Vampira primo piano

Plan 9 from outer space / Edward D. Wood Jr. (1959)

Locandina Plan 9 from outer spaceVolevo vedere Ed Wood (1994) di Tim Burton, ma poi mi è stato consigliato di iniziare da Ed Wood; ho scelto Plan 9 from outer space e sono felice di averlo fatto, perché è un’ottima chiave di accesso al mondo di questo regista, un b-movie divertente, malconcio e ingenuamente fantasioso. Non c’è quasi niente in questo film che vada, ma proprio per questo è un’esperienza. Un film di zombie (anzi, ghouls), dischi volanti e alieni al limite dell’assurdo. Un film con una lezione di fondo. Non voglio anticipare niente, ma sappiate che se gli alieni scendessero sulla Terra, ci direbbero che siamo una manica di cialtroni. Potremmo dargli torto?

Criswell all'apertura del film plan 9

Fra le previsioni di Criswell… l’avvento del cannibalismo di massa a Pittsburgh nel 1980 e la calvizie totale femminile nel 1983, con conseguenti prese per i fondelli da parte di mariti e uomini in generale.  Il 1982 avrebbe segnato il passaggio del pianeta “Bullarione” vicino alla Terra; i poli magnetici si sarebbero invertiti e da allora solo morte e distruzione. Tuttavia, sempre secondo Criswell, il mondo sarebbe finito solo il 18 agosto 1999. Mae West sarebbe dovuta diventare Presidente degli Stati Uniti e il fratello di Liberace sarebbe andato sulla Luna a bordo di un razzo.

La pellicola viene introdotta da un pessimo monologo di Jerom C. Criswell, sedicente profeta nonché conduttore di un programma televisivo degli anni ’50, Criswell predicts. Uomo dall’infanzia complessa, cresce in una famiglia da sempre impegnata nel business dei servizi funebri; lui stesso affermerà di dormire abitualmente in una bara, fra l’altro visibile in Necromania (1971, Wood). Sull’attendibilità delle sue dichiarazioni, preferirei non esprimermi. Tornando al monologo, se sperate che vi dica qualcosa del film, vi sbagliate: Criswell non riesce a prevedere nemmeno la vicenda che dovrà descrivere, parlando di colpevoli e innocenti, abusando di ripetizioni e preannunciando le orribili azioni dei “grave robbers from outer space”. Da un lato abbiamo citato il titolo originale del film, dall’altro è un peccato che di veri e propri tombaroli non ce ne siano… ma chissenefrega. Criswell è talmente pomposo e ingessato che fa venir voglia di abbracciarlo per la tenerezza che fa. Ci accompagnerà per gran parte del film con la sua voce invadente e impostata, descrivendo pedantemente ogni singola azione nelle immagini, nemmeno fosse un documentario.


La prima scena è ambientata in un cimitero, durante il funerale di una giovane donna. Il gruppo è raccolto intorno alla fossa e l’officiante ha la bocca serrata, ma da quanto ci racconta la voce narrante si presume che stia declamando parole sofferte. Dobbiamo fidarci di Criswell, che continua a fare le veci dell’officiante:

Tutti noi sappiamo che c’è un tempo per vivere e che c’è un tempo per morire. Tuttavia, la morte continua a essere qualcosa di difficile da capire per coloro che sono lasciati indietro. Ed è tanto più sconvolgente se la morte giunge improvvisamente, senza nessun preavviso.

Astronave in volo sul cimiteroE così via. Nel frattempo, il montaggio mostra nell’ordine il gruppo intorno alla fossa, due becchini e ancora il gruppo, andando a stringere sull’officiante e sul vedovo, l’unica persona che provi a sembrare affranta. L’officiante continua a stare in silenzio e ad avere gli occhi chiusi, facilmente si sarà addormentato. Questa è una delle tante fasi in cui viene usato materiale non strettamente pensato per il film; Criswell è un maldestro espediente per dare corpo alla vicenda, ma il risultato è piuttosto surreale. I becchini sono stati introdotti nel montaggio senza che ce ne sia un reale bisogno; ogni tanto compaiono, ma comunicano l’imbarazzo di persone che passavano di lì per caso, prese alla sprovvista dalla cinepresa. Non sanno che fare e se non sono seduti si muovono a casaccio, si guardano fra loro o esaminano le proprie vanghe.

