Equilibrium (2002)

Locandina EquilibriumOra, non è che Equilibrium non mi piacesse, almeno all’inizio; più che altro mi sapeva di “già visto/letto”. Contesto post-apocalittico o quasi, società sopravvissuta a una terza e una quarta guerra mondiale. Finiscono sotto accusa le emozioni umane e la soluzione è la loro distruzione, inducendo lo stato catatonico nella popolazione grazie a una sostanza chiamata Prozium ed eliminando tutto ciò che suscita emotività. Rinunciare alle altezze (amore, ricordo, creatività), per annullare le bassezze (odio, rabbia, invidia). Presumere che siano le emozioni la vera causa di due guerre è piuttosto riduttivo, infatti la violenza è tutt’altro che debellata e rimane una costante del governo della società. Si fa rispettare la legge col pugno di ferro e ogni reato contro il regime viene inflessibilmente punito. E qui veniamo a loro, i Cleric del Grammatron, uomini addestrati per distruggere ogni traccia di emozione umana.

La prima perquisizione cui assistiamo prende di mira un gruppo di dissidenti in possesso di dischi, quadri e libri; gli uomini decimati e il materiale distrutto col lanciafiamme. Fahrenheit 451. Lo stesso controllo della popolazione con una dose giornaliera di Prozium riecheggia il Soma di Brave new world. Le somiglianze non si fermano qui, c’è anche qualcosa di Matrix e 1984. La storia di Partridge (Sean Bean) prima e di John Preston (Christian Bale) poi, ricalca più o meno fedelmente quella di Guy Montag, il protagonista di Fahrenheit 451: entrambi i Cleric scoprono l’esistenza di un mondo fatto di emozioni, tengono con sé un oggetto proibito e diventano potenziali bersagli del sistema. Partridge ruba un libro e lo sta leggendo quando sarà ucciso da John Preston. Non posso affermare che Equilibrium sia un capolavoro, ma io stessa, messe da parte le perplessità iniziali, mi sono divertita a vederlo. Se parte da premesse non proprio originali, sa dare una propria idea di amalgama, mescolando arti marziali e fantascienza, offrendo ambientazioni ricercate e arricchendo il contesto di partenza. Non si distruggono solo i libri o le opere d’arte, ma anche tutto ciò che è ricordo. Questo significa dare importanza al disco in vinile come al nastro dove è stato vaporizzato del profumo. È un film più profondo di quanto ci si possa aspettare, ma non solo: possiede anche un lato mostruosamente tamarro.

EquilibriumLibria è un’isola di grigia perfezione circondata dall’Inferno, una terra di nessuno in cui si nascondono sacche di resistenza contro il regime del Padre, una sorta di Big Brother i cui messaggi vengono diffusi quotidianamente da maxischermi. É qui che John Preston uccide il collega Partridge, sorprendendolo a leggere un libro. (Confermando come Sean Bean si ritrovi sistematicamente a impersonare personaggi cui è meglio non affezionarsi troppo. Ned Stark, per dirne uno) In quella chiesa diroccata succede qualcosa: quando John punta la pistola alla testa dell’uomo, questo continua a leggere a voce alta.

Equilibrium“…invece io essendo povero ho soltanto i miei sogni;/ e i miei sogni ho steso sotto i tuoi piedi./ Cammina leggera, perché cammini sopra i miei sogni.

Equilibrium Bale BeanPartridge, prima di morire, chiede a John se gli capita di sognare, ma questi non risponde alla domanda. In realtà, John sogna, forse; se non altro il suo sonno è spesso disturbato dal vago ricordo della moglie, condannata tempo addietro per non aver assunto le sue dosi quotidiane di Prozium. Si ricorda di lei e di come sorridesse poco prima che la polizia facesse irruzione nella loro casa. Ricorda anche di come abbia cercato di difenderla. Ricorda di come l’abbia baciato prima di essere portata via e di come gli abbia chiesto di non essere dimenticata. Si prende cura di due figli da solo, una bambina con lo stesso, pericoloso carattere della madre, e un bambino che vuole solo seguire le orme paterne. Delazione, assenza di sentimenti, incapacità di provare empatia. Il figlio chiederà al padre (che chiama per nome) se sia il caso di denunciare un compagno di scuola che ha visto piangere, ma la sua domanda potrebbe essere la richiesta di una conferma come un tentativo di mettere alla prova. I bambini sono spesso più zelanti degli adulti; a Libria sono impiegati per le strade, per osservare chi passa e riconoscere eventuali trasgressori. Basta un indice puntato per rischiare di essere trascinati via. Potrebbe diventare un problema, infatti, quando John Preston rompe inavvertitamente la fiala della dose giornaliera di Prozium e, soprattutto, quando decide di non sostituirla.

Equilibrium

Gli scenari di Equilibrium sono scelti per riprendere l’architettura dalle linee pulite dei regimi della prima metà del secolo XX; le riprese sono state effettuate a Berlino (fra cui all’Olympiastadon, costruito fra il 1934 e il 1936 con l’apporto di Albert Speer) e a Roma, zona EUR.

