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La guardia costiera / Hae anseon

La guardia costiera Kim Ki-dukSolo recentemente ho potuto vedere due film del regista sud-coreano Kim Ki-Duk: rispettivamente La Guardia CostieraHae anseon (2002) e CoccodrilloAg-o (1996). Ora, da un lato vorrei fissare le mie impressioni di entrambi, benché consapevole di non aver potuto mettere a fuoco queste pellicole quanto avrei voluto. C’è un filo conduttore che le unisce e rende chiaro come ci sia una ricerca personale dietro il lavoro di questo regista, un uomo con domande pressanti, domande senza risposta: i temi si ripetono e l’indagine viene condotta sotto molteplici punti di vista. La vita in Corea del Sud e il rapporto fra la cultura autoctona e quella dominante, la logica del benessere e del denaro a discapito di tutto.

Guardia costiera Kim Ki-DukComunicazione per immagini e simboli, il supporto della musica, l’alternarsi netto della notte al giorno, il buio che nasconde la violenza più efferata e la solitudine. Analisi della violenza e delle sue motivazioni, sia che conduca a esplosioni, sia che finisca in implosioni autodistruttive. L’acqua, cui tutto sembra necessariamente dover tornare. Solitudine e silenzio, incomprensione. L’accettazione della comunità o l’emarginazione. La frustrazione che necessariamente deve trovare uno sfogo. Kim Ki-Duk può anche essere esagerato, sconfinare nel grottesco e forzare i toni delle proprie immagini, ma complessivamente c’è una motivazione di fondo, un discorso che si sviluppa anche attraverso il contrasto e lo scontro di realtà.

Guardia Costiera Kim Ki-DukLa trama, in breve. Kang Sang-byeong (Jang Dong-Gun) è un soldato modello, di stanza in una base della zona demilitarizzata della Corea del Sud; difende il confine dalle “spie”, vuoi per la gloria, vuoi per una licenza premio. Piccolo problema: Kang e commilitoni non hanno mai visto una di queste “spie”. Anni di conflitti intorno al 38° parallelo hanno prodotto stallo, paranoia, una certa dominazione militare della vita sociale. Si marcia, si gioca a pallone e si cercano le spie, fra soldati che non sanno cosa stanno facendo e civili che mal sopportano una problematica convivenza. Una notte Kang va di ronda e uccide per sbaglio un civile appartatosi con la fidanzata nella zona proibita. La faccenda viene insabbiata, mentre Kang fra le proteste popolari ottiene una licenza premio. Gli attori della vicenda, il soldato e la fidanzata della vittima, iniziano un lento percorso verso la follia e reagiscono alla disgrazia fino all’autodistruzione.

Guardia Costiera Kim Ki-DukLa Guardia Costiera sembra fondarsi su una dualità, su opposizioni che non si toccano mai. Sud e nord. Alla base, i soldati giocano a calcio su un campo che reca l’immagine delle due coree. Civili e militari. Da una parte, abbiamo un militare che uccide un civile e sprofonda nella follia, tanto da necessitare l’espulsione. Dall’altro lato, c’è una donna che ha vissuto sulla sua pelle la morte del compagno e non riesce a liberarsi da quel ricordo devastante, emarginandosi anch’essa dalla comunità. Rivivono lo stesso momento, ossessivamente, sui rispettivi fronti. Entrambi non sono capiti, non possono essere capiti. Per una fidanzata che non sa comprendere cosa sia successo all’uomo che ama, c’è un fratello che non riesce più a comunicare con la sorella. Cerca di capirla e proteggerla, ma non sa se potrà salvarla. Minato dalla disperazione, cercherà di farsi giustizia da solo. Il soldato e la donna sono due estranei per le rispettive comunità. Lui si rivolge contro i gli ex commilitoni, in modo sempre più violento, mentre lei vedrà il compagno morto in ogni soldato che cercherà di adescare, facendolo nel modo più ingenuo e lasciando che si approfittino di lei. E’ tutto qui. Da questo momento in poi è solo un incancrenirsi della ferita, un puzzare, un suppurare fino alla fine.

