Miranda La tempesta Waterhouse

Aldous Huxley / Brave new world (1932)

Copertina di Aldous Huxley Brave new worldUn gioco, una commedia: nel 1958 Aldous Huxley definirà così Brave New World – Il mondo nuovo, nell’insipida traduzione italiana. In realtà questo libro non è un gioco né una commedia, non strappa nessun sorriso e possiede un infallibile meccanismo interno. Possiamo chiamarlo romanzo distopico o fantascientifico, ma è tutt’altro che un gioco. Se mai lo fosse, avrebbe poche e precise regole. La prima norma è essere felici, la seconda è dare la priorità a ciò che si desidera per se stessi, la terza è desiderare ciò che ti hanno insegnato a desiderare.

Catena di montaggio Ford T

La vicenda di Brave new world ha luogo nel 632 a.F (anno Ford); secondo il nostro sistema di datazione, saremmo nel 2540. Nel mondo descritto da Huxley, Henry Ford è il nuovo messia e l’anno dell’introduzione della Ford T, il 1908, diventa l’anno zero di una nuova era. La stabilità sociale viene assicurata dalla stabilità individuale, il che significa uomini in numero adeguato, mentalmente e fisicamente sani, semplici e soddisfatti delle loro vite. Basti pensare alla catena di montaggio e a certi suoi vantaggi: controllo di qualità/quantità dei materiali, prodotti standardizzati, frammentazione del lavoro in azioni semplici, adatte anche a operai non specializzati. Gli operai saranno facilmente sostituibili e il prodotto, avrà costi di progettazione e produzione relativamente ridotti. Cosa succederebbe se – per assurdo, s’intende – tutto questo fosse applicato alla genetica?

A Londra, in uno dei tanti Centri di Incubazione e Condizionamento del mondo, gli embrioni vengono seguiti lungo tutto l’arco dello sviluppo, selezionati e trattati per ottenere il massimo risultato con il minimo dispendio di risorse. Il Direttore del centro guida un gruppo di studenti attraverso la struttura, fornendo dettagliate spiegazioni:

“Questi […] sono gli incubatori”. E aprendo una porta isolante mostrò loro file su file di provette numerate: “La provvista settimanale d’ovuli. Mantenuti – spiegò – alla temperatura del sangue; mentre i gameti maschi […] devono essere mantenuti a 35° invece di 37°. La piena temperatura di sangue li sterilizza. Gli arieti avvolti nel thermogéne non generano agnelli”. Ancora appoggiato agli incubatori egli fornì agli studenti una breve descrizione del processo moderno della fecondazione […]; parlò, in primo luogo, naturalmente, della sua base chirurgica: “…l’operazione volontariamente subita per il bene della società, senza contare che essa porta con sé un premio ammontante a sei mesi di stipendio…”. Continuò con un sommario esposto della tecnica della conservazione dell’ovaia estirpata allo stato vivente e in pieno sviluppo; passò a fare considerazioni sulla temperatura ideale, la salinità e la viscosità […] (pp. 6-7; I edizione classici moderni Mondadori, 1991)

Solo gli uomini d’eccellenza, appartenenti alla classe Alfa, Alfa+ e Beta sono originati da un solo ovulo fecondato e lasciato in incubatrice. Tutti gli altri, Gamma, Delta ed Epsilon, nascono da ovuli trattati in modo da produrre la massima quantità di embrioni, tolti dall’incubatrice dopo 36 ore. È il “metodo Bokanovsky”: un solo ovulo fecondato, esposto massimo 8 minuti ai raggi X, può produrre dai 75 ai 96 gemelli identici.

“Non vedete? [esclama il direttore] Il processo Bokanovsky è uno dei maggiori strumenti della stabilità sociale!” […] Uomini e donne tipificati; a infornate uniformi. Tutto il personale di un piccolo stabilimento costituito dal prodotto di un unico uovo bokanovskificato. “Novantasei gemelli identici che lavorano a novantasei macchine identiche! […] Adesso si sa veramente dove si va, per la prima volta nella storia”. (p. 9)

Maturazione (accelerata, grazie alla tecnica di Podsnap), travaso, imbottigliamento, etichettatura. Veramente, a ciascuno il suo. Tutto, secondo le necessità delle rispettive classi: definizione del sesso, vaccinazioni, conferimento del senso dell’equilibrio, eventuale condizionamento intellettuale. Chi è destinato a partire per i paesi caldi come ricercatore, mettiamo un Alfa+, o chi dovrà trovare impiego come metalmeccanico, mettiamo un Delta, riceverà il condizionamento al calore. Ameranno il loro lavoro perché saranno adeguati a esso. Non desidereranno altro, grazie al condizionamento neo-natale intorno agli 8 mesi e, più tardi, con cicli di ipnopedia, ripetizioni continue di slogan.

