Emil Cioran, un’intervista

Trascrizione parziale

Cioran: Non so perché l’ho scritto [“Sommario di decomposizione” (1947)], devo dire che, in fondo, tutto quanto ho scritto l’ho scritto nei momenti, diciamo, di depressione. Una sorta di terapeutica. Non era per farne un libro. […]

Bussy: Paul Valery alla domanda: “Perché scrivete?” rispondeva: “Per debolezza”. È un po’ il vostro caso?

C: È molto più che per debolezza, per miseria, per miseria interiore. Per tracollo addirittura, se volete, più che per debolezza. E quindi alla fine, per necessità. È per non gridare, per non urlare… ma, in ogni caso, non per fare un libro. Il libro è una cosa che capita, un accidente.

C: Direi addirittura che, in fondo, per me l’atto di scrivere è una sorta di dialogo.

B: Con voi stesso?

C: Non con me stesso, direi con Dio. Non sono credente. Non sono credente ma non posso nemmeno dire di essere miscredente e per me l’incontro con Dio forse è nell’atto di scrivere. Una solitudine che ne incontra un’altra. Una solitudine di fronte a un’altra solitudine. Essendo Dio più solo di se, di se stessi, vedete quindi che l’atto di scrivere, che teoricamente disdegno, lo apprezzo praticamente, insomma, lo colloco molto in alto, come potete vedere.

[…]

B: […] ha comunque degli oggetti, dei soggetti d’ammirazione, d’amicizia?

Emil Cioran 1986C: Oh! Sicuramente, ho la passione dell’amicizia, ho sempre avuto grandi amici, ma non necessariamente nell’ambiente letterario. Per esempio, l’uomo che ho più ammirato in gioventù, è un tipo che non ha scritto nulla e che aveva sicuramente del genio. Si trova in Romania, è qualcuno incapace di scrivere, ma che è un uomo straordinario. Dirà: “È lei che lo afferma”. Sì, ma credo che si debbano giudicare le persone nell’assoluto. Non ho mai stimato le persone in base a ciò che fanno. Sempre in funzione di ciò che sono. Ciò che un individuo è, non ciò che fa. Per questo quando si dice di qualcuno che è un fallito, che non ha combinato nulla, ciò non ha nessuna importanza, non ritengo che ci si debba per forza realizzare, ma occorre comunque essere qualcuno. Nella mia vita ho conosciuto persone straordinarie di cui non si parlerà mai in letteratura, ma ciò non ha alcuna importanza. Ciò che un individuo è. Vi dirò di più: ritengo che sul piano metafisico, una conversazione con qualcuno in preda ad angosce personali, diciamo una portinaia inquieta, è più interessante di quella con un filosofo soddisfatto di sé, infatuato. Veramente nella mia vita ho appreso tanto a contatto con ogni sorta di persone, a riguardo posso dire di non aver frequentato molto degli ambienti intellettuali, né in Romania, né qui, né altrove. Ho imparato da un sacco di gente al di fuori del circuito intellettuale e ciò è capitale. […] erano individui ai quali riconoscevo una netta superiorità su di me e che erano andati più avanti nella percezione della realtà, erano più lucidi di me, quindi mi erano superiori e io ero molto contento di frequentarli. […] credo che la lucidità sia in fondo la qualità eminente di una persona, la qualità per eccellenza, quella di un uomo che ha compreso.  […] Potete incontrare grandi scrittori che non hanno capito nulla, persone di grande talento che non valgono niente. Al contrario, incontrate qualcuno per strada così, in un bar, ed è una rivelazione, un uomo che ha approfondito, che ha avuto a che fare con grandi problemi. E ho notato, per esempio, […] che le persone più interessanti sono quelle che non hanno una formazione intellettuale compiuta, che non sono passate per l’università. Quindi ci tengo a rimarcare questo debito di riconoscenza per queste persone.

B: Si sente vicino a Dostoevskij?