Kang diventa qualcosa di altro da se, un uomo deformato che si fa interamente minaccia. Se prima è stato una macchina al servizio di direttive militari, ora lo è al servizio della sua stessa follia. Perdere un fucile significa consegnarlo nelle sue mani: te lo troverai con la sua vecchia divisa, pronto a spararti addosso. Ormai è una bestia dominata dall’istinto. Lei vaga per la zona limitrofa della base lasciando che tutto il dolore le scivoli addosso, diventando una creatura eterea, sempre meno legata anche lei alla sua umanità. Svanirà, quasi.

Coast Guard Kim Ki-DukUna vicenda semplice, in cui le due storie principali sono pressoché simmetriche: il tutto, in una lineare e inevitabile rotta di collisione con la realtà del campo militare e della zona limitrofa. Due linee che a malapena si incontrano, che corrono separate, senza mai perdersi di vista. Quello che sarà di loro si allinea con quel filo conduttore che inizia con Coccodrillo e prosegue fino a questa pellicola, quell’esprimersi poetico che talvolta emerge, con simboli e immagini, che va oltre la violenza e le vicende descritte, in una sorta di trasfigurazione. Ancora il personaggio che compie interamente il proprio destino, rendendosi amaramente conto di non poter fare altrimenti, spalle al muro.

Guardia costiera Kim ki-duk

Concludo i miei appunti, il lavoro è ben lungi dall’essere concluso. Kim Ki-Duk ha ancora tutto da offrire.

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22 pensieri su “La guardia costiera / Hae anseon

  1. sabato83 ha detto:

    Sembrano un bel po’ forti questi film, ma devo dire che mi hai incuriosito. Conosco poco e niente del cinema sud coreano, e potrei cominciare con questo 🙂

    • Francesca ha detto:

      Ah, ciao! 😀 si Kim Ki-Duk è molto forte, Coccodrillo lo è stato quasi quasi di più… La guardia costiera è più “gestibile”, si fa apprezzare meglio. Se vuoi cominciare, questo può essere una buona scelta. Fra i due si, forse è meglio questo. Poi… continuando a vedere cose di questo regista magari cambierò idea eh… sono all’inizio anche io 🙂

  2. lupokatttivo ha detto:

    La corea sta sfornando cose interessantissime… Io penso a the host e a snowpiercer che sono piu’ nelle mie corde, ma gli daro’ una possibilita’…. Anche se il coccodrillo mi ispira di piu 😉

    • Francesca ha detto:

      Fai bene a dare una possibilità, non tanto a questo film in particolare, quanto a qualcosa che può piacerti di questo regista… per quello che ho visto mi sembra brillante, da seguire. Coccodrillo ne parleremo poi 🙂 vedremo se ti piacerà. Nel caso, devo confermartelo, ma dovrebbe essere su rai 3 nel programma fuori orario questo sabato… Ora, immagino che sabato notte a l’una possa essere un problema 😀 insomma, io te l’ho detto… D’altra parte i film un po’ più di nicchia li devono per forza trasmettere a orari allucinanti…

  3. sherazade ha detto:

    Ecco, ho letto sempre con grande interesse e un po’ di vergogna per la mia ignoranza più che per le mie piccole conoscenze assai poco approfondite.
    Nn conosco nessuno dei due film ma una decina di anni fa, credo, La samaritana storia di prostituzione e ‘redenzione’ e più recentemente Pietà che secondo me è più nelle corde del nostro LupettoKattivo 😉
    Dunque se ho capito bene Coccodrillo c’è già stato sabato scorso o questo? questo se capisco bene ma… parto per una tre giorni di ‘ultimo’ mare venerdì mattina 😦

    sherauninchino-sisisì

  4. sherazade ha detto:

    Ps tardivo
    leggo ora che a Venezia Kim suo fireduk sarà presente con il film One on one ( in sala da domani ) che apre Le giornate degli autori.
    Anche questo un film di violenza xche a suo dire ‘la paura aiuta a vivere meglio’ (?!)

    shhhherasilenzio….

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