Presto il gruppo abbandona la tomba della donna, ma sta per accadere Vampiral’impensabile: mentre sorvolano proprio quel cimitero, i piloti del volo A12 avvistano un ufo. Un pericoloso ufo di plastica, appeso a un filo, svolazzante su sfondi piattissimi e in tutta evidenza dipinti da mani diverse. Meraviglioso. Nel frattempo, i due becchini stanno ancora finendo di riempire la fossa della donna, quando sentono un rumore e decidono di andarsene… ma vengono attaccati da una non morta (Vampira, al secolo Maila Nurmi), proprio quella che hanno appena sepolto. Appunto surreale n°2. Le scene dei due poveracci vanga-muniti sono girate di giorno e in esterni, mentre quelle di Vampira che esce dalla tomba… ok, da dietro un piccolo mausoleo di cartapesta… sono state girate in studio e sembrano girate in notturna. Il tutto viene ugualmente montato come se avvenisse nello stesso lasso di tempo. Insomma, succede che spazio e il tempo vanno a quel paese, Vampira alza le braccia e i tizi ci lasciano la pelle. Semplicissimo.


Bela Lugosi Dracula

Quest’uomo ha saputo creare il Dracula come lo conosciamo oggi… per poi diventare a fine carriera l’anello di congiunzione fra l’uomo e Donato Mitola. Ma non importa, nonostante tutto è ugualmente il vampiro per eccellenza.

Un uomo solo al mondo col suo mantellino: l’inconsolabile vedovo. Inquadratura su una casa. La voce narrante riprende il monologo. Scatta la modalità stalker. L’occhio della cinepresa va a concentrarsi sulla porta, da cui esce il vedovo, interpretato da Bela Lugosi. Mattanza emotiva:

“La casa che avevano condiviso… è diventata una tomba… un ricordo dolce di una vita felice… Il cielo che prima ammirava, ora preme sul suo corpo morto.”

Bela Lugosi casa Tor Johnson

…per la cronaca, quella sullo sfondo è la casa di Tor Johnson; devo dire che ha delle bellissime tendine di mussola

E ‘sti cazzi! Su “dead body” uno si aspetterebbe che il vedovo si giri e inviti la voce a farsi una paiolinata di cazz da parte e rispettare il proprio dolore, ma niente, se ne va in giro zitto zitto, col suo delizioso mantellino nero. Forse preferisce fare finta di niente, va a un’aiuola e prende una margherita… ma Criswell non ne può proprio fare a meno e riprende: “le belle rose che lei aveva piantato… con le sue mani… sarebbero diventate come le sue ultime rose delle sue guance…“. L’uomo non regge, potrebbe incazzarsi come una biscia perché ‘sti cavoli, gli è appena morta la moglie, ha il cuore a pezzi e c’è ‘sta voce fuori campo che lo perseguita… La cosa non è che finisca proprio bene, “oppresso dalla grande perdita [o da Criswell, non è dato saperlo] il povero vecchio lasciò la casa per non farvi più ritorno“. Eh, si sarà anche rotto le scatole. Fatto sta che svanisce fuori campo. Seguono grida, una frenata allucinante, sirene e… che ne so, la cinepresa è ancora fissa sulla casa e il montaggio passa immediatamente a una strada abbastanza trafficata e quindi al cimitero, direttamente per il funerale. Così, per far capire che l’uomo è appena morto investito da un’auto. Tre secondi netti. Intensissimo.