C: Sì, ho sempre letto Dostoevskij e credo che sia lo scrittore che amo di più. Di tutti i suoi personaggi, di tutti i suoi eroi dei romanzi, quelli che amo di più sono Ivan Karamazov e Stavrogin. C’è una frase di Stavrogin che mi ha ossessionato per tutta la vita. “Quando crede… non crede…” non è di Stavrogin stesso. “Quando crede, non crede di credere. Quando non crede, non crede di non credere”. Mi sono veramente riconosciuto in questa frase.  La ragione profonda per cui prediligo il mondo di Dostoevskij è quel miscuglio… di distruzione, quella passione della distruzione che sfocia in qualcos’altro. Non necessariamente nella fede. Preferisco naturalmente gli eroi negativi di Dostoevskij, ma negativi non è il termine esatto, è solo per semplificare.

B: Che sfociano in cosa?

C: Che si distruggono, che si distruggono perché vanno troppo lontano. Trovo che Dostoevskij si è spinto realmente al limite, tutti i suoi personaggi oltrepassano un limite. Ogni essere ha una sorta di limite che non deve superare. Ebbene, i personaggi di Dostoevskij lo superano. […] credo che se c’è qualcuno che comprendo intimamente è, diciamo, Stavrogin e Ivan Karamazov ed anche l’uomo del “sottosuolo”.

B: Vivere è questo?

C: Vivere è distruggersi, non tanto per una carenza, ma per una sorta di pienezza pericolosa. In Dostoevskij non sono gli omuncoli, vero, che si distruggono, non sono i debolucci, gli anemici, sono individui che esplodono, che giungono al limite estremo di se stessi e oltrepassano quel limite.

[…]

In fondo, probabilmente, ogni essere è qui per distruggersi. Tuttavia tale distruzione non ha niente di deprimente, non sono depressi, perché sono come semidei, addirittura delle divinità.

Emil Cioran

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32 pensieri su “Emil Cioran, un’intervista

    • Francesca ha detto:

      Era da molto tempo che cercavo un modo per parlare di Emil Cioran, è uno di quei personaggi che ho incontrato assolutamente per caso – e da quello che ho constatato finora, sono anche gli incontri più belli… La prima volta che l’ho notato fu in un piccolo aforisma, sotto il nome di un blog in giro per il web, come se ne fosse il motto. Il blog non ricordo come si chiami, ma lo sto cercando e con lui anche qull’aforisma, che mi pento di non aver segnato da qualche parte. Cioran invece è rimasto e ormai non ne posso fare a meno. Ha luci e ombre, ha cambiato molte volte idea su tante cose, più o meno brutte, ma sempre con cognizione di causa. Ha passato molti fallimenti, ha avuto una vita – interiormente – tempestosa. Mi faceva piacere condividere tutto questo 🙂 grazie per avere apprezzato! mi rende molto felice…

    • Francesca ha detto:

      Grazie 😀 è da un pò che leggo qua e là di questo autore – lui si definiva pensatore privato, guai a chiamarlo filosofo – e devo dire che, per quanto a volte sia controverso, mi sta piacendo. Peccato che sia poco conosciuto.

        • Francesca ha detto:

          …per approfondire Cioran il tempo effettivamente deve esserci, non è sempre semplice. In Sommario di decomposizione, che in fondo trovo piuttosto immediato, ci sono pagine che vanno lette e rilette svariate volte. E poi ci sono gli epistolari… ne ho già raccolti alcuni e sono a volte più illuminanti dei libri, se non semplicemente più esplicativi. D’altra parte il senso del testo è diverso. Il mio preferito in assoluto, però, è un volumone Adelphi con i Cahiers, una trascrizione di Simone Boué (la sua compagna e poi moglie) dei quaderni di appunti scritti fra 1957 e 1972. Una vera miniera d’oro.
          Se ti può far piacere, sappi che ne riparleremo ancora di Emil Cioran 🙂

          ps. bravissima la tua amica 😀

  1. crimson74 ha detto:

    Mah… lo scrittore realizzato che afferma che ‘le persone non realizzate sono più interessanti’, l’intellettuale che sostiene che ‘chi non ha studiato è più interessante’, l’uomo in pace con sé stesso che ritiene che chi è preda delle angosce è più stimolante… mah…

    • Alessandra ha detto:

      Ciao, scusa se mi intrometto, ma io non mi permetterei di avanzare giudizi così negativi su un autore senza conoscerne a fondo la vita, l’opera e il pensiero. Tu hai dei motivi più che validi per sostenere quello che scrivi? Poi che ne sai di quello che Emil Cioran ha dovuto patire, nella sua vita, per arrivare ad affermare quello che afferma? Io non lo so, e quindi prima di avanzare ipotesi cercherò di informarmi.

