Der Werwolf von Neuses 1685

Ginger Snaps

E ora, qualcosa di completamente diverso.

Succede, a volte, di accantonare i film che non ti vergogni di aver visto e di volerne vedere uno solo per rilassarti, uno brutto, talmente brutto da far ridere o da convincerti ad affilare i coltelli e andare a trovare il regista. Ognuno ha i suoi problemi, che ci volete fare. Succede, insomma che io chieda consiglio a M., santa donna nonché mia migliore amica, su cosa vedere dopo Sacco e Vanzetti. Film non facile, impegnato e impegnativo; lei sa quanto abbia amato quel film e sa perché, avendolo potuto vedere al cinema relativamente di recente – motivo per cui la invidio molto, ma questo non lo saprà mai. Risponde così alla mia domanda: “Perché non ti rivedi quella fiction con la Arcuri, Il peccato e la vergogna?”. Dopo essermi chiesta se M. mi voglia male o semplicemente mi conosce bene, penso alla possibilità di ripercorrere le mirabolanti avventure linguistiche di Manuela Arcuri in quel di Roma. Tuttavia, fortunatamente qualcosa mi distrae da tali propositi autodistruttivi e un certo Lupokattivo mi esorta a vedere due film (già recensiti qui e qui): Ginger Snaps (2000) e Ginger Snaps 2: Unleashed (2004). Non me ne voglia la pregiata ficscion italiana contemporanea, ma un bell’horror non si rifiuta mai, soprattutto se è leggero, per quanto mi riguarda l’ideale per passare un paio d’ore senza troppi pensieri. Ed è qui che devo fare qualche appunto a chi mi ha consigliato i film… Insomma, mi aspettavo del puro e semplice intrattenimento, un paio di film tranquilli tranquilli, magari anche un po’ scemi, e invece… E invece sono stati decisamente più di quanto mi aspettassi, proprio per niente scemi.

Ginger Snaps locandinaOra, Ginger Snaps fa qualcosa che la maggior parte degli horror non fa: segue una logica. È semplice e coerente, sceglie le sue regole interne e non le abbandona. La sceneggiatura, firmata dal regista John Fawcett e da Karen Walton, non ha grossi problemi; le battute non sono scritte solo per consumare della carta. Il soggetto è semplice, ma aperto a varie interpretazioni. E poi entrambi i film fanno quello per cui sono stati creati: divertono e tengono alta l’attenzione. Ho la mia preferenza fra i due, ma li consiglierei entrambi. La scelta di due protagoniste poi, non è casuale e regge tutto l’impianto della narrazione; i personaggi, anche quelli secondari, sono dotati di senso e ben caratterizzati. Potrà sembrare banale, ma non lo è, soprattutto in un momento in cui il genere horror tende a essere un po’ piatto e omologato.

Siamo nella ridente cittadina canadese di Bailey Downs, nell’Ontario, dove un bel giorno inizia ad aggirarsi una bestia crudele quanto famelica. Si dice che ami sbranare i cani del vicinato, soprattutto i barboncini; nessuno riesce a identificarla, figuriamoci a fermarla. La cosa si fa ben presto preoccupante e la cittadinanza inizia a rispettare una sorta di coprifuoco, in attesa della fine della mattanza, con la morte o la fuga dell’animale misterioso. È a Bailey Downs che vivono Ginger e Brigitte “B.” Fitzgerald, due sorelle che condividono la passione per il macabro e una certa insofferenza per la città dove sono nate. Le conosciamo mentre preparano un progetto scolastico, una serie di foto rappresentanti ciascuna una modalità diversa di suicidio – piuttosto ben fatte, fra l’altro, alcune sono abbastanza disturbanti. Legate in vita, vogliono esserlo anche nella morte; da piccole stipulano un patto, secondo cui si sarebbero uccise una volta raggiunti i 16 anni, nel caso la loro vita non gli avesse dato alcun cenno di cambiamento. A Bailey Downs, obiettivamente, non succede un fico secco e anche la bestia che l’infesta diventa quasi un fatto normale con cui fare i conti. Le due sorelle conducono una vita normalissima, non sono delle predestinate/prescelte, non partecipano a sette strane e non hanno la casa costruita su un cimitero indiano. Vi ricordo che siamo in Canada e non negli Stati Uniti. Saremo abbastanza fortunati da evitare le tipiche cheerleader gnocche/ebeti in attesa del  suv che i genitori regaleranno loro per i 16 anni. A loro il suv, a noi la speranza di assistere alla loro divisione mediante motosega, lasciando alla famiglia il rimpianto di un leasing da pagare per i prossimi dieci anni. Ginger sarà anche una gran bella ragazza, ma non è una sgallettata e non ha come unico sogno essere portata al ballo della scuola per essere incoronata reginetta. Niente cliché da masochismo pseudo-cinematografico, insomma.

