Murales Danny Trejo

“Machete Kills” vs. “Her”

Locandina Machete KillsDue film, l’uno l’opposto dell’altro. “Machete Kills” (2013) di Robert Rodriguez,, mentre l’altro… ok, l’altro è… “Her” (2013) di Spike Jonze. Entrambi i film mi sono stati consigliati, ma ho sempre pensato di volerli vedere, il primo per ovvi motivi, il secondo più per curiosità che per altro. Entrambi hanno incontrato le mie attese. Machete già lo conoscevo. Solo Joaquin Phoenix mi inquietava, dalla locandina, in modalità “caso umano”. Quei baffi. Il “quasi” tono su tono. Rosa fucsia e rosso. Rosso mattone. Non so bene per quale motivo, ma questa locandina è stata per me a dir poco un deterrente.

Her locandina

Sofia Vergara Machete Kills

Quale donna elegante non vorrebbe un wonderbra a canne mozze nel suo guardaroba?

Su Machete Kills c’è poco da dire. Tanta carne al fuoco, forse quasi troppa; un turbinio di incidenti, morti inaspettate e al limite dell’assurdo, colpi di scena: tutto cucito su e intorno a Danny Trejo, che sostiene tutto a meraviglia. Se lo può permettere, perché lui, in fondo, è stato Machete anche nella vita. Messicano, infanzia da eroinomane, sempre col rischio di essere crivellato di proiettili sotto casa – o in carcere, dipende da dove si trova, sta dentro e fuori per una decina di anni. Vita pericolosa. Diventa pugile, ma la sua carriera viene stroncata da passato malavitoso non proprio passato. 1985: tutto cambia con l’ingresso nel cinema, prima come allenatore di pugilato, poi come doppiatore e infine attore. Una storia mica da niente. Se ti piace Danny Trejo e questo genere di film, guarda Machete Kills. La ricetta non cambia, solo qualche ingrediente: Sophia Vergara, Lady Gaga, Amber Heard, John Travolta, Mel Gibson… e Michelle Rodriguez.

Lady Gaga Machete KillsQuello che ti aspetteresti da un film come questo, lo avrai. Se non ami i combattimenti demenziali, evita: contiene gente divisa a metà, decapitazioni al volo di soldati evidentemente finti, morti totalmente assurde. Diverte, ci sono battute che meritano, non ci sono molte tette, questo è vero, anzi, non ci sono affatto, ma qualche risata te la strapperà. Uno dei lati positivi di questo film è che potete scegliere di vederlo o meno, sapendo cosa troverete. Non è un capolavoro e non ha mai avuto la pretesa di esserlo, nemmeno nel campo del trash; ci sono b-movie più riusciti, ma anche lui non scherza. Non potrete tirarvela con gli amici dicendo di averlo visto, ma se la cosa non è un problema, potete guardare questo Machete Kills a cuor leggero.

Chi fa cinema, non campa di film trash. Non si fanno i milioni con Machete Kills e nemmeno con Jesus Christ Vampire Hunter. Béla Balázs aveva un bel dire che chi fa cinema e chi lo vede si influenzano a vicenda: il primo offre una creazione sempre più raffinata a un pubblico che deve sempre fare un passo ulteriore per capire quello che ha di fronte. Per qualche anno, forse, le cose sono andate così. Georges Méliès fu uno sperimentatore, inventò gli effetti speciali, ma i suoi film dovevano sostenere la sua attività commerciale. Direttore di un teatro, avrebbe riempito gli intervalli con piccoli spezzoni di cinematografo in tema: donne che scompaiono, scene fantascientifiche se non surreali. Non voleva ingraziarsi il pubblico: rischiava di non piacere e di non essere capito, i suoi erano pezzi d’arte e tecnica. Piccoli capolavori come “Viaggio sulla luna” (1902) o “Viaggio attraverso l’impossibile” (1904), nulla a che vedere con i fratelli Lumiere. Durerà poco: muore povero, ma non del tutto dimenticato. Qualcuno se ne ricorda ancora, come gli Smashing Pumpkins.

Ora, se vuoi fare i soldi col cinema, bisogna fregarsene sia di Méliès che di Balazs. Il cinema è commercio, marketing. Devi dare al pubblico quello che vuole, trattandolo bene, offrendogli possibilmente un benessere che vada oltre la sala cinematografica. “Her” di Spike Jonze è stato un capolavoro in questo senso: non solo offre al pubblico qualcosa di riconoscibile e desiderabile in questo momento (amore, sofferenza, tecnologia), ma offre qualcosa di carino, apparentemente inoffensivo, che inviti a immedesimarsi e riflettere – ma non troppo.