      • crimson74 ha detto:

        Alessandra, ha ragione, non conosco Cioran e ammetto che la mia considerazione era limitata alla sola lettura di questo estratto… tuttavia non posso fare a meno di notare il fatto che certi concetti li ritrovo spesso, e mi sanno un po’ di luogo comune… le persone che ‘hanno’ (cultura, realizzazione, etc…) che dicono “è meglio chi non ha”… sarà pure vero, però…

        • Alessandra ha detto:

          Come al solito non si può fare di tutta l’erba un fascio, ma a me è capitato più di una volta di conoscere persone semplici, nel senso che non hanno studiato oltre la licenza media o che non detengono grosse conoscenze culturali, o che si sono formate a costo di grossi sacrifici personali, dotate di una visione molto “saggia” della vita, non solo dal punto di vista pratico ma anche e soprattutto a livello interiore e/o spirituale. Una visione mille volte migliore, in termini di qualità, di quella generalmente esposta dalla massa di saccenti intellettuali cialtroni (più o meno famosi) che ormai infesta ogni nostro ambito culturale, sociale o mediatico che sia. Insomma, mi è capitato spesso di scorgere qualcosa di profondamente illuminante nelle opinioni di queste persone che non hanno troppa cultura e quindi sono senza pretese, e ogni volta cerco, se possibile, di imparare da loro. 😉

    • Francesca ha detto:

      Buon pomeriggio Crimson 🙂 Cioran lo conosco per quello che ho letto e sarò sincera, non è molto, non per la mole di documentazione che esiste, fra libri, epistolari, quaderni di appunti… Posso dirti che è passato attraverso parecchi fallimenti: ha pensato, per esempio, di poter essere un buddhista o un mistico, ma alla fine si è dovuto scontrare con i propri difetti di uomo con una certa carica di rabbia. Ha cambiato idea, su molte cose. Passioni si sono susseguite l’una dopo l’altra: la filosofia, la musica e Bach, la letteratura russa, la storia. Come afferma nel filmato, con l’età tutto si attenua, ma quello che non si è attenuato, è stato sezionato se non demolito. A sentire lui, si è salvata praticamente solo la musica di Bach… Credo che non abbia mai dato niente per scontato, né negli altri né in se stesso. Si è pentito di molte scelte, fra cui l’aver forzato il fratello ad abbandonare la carriera religiosa. Dubito fortemente che fosse in pace con se stesso e che si considerasse “realizzato”. Però, è sempre un mio parere, derivato da poche letture. Sto approfondendo, non do nulla per certo…

  2. Alessandra ha detto:

    Ah ecco, me l’avevi infatti detto che stavi leggendo “Sommario di decomposizione”… e che a giorni alterni – tanto così, per non farti mancare nulla in termini di pessimismo esistenzialistico – portavi avanti anche “Il mito di Sisifo” di Camus… A proposito, come sei messa con quest’ultimo? Immagino che hai sempre i sali a portata di mano sul tavolo, così per riprenderti un po’ :p Per quanto riguarda Cioran, di cui non ho ancora letto nulla (ma adesso me ne hai fatto venire una gran voglia), ho scoperto che è stata un’altra di quelle personalità inizialmente soggiogate dagli ideali nazisti, poi in seguito disconosciuti e rigettati con ogni forza (meglio tardi che mai). Ho letto anche che era considerato uno dei migliori prosatori in lingua francese, nonostante le origini romene. Senza dubbio è un autore da conoscere, oltretutto dagli stralci dell’intervista che hai riportato (a proposito, complimenti per il lavoro di trasposizione e sintesi!) sono emerse delle riflessioni che mi hanno colpita, quello che ad esempio dice sul giudizio nei confronti delle persone è assolutamente condivisibile…

    • Francesca ha detto:

      Ciao Alessandra :mrgreen: Camus e Cioran sono molto diversi, ho qualche difficoltà con il primo, mentre il secondo è più nelle mie corde – anche se non ti nascondo che la cosa potrebbe anche preoccuparmi – e mi riesce più facile leggerlo. Poi sai, quando leggo qualcosa di corposo finisce che ci devo riflettere e riflettere, per cui porto la cosa per le lunghe. Troppo per le lunghe. Camus non è tipo che si possa liquidare facilmente… e i sali sono un ottimo consiglio 😉

      …e ti devo fare un applauso per quello che hai scritto sugli “intellettuali”… Quello di bello che credo abbia Cioran è che le cose che scrive le ha vissute in termini di scelta, sulla sua pelle, come rinunce e accettazione, senza indorare la pillola né ricorrendo a elucubrazioni fini a se stesse. Poi che c’entra, tutto è relativo, ma troppo spesso c’è veramente un cesura fra chi non sa ma cerca sapere e chi sa e non gli interessa minimamente aprire la mente, facendo sfoggio di conoscenza anche in un modo piuttosto ridicolo, se non proprio arrogante… Quando scrivevi della Ortese, che era stata messa da parte dai circoli intellettuali, per me non poteva essere che un punto di merito, un segno di indipendenza mentale (a proposito, ho preso Il cardillo addolorato), carattere che troppi intellettuali non possiedono.

      Sulle simpatie per Hitler, ho giusto letto un trafiletto nell’introduzione a un epistolario del periodo 1930-34. Te lo riporto. “La mia ammirazione patologica per la Germania mi ha avvelenato la vita. E’ stata la peggiore follia della mia giovinezza. […] Dei mediocri estremamente ostinati, senza alcuna indipendenza spirituale. Ce l’ho con la filosofia, perché è stata lei a spingermi a questa venerazione morbosa. Se c’è una malattia da cui sono guarito è proprio quella”. Lo puoi ritrovare nei suoi “Quaderni”, quel libro da millemila kili di cui ti parlavo qualche tempo fa, con la copertina violetta, che veneravo come una reliquia 😀 poi, in giro per la produzione di Cioran, si trovano riferimenti generalmente contro le ideologie. Il suo rapporto con la storia è parecchio travagliato e forse è uno dei suoi lati che mi piace di più. “Abominevole Clio”, diceva spesso.

      Ma io non ho ancora risposto alla tua domanda passata, sul libro da cui si potrebbe iniziare. Eh, non ho ancora finito 😉 Se mi riesce domani voglio pubblicare un’altra cosa, una recensione del libro che ti consiglierei. Se mi riesce per tempo, eh…

  3. sherazade ha detto:

    Ammetto di nn conoscere nulla. Troppi autori nn conosco se nn per sentito dire. E da alcuni di loro mi tengo volutamente alla larga quando qualcosa x me stride. Preferisco scandagliare terreni più empatici.
    vorrei dire ad Alessandra che tutti sommessamente pur nn essendo pozzi di sapere nel liro piccolo, su sensazioni, possono esprimere delle personalissime sensazioni. Tacere su un blog sarebbe il nulla.
    sheraconuninchinoaTersite

  4. lupokatttivo ha detto:

    “credo che si debbano giudicare le persone nell’assoluto. Non ho mai stimato le persone in base a ciò che fanno. Sempre in funzione di ciò che sono. ” ecco, e’ tutto qui dentro…. Bella fra 😉

  5. eos27 ha detto:

    Ho letto poco di Cioran, perché incuriosita da un’amica che gli è devota, praticamente una fan 😀 Ne ho conservato l’impressione di un ottimo prosatore (e per questo gli dedicai un vecchio post sul mio blog 😉 ) e di un pensatore di cui non condivido le idee.
    Grazie per il tuo post!

    • Francesca ha detto:

      Grazie a te 🙂
      …capisco che si possa essere in disaccordo con un personaggio come questo, ha avuto alti e bassi intellettualmente parlando e ha corretto certi suoi modi di vedere le cose svariate volte. Credo sia anche dovuto al fatto che non si è interessato minimamente del lettore. Non ha mai cercato di farsi simpatico nessuno e conosco pochi pensatori che come lui siano o amati o odiati. Veramente, pare non ci sia una via di mezzo… Fra l’altro, non aveva parole molto dolci per i suoi lettori… quando ho iniziato a leggerlo sono rimasta un pochino stranita…

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