Tornando a noi, a scuola scoppia un violento diverbio fra Brigitte e una delle ragazze più in vista, il che spingerà Ginger a prendere le difese della sorella. Non finirà troppo bene ed entrambe meditano vendetta, ma per portare a termine il piano sarà necessaria una rischiosa uscita nottetempo, il che può essere un problema, vista la possibilità di incrociare il mostro che infesta Bailey Downs. Si da il caso che il suddetto sia un grosso licantropo. Come ci insegna il maestro Donato Mitola, il licantropo è colui che “va cercando la sua preda / va cercando la fortuna” e “si trasforma con la luna“; quella notte questo mostro troverà in Ginger qualcosa di più appetibile di mille barboncini messi insieme. Perché proprio lei? Sfiga vuole che quella sera la ragazza abbia il suo menarca, il primo ciclo mestruale. Braccate, provano a fuggire, ma il licantropo è più veloce; segue una violenta colluttazione e Ginger sembra avere la peggio, ma infine riesce a farcela.Copertina Weird Tales settembre 1942

Nonostante tutto, sopravvivono; mentre il lupo mannaro viene ucciso da un camioncino di passaggio. Una sopravvivenza ben strana: le ferite della ragazza si rimarginano a velocità sempre più alta, fuori dal comune. Iniziano a pensare a cosa potesse essere quella bestia che le ha aggredite, escludendo il lupo mannaro, convinte che solo l’argento potesse ucciderli. Quello che importa è che stiano entrambe bene, ma è evidente che ci sia qualcosa che non va. Ginger sta sin troppo bene per quello che ha subito: in una notte era diventata una donna e un lupo mannaro. Crescita esponenziale di una folta peluria su tutto il corpo, aggressività decisamente marcata con sporadico desiderio omicida/fisico, fame incontrollata e dolori atroci: sono alcuni dei normalissimi segni di un ciclo mestruale in atto della trasformazione innescata dall’infezione. Qualcosa è cambiato e Ginger non sarà più in grado di tornare indietro.

Ginger non torna indietro perché è cresciuta, perché deve fare i conti con una realtà nuova, una trasformazione fisica e mentale che la cambia prima tutto d’un tratto, quindi lentamente, giorno dopo giorno. Brigitte continua a volerla proteggere, cercherà una cura che eviti la trasformazione irreversibile in macchina da distruzione, prima che della sorella non rimanga più nulla. Scoprirà che, effettivamente, l’argento non ha alcun effetto e cercherà ugualmente una cura all’infezione. Ginger è sempre più sprezzante e connessa alla sua essenza ferina: tenderà a fare quello che desidera, sempre meno consapevole delle conseguenze dei suoi atti. Proverà a ritrovare il suo branco tutt’uno con la sorella, che vorrà al suo fianco fino in fondo, anche nell’autodistruzione. Nel frattempo, si prenderà molte soddisfazioni e vendette, si farà strada con forza, una ragazza/donna minacciosa e predatrice, sempre più legata a una sorella anch’essa in via di cambiamento. Brigitte, infatti, scopre di non aver mai voluto morire realmente e rifiuta la nuova forma della sorella, che pure ancora ama profondamente. Non era tanto vittima di un malessere interiore, quanto affascinata da quel patto, un misto di idee romantiche, il simbolo di un legame perfetto. Quando infatti la morte le si avvicinerà, scatterà solo l’istinto di sopravvivenza; accetterà anche una separazione dalla sorella. Si accusano vicendevolmente di essere cambiate. Il lupo mannaro è proprio quello che è per parte della tradizione popolare, minaccioso perché istinto senza freno, collegamento con la natura e nulla più.

Le priorità per entrambe sono ormai cambiate e confluiranno in una mescolanza di possessività e desiderio di protezione, voglia di andare avanti e sacrificio, il tutto culminante nel finale. Un finale rovinato solo dal truce pupazzone del lupo, su cui non posso che concordare con Lupokattivo: è veramente inguardabile, ma – forse – ci si può anche passare sopra. Questo film è stato girato in fretta, con un budget contenuto e con la ferma intenzione di non usare effetti speciali in computer grafica. Al di là del caso del suddetto lupastro pupazzoso, la scelta non ha dato cattivi frutti, anzi. Sono altri i punti forti di Ginger Snaps, uno dei quali è la bellissima intesa fra le due attrici protagoniste. E poi… la voce in filodiffusione nella scuola pare sia quella di Lucy Lawless, nientepopodimeno che Xena la principessa guerriera.

