Edward Hopper Nighthawks

Revolutionary Road

Leonardo di Caprio Kate WinsletRevolutionary Road (2008) è stato un film fortemente voluto da Kate Winslet; avrà al suo fianco due persone di fiducia: l’allora marito Sam Mendes alla regia e Leonardo di Caprio al suo fianco – 11 anni dopo Titanic (1997). Una pellicola sentita, un film pulito e senza fronzoli, basato su un testo importante (Revolutionary Road di Richard Yates, del 1961) e fondato principalmente sulla capacità dei suoi interpreti. Un discreto pugno nello stomaco per i temi trattati, ma un pugno che potrebbe valere la pena d’incassare.

Revolutionary Road copertina libro

Nessuno si salva nella vicenda tratteggiata da Yates. Non chi vive disprezzando eppure finge amore. Non quella madre che considera sconveniente visitare il figlio in manicomio o parlare col suo medico. Non chi sa solo distruggere e non ha alcun interesse nel trovare soluzioni. Non si salva nessuno, perché ognuno rimane ancorato al proprio modo di fare e pensare, alimentando il proprio malessere. Nessuno sembra volersi salvare. Nessun cambiamento, nessun coraggio, nessuna rivoluzione: solo una pacifica, stabile vita convenzionale, fatta di luoghi comuni e sorrisi garantiti da fiumi di alcol. Come affermò Yates spiegando la scelta ironica del titolo, “il nostro migliore e più intrepido sogno rivoluzionario negli anni ’50 è giunto a qualcosa di molto simile a un vicolo cieco” (1974).  Kurt Vonnegut, grande amico di Yates, definirà Revolutionary Road

“Il grande Gatsby del mio tempo… uno dei migliori libri da un membro della mia generazione.”

I personaggi di Yates non sono mai ciò che appaiono; leggere il libro significa attraversare ripetutamente quella barriera fra pensiero e le cose dette. I dialoghi si espandono: ogni azione può condurre ad aspettative, possibilità di ulteriori domande o risposte in grado di sovvertire tutto.  Assistiamo a vere partite a scacchi, in cui magari l’uno ha bisogno di prendere tempo, mentre l’altra vorrebbe solo essere ascoltata. Una guerra dei ruoli in chiave satirica. Non c’è pesantezza: Yates ha uno stile leggero e scorrevole, molto difficilmente annoia. Il problema c’è quando bisogna tradurre il tutto in immagini, ma Mendes prende intelligentemente le sue scelte.

April/Frank Wheeler. La storia ruota intorno a due persone che si disprezzano vicendevolmente, vuote e disorientate. April è una “bellezza aristocratica”, aspirante attrice; eccola vista con gli occhi del marito, una

…”creatura sgraziata e sofferente la cui esistenza tentava di negare ogni giorno della sua vita, ma che conosceva altrettanto bene e dolorosamente di quanto conosceva se stesso, una donna smunta e soffocata, i cui occhi rossi dardeggiavano rimproveri, […] gli era familiare come i suoi stessi piedi indolenziti, la maglietta zuppa che gli si appiccicava addosso, il suo odore acidulo.”

Franklin H. “Frank” Wheeler decide di avvicinarla a una festa perché vagamente alticcio. La sposa per inerzia. Non si ascoltano: avranno due figli senza volerne alcuni. Vivono in Revolutionary Road, hanno una vita sociale monotona. Lei si prende cura della casa e accantona il sogno della recitazione, lui lavora e ha una storiella extraconiugale senza particolare interesse. Un bel giorno April ha un’idea: trasferirsi a Parigi.

Kate Winslet Revolutionary RoadLa April di Kate Winslet è una donna forte, interpretata con grande fierezza; le circostanze della vita la porteranno a prendere scelte anche molto gravi, ma la sua determinazione ce la faranno persino amare. April è solo una donna che si sente prigioniera e vuole veder riconosciuta la propria dignità. Quando espone a Frank il progetto di trasferimento a Parigi, lei è sicura e tiene tutto sotto controllo. Primo, trasferirsi in Francia e lasciarsi tutto alle spalle. Secondo, trovare (lei) un lavoro da segretaria, magari alla Nato, con cui mantenere la famiglia. Terzo: permettere a Frank di lavorare su se stesso e dare spazio al suo talento. Non sarà presa sul serio, ne soffrirà, ma il suo monologo è quello di chi sa di aver pensato a tutto il possibile, di chi ha capito i retroscena delle proprie illusioni, di chi sa.