Aldous Huxley, tuttavia, non esclude mai l’errore umano e la catena di montaggio rivela di tanto in tanto qualche difetto. La società di Brave New World non appare dal niente; la lettura ci rivela un progresso lungo e sofferto, fatto di battute d’arresto ed esperimenti falliti, sia sociali che medici. Così come si parla del disastro di Cipro (473 a.F.), fallimento finito nel sangue per una comunità di soli Alfa, si parla anche delle difficoltà nella ricerca medica, ad esempio per la giusta quantità di ossigeno da somministrare agli embrioni.

“[…] un embrione Epsilon deve avere un ambiente Epsilon […]” [disse il direttore]. “Più bassa è la casta e meno ossigeno si dà” disse Foster. “Il primo organo a risentirne è il cervello. Poi lo scheletro. Col settanta per cento dell’ossigeno normale si hanno dei nani. A meno del settanta, si ottengono dei mostri privi di occhi”. “Che sono completamente inutili” concluse Foster. (p. 15)

Al Centro, poi, girano voci di eccessi di alcool nel surrogato nutriente per gli embrioni, ma anche per le conseguenze negative di travasi troppo bruschi. Uno degli addetti al reparto di ipnopedia, tale Bernardo Marx, è un Alfa+ con un corpo da Gamma. Girano molte voci su Bernardo. Si dice che sia un asociale, un uomo che passa il suo tempo libero da solo e che non ami il golf a ostacoli. Bernardo non sta bene a Londra: le caste inferiori gli rammentano le sue carenze fisiche, mentre i suoi simili sono dei superficiali, con un pensiero formato da un condizionamento che lui stesso somministra.

“Cento ripetizioni, tre notti la settimana, per quattro anni – pensò Bernardo Marx […]. Sessantaduemilaquattrocento ripetizioni fanno una verità. Idioti!”(p. 44)

Si interessa a Lenina Crowne, non sopporta che sia trattata come un pezzo di carne. Lenina accetta le sue attenzioni, soprattutto perché anche su di lei iniziano a girare strane voci: pare che frequenti da tempo lo stesso uomo e tanto basta a farla sembrare un’asociale e una poco di buono. Bernardo sarà un buon diversivo, oltre che un lasciapassare per l’esclusiva riserva di selvaggi del pianeta, nel Nuovo Messico. L’area è abitata da una comunità di esseri umani con le stesse usanze dell’era avanti Ford: vi si possono trovare donne vivipare, che invecchiano visibilmente, si riproducono e allattano i figli, ma anche uomini che si mettono in testa cappelli di piume e danzano invocando la pioggia. Lenina e Bernardo partono, ma lei perde ben presto interesse nella cosa, atterrita dall’assenza di comodità, di campi da golf o da tennis. Bernardo sa bene che lei è una causa persa, avendo subito il condizionamento come tutti gli altri.

Intanto, il selvaggio John vive con la madre Linda nella riserva, a suo tempo una donna civilizzata, nata per travasamento, ma costretta ad adattarsi alla realtà della riserva dopo aver scoperto di essere rimasta incinta. I racconti di Linda, uniti all’istruzione impartita dai selvaggi e alla lettura di un libro contenente le opere di Shakespeare, costituiscono tutto il sapere di John, la cui vita sta per cambiare radicalmente. Grazie all’incontro con Bernardo, il ragazzo ha la possibilità di uscire dalla riserva. Non chiede di meglio che partire, raggiungere un luogo dove forse non sarà emarginato, vedere il mondo che la madre aveva perso. Sarà una svolta per tutti. Linda potrà tornare a casa. L’uno scoprirà la reale dimensione delle sue illusioni, mentre l’altra si immergerà nel suo passato fino a stordirsi. Lenina si innamora di John. Quello che potenzialmente potrebbe ricavare di più è Bernardo: le voci che lo vogliono un asociale potrebbero essere miracolosamente zittite da un certo segreto nascosto dal giovane selvaggio.