Bela Lugosi plan 9 from outer spaceApro una piccola parentesi. Sembra che il figlio di Bela Lugosi non avesse un bel ricordo di Ed Wood, proprio per via del padre; nel documentario The haunted world of Ed Wood (1995) definisce il regista “uno sfruttatore e un perdente”. La parte di Lugosi in Plan 9 è obiettivamente una schifezza, ma c’è da dire una cosa: quando Wood gira Plan 9, Bela era già morto. Alcune scene girate prima del 16 agosto 1956 sono andate a confluire in questa pellicola e mostrano un uomo ormai anziano e talvolta un po’ spaesato. Lugosi indossa ancora gli abiti del suo Dracula, ma ormai è la caricatura di se stesso. Lugosi ha indubbiamente aiutato la carriera di Ed Wood a crescere, ma molto probabilmente fra i due era nata davvero una grande amicizia, la stessa su cui Tim Burton ha fondato il suo Ed Wood. La sequenza del vedovo rimasto solo davanti alla casa diventerà la chiave di volta del ricordo del regista, qualcosa che va oltre la pellicola pura e semplice. Personalmente, mi piace pensare che questa amicizia abbia motivato l’inserimento postumo di Lugosi in Plan 9 from outer space. Mi piace pensare che non sia stata solo la volontà di sfruttare il nome di un divo per l’ennesimo pessimo film. Concludendo, non so abbastanza per mettere un punto alla questione, per cui mi accontento di apprezzare l’assurdità originata da una scelta del genere. Tutte le scene girate con Lugosi (comprese quelle del funerale in apertura) sembrano estranee al film ed è esattamente così. Il materiale, poi, è talmente poco da non bastare per l’intera pellicola. Ed Wood ovvierà al problema ingaggiando come controfigura il pessimamente somigliante chiropratico della moglie. Il povero Tom Mason sarà costretto per ogni apparizione a muoversi avvolto in un mantello nero, tenuto fin sopra il naso.


i coniugi Trent

Jeff e Paula Trent

I becchini vengono ritrovati morti nel cimitero e l’ispettore Clay (Tor Johnson) viene chiamato per risolvere il caso. Sorvolando sui discorsi ad mentula canis piuttosto vacui (roba del tipo “è buio e se si allontana non vedrà un accidente”, “si, ma io prendo una torcia”) e sulla recitazione di Tor Johnson, passiamo alla scena seguente, la coppia di sposini che vive proprio accanto al cimitero. Lui è Jeff Trent (Gregory Walcott), pilota d’aereo; durante un viaggio vede visto un disco volante e l’esercito gli impone il silenzio. “Vuoi dire quelli che vengono da lassù?”, chiede la moglie Paula (Mona McKinnon). “Si, uno di quelli, aveva la forma di un sigaro [quando sono a forma di disco, ma lasciamo stare. Credibilità zero, complimenti. N.d.F.]”. Nel frattempo, un disco volante passa proprio sulla casa ed emana un campo di forza tale da spingere a terra Jeff e Paula – ma non il servizio da té sui tavolini, che educati questi alieni. Intanto, l’ispettore Clay si appresta a fronteggiare il suo peggior nemico, il chiropratico di Kate Wood l’anziano vedovo ormai trasformato in vampiro/ghoul. I suoi colleghi lo troveranno esanime.

“È morto?”

“Si.”

“Come è successo?”

“Gli è successo quando è andato a controllare là dietro. Penso che quel disco volante o qualsiasi cosa sia possa essere coinvolto”

“La penso come te. Ogni teoria è buona. Siamo solo sicuri che l’ispettore Clay è morto. Assassinato, e qualcuno è responsabile”, [disse l’investigatore che si aggiustava il cappello o si grattava il mento con la canna di una pistola carica. Ecco con chi abbiamo a che fare. E il bello è che tratta pure i suoi sottoposti come se fossero degli imbecilli. N.d.F.]

Tor Johnson

Tor Johnson, meglio noto col nome da wrestler professionista di “The super swedish angel”. Pare fosse un bonaccione.

Esilarante la seconda apparizione di Bela Lugosi. Si da il caso che Jeff debba partire per un viaggio, per cui lascia la moglie sola; è sera inoltrata e prima di andarsene le raccomanda di chiudersi a chiave in casa e di lasciare accese le luci. Ci spostiamo ancora sul cimitero e dalla sera passiamo al giorno, quando compare il vampiro. Misteri del montaggio – o del presunto fuso orario. Criswell ci racconta la scena per suggerirci cosa dobbiamo vederci, finché vediamo Lugosi avvicinarsi alla casa di Jeff. Ah, adesso è notte. Insomma, la signora Trent dorme beatamente nel suo letto. Secondo te quanto ci metterà la controfigura del vampiro a entrare in una casa sigillata dall’interno? Il tempo di girare la maniglia ed è dentro, pronto a ghermire la fanciulla dopo una passeggiata di mezz’ora intorno al letto. Lei però riesce a fuggire nel cimitero, dove ritroviamo Lugosi e le sue scene girate di giorno in un vero cimitero, quindi ancora la controfigura di notte nel cimitero di cartapesta. In tutto questo, Tor Johnson cerca di uscire da sotto terra, ormai anche lui è rinato come mostro.