“È questo che non è realistico. Non è realistico per un uomo dalla mente sveglia continuare ad applicarsi anno dopo anno a un lavoro che non sopporta. Tornare a casa in un posto che non sopporta, da una moglie come lui incapace di sopportare tutto le stesse cose. E vuoi sapere la parte peggiore? La nostra intera esistenza qui è basata sulla grande premessa che noi siamo speciali… e superiori a tutto il resto… ma non lo siamo. Siamo tali e quali agli altri. Guardaci: abbiamo accettato la stessa ridicola illusione, l’idea che uno deve ritirarsi dalla vita, e sistemarsi nel momento in cui ha dei figli. E ci stiamo punendo a vicenda per questo. […] Quando ti ho conosciuto non c’era niente che non potessi fare o essere. […] E’ quello che sei che viene soffocato, è quello che sei che viene negato e negato, in questo genere di vita. […] Sei la cosa più bella e preziosa che c’è al mondo. Sei un uomo. è la nostra occasione, Frank, la nostra unica occasione.”

La April di Yates non sa. Intuisce che c’è un problema, ma non sa identificarlo e men che mai risolverlo. Le sue illusioni avranno bisogno di molto tempo per sgretolarsi fino a crollare. Quello che sa si limita a ricordi raffazzonati di articoli letti alle serate con gli amici giusto per fare conversazione, metabolizzati malamente in un’intera giornata e sull’onda dell’entusiasmo. Yates suggerisce che le sue basi siano tutt’altro che solide; lei stessa ce lo dimostra. Quello che entrambe le April non sanno o non vogliono sapere, è che il pensiero unico è vischioso e non abbandonerà né loro né il marito.

Shep Milly Revolutionary roadWheeler/Campbell. Shep e Milly Campbell sono gli amici dei coniugi Wheeler, con cui passano serate di bevute, discussioni su ciò che va e non va, sulle ricette per il cambiamento e sull’impossibilità di cambiamento. Il film si sofferma relativamente su questa coppia, anche se nella vicenda ricopre comunque un ruolo importante. Milly (Kathryn Hahn), la moglie totalmente dedita alla cura dei figli, che poco presta attenzione alle già rare cure del marito. Sorriso forzato, voce querula. Shep (David Harbour), marito frustrato e senza troppe qualità. Yates è assai più impietoso: Shep cerca di superare la frustrazione dandosi arie da snob, detesta la moglie, il suo odore e il modo in cui si succhia le dita mentre prepara la cena, la tratta come una bambina, la sua “bambola”. Considera i figli degli estranei. Milly è dimentica di se stessa e prova un sacro terrore per tutto ciò che potrebbe portare la minima modifica alla sua vita. Di fronte alla possibilità che i Wheeler si trasferiscano in Europa sono scettici.

“Sai che ti dico bambola? […] A me pare che questa loro trovata sia una cosa alquanto immatura” e potè vedere le spalle di Milly rilassarsi in segno di gratitudine.

“Eh, lo credo anch’io. Non voglio dire niente, beninteso, ma anch’io ho pensato la stessa cosa. Immatura è proprio l’espressione esatta. Insomma, nessuno dei due si è mai soffermato un momentino a pensare ai bambini?”

“Esatto. – disse Shep – Questa è già una cosa. Poi ce n’è un’altra: non ti pare che sia un’idea balorda quella di lei che mantiene lui? Che razza di uomo sarebbe disposto ad accettare una situazione del genere?”

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John Givings/April. La voce più violenta, sia nel film che nel libro, è quella dell’unico uomo in grado di parlare, perché escluso dalla società. John Givings (Michael Shannon) è un ex professore di matematica, internato in un manicomio, un uomo privo di freni inibitori e dalla mente compromessa dall’elettroshock, ma cosciente della propria condizione. E’ aggressivo nei confronti della madre logorroica e del padre, di lei succube. Se mai ci fosse qualcuno stanco di questa vita e non fosse necessariamente votato all’autodistruzione, sarebbe come John Givings. Caustico, violento, aggressivo nelle parole e non solo, disilluso, facile all’ira, ipersensibile.