Prospero e Miranda Egley

Prospero e Miranda, di William Maw Egley (1850 ca.)

Miranda. L’opportunità di partire rende euforico John, che non trova miglior modo di esprimere tale stato d’animo declamando (La tempesta, Atto V, scena I):

“Oh wonder!

How many creatures are there here

How beateous mankind is! O brave new world,

That has such people in’t”

Sono le parole di Miranda, giunta in un luogo sconosciuto che ha tutto da offrirle. Le parole che non conosciamo, forse, sono le più importanti, vale a dire la risposta di Prospero alla figlia:

“Tis new to thee”

“Sono nuovi per te”, non ne sai niente, potrebbero ingannarti. Miranda è ingenua tanto quanto John; le conoscenze di entrambi sono legate a un’esperienza limitata o alla lettura. Come persona, John non esiste: in realtà è tanti fra i personaggi di Shakespeare, la loro realtà distorta nella letteratura diventa la realtà vera di sentimenti veri, in cui l’amore è fustigazione, in cui bisogna cercare la sofferenza, per essere nobilitati, per essere eroici, per essere martiri e santi. L’amore che pure sentirà per Lenina, non può in alcun modo passare per la dimensione fisica, pena la perdizione. Lenina, da par suo, lo vuole avere non tanto per amore, quanto per impazienza, ma d’altra parte è così che va nel suo mondo, lei non è una casta Giulietta né una truculenta Salomé. Desidera solo avere un contatto fisico, appartiene a un mondo dove questo è normale, non lo fa con un secondo fine né per avere la testa di Giovanni Battista. Le due realtà non combaciano, non possono combaciare.

John è, come quasi tutti i personaggi di questo libro, condizionato da una conoscenza indotta; il suo linguaggio è formato in gran parte da interi brani tratti dall’opera shakespeariana. Non possiede un pensiero originale, né tantomeno personale; la sua lotta contro un sistema che rifiuta radicalmente ha solo una via d’uscita e sembra decisa fin dall’inizio. Brave new world è abitato da uomini che nutrono ciascuno la propria dipendenza, sia essa dalla droga, dal piacere, dal bisogno di puntualizzare le proprie carenze o di odiare. Nessuno tenta di capire e si direbbe che si preferisca il problema alla soluzione, che può essere rischiosa o dolorosa. Nessuno ha una visione d’insieme. L’unico che può dire di possederla è Mustafà Mond, Governatore mondiale per l’Europa Occidentale, colui che possiede e legge i libri proibiti (tutto Shakespeare, La varietà dell’esperienza religiosa di William James, L’imitazione di Cristo…), pur tenendo in bella vista la letteratura corrente.

“Voi [John] mi rammentate un altro di quei vecchi compari chiamato Bradley. Costui definiva la filosofia come l’arte di trovare una cattiva ragione a ciò che si crede d’istinto. Come se si credesse qualcosa d’istinto! Si credono le cose perché si è stati condizionati a crederle. Il trovare delle cattive ragioni a ciò che si crede per effetto d’altre cattive ragioni, questa è la filosofia. La gente crede in Dio perché è stata condizionata a credere in Dio”.

“Nonostante questo – insistette il Selvaggio – è naturale credere in Dio quando si è soli, completamente soli di notte, e si pensa alla morte…”

“Ma la gente non è mai sola al giorno d’oggi […]”. Il Selvaggio assentì tristemente. A Malpais aveva sofferto perché lo avevano escluso dalle attività comuni del pueblo, nella civile Londra soffriva perché non poteva mai evadere da queste attività comuni né mai essere completamente solo.

“Vi ricordate quel passo di Re Lear? – disse finalmente il Selvaggio. “Gli Dei sono giusti, e dei nostri amabili vizi fanno gli strumenti per torturarci… il posto oscuro e corrotto dove ti concepì gli costò gli occhi” ed Edmondo risponde (ricordate? è ferito, è morente): “Tu hai detto bene, è la verità. La ruota ha fatto il suo giro completo, eccomi”. Cosa dite voi? Non sembra che ci sia un Dio che dirige le cose, punisce e ricompensa?”

