Marcia delle SA a Norimberga nel 1933

Der Sieg des Glaubens (1933)

Riefenstahl a Norimberga con Himmler 1934

Heinrich Himmler e Leni Riefenstahl a Norimberga, durante le riprese del congresso del 1934

Der Sieg des Glaubens (“La vittoria della fede”, 1933) è la prima in una serie di tre pellicole propagandistiche commissionate dalla NSDAP alla regista tedesca Leni Riefenstahl. Sarebbe dovuto essere non solo la celebrazione dell’Hitler cancelliere, ma la viva dimostrazione della solidità del partito. Un film con problemi sin dall’inizio. Nel 1933, il partito era spaccato, e da molto tempo; fra i tanti problemi, quello più grande si chiamava Ernst Röhm. Mantenere il potere significava dialogare con un presidente della repubblica tradizionalista e monarchico come von Hindeburg, trovare compromessi con uomini di destra come Franz von Papen. Le SA di Röhm avanzavano pretese sempre più insostenibili e il problema doveva essere risolto. Der Sieg des Glaubens è stato girato in un contesto come questo: confusione, rapporti di potere in via di definizione, presenza di personalità scomode, difficoltà nel gestire la massa.

Nel 1934 cambierà tutto. Himmler mette le SS a disposizione di Hitler per quella che sarà la Notte dei lunghi coltelli. Ernst Röhm viene abbandonato e morirà insieme a Gregor Strasser, Kurt von Schleicher e altri nemici politici. Non appena le cariche di cancelliere e presidente della repubblica saranno unificate, morto il presidente von Hindenburg, non ci sarà più nemmeno bisogno di sottostare a compromessi politici. Nel 1934 Adolf Hitler diventa a tutti gli effetti il Führer. Allora sarà girato Triumph des Willens (1935), sempre dalla Riefenstahl, con un nuovo, perfezionato messaggio di fondo. Dal 1934 non ci sarà più posto per Der Sieg des Glaubens, eliminato dalla storia, per taluni distrutto o nascosto, rinnegato dalla sua regista. Una copia troverà nuovamente la luce solo negli anni ’90.

Der Sieg des Glaubens è un documento interessante dal punto di vista storico e un totale fallimento in termini di efficacia. Indipendentemente dalle motivazioni della sua censura, è un prodotto mediocre, un film che non funziona e che in certi punti sfiora il ridicolo. Tuttavia, è servito alla sua regista per capire cosa sarebbe stato necessario per compiere qualcosa di efficace, e ciò che farà è sotto gli occhi di tutti: Triumph des Willens.

Der Sieg des Glaubens ha avuto una storia travagliata e i suoi problemi non sono causati solo da un contesto storico in evoluzione. È stato girato in tempi stretti e senza un’adeguata preparazione del teatro di posa in esterni. Non solo: le camicie brune faranno tutto il possibile per creare difficoltà. Si parla di veri e propri sabotaggi, come per lo smantellamento dei binari per le cineprese fatti installare dalla Riefenstahl. Il materiale adatto per il montaggio sarà scarso e di mediocre qualità. In realtà, tutta l’organizzazione dell’evento presenta dei problemi: la troupe della Riefenstahl non ha alcuna priorità e deve scontrarsi con coreografie inesistenti, fotografi che si trovano dove non dovrebbero, personaggi ingestibili che non sanno cosa fare. Non a caso, la regista era considerata un elemento estraneo e trattata con poco rispetto.

