante villaggio di Santa Maria, mossi da un irresistibile desiderio, tentano la scalata, ma finiscono sempre per cadere nel vuoto. Junta viene associata a questa maledizione e tacciata di essere una strega; incolpata delle tante morti, viene minacciata dagli abitanti del paese. Anche in questo caso, la protagonista ha uno stretto legame con l’ambiente naturale; convive con la montagna e con la natura, a prezzo di una vita frugale e piuttosto solitaria. L’elemento perturbatore qui è un uomo: Vigo riesce a conquistare dopo lungo tempo la fiducia Das blaue lichtdi Junta, che gli mostra la via della scalata. La donna tradisce le leggi immutabili cui doveva sottostare; non più degna del segreto che custodiva, pagherà il proprio gesto con la vita. Vigo non esita a voltarle le spalle e rivela a tutti la strada per la grotta. La maledizione della luce azzurra è infranta, i giovani non muoiono più, ma la grotta viene razziata e il paesino perderà sempre più rapidamente la propria identità e il contatto con la natura, avviandosi verso ricchezza e modernità. Santa Maria diventa un luogo fiorente e una prestigiosa stazione turistica. Junta sopravvive al passare del tempo, non più strega malvagia, ma una santa, la cui effige viene conservata con una certa deferenza.

Il Bergflm è un filone particolarmente dedicato a chi concepiva la montagna con una sorta di sfumatura “sacrale”, non una destinazione da turismo del tempo libero (al tempo tendenza in ascesa), ma un oggetto di speciale dedizione e profondo rispetto. È proprio questo tipo di cambiamento viene rappresentato in Das blaue Licht. Junta è depositaria di un segreto fuori dal tempo, crudele, che chiede un tributo in termini di vite umane; è la montagna appannaggio di pochi, una ricchezza che resta personale, accumulata a prezzo di grande sforzo. Quando Junta “si corrompe” e si fida della persona sbagliata, lo stato delle cose cade insieme a lei. Quando tutti possono raggiungere quelle altezze senza sforzo, tutto cambia irrimediabilmente, senza possibilità di tornare indietro. Junta paga con la vita e le nubi la sovrastano, muovendosi velocemente su di lei. A una fine corrisponde un nuovo inizio, non senza conseguenze. Le nubi fluiscono ancora, ma la purezza non è recuperabile ed è necessario andare avanti. L’immagine di Junta, anche quella non sopravvive al passare del tempo, da strega diventa una santa. E, forse, l’unica legge immutabile è che tutto cambia e che il tempo tutto fa progredire.

Quando Maria Enders è nella sua camera d’albergo, pensa a chi sia la donna che meglio di lei possa rappresentare Sigrid. Cerca il suo nome su Google e le si para davanti un muro di immagini tutte simili, sorridenti magari, di una giovane ragazza che non conosce affatto. Il suo tablet le permetterà di vederla in alcuni filmati, una conferenza stampa disastrosa e un arresto dopo una follia per amore. Pochi minuti rendono l’immagine di una vita, sempre gli stessi, ripetuti nel frattempo in migliaia di dispositivi di migliaia di utenti in tutto il mondo. Quando Jo-Ann Ellis le sarà di fronte di persona, non varranno niente il film di supereroi visto con Valentine al cinema, le immagini della raccolta di Google o i filmati virali con Jo-Ann completamente sbronza. La Jo-Ann sarà tutt’altro, nel suo abitino Chanel, accanto alla nuova fiamma che le varrà l’ennesimo scandalo, piena di moine, con un sorriso di circostanza e una buona ragione per la sua vocazione alla recitazione. Anche a quel punto, non sarà abbastanza, perché sarà ancora diversa quando Maria capirà senza ombra di dubbio che Jo-Ann sa quello che fa oltre l’immagine che darà di se stessa.

Ora, mi sono rimaste alcune cose da dire, più o meno sceme:

  • La seconda parte del film è forse la più bella della pellicola; la costruzione del personaggio e la “liberazione” di Maria Enders dalle proprie incrollabili convinzioni è qualcosa di affascinante, dall’inizio fino alla fine. La Binoche e la Stewart riescono a far sembrare i loro dialoghi estremamente naturali e sentiti, nonostante non sempre siano proprio leggerissimi. Nonostante sia una pellicola decisamente stratificata, mi è sembrata coinvolgente ed è passata in un soffio. Ve l’ho detto, sono entusiasta di questo film e spero vivamente che possa piacere anche a voi.
  • Una persona “X” fa il bagno nuda in un lago. Non vi dico chi.
  • Kristen Stewart sa recitare. E bene.
  • Non ho parlato minimamente della musica, per quello ci vorrebbe un articolo a parte.
  • Se sei arrivata/o fin qui, hai tutta la mia stima, grazie per l’attenzione. Stavolta ho dato veramente del mio peggio – ma posso ulteriormente peggiorare.
  • Se vuoi vedere il film, ti consiglio di fermarti. Se hai già visto Sils Maria e hai il tempo o la voglia di leggere ancora qualche riga (prometto che non sarà un altro trattato), ci sono gli sproloqui finali pieni di spoiler. E se non te ne frega niente e vuoi sapere come va a finire, prosegui pure…