“Sembra? – interrogò a sua volta il Governatore – Voi potete abbandonarvi a un buon numero di amabili vizi, senza correre il rischio di farvi strappare gli occhi dall’amante di vostro figlio. […] Gli Dei sono giusti, non c’è dubbio. Ma il loro codice di leggi è dettato, in ultima analisi, dalla gente che organizza la società; la Provvidenza riceve la sua parola d’ordine dagli uomini” […] (pp. 209-10)

Mond è un uomo che fa della ragione di stato e della stabilità tutto l’obiettivo della propria azione, ben cosciente che per raggiungere determinati obiettivi è costretto a rinunciare – almeno in apparenza – a certe cose, siano la bellezza intrisa di sofferenza, l’eroismo, l’arte o una certa letteratura. Il classico fine che giustifica sempre i mezzi.

“Mio caro, giovane amico, – disse Mustafà Mond – la civiltà non ha assolutamente bisogno di nobiltà ed eroismo. Queste cose sono sintomi d’insufficienza politica. In una società convenientemente organizzata come la nostra nessuno ha delle occasioni di essere nobile ed eroico. Bisogna che le condizioni diventino profondamente instabili prima che l’occasione possa presentarsi.” (p. 211)

E, concludendo:

“Ma le lacrime sono necessarie [ – disse il Selvaggio – ] non vi ricordate ciò che dice Otello? “Se dopo ogni tempesta vengono tali bonacce, allora che i venti soffino sino a che abbiano risvegliato la morte!” C’è una storia […] sulla Ragazza di Matsaki. I giovanotti che desideravano sposarla dovevano passare una mattina a zappare nel suo giardino. La cosa sembrava facile, ma c’erano delle mosche e delle zanzare tutte stregate […]”

“Graziosa! Ma nei paesi civili – disse il Governatore – si possono avere delle ragazze senza zappare per loro; e non vi sono mosche o zanzare che vi pungono. Ce ne siamo sbarazzati da secoli”

“Ve ne siete sbarazzati, già, è il vostro sistema. Sbarazzarsi di tutto ciò che non è gradito, invece di imparare a sopportarlo. Resta a sapere se è più nobile subire i colpi delle frecce dell’avversa fortuna, o prendere le armi contro un oceano di mali e opporsi a essi sino alla fine… Ma voi non fate né l’una né l’altra cosa. Voi né sopportate né affrontate. Abolite semplicemente i colpi e le frecce. È troppo facile. […] Ciò che vi abbisogna è qualcosa che implichi il pianto, per cambiare. Nulla costa abbastanza qui.”. (pp. 212-3)

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40 pensieri su “Aldous Huxley / Brave new world (1932)

  1. ysingrinus ha detto:

    Romanzo bellissimo, indescrivibile. La società basata sulla felicità indotta, in cui anche i governanti sono guidati da questa felicità pur sapendo che è indotta.
    La tesi di Mond ovviamente è opposta al mio punto di vista: gli esseri umani non sono solo macchine che obbediscono agli stimoli ed ai condizionamenti (non dico come finisce il libro perché non l’hai detto tu, quindi non scrivo altro).
    Una curiosità, gli album Fetus e Pollution di Battiato sono ispirati a Brave New World!

    • Francesca ha detto:

      Credo sia uno dei miei romanzi preferiti, se non IL mio romanzo preferito. Non so quante volte l’abbia letto.
      Mond… è triste, ma è quello che tiene in mano tutto, anche se detesto il suo modo di pensare, fondamentalmente, vista la sua visione “chimica” dell’essere umano. Anch’io credo che ci sia molto di più, non siamo solo reazioni chimiche e nemmeno tabule rase in cui poter scrivere qualsiasi cosa… però è sconfortante constatare come ci siano persone inconsapevoli di quello che pensano e di quello in cui credono, personaggi che si credono indipendenti e invece non solo non sono disposti a mettersi in gioco (pregiudizi e credenze, tutto), ma rimangono trincerati in qualcosa di indotto. Mond è consapevole e sa che nonostante tutto tira i fili della faccenda. Non mi piacciono le sue risposte a John, ma John, per il personaggio che è, non mi rappresenta, o meglio, non ho mai sentito che mi rappresentasse. Ho sempre avuto l’impressione che John fosse l’idealismo fine a se stesso, una sorta di mescolanza di vari elementi o snodi di idee… Shakespeare, il cristianesimo… la sofferenza, pure questa quasi fine a stessa. In poche parole, credo che tutti i personaggi di questo libro siano prigionieri del gioco che hanno deciso di giocare, da eroi/martiri, uomini/donne condizionati o da cinici uomini di stato – pure loro condizionati.
      Il finale, poi, è doppiamente triste. C’è chi scrive di liberazione dell’individuo (non ricordo la fonte, ma se trovo il link te lo posto), ma non riesco a vedere nessuna liberazione nel finale, solo l’infinita amarezza di qualcosa che non si sblocca e non si sbloccherà mai. Poi, che c’entra, se ne può discutere, anzi, serve discutere… questo libro serve apposta per questo 😀