Avvistamenti alieni

Edwards mentre medita sul da farsi. Notare gli stupendi fondali.

Alieni vs. Pentagono. La minaccia aliena diventa di dominio pubblico e il colonnello Edwards (Tom Keene) viene inviato a contrastare i dischi volanti. Evidente e imbarazzante anche in questo caso l’uso di alcune delle poche immagini ben fatte del film, peccato che non siano state create per questo. L’apice viene raggiunto con gli scoppietti usati per mostrare gli alieni sotto attacco, sul solito fondale dipinto. Il colonnello è totalmente estraneo all’azione e si limita a maneggiare un binocolo, in piedi su sfondo neutro. Alla fine dell’azione militare, veniamo a sapere che secondo Edwards gli alieni avrebbero già visitato la terra e che tutti i tentativi di comunicare sarebbero stati inutili; il dramma sarebbe scattato solo quando avrebbero attaccato, racconta, un paese ” piccolo, in cui viveva della gente, gente che poi è morta”.

Nell’incredulità generale raggiungiamo la base aliena, la Stazione Spaziale 7, un enorme campanello da albergo appeso nello spazio, abitato da uomini stempiati in abito succinto. Iniziamo a capire quali segreti stiano nascondendo gli alieni, a partire dal “Piano 9”, la resurrezione dei morti per il controllo dei vivi.

Ma veniamo al punto. Il segreto. Il pentagono sa dell’esistenza degli alieni e non è vero che non esistono contatti radio. Un messaggio c’è [e nella mia approssimativa traduzione, abbiate pazienza]:

Alieni plan 9 from outer space a colori

Ok, lui è Eros (Dudley Manlove) e nella versione a colori del film la tutina risalta in tutta la sua inquietante bellezza.

Qui Eros, un soldato spaziale di un pianeta della vostra galassia. […]  Sin dall’inizio del vostro tempo, siamo stati ben superiori al vostro pianeta […]. Credete ancora che sia impossibile la nostra esistenza? che siete gli unici su un pianeta abitato in tutto l’universo?  Come potrebbe una qualsiasi razza essere tanto stupida? Ma permettetemi di tranquillizzarvi, non abbiamo nessun piano di conquista per il vostro pianeta. Per dire, avremmo potuto distruggervi molto tempo fa, ma le nostre intenzioni sono amichevoli. […] voi avete usato armi pesanti, che hanno ucciso molti nostri rappresentanti. Se continuate a negare i nostri interventi, saremo costretti a pensare che non ci accettate in termini amichevoli. Non avremo altra scelta che distruggervi, prima che voi distruggiate noi. Con le vostre menti immature avete creato rapidamente esplosivi, senza sapere cosa stavate producendo. Siete quasi sul punto di poter distruggere l’intero universo. Noi siamo parte di quell’universo. Questo è il nostro ultimo…

…e fu così che il Pentagono decide di mandare il colonnello Edwards a controllare la situazione a San Fernando, vicino Hollywood, nel cuore delle recenti apparizioni di alieni. Dai Trent avrà il suo primo incontro ravvicinato e riuscirà a uccidere uno dei ghouls.

“Cosa gli ho fatto?”

“Non ne ho idea!”

A posto.


Bunny

Costui è il capo degli alieni, interpretato dall’attore nonché drag queen John Cabell Breckinridge, detto “Bunny”. Ha avuto una figlia, Solange, da una presunta nobildonna francese.

Il conflitto raggiunge rapidamente l’apice (si, vabbé), ma qualcosa va storto. I ghouls non sempre sono gestibili e se ci mettiamo anche l’idiozia della sceneggiatura, i rischi possono diventare altissimi. Il mega-imperatore-naturale-galattico a bordo della Stazione Spaziale 7 vuole vedere Tor Johnson, per cui Tanna (Joanna Lee) lo porta nel suo ufficio dalle tende setose, ma la pistola dell’aliena si inceppa e il mostro rischia di strangolare Eros. Sebbene l’ex ispettore Clay sia quanto di più lento nell’universo, Eros è più occupato a lanciare gridolini che non a pensare di avere lui stesso un’arma funzionante. Nemmeno questo fermerà gli alieni, la loro missione è troppo importante.