Apparenza. Der Sieg des Glaubens commette un grosso errore: mostra la realtà e non la costruisce, è un film pericolosamente sincero. Bambini seduti sul ciglio di una strada salutano una colonna di camicie brune in marcia verso Norimberga; sono piuttosto mal vestiti, alcuni sono scalzi. Un gatto grassoccio osserva il tutto da dietro un’inferriata. La colonna in marcia è rilassata e disordinata, con uomini che chiacchierano, entrano ed escono dai ranghi, guardano in cinepresa ridendo. Questa può essere la verità, ma la propaganda non è questione di verità: i bambini dovranno essere sobri, ma non necessariamente “perfetti”. E’ come quando il politico di turno si presenta per fare il suo bel monologo con i primi due bottoni della camicia aperti: “Guardate, sono affabile e rispettabile”. I bambini di Triumph des Willens sono appunto sobri ma non perfetti, deliziosi da vedersi, ben pettinati e vestiti. Persino le SA, corpo notoriamente ribelle e rumoroso, sarà ripreso in modo da non creare problemi: dall’alto, rendendone la presenza appena accennata. Ecco uno dei punti in cui i due film differiscono, grazie a una preparazione ad hoc, non il film per il congresso, ma il congresso per il film. D’altra parte difficilmente la propaganda offre paragoni al ribasso, in fondo è tutta questione d’apparenza. Preferire altro a capacità e lungimiranza: presunte credibilità e autorità, un vestito elegante o la capacità di parlare per ore senza dire niente.

Confusione e difficoltà nella scansione dei tempi. Leni Riefenstahl è chiamata a filmare e non ha controllo su quanto le accade di fronte: in parole povere, deve limitarsi a produrre materiale visivo. Non avendo vita facile, il risultato sarà un generale sbilanciamento tra fasi più importanti, forzosamente ridotte, e altre di contorno, inutilmente estese. L’arrivo delle colonne di camicie brune SA a Norimberga è lunghissima, se messa a confronto con quella dell’arrivo di Hitler. Dopo la breve sequenza dell’arrivo di Hitler all’aeroporto, si passa a una sezione a malapena comprensibile col suo passaggio in auto tra la folla: inquadrature confuse e tremolanti, buchi nella folla che si muove senza controllo, fumo che confonde la visuale. I cordoni delle SA sono ripresi mentre con difficoltà contengono il pubblico. Tutto questo denota una complessiva mancanza di controllo, che un film di questo genere non dovrebbe potersi permettere.

Confusione nella gerarchia. Si capisce che Hitler è il centro dell’azione, ma la sua è una centralità che deve fare i conti con troppi “rivali”. Prima di lui sfilano i Göbbels e i Röhm accanto ai von Papen (uomo politico della destra tradizionalista, in seguito scampato quasi miracolosamente alla Notte dei lunghi coltelli), oltre alle personalità internazionali. La sua continua vicinanza allo stesso Röhm può far sorgere dubbi su chi realmente abbia il comando. Non si capisce in modo inequivocabile chi sia la personalità di riferimento, nessun messaggio univoco, come nel caso di Triumph des Willens. Solo allora saranno determinate le gerarchie interne al partito e un’intera classe politica sarà spazzata via.

Quando viene girato Der Sieg des Glaubens, però, Röhm è quasi un pari di Hitler. Dai fotogrammi appare evidente: prima vediamo Röhm stringere la mano a Hitler (1), per poi salire a bordo dell’auto. Da quel momento seguiranno il passaggio del corteo dei corpi paramilitari l’uno a fianco dell’altro, alla stessa altezza. Si tratta di una confidenza mai più concessa; Hitler non avrà più dei pari. Il capo delle SA Röhm sarà sostituito da un uomo di provata fedeltà, tale Viktor Lütze. Saranno lui e Himmler gli officianti del culto civile, con Hitler, nel 1934 a Norimberga; lo scorteranno anche durante la rivista del corteo, mantenendo sempre un passo indietro.

  • Triumph des Willens contribuisce a stabilire quale debba essere la gerarchia: possiamo vedere come Lütze, avvicinatosi all’auto di Hitler, prima esegua il saluto, gli stringa la mano e quindi obbedisca a un gesto preciso (foto 4). Si posiziona di fronte all’auto e Hitler pone una mano sulla sua spalla in segno di supremazia. Da notare che non c’è quasi contatto visivo fra i due.
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15 pensieri su “Der Sieg des Glaubens (1933)

  1. sherazade ha detto:

    Mi piace, senza leggerre, perchè Leni Riefenstahl.non mi è del tutto sconosciutaaa.
    Ti abbraccio e leggerò il tuo corposo pensiero più tardi ma, forse, dico forse, leggermente sollevata.