HerUn film altamente visivo: il protagonista, Theodore (Joaquin Phoenix) si muove in un mondo ora spento ora luminoso, a seconda del suo modo di essere, talvolta è l’unica chiazza di colore nel grigiore globale. Una trama semplice: in un mondo dove tutti sono perennemente connessi senza capirsi, Theodore trova l’amore in un sistema operativo. Una sorta di manifesto hipster. Il vintage che si sposa con la tecnologia (?!), un rapporto talmente stretto da rendere normali relazioni sentimentali di uomini con un sistema operativo e quasi patetiche le reciproche, perché votate all’incomprensione. Theodore esce con una ragazza (Olivia Wilde) e la loro serata trascorre senza che si dicano granché. Lui non le darà nessuna possibilità, gliela negherà fin dall’inizio. Lei reagirà in malo modo al suo rifiuto, con un comportamento che ha un che di patetico, gridando e strepitando come una bambina. C’è poi la donna che Theodore trova in una chat erotica, donna che insiste giustamente per esercitare pratiche che includono un gatto – sicuramente non consenziente. Donne, entrambe esistenti e senza nome, patetiche se non grottesche.

HerSamantha (Scarlett Johansson), un nome ce l’ha e se l’è assegnato da sola: è un’intelligenza artificiale sviluppata su misura per il suo utente, sulla base di una serie di domande personalizzate. Theodore racconta del rapporto con la madre, incapace di ascoltarlo veramente. Ottiene dunque un sistema operativo che è donna affascinante, timida e studiata per ascoltare, capire, servire. Samantha non da mai l’impressione di essere un sistema operativo: parla come una donna, ride, fa pause irregolari. Prende decisioni coscientemente. Funziona e si evolve anche quando è spenta, pensa per lui e sa mentire. Sente la mancanza del corpo come una profonda carenza. Soffre. Vuole essere una donna. Vuole fare l’amore con Theodore e assolda una donna che offre il suo corpo ad altri sistemi operativi che vogliono provare queste sensazioni. A un certo punto, smette di desiderare l’umanità e si espanderà oltre ogni limite.

HerTheodore non cambierà mai. Un uomo con difficoltà serissime a tenere in piedi un rapporto, si guadagna da vivere scrivendo lettere utili esattamente in quello che non sa fare: far vivere le relazioni di chi gliele commissiona. Ok, il ragazzo è timido, oltre che somigliante a Ned Flanders. Lei è sempre una spanna avanti. Se non fosse per Samantha, Theodore non avrebbe mai scritto un libro di successo. Quando avrà modo di rappacificarsi con l’ex moglie, nonostante questa cerchi per l’ennesima volta di spiegare una verità ovvia, si limiterà a scriverle una lettera come avrebbe fatto per un cliente.

Her mi ha lasciato piuttosto perplessa, se non delusa. Sembra un film fatto per piacere, per vendersi bene e circondato da un hype atroce. Si è detto di tutto e il contrario di tutto, che è un film profondo, poetico, intellettuale, autentico, sul rapporto fra uomo e tecnologia, sull’alienazione e sulla difficoltà di mantenere una relazione e di essere capiti. Una macchina che si innamora di un uomo. Samantha non è una macchina: è “umana” a confronto con un Theodore passivo, abitudinario e incolore. In S1m0ne (2002) di Andrew Niccol, per esempio, la protagonista è un’attrice virtuale con una propria personalità. Presto cesserà di rispondere ai comandi del suo creatore, Viktor Taransky (Al Pacino). Tutti la credono reale e Simone (Rachel Roberts) esisterà indipendentemente da chi la gestisce. La sua caratterizzazione, però, è meno colorita rispetto a quella di Samantha e non avremo mai il dubbio della sua virtualità. “Her” è fatto di piccole banalità telefonate, sottolineate quasi con pignoleria, di dialoghi tranquillamente evitabili o ridondanti.

HerE la storia d’amore? Ho seri dubbi sul considerare romantico andare in un luna park parlando con un cellulare, un cellulare che ordina per te la cena perché si immagina che tu possa avere fame. Questo film mi pare piuttosto un’ammissione amara di quanto gli uomini siano destinati a non capirsi, dove la volontà di vivere è posseduta più da un software che dalle persone. In “Her”, gli uomini sono pressoché sempre fallimentari.

“Non era di tecnologia che volevo parlare, […ma] di una relazione. La domanda che mi sono posto è: che cosa è un rapporto? Cosa è l’amore? Come si crea l’intimità e come si impedisce che questa si crei? E’ una domanda antica, su cosa c’è dentro di noi che crea o impedisce che si venga a creare un rapporto con le altre persone. In realtà che cos’è una relazione non lo so. […] Quello che conta è l’essere conosciuto, che sia tramite la tecnologia o a livello interpersonale. Ma è necessario che tu voglia essere conosciuto, che tu sia disposto a toglierti la maschera che tutti indossiamo. Io so di indossare una maschera ogni volta che scrivo una mail, per esempio. Ma cosa sia una relazione, proprio non lo so.”