Lo scontro finale è uno scontro di civiltà, dove quella umana appare come una seria minaccia non solo per quella aliena, ma per tutto l’universo, a causa della sete di potere e della costante ricerca di nuovi metodi di distruzione. Vale la pena vedere questo film, inaspettatamente anche per qualche spunto di riflessione nascosto fra le pieghe della storia. Anzi, vedetelo e basta, non ve ne pentirete…

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39 pensieri su “Plan 9 from outer space / Edward D. Wood Jr. (1959)

    • Francesca ha detto:

      Il film di Burton l’ho visto immediatamente dopo questo ed è un grande omaggio a Wood, considerando soprattutto che lo ha riproposto praticamente “in blocco”, raccontando la sua storia probabilmente consapevole che così da sola era già un film. Credo che lo sforzo di Burton sia stato minimo, da un certo punto di vista, e proprio qui stava la difficoltà: ha toccato pochissimo la vicenda e l’ha resa più moderna, declinata nel suo linguaggio personale. Gran film. E commovente, davvero. Da un lato, a pensarci bene, Ed Wood è soprattutto la storia dell’amicizia con Lugosi. E che amicizia, non puoi non voler bene a entrambi 🙂 fra l’altro, Landau ha fatto proprio un gran lavoro…

    • Francesca ha detto:

      Ottima teoria… come è ovvio che sia non posso dire di conoscere Ed Wood, ma l’impressione che mi ha dato non è proprio quella dell’algido calcolatore, anzi. E i golfini d’angora sono sicuramente una testimonianza schiacciante della sua buona fede 😀

  1. Giovanni Comparone ha detto:

    Splendida analisi di un film bellissimo! A parte qualche trascurabile difetto, molte scene di Plan 9 sono entrate nella storia del cinema. E poi narrazione non lineare, mancanza di nesso causale tra gli eventi, metacinema: tutta roba da film d’autore. Che poi non siano voluti cosa importa?

    • Francesca ha detto:

      Ogni singolo difetto di questo film lo rende quello che è: fantasia allo stato puro, capacità di adattamento e anche qualche spunto riflessivo. In fondo, l’esito finale (il dialogo fra umani e alieni, non quello che succede all’astronave… è abbastanza in linea con tutto il film, per cui si mantiene nell’assurdo totale) è piuttosto condivisibile, e per il tempo in cui è stato girato portava avanti un’idea abbastanza forte. Insomma, va visto, non c’è nulla da fare 😀 sicuramente è stato fatto con il cuore e si vede.

  2. sherazade ha detto:

    Infatti è un film entrato nella storia del cinema ma …nn nella mia ! Troppo terra terra x apprezzarlo or sono parecchi lustri E ancor meno oggi .
    Grande la tua fatica ! Che dire ?
    SSsherafreddopioggiamalcontento

    • Francesca ha detto:

      Questo film non è così male, sai… considerando quello che può girare oggi è praticamente un capolavoro! Ha un’ingenuità di fondo che lo rende “umano”. A descriverlo poi, non ho fatto grande fatica, è stato proprio un piacere… anche se l’elaborazione è stata un po’ lunghetta 🙂

  3. sabato83 ha detto:

    Io ho visto Ed Wood di Tim Burton, che non è per niente male. Da li mi sono incuriosito, e questo film ce l’ho pronto per la visione. Adesso che ne hai parlato, mi hai invogliato ancora di più a vederlo 😀

    • Francesca ha detto:

      Ed Wood è un grande omaggio, girato da una persona che effettivamente “ama” questo modo di fare film un po’ sopra le righe, più concentrato sulla volontà di stupire e di raccontare una storia (per quanto assurda) che non sulla perfezione nelle immagini o nella recitazione. …e devo ammettere che aver visto questo Plan 9 mi ha dato un’idea più approfondita di quello che vorrebbe essere Tim Burton come artista. Aspetto le tue impressioni allora 🙂

  4. il barman del club ha detto:

    Ci sono intere enciclopedie su quelli che chiamavano “B-Side”, e la cosa curiosa è che, nati per un pubblico particolare o per allietare gli spettatori (spesso non attenti) dei Drive-in, hanno con il tempo acquistato il fascino dei cult, proprio per essere diventati un fenomeno di costume: “Blob” o “L’invasione degli utracorpi” o gli stessi episodi de “Ai confini della realtà”, sono l’esempio più lampante. In fondo, come in questo caso, nonostante lo abbiano definito uno dei più brutti esempi di film, visto a ritroso (o al contrario, come ragionamento intendo) diventa a suo modo un gioiellino; un modo per come non girare una pellicola ma, nello stesso tempo, l’averla girata così lo fa diventare a suo modo bello. Oddio, mi sono incasinato anch’io, sarà perché fra vampiri, zombi e alieni, il messaggio dei “visitatori” rimane (già alla fine degli anni ’50) un insieme di parole che non abbiamo ancora capito… Allora predo la mia auto, esco dal tunnel spazio-temporale dove mi ero cacciato (volevo anch’io vederlo in un drive-in) e ritornato negli anni 2000 vedo che non è cambiato niente, anzi, vampiri, zombi e alieni, sono tutt’ora aumentati a dismisura aiutati dagli effetti speciali. Così nonostante sia aumentata la paura, si ride di meno, a tutto va peggio. Siamo proprio noi da seri B 🙂

    • Francesca ha detto:

      “aumentata la paura, si ride di meno”… dici bene… se guardo questo film, che veramente trovo un gioiellino, vedo qualcosa di sentito e a suo modo “familiare”. Ecco, quello che mi sembrava di vedere anche in Ed Wood di Tim Burton è che il gruppo con cui girava era qualcosa di molto simile a una famiglia, ognuno un personaggio al cinema come nella vita di tutti i giorni, ognuno con la sua diversità e un valore aggiunto da dare all’insieme. Lo stesso Bela Lugosi, in alcune delle scene incriminate, sembra che si diverta. Non ha la faccia tipicamente vampiresca, a tratti sembra che sorrida. Ecco, ho avuto l’impressione che “si divertisse” a fare il vampiro, da un lato certamente prigioniero del suo capolavoro (come qualcuno direbbe di Johnny Depp… la butto lì), ma dall’altro padrone di un passato di alti e bassi in cui sa sempre di poter essere qualcosa di stravagante e bello. Il lato umano e anche un po’ “chiassoso” si è… perso… lo si nota nei film troppo “perfetti”, votati all’effetto speciale e alla freddezza degli spaventi aiutati dal sonoro. Forse ne abbiamo bisogno di questi vampiri e zombie per farci pensare la paura in modo diverso, ma non c’è amore, non c’è divertimento, solo la paura… che poi… ne abbiamo già abbastanza, di paura. Ne farei volentieri a meno degli extra e ringrazio che sia esistito un personaggio come Ed Wood, per questo motivo. E accidenti… l’avrei voluto vedere anch’io questo film e anche altri al drive-in, un cinema che magari si prende un pochino meno sul serio.

  5. lupokatttivo ha detto:

    Ecco qui ti volevo (io) adesso siamo pari!!!!!! Miticissimo film e miticissima scelta di recensire una pietra miliare, anzi una pietra 😀 del trash, nato quando il trash non esisteva neppure…. Bella li fra!!!! 😀

    • Francesca ha detto:

      Qui inizia tutto, è l’anno 0 del trash d’autore. Non posso che inchinarmi a tanta magnificenza, dall’ombra del microfono visibile nella cabina dell’aereo fino ai modellini poraccissimi degli ufo. Mancava solo il pupazzone, ma direi che Tor Johnson fa la sua meravigliosa figura 😀 sapevo che ti sarebbe piaciuto questo filmone! 😀 😀

  6. Firstime In Boston ha detto:

    Per me Ed Wood resta un paradigma, é il B-Movie per eccellenza, con tutte le sfumature pattinate o meno immaginabili. Mi affascina per un semplice motivo, perchè ci pone davanti al quesito fondamentale dell’arte, cioè la grovigliosa dinamica che porta al confronto tra sostanza e forma rappresentativa. Ed Wood era fondamentalmente la forma storia raccontata, anche se male o in maniera grossolana, a prescindere dalla stella cadente (indebitata) Lugosi che diveniva talvolta la parodia di se stesso, quel briciolo di poesia dietro le pellicole ce lo trovo sempre..

