Sacco e Vanzetti (1971)

Sacco e Vanzetti fotografia

Da destra, Nicola Sacco e Bartolomeo Vanzetti

Sacco e Vanzetti (1971) è uno di quei film che vedi una volta e nemmeno tanto facilmente, di quelli che più si vedono e più si apprezzano, di quelli rari. Sacco e Vanzetti, però, non è stato creato solo per essere un bel film: è stato un tentativo – riuscito – di stabilire un punto fermo in una questione travagliata, girato in un momento in cui chiarezza doveva ancora essere fatta. Non cede alla tentazione di romanzare; possiede un certo sapore documentaristico, ma non manca di fare presa sullo spettatore. Una sola, molteplice verità: che fu processo politico, che fu errore giudiziario, che non uccisero né rubarono. Tutto questo sa essere il film di Giuliano Montaldo, eppure, quello che mi preme ancor di più sottolineare, è che la sua opera non è meramente politica. Questo è un film eccellente, che può e deve parlare a tutti, comunque la vediate. La retata delle prime scene, il bianco e nero che domina inizialmente, le scene costruite sulla base di una coreografia dalla precisione geometrica, organizzata per piani, la danza distruttiva della polizia. Lo spazio di poche parole: tutto si gioca sul viso degli interpreti. È l’inizio del film, passando per la morte di Andrea Salsedo, fino al 5 maggio 1920 quando Bartolomeo Vanzetti e Ferdinando Nicola Sacco vengono arrestati; sette anni dopo verranno mandati alla sedia elettrica. Nel 1977, solo allora la loro memoria sarà ripristinata.

Copertina del singolo di Joan Baez Here's to youLa colonna sonora di Ennio Morricone è superba; accompagnando le immagini le fissa nella memoria, bilanciando il suono al silenzio nei momenti chiave. Le canzoni, con i testi e la voce di Joan Baez, sono diventate potenti casse di risonanza per la memoria, ma non sono solo questo: le parole sono tratte da discorsi e lettere sia di Vanzetti che di Sacco. Quando si avvicina il momento di morire per Sacco sentiamo in musica le parole che a suo tempo scrisse per il figlio. Diventa facile immedesimarsi e comprendere almeno parzialmente quale la persona vivesse dietro il simbolo. La canzone che accompagna i titoli di coda, Here’s to you, è un commiato ideale dalla pellicola e un brano semplice da ricordare, ma anche da cantare. Eccola (traduzione mia):

 Here’s to you, Nicola and Bart / Vi rendiamo omaggio, Nicola e Bart

Rest forever in our hearts / Perché rimaniate per sempre nei nostri cuori

The last and final moment is yours / Vostro l’ultimo, l’estremo momento

That agony is your triumph! / Questa sofferenza è il vostro trionfo!


Gian Maria Volonté Bartolomeo Vanzetti

Vanzetti. Gian Maria Volonté è Bartolomeo Vanzetti, personaggio che gli è stato congeniale, quasi cucito addosso: l’interpretazione sarà da ricordare. Un uomo di forti principi, che crede profondamente nel valore delle idee, pronto anche a immolarsi per esse. Si pensi all’ultimo monologo di Vanzetti, cui fa riferimento un ricordo di Giuliano Montaldo, contenuto nel documentario Gian Maria Volonté – Un attore contro:

Giuliano Montaldo

Giuliano Montaldo, 2012

“In genere Gian Maria si preparava così tanto che quasi sempre era buona la prima girata. Facendo una prova sulla sua difesa finale in Sacco e Vanzetti […] gli dissi, io la faccio tutta unita, non faccio stacchi. Farò un leggero movimento di macchina indietro, ma tu devi sentirti libero, e non vincolato agli attacchi e agli stacchi ma che sia tutta una produzione della tua classe d’attore, del tuo temperamento. La prova che fece fu esemplare. E quindi era pronto. L’abbiamo girata a Roma e quindi le due guardie alle sue spalle erano due generici romani, con la faccia giusta per essere di quelle parti e allora lentamente il carrello va indietro… La prima perfetta e scopro che c’è la guardia che piange. “Stop! ma tu piangi?”, “Eh… a me me commove questo…”.

Volonté è stato un’ottima conferma; ciò che mi ha sorpreso è stato Riccardo Cucciolla, attore già diretto da Montaldo in A ogni costo (1967), tanto apprezzato dal regista genovese da preferirlo a Yves Montand per il ruolo di Nick Sacco.