…SPOILER…


sils-maria-maloya-snakeClouds of Sils Maria, finale. Se la carriera di Maria Enders è iniziata grazie a Wilhelm Melchior, dopo la morte di quest’ultimo è stato merito di Valentine favorire una crescita ulteriore, non solo come attrice, ma anche e soprattutto come persona. La chiusura di Maria è dovuta in parte a un’interpretazione un po’ stantia del copione e in parte a certe illusioni prodotte sul personaggio, giudicando Sigrid un plus e Helena un fallimento, un personaggio “negativo” perché fallimentare. Accogliere Helena, ammettere che possa esistere anche parzialmente dentro di sé, potrebbe significare per Maria ammettere che la sua vita fino a quel momento non è esattamente come la desidera. Sta attraversando un doloroso divorzio e non è libera come vorrebbe. Valentine parla liberamente di sentimenti, si mette totalmente in gioco, va più in profondità e vorrebbe trascinare con sé Maria, che oppone quasi sempre resistenza. Eppure, per Valentine “un copione è solo un oggetto”, un oggetto di cui ciascuno può concepire un uso diverso; ogni individualità può trasfigurarne il contenuto secondo le proprie esperienze. La capacità di Valentine di rovesciare l’altrui punto di vista si scontra talvolta con la volontà di Maria di abbracciare qualche piccola illusione.

Sils Maria è costellato di varie interpretazioni della vicenda descritta dal testo teatrale. Secondo Maria, Sigrid ed Helena sono i classici opposti che si attraggono reciprocamente, scontrandosi in una relazione che si rivelerà infine dolorosa per entrambe. Secondo Klaus Diesterweg, invece, le due donne sono come un’unica entità, l’una lo specchio dell’altra; Sigrid può diventare Helena e finirà col diventarlo. Secondo Hendryk Wald, invece, si tratta solo di un rapporto sbilanciato fin dall’inizio. Sigrid abbandona la sua relazione senza problemi, perché avrà tutto il tempo di dimenticare o assorbire l’urto; Helena è una donna melodrammatica (“affascinata dalla propria caduta”) e obnubilata dall’amore. Una donna sfruttata, probabilmente, ma sa di esserlo ed è esattamente ciò che vuole; tuttavia, alla fine non sostiene il peso del rifiuto e si uccide.

Clouds of Sils Maria Binoche StewartL’interpretazione di Valentine è la più variegata e difficile da afferrare, perché non la esprime in poche parole; più articolata, resa nei gesti e in varie espressioni, è resa meglio per via di una naturale empatia nei confronti di Helena. Sebbene “reciti” nella parte di Sigrid aiutando Maria, Valentine ha molto di Helena. Forse ne è una delle tante possibili realizzazioni di quel personaggio, nonostante la giovane età. Da par suo, Maria continua a “fare” Sigrid. Non è un caso che Valentine avverta la progressiva prevaricazione, benché involontaria, di Maria nei suoi confronti. Non è un caso che le faccia notare tutta la sua frustrazione nell’esprimere idee senza avere un dovuto ascolto. C’è una similitudine anche pensando alla scena in cui Valentine chiede una sera libera a Maria, per andare in auto fino in Italia. La donna però è preoccupata, ha paura che prenda l’auto da sola per fare un viaggio particolarmente lungo. La scena seguente sembra distaccata dall’intero film, per la musica e i colori, con l’auto che si ferma a lato della strada Kirsten Stewart Sils Mariaavvolta nella nebbia. La Stewart accosta per vomitare. È come se vi fosse una sovrapposizione di Valentine con Helena/Susan Rosenberg. Eppure, non succede niente. Valentine torna a Sils Maria dopo una piccola disavventura e, se mai ce ne fosse stato bisogno, dimostra a Maria che le sue convinzioni sono errate. Non c’è nessun destino, nessun presagio, nessuna interpretazione univoca.

Sarà Valentine a guidare Maria verso la valle dove si può vedere il serpente di Maloja e non è un caso che scompaia nel nulla appena l’attrice nota che quelle nuvole si stanno formando, l’immagine viva del cambiamento. La scomparsa nella nebbia è in linea col personaggio di Helena; da questo momento in poi nessuno sa dove sia Valentine, ma non importa, Maria ormai ha di fronte il quadro completo. Da questo momento in poi, l’attrice sa cosa può/deve fare.

Sils Maria Helena Juliette BinocheQuando si troverà sul palco prima della prova finale, vedrà con i propri occhi quello che sarà la Jo-Ann Ellis nella parte di Sigrid. Il tentativo di proporle una modifica alla sua interpretazione, qualcosa di appartenente alla vecchia Sigrid, non avrà alcun seguito. La nuova interprete sa che deve scegliere da sola come vivere quel personaggio e lo farà, caduta ogni traccia di soggezione nei confronti della grande Maria Enders. La vecchia Sigrid non esiste più, esiste solo il qui e ora, come se una nuova generazione avesse preso il posto della precedente.

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21 pensieri su “Sils Maria (2014)

    • Francesca ha detto:

      Addirittura 😀 mettiamola così, sicuramente apparentemente non è leggero, ma lo è solo apparentemente; è pur vero che non sia nemmeno leggerissimo, ma è piuttosto auspicabile, perché non si può affrontare il tema del tempo e del passaggio delle generazioni senza destare qualche timore o richiedere un certo sforzo. Il mio stile sicuramente non aiuterà, eh. Sils Maria parla di un lato della vita che può essere doloroso, certamente, ma alla fine parla soprattutto della liberazione di una persona che non vuole più mentire a se stessa. Di fatto, è un crescendo verso l’alto, anche se ci sono parti piuttosto tristi, ma devono esserci anche quelle. Fa “parte del gioco”…

    • Francesca ha detto:

      No, forse non è il tuo genere, ma ti avverto, la Stewart è veramente un bel vedere, genere o non genere, e poi vuoi mettere? recita talmente bene da far dimenticare Twilight 😀 però lo ammetto, non so se ti piacerebbe Sils Maria 🙂 vedrai che ci sarà posto per qualcosa di più interessante (non scrivo il titolo perché già lo sai)

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