Domani nella battaglia pensa a me

domani nella battaglia pensa a meUn cavaliere che s’inchina; un sospiro nella curvatura della schiena, la cassa toracica compressa fra le piastre dell’armatura. Potresti tagliargli la testa: ti sta offrendo il collo. “Domani nella battaglia pensa a me”. Pensai a una risposta che desse senso all’immagine: “Si, la mia vita è tua”. Un libro tanto adulto da essere creduto inarrivabile per chi ero nel 1994; unii parole e immagine, creando qualcosa che non esisteva, una storia che non potevo capire. Per anni il suo ricordo ha resistito, finendo poi col perdersi. Quindi è arrivata lei – cui devo già tante scoperte e riscoperte -, a ricordarmi della sua esistenza: ho accantonato due Cioran e un Camus (un meraviglioso Camus), solo ed esclusivamente per quel libro ritrovato.

“Riccardo, tua moglie, la sventurata Anna, tua moglie, che non ha mai dormito un’ora tranquilla con te, riempia ora il tuo sonno di turbamenti. Domani nella battaglia pensa a me, e cada la tua spada senza filo: dispera e muori”

Riccardo III, Atto V, scena III.

“Domani nella battaglia pensa a me” (1994) di Javier Marias non è facile e, ne convengo, nemmeno da viaggio. Va letto certi di due cose: alcune parti le dovrete rileggere, altre le vorrete rileggere. Denso e tortuoso, talvolta volutamente ripetitivo, non è mai stato niente di quello che avevo pensato. Il cavaliere non si rassegna alla propria dama prima di andare a combattere, ma s’inchina alle spalle di un Cristo risorto. Si tratta di un particolare pressoché trascurabile della ricca macchina d’altare di Isenheim, di Matthias Grunevald. Se i grafici non lo avessero scelto, io non l’avrei mai saputo apprezzare. L’avrei perso fra tante immagini nei libri d’arte o nei musei. Le parole del titolo non sono un pegno, ma una maledizione, lanciata dallo spettro della regina Anna contro il marito Riccardo III. Sono parole di Shakespeare. Se Marias – da anglista qual è – non avesse scelto quelle parole, anche qualora avessi letto il Riccardo III, quelle stesse parole non avrebbero avuto su di me la stessa fascinazione. Curiosamente, mi sono ingannata fantasticando su un libro che di questo tratta: dell’inganno.

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Polittico, olio su tavola datato 1512-1516, ha più modalità di disposizione nell’apertura. Un’opera triplice, commissionata dall’abate degli antoniani di Isenheim, Guido Guersi, serviva da aiuto per la meditazione e la preghiera dei monaci e dei malati ivi presenti. Oggi è custodita al Musée d’Unterlinden di Colmar.

“Domani nella battaglia pensa a me” non parla d’amore, ma di inganno (benché le due cose a volte coincidano), delle scelte e di quanto conosciamo delle nostre vite o di quelle altrui. Se quello che vi interessa è una trama variegata, lasciate perdere; la storia è una delle poche cose semplici di questo libro. Victor è a cena da Marta per una serata galante; lei è sposata con Eduardo e ha un figlio, Eugenio. La serata non fa in tempo a concludersi: Marta ha un malore e muore fra le braccia di Victor. Una volta uscito dalla casa, l’uomo osserva gli sviluppi della vicenda da una certa distanza, quindi inizia a conoscere i membri della famiglia della donna, scoprendo segreti di cui lei stessa non era a conoscenza. La morte della donna è solo un innesco, intorno a essa si sviluppa un flusso di pensiero che diventa un viaggio di analisi del comportamento umano, più o meno inconscio. Marta si fa spettro come Anna nel Riccardo III: c’è chi non la lascia andare e parla di lei al presente, chi non riesce a dimenticarla e chi la idealizza, come spesso facciamo con chi non c’è più. Il tempo del romanzo oscilla fra dilatazione e restringimento; un particolare può dare adito a lunghe digressioni, approfondimenti di stati d’animo, descrizioni minuziose di abitudini, demolizione sistematica di consuetudini. Non c’è più tradizione né rito per trattenere il tempo: si può sezionare una parola o una sensazione fino a privarla di tutto del suo potere, con una sincerità che sa essere brutale. Questo è tanto più doloroso quanto si va a spogliare di significati accessori i concetti più scomodi, come la morte o il ricordo.

“Questo non mi consola, Juanillo, sapere che le cose stanno così, che niente si può misurare – gli rispose l’Unico […] – E’ come se mi dicessi in occasione della morte di un amico: “Beh, in fin dei conti le cose vanno così, tutti quanti muoiono”, questo non mi consolerebbe. Non per questo è intollerabile che muoiano gli amici, è intollerabile che muoiano.  Tu hai perduto poco tempo fa una figlia, e perdonami che te lo ricordi, e sapere che le cose vanno così non ti deve essere servito molto né deve averti dato sollievo. […] E’ intollerabile che le persone che conosciamo si trasformino in passato”

“Non dovete chiedermi perdono, signore. Io me ne ricordo tutto il tempo, voi non mi avete ricordato niente. La cosa più intollerabile è che si trasformi in passato chi si ricorda come futuro. Ma l’unica soluzione a quel che dite, signore, è che tutto finisca e non rimanga più nulla.”