      • ysingrinus ha detto:

        Il finale anche secondo me è cristallizzato e non si potrà mai spezzare. John è menomato, non può rappresentare nessuno, cosí come Mond. Il problema è la visione di Mond che alcuni riescono a fare propria, pur non avendo letto il romanzo.

        • Francesca ha detto:

          Che ci sia chi si senta rappresentato da Mond, ti dirò… non mi stupisce, il problema è sapere se queste persone sanno a cosa possa portare la visione di Mond. Forse lo sanno, chissà… Huxley era uno che sapeva quello che scriveva ed era senz’altro un uomo lungimirante. La cosa ancora più triste è che ci sia chi si immedesima nelle Lenina e nei Foster, nei Gamma e nei Delta, magari accettando la superiorità diciamo economica di certi personaggi assolutamente vuoti, che sono dove sono unicamente per strane congiunture, parentele e così via. Però va bene così, lo accettano come un dato di fatto assolutamente naturale. Questo libro è paurosamente reale, magari non in tutti i particolari, ma l’evoluzione che ha avuto la società da quando è stato scritto a oggi è andata proprio in questa direzione.
          Il finale è perfetto così, non penso a nessuna alternativa, non me la riesco proprio a immaginare. Ah, ho trovato quel pezzo di cui ti parlavo su John; quello cui mi riferivo sul finale è in fondo, ma mi sembra che contenga altri buoni spunti e chiavi interpretative. Se ti può interessare è qui: (http://www.shmoop.com/brave-new-world/john-the-savage.html)

          • ysingrinus ha detto:

            Molto interessante il link che mi hai passato.
            Tornando ai discorso dei gamma e dei delta, loro sono probabilmente piú tristi degli alfa, ma pur rattristandomi di piú non mi fanno arrabbiare come fanno coloro che si “ispirano” a Mond…

            • Francesca ha detto:

              Se hanno un tornaconto… mi fa orrore, ma li capisco, non li condivido… mi fanno arrabbiare, eccome, non sopporto questa disparità… I “delta e gamma” non sono felici, non hanno niente di cui essere felici, ma si accontentano di stare all’ombra, di non avere un lavoro soddisfacente/retribuito, di venerare chi è ricco senza alcun merito, dallo stadio di calcio fino a novella 2000. Sarà banale, saranno discorsi triti e ritriti, ma davvero non so capire come ci sia chi fa sfoggio di questo tipo di venerazione… quelli che seguono le orme di Mond possono avere un qualche tornaconto, ma gli altri? Da un lato, questi mi ispirano ancora più rabbia e tristezza…

  2. Massimiliano Scordamaglia ha detto:

    … ma alla fine, che volere di meglio? Ovvero quale migliore utopia di una sana distopia specie se l’alternativa e’ una umanita’ fetente? “Abbiamo perso il XV secolo” urlava ansimando Stratos, facendo il verso al “Rollerball” di Jewison perché ricordiamoci che c’e’ sempre un prezzo da pagare: l’uomo o l’umanita’.
    (Ho fretta e sono criptico, spero non troppo…)

    • Francesca ha detto:

      Criptico? un pochino forse, ma ce la posso fare 😀 (spero). Questo libro mi lascia sempre un certo amaro in bocca, il Selvaggio è un personaggio zoppicante, culturalmente rattoppato e perfetto per quello che è il suo ruolo nell’economia del testo… non sa difendere il proprio pseudo-retaggio, perché non ne ha modo. Si tratta di un retaggio indifendibile, forse, o se non altro si cerca di difendere anche i lati più deteriori della condizione umana. E allora si baratta l’umanità, la bellezza o cosiddetta tale, per 60-65 anni di perfetta giovinezza, per il piacere senza conseguenze negative. John parla delle lacrime come senza prezzo, del rivendicare la sofferenza, del desiderare la sofferenza. Chi ha ragione? certamente siamo e siamo stati un’umanità talmente orrenda e capace di tante e tali bassezze… che forse non ci meritiamo nemmeno la sofferenza. Ok, sono stata pure troppo prolissa 😦 spero di non essermi eccessivamente ripetuta