“Come direbbe la vecchia Helen, sono completamente privo di tatto. […] Se uno vuole mettere su casa, deve trovarsi un lavoro. Se vuole mettere su una casa molto carina, molto deliziosa, deve accettare un lavoro che non gli piace. Semplice.”

“Oh […], il disperato vuoto, […] non parlavamo d’altro. Ce ne stavamo seduti a chiacchierare del vuoto tutta la notte. Ma nessuno ha mai detto disperato, era lì che ci mancava il coraggio. Forse perché ci vuole una certa dose di coraggio per rendersi conto del vuoto, ma ne occorre un bel pò di più per scorgere la disperazione. E secondo me, una volta che si scorge la disperazione, non resta da fare altro che tagliare la corda.”

Revolutionary Road

April e John, in fondo, si somigliano: entrambi sono privi della loro dignità di persone autonome, manca loro il lavoro e la possibilità di mantenere una famiglia, sia per limiti fisici o culturali. April non può prendere scelte per se stessa, ma Frank può farlo, per lui e per altri. Anche sbagliando. Il contatto con Jonh Givings è per April un modo di dare un senso alle proprie preoccupazioni, rendendosi conto dell’assurdo che regna nella sua vita. Capirà quante in quante menzogne ha voluto credere. Prenderà le sue decisioni, per quanto tristi possano essere, ma la loro tristezza è solo la misura della disperazione in cui possa questa donna essere caduta.

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23 pensieri su “Revolutionary Road

    • Francesca ha detto:

      …e pensare che il film potrebbe dirsi una versione “addolcita” (ma non troppo) del libro. Se li detesti nel film, figuriamoci nel libro 😀 comunque te lo consiglio vivamente, non solo perché è scritto bene, ma perché è pervaso da un’ironia amarognola che secondo me ti piacerà e perché… se vedi solo il film ti perdi tutto quello che gira per le teste di questi personaggi ed è un vero peccato. Il film manca poi di tutto lo strascico del finale, se non altro non lo affronta con la stessa profondità.

  1. Alessandra ha detto:

    Che bella questa analisi parallela tra romanzo e film, complimenti! L’ho letta tutta d’un fiato. Allora è meglio prima leggere il libro, se non ho capito male, e poi godersi anche il film. 😉

    • Francesca ha detto:

      Sai cosa, non lo so… a pensarci bene da persona che casualmente ha visto prima il film e poi ha letto il libro,ti dirò… non m’è dispiaciuto affatto. Insomma, il film offre una panoramica base e gli interpreti hanno fatto un buon lavoro, ma non c’è tutto. Il libro l’ho affrontato sapendo quello che avrei trovato, ma non è stato un male, anzi, ho potuto valutare meglio quanto sia profondo e dedicato al particolare. Direi che nel caso di questi due (film&libro) si potrebbe anche fare così. Poi sai, opinione mia eh 🙂 se ti rovino la sorpresa mi prendo tutta la responsabilità, ma avendolo provato sulla mia pelle sono tranquilla. Il libro l’ho letto in una notte sola (fa anche più fresco) ed è decisamente interessante… poi se piaceva a Vonnegut… chi sono io per dargli torto?
      Fammi sapere eh!

      • Alessandra ha detto:

        Ho così tante cose da smaltire (tra libri e film) che chissà quando te lo farò sapere, ma stai certa che te lo farò sapere. Nel frattempo non mi stanco di passare qui da te per prendere spunti e ispirazioni 😉

        • Francesca ha detto:

          Ok Alessandra, ti confesserò un segreto: ho contato sul mio scaffale personale della libreria circa 6 volumi su cui ho scritto qualcosa e almeno 16 fra mezzi iniziati e da iniziare (tutti col loro bravo segnalibro), per non parlare di quelli sparsi per la casa. Insomma, che dire, ti capisco 😀 prenditela comoda 😉

          ps. i film che devo ancora vedere è meglio che non li conti, mi prenderebbe di sicuro un accidente (c’è ancora il dvd di Django Unchained, per fare un esempio, insieme all’opera omnia di Petri-Volonté)

  2. sherazade ha detto:

    Un magnifico romanzo analitico sull America degli anni Cinquanta. Di quel lucido cinismo che genera il ‘sogno americano’. Tanto amo il libro quanto nn annoveroil film tra i miei preferiti.
    Ottimo cast ma Leo nn riesco proprio a farmelo piacere.
    tu sei stata, as usually, precisa e attenta nel cogliere i prrsonaggi.
    l’America fuori dai grandi agglomerati nn è molto cambiata.
    sherabuonacena

    • Francesca ha detto:

      Non preoccuparti, ci sono 🙂 solo che fra caldo e tutto è un macello mettersi al portatile (se pensi che per scrivere questo pezzo ci ho messo più di una settimana…) e mi collego poche volte. Rischio scioglimento assolutamente concreto…

      E per il commento precedente… adoro questo libro! Certamente il film ha qualche pecca, ma alla fine almeno per me rimane godibile nonostante Leonardo, sarà che lo ignoro abbastanza e rimango affascinata dalla Winslet, su cui non riesco a essere oggettiva. Di Caprio poi… come sai deve fare dei capolavori per piacermi, e quando è uscito questo suo film ancora lo detestavo, ho iniziato ad apprezzarlo solo qualche anno dopo, in altre pellicole. Il libro è un’altra cosa, c’è poco da fare. I personaggi sono un’altra cosa, più strutturati… ma credo sarebbe stato difficile fare di meglio in un film visto la caratterizzazione operata da Yates, tutta giocata sull’interiorità. Dovessi consigliare l’uno o l’altro… vince il libro a mani basse 😀

  3. lupokatttivo ha detto:

    Te sei sempre brava, anche se il genere non mi appartiene ti devo fare i complimenti come al solito…rece speciale… PS OT Ti dico un segreto…ho ordinato sull ammmmazzzon robogeisha 🙂 🙂 cia fra

    • Francesca ha detto:

      Grazie, sei molto gentile 🙂
      Se vuoi capire se ti piacerà questo testo, il modo migliore è leggerlo 😉 anche un estratto. Non so se consigliarti di vedere almeno il film, benché già da quello si capisca molto. Ovviamente lo stile dello scrittore è tutt’altra cosa. Dirò uno sproposito, forse, ma per certi versi mi ricorda Vonnegut. Andare in libreria e anche sfogliare qualche pagina aiuta, comunque.

  4. gianni ha detto:

    L’articolo è completo e perfetto, come tuo solito. Il film non lo riuscii a capire, cioè: va bene il cinismo la freddezza la provincia il provincialismo e tutto quel che si vuole, però: alla fine non mi fa dire “accidenti come si deve stare male lì”, sinceramente delle loro faccende non me ne importò niente. Può darsi che fossi io mal predisposto in quel periodo, lo vidi al cinema e… Quando uscii mi dissi: perché succede tutto questo? Leggerò il libro da cui è tratto, sperando si capisca la noia e la cinica America.

    • Francesca ha detto:

      Le vicende possono interessare o meno, effettivamente sono quelle di tante famiglie… il bello di questa storia è che nel libro queste vicende (anche abbastanza banali/diffuse se vogliamo, l’incapacità di realizzarsi, il rendersi conto di vivere fra estranei…) sono presentate in modo profondo, non come se ci fossero due persone che parlano, ma due persone perfettamente consapevoli l’una del ruolo dell’altro, il che significa amplificare ogni pensiero come se fosse una mossa da fare su una scacchiera. Lui vuole farsi i cavoli suoi e mantenere l’apparenza del “rivoluzionario”, lei non sa bene quel che vuol fare, ma sente una frustrazione pesantissima che la porta a reagire, in qualche modo. Saranno passati mesi da quando ho letto questo libro, ma se il film mi è piaciuto, il libro mi ha conquistato. Il film può mostrarti un’interfaccia che interagisce, l’uomo che parla con la donna, il cinismo puro e semplice. Il libro ti mostra tutto, i pensieri, il cinismo come risultato/causa di effetti, le decisioni prese minuto dopo minuto, ferita dopo ferita. A ora continua a essere uno dei miei libri preferiti e si, si vede tutto. Da un lato è anche più “cattivo” del film, ma solo perché non lascia niente nell’ombra. Inonda tutto di luce solo per far risaltare le ombre ed è qualcosa di bellissimo. Mi espongo molto, forse esagero, non riesco a essere “oggettiva” con un libro come questo 🙂

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