Quando si smette di assumere il Prozium, il corpo e il viso iniziano impercettibilmente a modificarsi. La pelle perde il tono asfittico e assume un colorito più caldo, gli occhi sono come spalancati, le reazioni fisiche diventano più immediate. John inizia a provare tutto questo e sa dissimulare soprattutto grazie al suo addestramento da Cleric, fondato sul controllo corporeo e sull’affinamento delle tecniche da combattimento nei Gun Kata, o kata con pistole. Un Cleric è come un praticamente di arti marziali: lo vedremo esercitare una strana commistione di Kendo/Iaido, maneggiare dei katana e usare due pistole contemporaneamente unendo componenti acrobatiche. Difficile spiegare tutto quello che è stato usato per questo film: può essere un difetto, ma anche un punto di forza. Mi sono chiesta come facessero a stare 100 e passa proiettili nel caricatore di una pistola, ma chissenefrega, i combattimenti sono quasi tutti molto divertenti e nel contesto di un film del genere, le assurdità ci possono anche stare. Insomma, con un Cleric c’è poco da scherzare, vedere per credere. John, smettendo di assumere il Prozium, non intacca le sue capacità, ma con il passare del tempo aumentano sensibilmente le difficoltà nel mantenere il controllo.

Smettere di assumere il Prozium è un po’ come sprofondare, rendersi conto di non avere più appigli, iniziare a essere interamente sé stessi. Quando John arresta Mary O’Brien (Emily Watson) fa perquisire la sua casa e trova una stanza nascosta piena dei suoi oggetti personali. Tutto o quasi sarà distrutto e appare evidente come non siano da distruggersi solo i libri, ma anche la cornice di uno specchio, lampade e vetri decorati, muri ricoperti da tappezzeria, fiale da profumo, stoffe, scatoline di latta decorata, fotografie. Tutto questo denuncia, suggerisce l’interiorità della persona che li possiede: la stanza segreta è il doppio dell’anima di una persona e John ne diventa consapevole per la prima volta. Ora non si aggira più fra gli oggetti con il solo scopo di identificarli. Ora capisce che hanno un valore aggiunto per chi li ha scelti e tenuti. Ora li osserva per carpirne i segreti e ne desidera sempre di più; li studia a fondo e avidamente, sapendo di doversene separare. Si tratta di un cambio di orizzonte che modifica anche il modo complessivo di raffigurare la vicenda: vi è una maggiore ricerca del particolare, un diverso modo di indugiare sugli occhi e su lineamenti ora meno spigolosi. Anche l’espressività di John/Bale è diversa, meno precisa ed esatta, più spontanea.

La sua vita cambia ulteriormente quando interroga Mary e ottiene quelle risposte che non può ricevere da un semplice oggetto. È come se dovesse imparare nuovamente qualcosa di ormai dimenticato.

Equilibrium scena dell'interrogatorio

Mary. “Ti voglio chiedere una cosa. Perché sei vivo?”

John. “Io sono vivo… Io vivo… per salvaguardare la continuità di questa grande società, per servire Libria.”

Mary. “È circolare. Tu esisti per continuare la tua esistenza, ma qual è il punto? [Il punto della mia esistenza è] sentire. Tu non l’hai mai provato e non potrai mai saperlo, ma è vitale come il respiro, e senza quello, senza amore, senza rabbia, senza dolore, il respiro è solo un orologio… che fa tic tac.

John Preston salva un cucciolo John Preston non prenderà più il Prozium e continerà il suo percorso, addentrandosi sempre maggiormente nell’Inferno e scoprendovi un giacimento di ricordi. I pochi messi a difesa di questa zona cadono come mosche, lui non può farci niente. Cerca ugualmente di trovare una soluzione.  Trova un allevamento di cani, ne salva uno dopo una vera e propria mattanza. Lo difende a costo di sterminare un reggimento o poco meno. Cercherà di fare la propria parte cercando di mantenere una copertura perfetta, che rischierà di saltare parecchie volte. Si vuole mettere in contatto con La Resistenza, inizia a cercarla. Nulla è quello che sembra: ci saranno vari colpi di scena. Equilibrium si è rivelato – almeno per me – un film da vedere e rivedere. Non si prende troppo sul serio, esagera spesso e volentieri, ma personalmente non mi ha infastidito, anzi.

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103 pensieri su “Equilibrium (2002)

  1. sherazade ha detto:

    Prozium? O bella ma qualche gocciolina ogni tanto?
    Nn ho visto il film nn ricordo x quale ragione. Ma come contravvenire a coTANTA recensione e nn metterlo in cima alla lista degli arretrati?

    Sherannonuovovitabbastanzasimile🐶

    • Francesca ha detto:

      Credo ci sia qualche vago richiamo ad altro, magari al Prozac… Prozac/Prozium… forse più che un vago richiamo… Però uno dei messaggi di fondo può essere anche questo: nemmeno una goccia, preferisco tenermi le montagne russe, nonostante tutto 😀
      Vedilo se puoi questo film, è un gioiellino se ti piace il genere. Molto fatto a modo suo, ma per una serata tranquilla ci può stare. A me ha risollevato il morale, non me lo aspettavo proprio 🙂

      Buona serata, intanto finisco il mio tè ai frutti rossi…

      • Francesca ha detto:

        Eh, ho capito 😀 ma é morto subito… Dalle mie parti si direbbe che Sean Bean dura “quanto un lampo su una grotta”, come dire “quanto un gatto sull’Aurelia” insomma. È una maledizione o cosa :mrgreen:

        • gianni ha detto:

          E’ esattamente quello che dicemmo al momento in cui si vide… e anche in quel caso io aggiunsi: “si ma con stile” E’ bello vedere che ogni volta fa lo stesso effetto!
          Molto bello anche il finale, col tipo che fa tanto lo spocchioso e… Ma qui non aggiungo per non spoilerare troppo!