  3. Alessandra ha detto:

    Ho divorato il tuo articolo, forse uno dei più belli – su questo autore – letti in giro sul web negli ultimi tempi. Prolissa? No, probabilmente ti preme far capire agli altri quello che veramente ti ha trasmesso un libro, e secondo me ci riesci più che bene 🙂

    • Francesca ha detto:

      Grazie 😀 amo il lavoro di Huxley, ma sento sempre che mi sfugge, sarà che è ancora troppo profondo per me… sapessi quante altre cose ci sarebbero da scrivere, alcune le ho in testa, alcune senz’altro non le ho nemmeno notate. Faccio quel che posso, e sono felicissima dei miei eventuali progressi 😉 nel frattempo, cercherò di fare ancora meglio…

  4. sherazade ha detto:

    Non so, nn saprei. Tu sei coinvolgente ma…
    1984 di George Orwell è del 1949 dunque si potrebbe dire che Orwell è secondo. MI spiace di non essere d’accordo con te 😦 non perchè alla fine sia più citato ma perchè è più asciutto, meno faraginoso. MI viene ancora in mente Fahrenheit 451 di Bradbury…(che rompipalle sono).

    Questa la radiografia dell’oggi, terrificante allora da immaginare.
    .desiderare ciò che ti hanno insegnato a desiderare.
    .La stabilità sociale viene assicurata dalla stabilità individuale
    .Uomini e donne tipificati
    .“Ve ne siete sbarazzati, già, è il vostro sistema. Sbarazzarsi di tutto ciò che non è gradito, invece di imparare a sopportarlo
    . Ciò che vi abbisogna è qualcosa che implichi il pianto, per cambiare.
    Il cielo piange come non mai persone ed animali. Quando il cambiamento?

    sherabuonanotteneldiluvio

  5. Francesca ha detto:

    Quanti argomenti, fra cui questo Orwell-Huxley che non affronto… ma che dovrei affrontare, perché appassiona e non solo, potrebbe gettare una luce tutta nuova sul nostro presente. Orwell e Huxley hanno scritto due cose ben diverse, ma nemmeno così tanto: affrontano semplicemente due aspetti diversi della società. Non saprei spiegarti come la vedo, non adesso… anche perché sul confronto sto ancora scrivendo/riflettendo e siamo lontani dalla completezza. Per ora ti lascio questo link, è piuttosto carino e rappresenta in parte il mio pensiero (http://theliterarysnob.tumblr.com/post/7484768452/nineteen-eighty-four-orwell-vs-brave-new-world). Per adesso, colpevolmente mi chiamo fuori, per tre motivi: ho riletto da poco Brave new world, Huxley è il mio scrittore preferito e potrei non essere sufficientemente obiettiva e 1984… è da troppo tempo che non lo rileggo. Lo ricordo per sommi capi, ecco. La carenza sarà presto colmata, comunque.
    Orwell mi interessa, è stato praticamente allievo di Huxley, ci sono lettere fra i due che sarebbe bello rileggere per capire le ricerche e il pensiero di entrambi. Hanno due stili diversi, sicuramente può piacere di più l’uno o l’altro, va benissimo, tanto l’importante credo che sia la riflessione che possano suscitare. Su Bradbury, invece, non mi pronuncio per nulla, anche perché non ho letto il suo Fahrenheit 451… ma non dovrebbe essere un problema, sta buono buono sulla scrivania sopra i racconti di Lovecraft. Lo leggerò molto volentieri, alternando Montag a Chtulhu.
    Huxley, infine, ha scritto il “seguito” di Brave new world, “Ritorno al nuovo mondo”, che seguito non è, ma un bilancio di come la società si sia evoluta. La sua radiografia è temibile quanto quella che offri tu, orrendamente, terribilmente attuale, non si può non notare a più livelli, oggi, proprio oggi… Sulla tua enorme domanda riguardo il cambiamento, mi riservo di pensarci su. La mia risposta potrebbe essere impossibile da lasciare qui in un commento solo…