    Buona cena con un caldo afoso che leva il respiro.
    Shera

    • Francesca ha detto:

      Un abbraccio Shera, in ritardo… la pioggia mi ha raggiunto anche qui 😦
      Grazie della fiducia, io intanto aspetto i tuoi pensieri…

      Buona notte (aspetta aspetta… sento che ha smesso di piovere, finalmente…)

      • sherazade ha detto:

        Noi siamo con finestre aperte come ad agosto. Domani ho visto 27 gradi!
        Non posso non pensare a Genova, al malcostume, al gioco dei rimbalzi per cui noi alla fine nella spettacolarizzazione autoprodotta dei disastri paghiamo il canone.
        Ho cominciato a leggere ma, credimi, sono davvero stanca e un po’ abbattuta.

        sherabbracciecondivisionesuEverett 😉

        • Francesca ha detto:

          Ti capisco, Shera… chi non sarebbe abbattuto, ora, in questo momento, anche solo per questo paese e per come sia tutto nel fango, idealmente ed effettivamente. Leggi con calma, non è facile come tematica…

          Rupert 😀

    • Francesca ha detto:

      Ti giuro… la prima cosa che ho pensato quando mi sono messa a scrivere questo pezzo è stata “chissà che dirà Lupokattivo, dopo Ginger Snaps e Into the storm mi metto a ragionare di questo, passo proprio da una cosa all’altra”… oh, ci sono andata vicina eh 😀 comunque grazie, davvero. C’è spazio per tutto, mai fossilizzarsi, vado volentieri dal cinema tedesco degli anni ’30 a Kenshiro, passando per RoboGeisha ovviamente. Anzi, e vedrai che una delle prossime recensioni sarà ancora all’opposto, come tematica e come serietà – totalmente assente. Ti dico solo un nome: Manuela Arcuri. Siamo a livelli altissimi, te lo posso garantire :mrgreen:

  2. sherazade ha detto:

    Come mai mi connetto e mi compare Gummo come primo post?
    Ho letto, finalmente e devo davvero concordare che come lupokattivo anche io penso che se dovessi analizzare un argomento del genere potrei farlo solo, e neppure, sotto tortura.
    Ma tu hai interesse e sopratutto sai rendere così bene i collegamenti che legano questi lavori-o di Leni Riefenstahl
    ai personaggi e alla storia del regime nazista.

    Qui da un giorno all’altro ci siamo svegliati e messo dalla magliettina a maniche corte il piumino e lo stesso vale per le coperte del letto tirate giù dal soppalco in tutta fretta.

    Per cena vellutata di zucca…insomma Buon Natale.

    sherabbraccibrividosi

    • Francesca ha detto:

      Non è una tematica facile, ma aiuta ad aprire gli occhi su molte cose, il brutto della faccenda è che questo tipo di studio mi ha tolto molto della meraviglia che si ha nei confronti della storia, della fiducia che si potrebbe avere nella politica piuttosto che nel vivere “civile”. Aiuta in maniera spaventosa a diventare più cinici e anche prevenuti, su praticamente qualsiasi tematica. Studiare la propaganda non ti fa più vedere il cinema come la fabbrica dei sogni, come se il “Nuovo cinema paradiso” non fosse mai esistito. Questo vale per molto altro. Non riesco più a vedere nemmeno un telegiornale, sento il fetore della retorica o delle frasi fatte lontano un km. Leni Riefenstahl sapeva quello che faceva, sennò non avrebbe fatto quello che ha fatto, studiarla significa per me guardare dietro le quinte e cercare di farmi “fregare” il meno possibile in questo mondo tutto da decifrare… in cui dovrebbe essere necessario pensare con la propria testa. Però, capisco quanto non sia facile 🙂

      Gummo l’ho tenuto in alto sulla lista per variare, Frida mi sta prendendo più tempo del previsto. Pensa te che fra due pezzi da scrivere (su una ficsion tristissima) ho preferito questo pensando – erroneamente – che l’avrei scritto più rapidamente. Ho quasi finito, ma non è abbastanza decente da pubblicare il tutto…

      Freddo pure qui, accidenti, e sapessi come sono contenta 😀 sono serate da cioccolata calda e dolcetti alle spezie, queste, proprio da buon Natale…

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