          • Francesca ha detto:

            Il finale mi ha trovato totalmente d’accordo. Senza andare ulteriormente nei particolari, questo film ha proprio in questo qualcosa di diverso rispetto a molti film a tema “distopico/fantascientifico”. Qui decidi una cosa? Ok, la fai, basta, senza tante manfrine. Ci sono sempre i ripensamenti, non si sa bene quale sarà la mossa successiva di Preston, però la situazione finale è univoca. Prendiamo In Time. Eventuale SPOILER… Non mi è dispiaciuto come film, anzi, lo vidi pure al cinema e mi divertii anche parecchio, ma il fatto è che finì con una situazione in cui i due continuano a fare quello che hanno fatto, senza risolvere il problema, ma fingendo di averlo risolto. Anzi, sembra che siano pure degli eroi. Qui, non starò a dire come va, ma in un modo o nell’altro, c’è LA soluzione, a favore di Preston o del Padre, mi rifiuto però di scriverlo. Il bello è che c’è sempre il dubbio di come andrà a finire.

            ps. concordo sul tizio, era veramente spocchiosissimo. L’ho profondamente odiato.

  2. stravagaria ha detto:

    Se è realtà distopica prima o poi li guardo tutti… Certo spesso sono un’amalgama di spunti già visti ma da come parli di questo film sembra abbia un ritmo che tiene. E tanto mi basta per metterlo in lista 🙂

  3. Jojingo ha detto:

    A me sembrò un quasi godibile pot-pourrì di citazioni in salsa tamarra. Non so quanto sia da rivedere, ma ho gradito la recensione…tutta colpa del Prozìum, parente serpente. 😀

    • Francesca ha detto:

      Ma sai, ho avuto modo di vedere e rivedere filmacci assai più orrendi di questo. Film che al confronto Equilibrium è un polpettone da cinema d’avanguardia o giù di lì. E poi il tamarro in dose giusta non è poi così male 😀

  4. lupokatttivo ha detto:

    Ma buon annooooooo!!!!!! Che parte con una bella rece di un bel film, visto e commentato pure io a suo tempo, e’ uno di quei gioiellini nascosti che ti lasciano il segno…. E un segno e’ un segno…siempre 🙂 salutissimissimo fra 😉

    • Francesca ha detto:

      Ahahah!! Visto che sorpresa? sapevo che ti sarebbe piaciuto 😀 insomma, dopo qualche perplessità mi ha letteralmente conquistato. Buon inizio anno anche a te 🙂

    • Francesca ha detto:

      Si, ogni tanto non c’è verso di trovarla, ma le ho lasciato un bigliettino, penso ti scriva qualcosa… anzi, forse ti è già arrivato qualcosa 😀

      Fr… ehm… Tersite 🙂

  5. sherazade ha detto:

    Grazieee Tersi’.
    Ho finito di scaricare e avrei già cominciato a vedermelo se nn fossi stata presa tra una lettera da leggere e una risposta da dare.

    sherahicom’èoccupata

    • Francesca ha detto:

      Ci credo! Personalmente, ho una lista assurda di roba da vedere (e leggere), ferma lì da tempo, ma a volte ci ripenso che potrei rivederlo, Equilibrium 😀 ha proprio lasciato il segno

  6. sherazade ha detto:

    Visto.
    C’è molto di Matrix persino Chris Bale che è fotocopia di Keanu Reeves.
    Il concetto portante che avere emozioni, provarle, è male, anzi ‘il’ male vale anche per noi, oggi, che cerchiamo di depistarle in mille modi e canalizzandole ora su questo ora su quello, amore incluso fagocitato ed espulso per poi ricominciare. Nessun dolore, chissa se nn sia davvero meglio?
    La meravigliosa palla di vetro con la neve che proprio quest’anno ho trovato a un mercatino e mi sono comprata: una casetta dal tetto rosso e la neve che cade quando la rigiri. Ho provato io stessa una gioia bambina della mia infanzia.

    Poi anche 1984, certo. I ricordi, i libri tramandati oralmente prima della buona notte ai propri figli.