    • Francesca ha detto:

      Ogni film di Ed Wood – se non altro il poco che ho visto, spezzoni compresi – ha quella poesia che brucia sempre in quello che facciamo perché ce lo sentiamo cucito addosso, anzi, proprio dentro. Io credo assolutamente che lui abbia messo molto del suo e della sua psiche in questi film, dall’aspirazione che l’ha animato per una vita, fino a tutte le proprie intime contraddizioni. La qualità del risultato dei propri sforzi non importa: le sue “opere” (per così dire) erano fondamentalmente oneste e forse mi piacciono proprio per questo.
      Plan 9 è stratificato, fatto di tanti momenti e “relitti” di momenti lasciati lì, come il titolo originale rimasto nel monologo di Criswell… l’uso del materiale con Lugosi destinato a tutt’altro film… Eppure tutto bene o male quadra, ma c’è un altro aspetto ulteriore proprio in quanto materiale quasi grezzo: richiede uno sforzo da parte dello spettatore. Ed Wood manipola il materiale in modo da permettere che sia manipolabile da chi guarda, colmando ciò che vede con la propria immaginazione. A volte mi piace pensare che sia come un amico o un bambino che ti invita a giocare con lui.

      • Firstime In Boston ha detto:

        Credo l’ultimo tuo periodo sia stupendo, quello della metafora del bambino. Vero, forse é una delle migliori definizioni possibili su Ed Wood, quella percezione della pellicola come meno momento di svago e trasposizione soprattutto del concetto. In “La Sposa Del Mostro” respiri per esempio un’atmosfera inquieta, di paura, ma non legata al genere horror-sci.fi a cui il film si avvicina, ma dovuto a fattori più profondi, come se fosse una specie di figura dell’uomo a confronto con le sue fobie.. questo credo fosse uno dei suoi pregi maggiori, il riuscire a non discostarsi dal messaggio nonostante il materiale a disposizione. Riguardo Lugosi, beh, nessuno ci vieta di pensare che oltre il dover “riempire” li spazi vuoti, Ed Wood volesse omaggiare un attore con cui ha comunque scritto una delle più insolite collaborazioni nella storia dell’arte traspositiva. Diciamoci la verità, a noi cinefili incalliti, affascina molto più un Lugosi che dopo Dracula, affronta il declino collaborando con una sorta di “Vanzina” dell’horror..

        • Francesca ha detto:

          Wood aveva qualcosa che – parere mio ovvio – manca ai “Vanzina”: un cuore immenso. (Ma la definizione che usi mi piace, lo ammetto 😀 molto carina) E da esterna, quando vedo Lugosi in quelle “condizioni”, forse penso sì a quanto sia sprecato, ma non mi sembra mai sfruttato. Anzi, sembra veramente che si diverta, ma forse è un parere personale condizionato dall’affetto per entrambi, regista e attore. Ecco, davvero… ora che ci penso, è uno dei pochi Wood per cui posso dire di nutrire dell’affetto.

          • Firstime In Boston ha detto:

            La definizione di “Vanzina” é iperbolica e forzata, tanto per non citare l’Ed Wood italiano al primo commento, che secondo me é Joe D’Amato, di cui comunque non amo i lavori.. Se non ricordo male (dovrei googlarlo) esisteva un vero e proprio affetto (e rispetto) tra Ed Wood e Lugosi, qualcosa di artistico ben oltre l’aspetto economico.

            • Francesca ha detto:

              Il film di Tim Burton lo riporta chiaramente, d’altra parte lo stesso Burton aveva avuto un rapporto simile a quello di Wood e Lugosi con Vincent Price. Credo profondamente che sia stato così, un rapporto veramente sentito fra uomini che amano l’arte e il cinema. Proprio questo è il bello, anche se i parenti di Lugosi (vale a dire il figlio, mi pare) non l’hanno pensata così. Personalmente, da esterna, non mi sembra che ci sia stata un’operazione meramente economica, anzi.

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