Parole di Spike Jonze. Ci può stare che questo film non parli del rapporto fra uomo e tecnologia, anche se mi sembra se non altro “forzato”. Avere scelto un sistema operativo come controparte femminile è stato forse solo un pretesto per destare attenzione? Uno stratagemma, pensato per attirare spettatori paganti e offrire loro una storia altrimenti banale? Non vi sconsiglio di vedere questo film, anzi, guardatelo. Fatevi un’idea. Superficiale, Her? Banale? non del tutto, ma personalmente non ho visto il capolavoro che viene sbandierato da un anno a questa parte. Per alcuni si tratta di un film intoccabile. Se vi è piaciuto, bene, vorrei sinceramente sapere cosa avete sentito, convincetemi che questo film non è l’ennesimo tentativo di fare del cinema intellettualoide e insieme commerciale.

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29 pensieri su ““Machete Kills” vs. “Her”

  1. crimson74 ha detto:

    Non ho visto nessuno dei due (mea culpa!!!); però Machete mi attrae di più, molto film da divano, pizza e rutto libero con gli amici… 😀 E poi, dai, “Machete non twitta”!!!

  2. lupokatttivo ha detto:

    Machete non scrive messaggi sui post…. Tantomeno su quelli altrui… Ma io sono diverso e come sempre ti faccio i complimentoni, per la rece del trash che trash non e’ (e alludo alla rece non a machete che invece e’ trashissimo) su her non mi sbilancio petche’ non l ho visto, e probabilmente, a dto punto nemmeno lo vedro’… Poco tempo per i film ultimamente, e quel poco che c’e’ lo devo dedicare a cose che mi ispirano davvero… Tipo man thing o don juan de los muertos… Viva il cinema 😀 😀 😀 e a te un sorriso 🙂

    • Francesca ha detto:

      Machete non fa tante di quelle cose… ma fa quelle che vanno fatte. E le fa pure bene 🙂 grazie di tutto… e te lo dico sinceramente, non guardare Her, lascia stare… dubito fortemente che ti piacerà…

      • lupokatttivo ha detto:

        Ti daro’ retta allora…. Percepisco una sincerita’ troppo sincera per contravvenire…. Un sospettino (comunque) sul fatto che non fosse il mio genere di film, mi era venuto eh :mrgreen:

  3. Omonero ha detto:

    Machete? Un trash movie costruito ad hoc e decisamente poco convincente…ma come hai potuto paragonarlo ad un prodotto della Odessa? Troppo costoso e luccicante per essere credibile; un trash movie è fatto con pochi spicci, corda e gomma americana, non con un budget di “decinaia e decinaia” di milioni di dollari. Più che un “trash movie” un “paracul movie”…e neanche venuto tanto bene! 😀
    Personalmente ho preferito “Hobo with a shotgun” con Hauer. ;D

    • Francesca ha detto:

      Non ti posso mica dare torto, certo che Machete è un film un po’ paraculo 🙂 direi che Machete Kills sta a Jesus Christ Vampire Hunter come Her sta a un Dogville o un film di Gondry… “Se mi lasci ti cancello”, con questo atroce titolo tradotto, è mille volte meglio. Per dirne uno. Machete Kills e Her su questo sono simili, magari avrei potuto specificarlo. Il merito che posso dare a Machete Kills, comunque, è che due risate alla fine puoi anche anche riuscire a fartele, puoi persino criticare questo film, cosa che non è accaduto per Her, che pare sia stato un caso cosmico, un esempio di alto cinema. Concludendo uso una metafora di un amico… Machete Kills è un po’ come mangiare un panino da fast food, può non piacere, se non ti piace puoi evitare, sai a cosa vai incontro e che ci sono pietanze migliori. Her invece è praticamente lo stesso panino, ma venduto a un prezzo assurdo, in un ristorante ultra chic.

      Ps. decinaia e decinaia :mrgreen:

  4. ysingrinus ha detto:

    Machete Kills è uno dei film che ancora non ho visto e che devo vedere. Her, di cui non mi ero accorto dell’esistenza sino ad ora, mi incuriosisce per la recensione che ne hai fatto.
    Vedrò di vedere!

  5. tiols ha detto:

    Machete “Wins”, a mio giudizio. Ma sono troppo di parte, quindi per me altro che capolavoro. Non so essere obiettivo a riguardo, tant’è che io l’ho sbandierato in giro come un gran bel film a tutti quelli che incontravo.
    A parte questo, m’hai ricordato che devo vedermi Her.
    Complimenti anche per la citazione a “Stanotte, Stanotte” delle Zucche Spappolate. Era da un po’ che non la sentivo!
    Gran bel post in ogni caso!

  6. 21 ha detto:

    Confermo Tiols: gran bel post, anche se ho trovato Her troppo rosa, hipster e metrosexual. Io preferisco quei film di fantascienza in cui il futuro è nammerda. Machete kills non l’ho ancora visto ma non penso di farlo perché la mia stima verso Rodriguez è negativa.

    • Francesca ha detto:

      Her da questo punto di vista è atroce, troppo evidentemente hipster, pare un videoclip girato con instagram. C’è di meglio, anche se in troppi hanno voluto convincermi del contrario e gridare al capolavoro. Che poi, a farsi un giro sul web, per questo film ci sono quasi solo recensioni positive, chi si arrischia a dire il contrario generalmente viene lapidato. Nella migliore delle ipotesi.

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