Nicola Sacco Riccardo CucciollaSacco. Vanzetti è un attivista, il soldato che sa di poter morire, in qualsiasi momento; dimostra forza d’animo inaspettata, dei due è l’uomo forte, l’eroe. Sacco no. Sacco non è un attivista, è un anarchico che si ritrova in un’idea spinto anche solo dal buonsenso, in nome di un sincero affetto per la propria famiglia e per i propri simili in generale. Sacco è un padre di famiglia. Non è un soldato, non è un eroe. Come Vanzetti possiede un altissimo senso della dignità. Sacco è l’idea senza “ideologia” in senso deteriore. Si esprime male, ma sa sempre quello che dice, non è un ingenuo – al massimo è una buona persona, che nemmeno sa sparare.

“Non ce la facevo a tirare avanti [in Messico], perché non riuscivo a fare il mio mestiere. Non credo che avere fatto tanti sacrifici per impararmelo per poi andare in Messico a qualunque sia lavoro. […] Lei sta parlando di dollari e cents, signor procuratore, e figuriamoci… parlerebbe di milioni di dollri se parlasse di uno di questi boss dell’industria odella finanza… che portano i soldi all’università… e tutti quanti dicono, che grande uomo che è questo! Ma qua si tratta che io sono tredici anni che qua lavoro e vivo in questo paeso libero o che mi avevano detto che era… Sò faticato come nu cane! ma non s’ho avuto la soddisfazione di mettere da parte nu dollaro fals. Qua dentro state a dire, passaporto, passaporto, ma io al regio consolato ero andato per farmi avere un foglio di via per essere rimpatriato! perché non tenevo neache i soldi per il viaggio! E io dopo tredici anni me ne tornavo dall’America al mio paese senza neanche un soldo, tale e quale com’ero partito. […] È questa la ragione che sono diventato anarchico. Io voglio che la gente devono avere tutti da campare, voglio che i nostri figli devono avere tutti una buona istruzione, una buona partenza, bianchi e nero, di qualunque sia colore, tutti quelli che lavorano. E non voglio che questa gente della classe capitalista, che sono buoni solo a tenere i soldi sopra la banca… belli e buoni, quando gli viene in testa prendono questi poveri ragazzi e li sbattono a morire in guerra. Noi non vogliamo questo. […] La guerra non ci sta bene. E quali diritti teniamo noi? di ammazzarci uno contro all’altro. […] Non sono i Morgan o i Rockfeller i grandi uomini di questo paese, signor procuratore.”

Non contano gli alibi, che pure ci sono: le testimonianze sono sistematicamente rifiutate con motivi futili. Testimoni inattendibili e pilotati dall’accusa, ricostruzioni farsa, perizie balistiche carenti. Appare chiaro a tutti come dovrà andare a finire e la frustrazione diventa sempre più certezza col passare del tempo, col rifiuto dei ricorsi e della riapertura del processo una volta che un carcerato, Celestino Madeiros, si costituirà come partecipante alla rapina insieme ad altri due personaggi. Lungo questi sette anni Sacco attraversa un cambiamento profondo, l’esaurimento nervoso che lo porterà al ricovero in un sanatorio, il doloroso distacco dalla famiglia e soprattutto il sapere che il figlio Dante si vergogna di lui. Questa, l’ultima difesa di Vanzetti:

“Si, ho da dire che sono innocente. In tutta la mia vita non ho mai rubato, non ho mai ammazzato. Non ho mai versato sangue umano, io. Ho combattuto per eliminare il delitto. Primo fra tutti: lo sfruttamento dell’uomo da parte dell’uomo. E se c’è una ragione per la quale sono qui è questa, e nessun’altra. Una frase, una frase signor Katzmann, mi torna sempre alla mente: “Lei, signor Vanzetti, è venuto qui nel paese di Bengodi per arricchire”. Una frase che mi dà allegria. lo non ho mai pensato di arricchire. Non è questa la ragione per cui sto soffrendo e pagando. Sto soffrendo e pagando per colpe che effettivamente ho commesso, sto soffrendo e pagando perché sono anarchico… e me sun anarchic! Perché sono italiano… e io sono italiano. Ma sono così convinto di essere nel giusto che se voi aveste il potere di ammazzarmi due volte, e io per due volte potessi rinascere, rivivrei, per fare esattamente le stesse cose che ho fatto. Nicola Sacco… il mio compagno Nicola! Sì, può darsi che a parlare io vada meglio di lui. Ma quante volte, quante volte, guardandolo, pensando a lui, a quest’uomo che voi giudicate ladro e assassino, e che ammazzerete… quando le sue ossa, signor Thayer, non saranno che polvere, e i vostri nomi, le vostre istituzioni non saranno che il ricordo di un passato… maledetto… il suo nome, il nome di Nicola Sacco, sarà ancora vivo nel cuore della gente. Noi dobbiamo ringraziarli. Senza di loro noi saremmo morti come due poveri sfruttati. Un buon calzolaio, un bravo pescivendolo, e mai in tutta la nostra vita avremmo potuto sperare di fare tanto in favore della tolleranza, della giustizia, della comprensione fra gli uomini. Voi avete dato un senso alla vita di due poveri sfruttati!”

Per tutta la durata del monologo Sacco/Cucciolla rimane in silenzio, lo sguardo perso; una volta interpellato e invitato a esprimersi, fa l’unica cosa possibile a un uomo senza speranza. “No”, si limita a dire, con la voce e con l’espressione, visibilmente invecchiato. Cosciente di essere marchiato, morto per un’etichetta che in fondo non gli appartiene e da cui non trae alcuna consolazione, stritolato anche da quel poco in cui crede. Non vuole essere ringraziato per il servigio reso all’idea e nemmeno gioire della sopravvivenza del suo nome. Così dirà anche all’avvocato difensore:

“State zitto! Tutta colpa vostra, della vostra politica… adesso avete finito di fare comizi. Io non voglio essere un martire politico. Voglio vivere! Vivere!”

Mentre si allontanano, a bordo della camionetta della polizia penitenziaria, Vanzetti gli chiede perché non guardasse fuori, la natura, la giornata assolata, i bambini che giocano.

“Che tieni da guardare Bart? […] Dopo sette anni… vuoi che finisca”

Salvare l’uomo o il simbolo? Concludo con l’ultimo confronto, tra Vanzetti e il governatore del Massachusets Fuller.

F: “Vediamo, lei è un anarchico, io sono un conservatore, anzi, io sono il governatore di uno degli stati più conservatori d’America. Che cosa le fa pensare che io possa usare nei suoi confronti un atto di clemenza?”

Vanzetti: “Signor Fuller, lei mi sta rinfacciando di aver chiesto un atto di clemenza? […] Sta dicendo che siamo condannati perché anarchici, non perché rapinatori o assassini?”

Fuller: “Senta, facciamo conto che lei non sia né anarchico, né radicale, né niente di niente, ed è accusato di omicidio e di rapina. Ci sarebbe stata una reazione così violenta in tutto il mondo? Certamente no, signor Vanzetti. Oggi lei non si rivolge all’autorità come un qualsiasi innocente cittadino: lei è un anarchico. C’è un movimento nel mondo. Un atto di clemenza cambierebbe l’opinione del movimento nei confronti del potere? oppure sarebbe considerato un atto di debolezza?”

Vanzetti: “Io volevo solo parlare di giustizia, signor Fuller.”

Katzmann: “Ma la giustizia non fa parte di un sistema di potere. Insomma, in questa situazione, lei uomo di potere, darebbe la grazia?”

Vanzetti: “Io ho solo chiesto un atto di giustizia, ma voi mi avete spiegato ancora una volta che il sistema si regge sulla forza, sulla violenza.”

Katzmann: “Lei, Vanzetti? un anarchico? viene a parlarci di violenza?”

Vanzetti: “Da sette anni lei va raccontando questa storia! E io torno a ripeterle [rivolto a Katzmann] che la società nella quale ci costringete a vivere e che noi vogliamo distruggere è tutta costruita sulla violenza. Mendicare la vita per un tozzo di pane è violenza. Il denaro è violenza. La guerra. E persino la paura di morire. Che abbiamo tutti, ogni giorno. A pensarci bene è violenza. E lei signor Fuller, perché non ha detto semplice semplice… Bartolomeo Vanzetti, la sua domanda è respinta?”

Fuller: “Io non ho ancora deciso niente, ma prima di prendere una decisione volevo parlare con lei.”