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25 pensieri su “Ginger Snaps

    • Francesca ha detto:

      Capisco che la lista sia ormai pressoché ingestibile… ma non importa, prenditi tutto il tempo 😀 e poi se vedrai Sacco e Vanzetti tanto meglio, è un grandissimo film, da vedere almeno una volta nella vita…

        • Francesca ha detto:

          Non esagerare 😀 poi fai come me quando mi sono vista una decina di episodi di American Horror Story (prima serie) nell’arco di una giornata… Curiosissima eh, però alla fine era come non essersi gustata niente 😦

            • Francesca ha detto:

              Si, si e ancora si. Credo di averla finita nel giro di pochissimi giorni, è veramente carina, ben fatta, con colpi di scena ben collocati e una storia accattivante. Certo, ci sono personaggi che non posso dire di aver amato, ma merita ugualmente, anche perché può vantare un cast piuttosto preparato. Per ora ho visto solo la prima serie, ma ho messo le mani sulla seconda 😀
              Restando in tema, ti consiglio anche una serie fantascientifica, se non l’hai già vista… hanno passato qualche serie in italiano… “Fringe”. Ecco, anche questa è favolosa 🙂 un po’ complessa, però, ti avverto… ma merita lo sforzo, te lo posso assicurare.

  1. lupokatttivo ha detto:

    Ma chetttttedevodi’ franceschina? Che hai gia detto tutto tu, e meglio di me 😉 io ringrazio per i link, e mi compiaccio del fatto che il filmaccio, anzi i filmacci in questione ti siano piaciuti. Che diciamocelo, per uno che scrive su un blog di cinema strano consigli strani su film strani..son soddisfazioni 😀 … Adesso il terzo chi se lo sbircia per primo? Ci metteremo d’accordo e ce lo guarderemo in contemporanea… Poi rece a bbbbbestia e scambi di opinioni 🙂

    • Francesca ha detto:

      Ah, grazie di tutto! 😀 come facevo a non darti il merito dovuto, in fondo sei stato tu che mi hai fatto conoscere questi e molti altri film, e ne sono felice. Ecco, il problema ora è molto semplice: il terzo mi rovinerà gli altri due? Per ora mi salvo unicamente perché non l’ho ancora trovato e da un lato non vedo l’ora di rivedere Ginger e Brigitte (ormai le chiamo così, per me sono loro e basta) di nuovo insieme, dall’altro ho paura che sia stato un modo per sfruttare la popolarità della serie… insomma, dopo anni di reboot/sequel ignobili e film rovinati, come minimo parto prevenuta 🙂 però non voglio pensare niente, aspetto di scovare il terzo volume (in Italia il primo, che figli di buona donna) per dire la mia. Allora ne discuteremo, promesso!

    • Francesca ha detto:

      Allora, qui i licantropi sono fatti un po’ a modo loro, nel senso che non muoiono necessariamente con le pallottole d’argento… difatti un lupo mannaro viene seccato direttamente investito per strada. La licantropia si passa non necessariamente solo col morso o con sistemi troppo cruenti, ma anche solo col contatto del sangue. Mi pare. E a volte viene chiamata maledizione, la licantropia, sia infezione del sangue perché è come una malattia che si trasmette e si aggrava. Si, è un mondo fatto a modo suo.

        • Francesca ha detto:

          I licantropi (anzi, le licantrope) di Ginger Snaps se li mangiano a colazione… perché, il licantropo cigliutissimo di tuailait? quello non se lo filano proprio.

          Scherzi a parte… una cosa che molto apprezzo di questo film è stata la capacità di creare qualcosa di coerente e “nuovo”, ma non troppo. Ci sono tante piccole trovate che lo rendono un vero gioiellino, semplice ma ben fatto. Una dimostrazione di come modestia non significhi sciatteria… insomma, non serve fare roba “epica” se poi non la si sa gestire, fra vampiri glitterati e licantropi palestrati…

          • gianni ha detto:

            Ecco hai citato tutto il necessario e forse anche il di più: “coerente”! Che bella parola e com’è difficile la coerenza in tante di queste opere. A cominciare dai dialoghi alle situazioni, al limite della gag; qualcosa che neanche con Buffy si sarebbe rischiato di presentare!

            • Francesca ha detto:

              Vabbé, almeno Buffy non aveva vampiri anello di congiunzione fra Barbie Raperonzolo e Big Jim. Personalmente lo ritengo un punto di forza 😀

              Se poi fai un giro sul web si trovano una gran quantità di liste di cliché da film horror/fantasy assolutamente divertenti… ormai fare film di questo genere significa mescolare bene o male sempre questi stessi ingredienti, senza poi curare la sceneggiatura. Con i grandiosi risultati che troppo spesso conosciamo. Io amo i film horror, ma ne avrò recensito il 5%… per troppi non vale la pena nemmeno una citazione.

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