    Viva i sentimenti e viva anche la capacità di nn di esserne (s)travolti.

    sheradessovadoprosaicamenteacucinaremensanain???corpocicciottello

    ps ma nn dimenticare che il ‘mio’ film è e rimane Blade runner e le musiche di Vangelis 🙂

    • Francesca ha detto:

      Non è molto che ho iniziato a chiedermi questo quando mi capita di vedere questi film: il prezzo pagato è adeguato al risultato, a quello che viene offerto? Mi è stato fatto notare su Aldous Huxley e in quel caso forse… da un certo punto di vista la risposta poteva essere affermativa. In questo caso non so se questo stato di narcosi sentimentale possa essere auspicabile. Anzi, da un certo punto di vista un po’ mi spaventerebbe. Non mi rimarrebbe più nulla (amore, amicizia, libri, un cucciolo, i ricordi), anche se… in quello stato non sentirei nemmeno la mancanza di tutte queste cose. Però… che desolazione svegliarsi e rendersi conto… di tutto quello che è stato perso. Questo film non sarà imperdibile, ma quando entri con il protagonista in quelle grotte delle meraviglie nascoste dietro i muri è come entrare nella propria infanzia, ci rivedi la palla di cristallo che hai trovato o la tua foto da piccola. Insomma… io non sono un tipo che ha bisogno di molte cose, ma effettivamente – se potessi e se avessi spazio – un posticino segreto come quello lo vorrei proprio avere, per ritirarmici di tanto in tanto. In tutto il macello di pistole, scopiazzature vere o presunte (cavolo, Matrix c’è e si vede, soprattutto in molte scelte stilistiche), gun kata, tamarrate… c’è un cuore pulsante che si può ascoltare. I sentimenti, i ricordi… non ne posso fare a meno… con moderazione però 😉 che poi… alla fine vincono sempre loro. Mannaggia.

      ps. rivisto da poco il tuo Blade Runner. Devo ancora valutare le mie impressioni, c’è un gran guazzabuglio in testa… intanto buonanotte, poi si vedrà 😀

  7. il barman del club ha detto:

    devo ammettere che nonostante sia un appassionato del “genere” questo film non l’ho visto, proprio perché pensavo di assorbire delle idee riciclate e rivoltate. Ma la tua recensione è fatta talmente bene che ricorrerò in extremis a colmare questo mia lacuna. Ti sembrerà strano, ma mi è rimasto in mente un raccontino, di cui non ricordo l’autore (mannaggia), ma che era perfettamente in tema con queste distopie, infatti, parlava di un futuro dove erano bandite le emozioni e ogni tipo di espressività artistica, tanto che gli individui erano assuefatti alla monotonia di quel presente. Poi alcuni operai scoprono in uno scantinato un oggetto strano (un pianoforte), e così per caso schiacciando i suoi tasti e iniziando ad ascoltare quegli strani suoni, si accorgono di provare dei brividi mai percepiti. Così, giorno dopo giorno, in segreto, facendo ascoltare ad altri quelle bellissime percezioni, cercano di rivoltare le sorti del regime. Sembrerebbe apparentemente banale, così come te ne ho parlato in maniera semplicistica, ma siccome era scritto con una buona scrittura e c’era un finale aperto, diventava alla fine interessante sulla potenzialità delle nostre emozioni e su come troppo spesso ce le vogliono, non dico annullare ma, manipolarle.
    Appena lo vedrò ti farò sapere…
    Ciao!

    • Francesca ha detto:

      Non è male sai come racconto, pur nella sua semplicità. Mi hai fatto venire in mente che nella galleria sotto la stazione di Santa Maria Novella a Firenze hanno da qualche tempo messo un pianoforte, messo a disposizione di chi passa. Peccato non aver mai sentito nessuno suonarlo. Anzi, peccato non saper suonare io stessa il pianoforte… avrei provato volentieri per vedere la reazione di chi passa. Chi passa, poi, a malapena lo guarda, purtroppo. Se ti venisse in mente il nome dell’autore ed eventualmente pure il titolo del racconto… fammi sapere 😀 leggerò volentieri!
      Se poi vedrai Equilibrium, innanzitutto spero ti piaccia quanto è piaciuto a me… aspetto pareri 🙂 intanto, ti faccio sapere che ho visto Gattaca come mi avevi consigliato. Intanto ti posso solo dire che l’ho molto apprezzato e che ti ringrazio di avermelo ricordato: è veramente un piccolo gioiello.

    • Francesca ha detto:

      Deve essere tornato in auge, perché l’ho rivisto da qualche parte sul digitale terrestre (Iris forse? boh, chi se lo ricorda? sarà l’arteriosclerosi) giorni fa. E dire che a oggi è ancora uno dei miei film preferiti con C. Bale 😀 tanto caruccio

        • Francesca ha detto:

          Oddio… effettivamente… e sai cosa? Sono in crisi d’astinenza da David Foster Wallace e Infinite Jest mi sta iniziando a osservare (ti giuro, mi guarda proprio) e probabilmente riprenderò a leggerlo. Allora sarà il momento in cui mi ricovereranno 😀

            • Francesca ha detto:

              Se fosse possibile preferirei mazzette da 500 euri, ma d’altra parte son difficili da reperire. Opterò per dei dolci random. Macaron, torte… quello che c’è. Il meglio sarebbe roba al caramello.

                    • Francesca ha detto:

                      …in corso di lettura…
                      ps. E se leggessi Il re pallido invece di Infinite Jest? nel dubbio ho iniziato un libro di Schopenhauer per non farmi mancare nulla. Finora non mi ha deflagrato il cervello e sinceramente non so quanto sia una buona cosa.