Katzmann: “Lei è un simbolo, Vanzetti, però l’uomo sta per andare sulla sedia elettrica. Noi cosa dobbiamo salvare allora? L’uomo o il simbolo?”

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40 pensieri su “Sacco e Vanzetti (1971)

    • Francesca ha detto:

      Hai perfettamente ragione… Il tempo di vederlo e di realizzare quello che avevo visto, che mi sono letteralmente innamorata di questo film. Non è solo ben fatto, pieno di finezze (la parte iniziale e quella conclusiva andrebbero studiate a fondo e mi ci perderei dentro), ma ha un senso complessivo e un modo di rappresentarlo meravigliosi. L’unica cosa che mi dispiace è di non averlo visto prima e… che un film come questo non abbia pressoché diffusione, quando invece è culturalmente indispensabile. Troppo poco conosciuto, un vero peccato.

    • Francesca ha detto:

      Sei stata fortunata 😀 io ho conosciuto la storia di Sacco e Vanzetti grazie a un breve periodo di lavoro in un piccolo archivio che raccoglie documentazione degli immigrati italiani da grosso modo l’unità d’Italia in poi, ma non è la stessa cosa, mi dispiace anche solo pensare che sia alle superiori che all’università di questa vicenda se ne sia discusso poco o niente. E sono arrivata a questo film grazie all’amore per Volonté e al consiglio di una cara amica. Come vedi dobbiamo troppo spesso fare tutto da soli… ci vorrebbero più professoresse come la tua, eccome…

      • cartatraccia ha detto:

        In effetti era una professoressa eccezionale. Servirebbero anche programmi di storia più serii, che non saltassero a piè pari tutta la storia contemporanea perchè “abbiamo poco tempo”… così poi gli studenti vengono su senza sapere in che mondo vivono.

        • Francesca ha detto:

          …a volte penso a quanto tempo (nella scuola dell’obbligo, l’università non fa testo perché ho frequentato la facoltà di storia a indirizzo contemporaneo) ho studiato storia antica, mesi e mesi, fra greci, egizi e romani… perché a ogni ciclo di studi si ricomincia e chissà come il tempo dedicato è sempre parecchio. Pensiamo al Novecento: a essere molto generosa direi tre mesi in tutto e tassativamente non oltre il 1945. Finita la guerra, finita la storia. Peccato, perché è appena iniziata ed è proprio la nostra.

    • Francesca ha detto:

      Grazie per i complimenti, fanno sempre piacere 😀 lo stesso valeva per me, ho sempre e solo visto la scena del monologo finale di Vanzetti, a volte la passano quando capita (poco) che si parli di Volonté nei vari tg o documentari… ma c’è molto di più. Vederlo, certo, mette un pizzico di malinconia… ma fa tanto bene 🙂 te lo consiglio…

  1. lupokatttivo ha detto:

    Che sei sempre brava giassai..quindi considerato che non vedremo mai il vestito di chun li, a grande richiesta (mia e di me medesimo) vogliamo anzi vorremmo la tua opinione su quei due licantropi che…giassai… Anche perche, essendo io agricolo, di sacco e vanzetti conoscevo solo la via (adesso ne so di piu’ grazie alla rece) indi, e concludo che son noioso, …aspetto la rece…. 😉 un salutissimo 😀 distopico…

    • Francesca ha detto:

      Ciao Lupo! buonasera e grazie di tutti i complimenti 🙂 Intanto ti confermo che l’ormai celebre vestito cinese/da Chun-Li non lo vedrà mai più nessuno, nemmeno io, e sai perché? Perché non ci entro più 😀 ma fa lo stesso, sono pericolosissima anche indossando la felpa di Angry Birds. Mi farò perdonare con una licantro-recensione: dopo Sacco e Vanzetti ho proprio voglia di qualcosa di più leggero…

  2. sherazade ha detto:

    Cinema storico che nn rivedremo più. Quando ha ragione TADS e quanta tristezza nel solo nominare Volontè, Montaldo,Morricone, la Baez e Cucciolla di cui nn sono in grado di trovare validi seguaci. Volontè è magnifico xfetto sempre.
    Montaldo ha avuto il coraggio di portare all opinione pubblica italiana un evento politico che fino ad allora era oscuro e dimenticato.
    Erano gli anni Settanta nel bene e nell orrore anni ricchi di fermento che trovavano riscontro nel cinema e nella letteratura, nei movimenti politici dei nuovi diritti civili.
    poi la catarsi dell’oggi…il nulla. Terra bruciata.
    Sherafuoritemamagraziexilmioandarwaritroso