    Mi dispiace solo che in questo caos di risposta, lunghissima fra l’altro, molto probabilmente non ti ho risposto a dovere… ma d’altra parte hai praticamente sottolineato tutto quello di cui vorrei occuparmi prossimamente… La tematica mi piace parecchio e c’è tanto, tantissimo da scrivere e discutere. Per cui… non finisce qui 😉

    un abbraccio piovoso, anche qui non stiamo messi meglio…

    • sherazade ha detto:

      Buona serata cara la mia amica certosina.
      So della corrispondenza ma nn l ho letta. Ovvero l intenzione c è sempre stata ma il lavoro scia parecchio.
      Sherabbraccicaricarinnpiovosi

      • Francesca ha detto:

        …ah ma sai, io della corrispondenza sono venuta a sapere relativamente di recente, nonostante tutto, e mi sto attivando per cercarla, altrimenti mi toccherà tradurre il poco che ho trovato, ma non dovrebbe essere un problema. E poi Shera, ci sono tante cose che vorremmo fare, non è umanamente possibile riuscire a far tutto 😀

        abbracci meno piovosi (oggi pensa, ho addirittura visto il colore del cielo)
        🙂

        • sherazade ha detto:

          Io ho letto qlc a suo tempo, grazie alla fornitissima libreria di mia madre. Cercherò di capire dei suoi libri chi di noi fratelli ancora avesse traccia. Ma prima devo ricordarmi il contesto che riportava il carteggio.
          Bacifreddisenzapioggiapare

    • Francesca ha detto:

      Grazie per il bravissima 😀 e un evviva per Robogeisha!! ora aspetto di conoscere il tuo parere in merito… intanto sto pensando a cosa scrivere su Licantropia… non ti dico ancora nulla per ora…

  6. il barman del club ha detto:

    questo è uno di quei romanzi in cui il genere fantascientifico (se così si può chiamare) dimostra che in realtà genere non è, perché i capolavori si possono scrivere su qualsiasi livello. Tra l’altro siamo negli anni trenta, e a parte il nazismo e lo stalinismo, riuscire a concepire una distopia così “ben costruita”, dimostra che la letteratura fantastica può e sarà sempre in anticipo sui tempi. Pensa che su questo filone sono stati tanti i libri che hanno predetto il futuro, anzi, a parte l’avvento di internet, quasi tutto era stato previsto, perché il bravo scrittore di fantascienza non schive mai a casaccio, ma interpreta la realtà o l’irrealtà così come è stata teorizzata dalla fisica a come tale si potrà avverare. In questo caso specifico spero di no… ma sono molti i casi che stanno avviando una teorizzazione simile.
    Ti consiglio (se non l’hai già visto) il film “Gattaca”, costruito proprio su queste tematiche: un film che forse alla fine ha la morale un po’ da favoletta, ma regge bene e tiene fino alla fine.
    Ciao… a buon leggere !

    • Francesca ha detto:

      Huxley è stato un intellettuale informato, lungimirante, uno sperimentatore – nel bene e nel male. Interpreta il presente per immaginare il futuro, segue la sua visione fino nelle sue conseguenze, come quando scrive “Ritorno al mondo nuovo”. Torna al passato per trovarvi i germi del presente (I diavoli di Loudun, ma non solo). Non sei il primo che mi parla di fantascienza genere-non-genere e condivido in pieno. Se ci penso non ho mai amato la fantascienza, ma poi mi sono resa effettivamente conto che il mio problema non era con la fantascienza in toto, ma solo con quella più banale, fatta di cliché. Questi signori sembra veramente che “vedano” oltre… rovesciano le prospettive di lettura, scardinano i nostri pregiudizi, illuminano le zone d’ombra. Sto leggendo Bradbury ed è stata l’ennesima conferma al mio rinnovato interesse.

      “Gattaca” devo ammettere di non averlo mai visto, nonostante vi sia la mia amata Uma Thurman… insomma, credo sia in lista da parecchio tempo: diamogli una possibilità 😀

  7. sherazade ha detto:

    I Validi e non Validi? me lo ricordo.

    Buona notte cara Francesca. Ti ho vista di sfuggita. Oggi caldissimo al parco in camicetta ma tre anni fa era lo stesso!
    Mi raccomando studia 😉
    sherabuonanottecontermosifoneaccesoamilleoggichefacevacaldo!

  8. gianni ha detto:

    Come sempre un bel post, letto tutto e incamerato. Grazie.
    E nel frattempo, visto che il titolo me l’ha ricordato…

    Ok non più quelli di una volta, ma una volta lo sono stati!!

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