                    • gianni ha detto:

                      Mi stai dando delle idee di lettura, esponendomi i tuoi dubbi.
                      Per aumentare i tuoi, sto per rendere downloadable il nuovo capitolo della storia di Vaansta & soci

                    • Francesca ha detto:

                      Ottimo 😀 leggerò senz’altro!
                      Quel Pale king di Wallace mi perseguita da quando l’ho comprato per caso e se ti dico perché ti verrà sicuramente da ridere: sono ossessionata dal primo capitolo. Lo trovo una poesia scritta in prosa, ha una musicalità interna spaventosa, la raffigurazione di un paesaggio visto dall’alto (il protagonista è a bordo di un aereo) e tutto viene raccontato come invaso dallo splendore. Ho iniziato quel libro tipo un migliaio di volte. Hai presente quando c’è quella canzone che ti piace (ora sono fissata con Gimme shelter per esempio) e la ascolti in loop? Quello. Due pagine scarse che rileggerei in continuazione e la prima volta che le ho lette credo pure di essermi commossa, ma lasciamo perdere, sono io che esagero per affetto.
                      Concludendo, aumenta pure i miei dubbi, perché senza il dubbio proprio non mi riesce vivere 🙂

                    • gianni ha detto:

                      I criteri di scelta di un libro sono vari. Si va dal tempo che ti prende ad arrivare alla ventesima pagina, in piedi davanti allo scaffale, alla copertina.
                      Riguardo i brani in loop, ho un sacco di aneddoti… 😀
                      Ah, visto che sei in “vena” di dubbi, ti chiedo: cosa pensi di JD Salinger? Io non ho mai letto niente di lui, per tanti motivi, non ultimo il tempo.
                      Invece di Vaansta ti mollo qui il link al download.
                      https://ilperdilibri.wordpress.com/della-carne-e-delle-stelle-download-page
                      Questa seconda parte è stata più sofferta. Sino a pagina 55 s’è scritta da sé (e comunque non ne sono soddisfatto) il dopo è stato difficile. O scrivevo troppo (e sforavo) o troppo poco.
                      So che stai leggendo ben altro… ma se hai voglia…

                    • Francesca ha detto:

                      Ok download avviato 🙂 mi fa piacere leggerti, non solo perché mi piace come scrivi, ma perché mi infondi coraggio, perché magari non si sa mai che mi tolgo ‘ste storie dalla testa… e non si può leggere sempre Il mondo come volontà e rappresentazione perché sennò mi deflagra il cervello.
                      E… it’s vergogna time! di Salinger credo di non aver letto niente, al massimo ho sentito parlare di The catcher in the rye… però potrei ovviare alla mancanza, presto. Oddio, osservando la pila di libri che mi guarda non so come potrò farlo 😀 bisogna essere ottimisti!
                      Comunque sulle canzoni in loop forse potrebbe venire fuori un bel pezzo per il blog. Ce ne sono tante di canzoni con cui sono fissata (le due più gettonate sono da sempre House of the rising sun e La voce del silenzio), e sono curiosa di conoscere i tuoi aneddoti!

                    • gianni ha detto:

                      Anche io presto ne farò un post, sui loop intendo. In realtà ne stavo scrivendo uno su Mondaini\Vianello e il modo con cui si scade nel ridicolo nei film e/o Serial TV e molto molto spesso nei Thriller di apprendisti-scrittori, quando si cerca di rendere drammatica una scena, un dialogo, una situazione e, non lo si sa fare.
                      Perché Mondaini\Vianello… Perché dal serial killer che circuisce la sua vittima e Vianello che ci prova con la bellona di turno (e viene scoperto da Sandra) il passo è breve.

                      So che ti piace il mio stile e il mio ego smisurato te ne è profondamente grato! Bob presto spiegherà il buio!

                      Sullo scrivere sappi che – almeno a me, che sono un dilettante senza arte né parte – fa male, quando arrivi in fondo ad un racconto su cui ti ci sei buttato anima e corpo, hai perso pezzi di te stesso.
                      Recuperi con il riconoscimento, fosse anche la nipotina che ti ringrazia o l’amico che lo ha letto e apprezzato, ma… E’ come il calo fisiologico dopo una maratona.
                      Ciò detto, mi domando: sei sicura di voler togliere dalla tua testa le storie che hai e buttarle in un qualcosa di così impegnativo come un racconto o un romanzo? Se la risposta è sì inizia, vedrai che è un viaggio immenso, e per quanto detto sopra di toglierà e ti darà tanto.
                      Su questo discorso mi viene in mente il Libro rosso della Terra di Mezzo, iniziato da Bilbo, proseguito da Frodo e lasciato in eredtà a Sam. Ecco per me scrivere è così, come per gli hobbit; metti una riga dietro l’altra e non sai dove arrivi, e poi stanco finisci di scrivere quello che puoi e sei contento. Ecco, forse è un pensiero confuso… Altro materiale per un post!
                      OK termino sennò mi stradilungo.