    • Francesca ha detto:

      Non posso aggiungere altro, non ho da aggiungere altro. Questo cinema sa formare, dare un’immagine della storia che possiamo indagare e in cui ci possiamo identificare. Non è mero intrattenimento, benché sia innegabile quanto coinvolga un’opera del genere… passi un paio d’ore senza accorgertene. Mi commuove: ogni volta che lo vedo piango come una ragazzina. Ora? i film della contemporaneità? non starò a dire, perché forse qualcosa di interessante e di importante c’è, bisogna vedere quanto sa arrivare a noi. Mi piace pensare di essere io a non sapere… piuttosto che arrendermi all’essere già certa che questo sia il tempo del vuoto. Sono pessimista, più di quanto voglia pensare. Quel tuo “terra bruciata”, lo condivido e molto…

      Intanto gioiamo di queste opere d’arte e di storia, sono stelle nella notte.

      • sherazade ha detto:

        Interessante nn è sinonimo di importante ma è doveroso che tu coltivi le speranze mentre io che sono anche cattiva rincaro la dose e ti chiedo chi oggi
        è il nuovo Volontè o Mastroianni o Anna Magnani. O registi come Petri o Fellini o Visconti o Antonioni. Ma dimmi dove sta questo cinema d autore italiano e cosa resta oltre l anno di programmazione.
        Divertiamoci e ridiamo o corrucciamoci con…
        forse il nn più giovane Ettore Scola e gli 80anni di Sofia Loren in Una giornata particolare.
        sogni d’oro cara amica e grazie x questi stimoli.
        Sssherasssilenzio

        • Francesca ha detto:

          …vorrei rispondere alla tua sfida, mi prendo qualche tempo, anche se saprei forse già dirti (e non so se per amore sconfinato per lui e quello che è stato) che di un altro Volonté non esiste un erede nemmeno paragonabile. Dubito che ne esisterà… ma sono idee mie. Di Petri? vale lo stesso discorso per Volonté, più o meno… E gli altri… anche Tognazzi, mi viene da pensare. Un certo Sordi. Amo il nostro cinema. E hai ragione a distinguere fra importante e interessante… Penserò a quello che mi hai scritto, e a tante altre cose. Spero di darti ancora perle come questa 🙂 ne riparleremo… intanto, sogni d’oro anche a te…

  3. sherazade ha detto:

    mmmm
    ho avvisato il lupetto che lo cancello e adesso mi appresto a fare lo stesso con te.
    Ecco nessuno lupo e difendermi nel bisogno e un’amica poi…..

    sherahahahcomesoffro

  4. gianni ha detto:

    Gian Maria Volonté – una classe infinita per qualunque ruolo. Da L’armata Brancaleone a questo, agli Western più cupi agli Spaghetti. Tanto di cappello.
    Qui anche magistralmente diretto (oserei dire magistralmente lasciato lavorare).

    • Francesca ha detto:

      La parte “difficile” nel lavorare con un attore come lui (per me l’attore, per quello che può valere), è proprio il saperlo far lavorare, guidarlo senza mettergli troppi paletti. Mi ricordo di come in Todo Modo, impersonando Aldo Moro, Petri fece buttare via due giorni di girato perché… era troppo aderente al vero. Volonté è una strana unione di interpretazione e reificazione, di vero e di personale. Tanto di cappello, davvero 🙂 (passato il natale spunto fuori dalla caverna… con calma eh 😀 )

        • Francesca ha detto:

          Ci sono una miriade di aneddoti a riguardo. Lui studiava tutti i suoi personaggi con una cura maniacale. Per il Lucky Luciano con Francesco Rosi si fece mettere una protesi dentale. Il regista lo portò dal suo parrucchiere di fiducia e lo cambiò completamente, i capelli fecero il loro effetto. In una scena doveva sorridere a una bambina e quel sorriso rimase impresso nella mente di Rosi, come un qualcosa di inquietante. Lui stesso disse che non venne mai ripetuto. Ah… poi Volonté venne portato – acconciato da Lucky Luciano – dalla donna del personaggio storico reale, a Napoli. Ecco, questa donna lo squadrò per un bel po’ di tempo, per poi concludere con un “è isso”.

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