                    • Francesca ha detto:

                      Per rispondere potrebbero volerci ore. Iniziamo!
                      1- Il lato ironico “involontario” mi ha sempre affascinato, anzi, col cavolo, mi ci faccio semplicemente delle gran risate… D’altra parte è il caso di capolavori come Paganini Horror… ti prendi sul serio (o non puoi fare altrimenti con il budget che ti ritrovi, ma anche semplicemente… boh io non lo so Cozzi perché fa certe meraviglie ed è meglio non chiederselo).
                      2- Oggi qui c’erano 18° e chissà che Bob non stia uscendo dal letargo… io lo aspetto con un panierino pieno di dolcetti.
                      3- Le storie sono sempre le stesse, cambia solo il punto di vista, in 15 anni si cresce tantissimo e voglio rendere merito a qualcosa che mi accompagna da sempre. C’è un solo problema… odio la storia, non la posso cambiare e deve finire in quel modo. Se la cambiassi sarebbe un’ucronia e non vorrei fare qualcosa del genere; ci ho già provato eh, ma non mi andò a genio. Però la risposta è sì e lo sarà sempre, sono abbastanza abituata a non avere lettori (beh, prima del blog, ora le cose sono leggermente migliorate) e forse nemmeno sarà un romanzo, non so che verrà fuori. Sto solo pensando di fare una pagina o una pubblicazione periodica di un capitolo per volta sul blog, anche se sinceramente vorrei renderla una cosa “nascosta”, perché sia trovata da chi la vuole trovare. Non voglio fracassare le scatole a nessuno, l’ho già fatto abbastanza 😀
                      4- Sul cosiddetto “pensiero confuso” voglio riflettere ancora un pochino, va dritto al senso che ha per noi la scrittura ed è qualcosa da rimuginare ben bene. Di già che mi sto arrovellando sulle differenze fra prosa e poesia e… insomma, periodo di grandi scervellamenti 😀

                    • gianni ha detto:

                      Ho un mio barba-pensiero ma non te lo dirò fino a quando non avrai tu stessa tratto le tue conclusioni. Spero di non dimenticarmelo! 😀

                    • Francesca ha detto:

                      Farò il possibile (delirio permettendo). Fra l’altro, ho appena visto Revenant e devo ancora riprendermi. Bellissimo. Se ti capita un cinema a portata di mano, merita veramente. E se non gli danno l’Oscar quest’anno ne faccio uno con la stagnola e glielo mando a casa porco cavolo!

                      A delirio concluso, posso affermare che tirerò le mie conclusioni e ti farò sapere 🙂 prestissimo eh, ma non presto nel mio standard (5 mesi praticamente), un paio di giorni grosso modo

                    • gianni ha detto:

                      Toccherà andare … anche perché mercoldì c’ho sconto! Noi tesserati…
                      Per ora mi sto solo deprimendo grazie al palinsesto.

                    • Francesca ha detto:

                      Ah beh! c’è l’imbarazzo della non scelta, fra l’altro noto che c’è stato nientepopodimeno che MATRIMONIO ALLE BAHAMAS, altro che 😦 nemmeno quel trash che piace e fa tenerezza, questo fa schifo e basta

                    • gianni ha detto:

                      Non mi dire niente, che sto rimpiangendo troppe cose ultimamente tra cui i film ben fatti dove, udite udite: i fatti ti fanno pensare, i personaggi hanno dialoghi decenti, non ci sono buchi pazzeschi nella trama…!
                      Oramai sono meglio le serie TV. Il che non è male, ma poi non mi si dica “il cinema è in crisi”.

                    • Francesca ha detto:

                      Il cinema italiano… mah… penso a una commedia decente che ho visto ultimamente e mi viene in mente solo “Ho ucciso Napoleone” (tanto caruccio), poi insomma… i nomi che girano sono sempre gli stessi… io me ne intendo poco, ma la fiducia che ho nel poco che vedo è praticamente nulla. A volte è vero, sono meglio le serie, anche se sono riusciti a rovinarmi pure American Horror Story e adesso voglio buttarmi su House of cards (Kevin Spacey santo subbito)

                    • gianni ha detto:

                      L’Italia mi fa l’idea che sia in mano ad un pool di personaggi un po’ in tutte le sue espressioni artistiche. Ovviamente l’arte decade quando una società è in crisi, di valori più che economica, ma certo anche quella della pecunia che manca… non aiuta.
                      A tutti i livelli ci sono 70 – 90 enni che difendono con le unghie e le dentiere il loro orticello, sia che sia letteratura, musica e cinema. Lo fanno come? Col mezzo che resta: la TV.
                      Comparsate e zak ti presento il libro… Finto concorso per i giovani e zak ti presento il film, la cui colonna sonora è … di mi’ nonno, che ripete un certo tipo di sonorità già vecchi nei mitici ’70!

                    • Francesca ha detto:

                      La cosa che mi fa più rabbia è quando viene detto: ma questo è quello che piace alla gente. Ignorano che il cinema (e in generale i media) è un agente in grado di modificare la cultura, indirizzandola in un senso piuttosto che in un altro, capace di forgiare un pubblico. Non solo, il cinema può e deve cercare il profitto, per cui ovviamente cercherà di venire incontro ai gusti… ma le due cose possono andare di pari passo. La cultura così ridotta non c’è solo perché la gente ha voluto così, insomma. Quello che scrivi tu, poi, è verissimo. Il cinema è un serbatoio di posti di lavoro (o voti? boh) per chi lo deve tenere… lasciamo perdere…

                    • gianni ha detto:

                      Credo non ci sia soltanto questo, c’è tutto un sistema di clientele, per avere aiuti di stato e sovvenzioni… Ma attenzione, non vanno a risanare davvero… Finiscono nelle tasche di questo o quel mega-dirigente di X o Y teatro, associazione e via discorrendo. Dove serve\virebbe arrivano le briciole, quando non nulla: causa tagli! Si tagliano tutto tranne… vabè qui becco una querelona. Zitto sto.

                    • Francesca ha detto:

                      Esattamente questo, la cosa è ampia. Parecchio. Come chi pensa che il successo di Zalone faccia bene al cinema italiano… fa bene a chi di dovere, quello non è cinema, è un buon prodotto di marketing. Un ottimo prodotto di marketing. Persino Il commissario LoGatto ha più spessore.

                    • gianni ha detto:

                      Siii
                      Sì, il commissario LoGatto è da ola… questa te la meriti! oooleeee!
                      Grande grande grande film, ben fatto più di quanto si pensi e con dialoghi molti migliori di tanta robazza di ora!

                    • Francesca ha detto:

                      Il commissario LoGatto è uno dei miei preferiti! l’avrò visto cinque volte e sai cos’è strano? che l’ho visto per la prima volta l’anno scorso! amore a prima vista 😀

                    • Francesca ha detto:

                      Giusto. Cavolo mi sa che me lo devo rivedere… è uno di quei film di cui dopo un po’ sento la mancanza, come tutta la serie Fantozzi/Fracchia (…e la belva umana poi…). Qui però è quasi un ritorno per motivi affettivi, ci sono cresciuta con questi film.

                    • gianni ha detto:

                      E ora non li sappiamo più fare. Cos’è cambiato? Perché non c’è più un “Io sto con gli ippopotami” per esempio? O perché un “Lo chiamavano trinità” o un “Amici miei”?

                    • Francesca ha detto:

                      Me lo chiedo spesso. Cosa diamine si è rotto? non ci credo che non ci siano menti adeguate. Penso che chi sa fare ci sia. Il clientelarismo in Italia c’è sempre stato. Cosa è successo? e torniamo daccapo

                    • Francesca ha detto:

                      Ci sono, ma non le fanno lavorare. Le menti per definizione sono poco controllabili. Poi… sarò un’ottimista (te lo dice una che è per il 60% pessimismo cosmico)

                    • gianni ha detto:

                      Dovrò inserire il tuo pessimismo in un qualche personaggio… Devo! 😀 A costo di farne un robot, come il depresso robot di Guida intergalattica per autostoppisti… 😀 Solo che invece della depressione ha come caratteristica il pessimismo.

                    • Francesca ha detto:

                      Potresti decisamente stupirmi. Sto tirando le somme della lettura della prima parte, stamani ho scaricato l’altra. Casomai ti scrivo 🙂

                    • gianni ha detto:

                      Wow
                      No ecco questo non lo dovevo leggere, ora sono impaziente. Come un bimbo che guarda il forno mentre cuoce il ciambellone.

                    • Francesca ha detto:

                      Ti ho letto e rispondo qui brevemente, intanto ricordandoti che mi prenderò un po’ di tempo prima di esporti i miei pensieri sulla questione della seconda parte. Il resto della risposta può riassumersi con la constatazione che – letti i commenti da Shera – devo ammettere che il tuo pensiero non solo è coerentemente espresso in poche parole, ma mi ha convinto su molti aspetti. La poesia ha le sue differenze in quella che io sbrigativamente definivo “metrica”, la costrizione di cui scrivi anche tu, che eleva nello sforzo. Il mio pensiero si discostava di poco, sottolineando come il poeta sia un uomo che descrive un’interiorità imponendosi delle regole (metrica o qualsiasi altra regola voglia considerare), per il gusto – quasi – di superarle. Superarle, non infrangerle. La prosa non ha tutte queste regole, la sua musicalità è “suggerita”, ma non “stabilita”. Il poeta, mi viene da pensare, è un ribelle che ha rispetto delle regole, le considera solo per dimostrare di poterne fare a meno, superandole. Comunque grazie, tu e Schopenauer mi avete chiarito parecchio le idee.

                    • gianni ha detto:

                      Se i complimenti ingrassassero (come già detto in un altro post) sarei oltre i 120Kg… Accostarmi a Schopenauer mi rende felice anche se non ti nascondo che lui è un filo più “avanti” di me! 😀
                      E’ così, in fondo perché correre in un circuito quando dicendo di dover percorrere curve con delle moto, quando le si potrebbero tagliare tutte? E’ così: ci scegliamo delle regole da usare per andare oltre ciò che sarebbe troppo facile, o così l’ho interpretato io.
                      La prosa ha altri limiti, imposti dalla scorrevolezza da raggiungere e dalle immagini da proiettare ma, qui mi fermo, c’è prosa tanto perfetta, tanto formale da essere comunque ribellione. Arancia Meccanica per esempio… Ma li c’era Burgess.

                    • Francesca ha detto:

                      Contributi grandi e piccoli vanno sempre riconosciuti, d’altra parte non tutti riescono a comunicarci le proprie ragioni e guarda caso ci sei riuscito tu e questo simpatico signore di Danzica. Su prosa e poesia ci tornerò sicuramente, ormai mi sono messa in testa di pubblicare il capitolo famoso e di vedere come reagisce chi gli capiterà di leggerlo. Perché è vero, ci sono prosatori che arrivano a livelli stratosferici… penso a Burgess o a Wallace, sempre di “mostri” si tratta, personaggi che padroneggiano il mezzo in modo praticamente assoluto. Sono casi rari e capisco che non possano motivare il ragionamento che faccio, proprio perché sono un’eccezione, ma per loro la differenza fra poesia e prosa potrebbe veramente essere nulla. O Borges. Mai letto niente di Borges? “Le strade di Buenos Aires / ormai sono le mie viscere” è l’incipit di una sua bellissima poesia, la prima di un volume che sto leggendo (non sistematicamente, lo sto assaggiando), da sola in grado di darmi un pugno allo stomaco. Anche lui è di questa caratura. Fa delle parole quel che gli pare.

                    • gianni ha detto:

                      Si ho letto di Borges ma mai abbastanza e sempre qui su internet. Quindi vale ? Non vale? 🙂 Anche questa è una domanda che mi pongo spesso.
                      Stasera me ne porrò un’altra… Anche perché terminerò per un po’ la mia esperienza di imbratta-tasti. Dopo 4 milioni di battute e 31 mesi di scrittura più o meno a tavoletta, mi fermo, perché come ti scrissi scrivere porta via molto, più delle notti insonni o delle calorie che alimentano il cervello. I risultati sono diversi ma l’impegno è lo stesso di quelli veri, di quelli insomma che scrivono sul serio.

                    • Francesca ha detto:

                      Suppongo che valga, ma personalmente cerco sempre di ritrovare il tutto su cartaceo. Io di Borges non ho letto nulla o quasi, è una scoperta recentissima o quasi. Sull’imbratta-tasti… credo che alla fine un po’ di respiro faccia bene prenderlo. Se ami scrivere lo fai sempre, bisogna vedere a che livello di impegno – indipendentemente dal risultato. Smettere del tutto no, ma una pausa è legittima quando se ne sente il bisogno.

                    • Francesca ha detto:

                      Sentiti libero di criticare la petocrazia del cinepanettone! soprattutto su questo blog. Tersite ha cercato di rompere le balle a Odisseo, perché non fare lo stesso con il cinepanettone? è quasi un dovere morale

                    • Francesca ha detto:

                      Ok mettiamola così… l’intestino ha il suo perché, bisogna tenerselo stretto… ma a quest’ora Tersite sarebbe morto comunque. Anzi, secondo Concetto Marchesi dovrebbe stare nell’aldilà a rompere le balle ai non morti (ok, ai morti, ma pensare a Tersite che si lamenta con gli zombie mi piace di più) sottolineando ogni mancanza possibile immaginabile. Come faccio a non plaudire ‘sto tizio? Dobbiamo essere come lui, fieri del nostro pensiero e… va bene… evitare che ci scamazzino di botte…

                    • gianni ha detto:

                      Dici che il blog funziona? Cioè ad evitare la picca\spada\lancia di chicchessia? 😛
                      Sai com’è… la mia dotazione di cicatrici è già abbastanza completa! 😀

                    • Francesca ha detto:

                      Col cavolo che sanno dove sto! Ora lo scrivo per darti una dimostrazione: non mi piace in The departed il personaggio di Jack Nicholson, lo trovo sopravvalutato. Di Mark Wahlberg non scrivo nulla tanto si sa che è un cane di attore. Aspetto la mazzata di Ulisse. O dei fan di Scorsese (ma anche di Mark Wahlberg). Se Tersite fosse nato negli anni ’80 adesso avrebbe un blog come questo!

                    • gianni ha detto:

                      Se le teorie della consapevolezza del DNA e quindi della reincarnazione (su base scientifica) sono vere, può darsi che tu sia lui.

                    • Francesca ha detto:

                      Oddio, essere la reincarnazione di un personaggio letterario sarebbe fighissimo! Potrei esserlo però, a me Ulisse è sempre stato sulle scatole.

                    • gianni ha detto:

                      Sarà per via della barbetta?
                      Ecco, mi permetto di segnalarti la trilogia di Troia di D.Gemmell (e Stella Gemmell dopo la morte del marito sigh!).
                      E il Quinto Elemento, per il discorso della “senzienza” del DNA.

                    • Francesca ha detto:

                      Interessante (quante cose interessanti ci saranno?), lo metto in lista! Io figurati ogni volta che mi innamoro di un personaggio storico vagheggio roba assurda e cambio reincarnazione almeno una volta al mese…

                    • gianni ha detto:

                      Nel caso di Gemmell (io scrivo fantasy perché lui è morto) quella che cito è una trilogia molto bella… Diciamo che si prende qualche licenzuccia poetica ma… E’ scritta da un maestro. Si arriva in fondo con quel senso di malinconia che ti prende quando gli amici della Compagnia salpano per le terre sempiterne dopo la fine di Sauron…

                    • gianni ha detto:

                      Sono una persona che ha due livelli di lettura: nel libro mi ci perdo, lo leggo e lo capisco. Quando mi ci perdo sento su di me il vento, le foglie, il cuore dei personaggi.
                      Ciò che manca a tanti scrittori è il cuore. Siamo esseri umani e lo sono i personaggi, non sempre agiamo (ed agiscono) come deciso a tavolino in sede di definizione del personaggio.
                      Per questo Martin, nonostante la tiri come la trippa, è bravo. Non si discute di Gemmell e Tolkien e Ursula Leguin e Robin Hobb… e… 😀

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