“Non mi sembra una cattiva soluzione, a volte. – rispose il Solo […].

Il messaggio, non è così distruttivo, siamo pur sempre agli estremi di un pensiero, ma una cosa è certa e quasi banale: è imperativo lasciare che il tempo faccia il suo corso e accettare che tutto possa cambiare, persino noi. Non tanto abbandonare il ricordo, quanto renderlo proprio, sempre consapevoli del fatto che si tratta di una nostra versione dei fatti. Non possiamo né dobbiamo fermare niente. Non si tratta di essere insensibili, ma di amare abbastanza noi stessi da non annientarci con le nostre stesse elucubrazioni… e dirci la verità. Come scrive Marias nel suo epilogo:

“Vivere nell’inganno è facile ed è la nostra condizione naturale, e in realtà questo non dovrebbe dolerci poi tanto”. Si ricorda che tutti viviamo, in maniera parziale ma permanente, subendo l’inganno o praticandolo, raccontando soltanto una parte, nascondendo un’altra parte e mai le stesse parti alle diverse persone. […] E quando scopriamo che qualcosa non era come l’abbiamo vissuto – un amore o un’amicizia, una situazione politica o un’aspettativa comune e addirittura nazionale – ci si presenta nella vita reale quel dilemma che può tormentarci così tanto e che in grande misura è il terreno della finzione: non sappiamo più com’è stato per davvero ciò che ci sembrava certo, non sappiamo più come abbiamo vissuto ciò che abbiamo vissuto, se è stato quello che abbiamo creduto fino a quanto siamo stati ingannati o se dobbiamo gettare tutto quanto nel sacco senza fondo dell’immaginario e tentare di ricostruire i nostri passi alla luce della rivelazione presente e del disinganno. […] L’inganno e la sua scoperta ci fanno vedere che il passato è instabile e malsicuro, che neppure ciò che in esso sembra ormai fermo e assodato lo è per una volta e non per sempre, che ciò che è stato è composto anche da ciò che non è stato, e che ciò che non è stato può ancora essere.

Il passato non è perfetto, non c’è mai stata nessuna età dell’oro da rimpiangere. Quando ho scelto la facoltà di Storia è stato nel segno del rifiuto di una cultura sin troppo occupata della sua autoconservazione. Singole persone che votano la propria vita a grandi o piccole personalità. Studiano la lingua o lo stile di questo o dell’altro scrittore; grandi menti, ma perennemente con lo sguardo sul passato. Tuttavia, anche nella contemporaneità continua a prevalere la ritualità e la tentazione di fermare il tempo, di acquisire sicurezze imprescindibili, di manipolare il ricordo per renderlo più stabile. C’è sempre questo fantasma che risale dai nostri ricordi e che ci impedisce di vivere, che tiene aperti i cicli e non ci fa mai tirare le somme per andare avanti. Così come nella vita spesso non rinunciamo a essere quello che siamo stati, anche se non lo siamo più da molto tempo.

Qualche tempo fa riposi alle domande di Alessandra in cui mi chiedeva quali fossero i romanzi da consigliare assolutamente: se (ancora questo “se”) mi avesse posto oggi questa stessa domanda, considererei senza alcun dubbio questo “Domani nella battaglia pensa a me”. Questo è uno di quei libri che non andrebbero letti una sola volta – se si vuole, come Mattatoio n°5 di Vonnegut o Brave new world di Aldous Huxley. Confesso: l’ho letto più in fretta di quanto meriti e sono assolutamente certa di essermi persa qualcosa per strada. Magari fra qualche tempo, lo riprenderò. Ora voglio recuperare Il mito di Sisifo, mi dispiace di averlo messo in disparte, ma l’ho fatto per un buon motivo: questo libro verboso, popolato da spettri e maledizioni, è l’abisso che porto dentro.

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69 pensieri su “Domani nella battaglia pensa a me

  1. sherazade ha detto:

    MI sposto dallo smart (maledetto sempre allertato) ed io curiosa di leggerti tutta di un fiato e quindi dico solo che di un fiato ho letto e che hai centrato, quel che ti dissi, un libro da leggere da ‘adulti’ non per una difficoltà di analisi che pure c’è ma per potergli aggancire un vissuto.

    Hai ragione, il libro è semplice nella sua struttura ma mette in campo un tema importante, imprescindibile della vita si ognuno di noi:

    ” ….Si ricorda che tutti viviamo, in maniera parziale ma permanente, subendo l’inganno o praticandolo, raccontando soltanto una parte, nascondendo un’altra parte e mai le stesse parti alle diverse persone.[…] E quando scopriamo che qualcosa non era come l’abbiamo vissuto ”

    E questo ‘inganno’ tuttavia puo’ semplicemente tradursi (senza inganno) in una difficoltà di comunicazione, nella mancanza di tempo per aprirsi. Questo accade a Marta che torna a prendere forma attraverso il bisogno di Victor di capire.

    C’è il pensiero del dopo che mi ha coinvolta. Di me dopo, di quei piccoli inganni o indizi mal interpretati che potrebbero intaccare il ricordo nel senso tragico del titolo dal Riccardo III: ” e cada la tua spada senza filo: dispera e muori”

    sheramadoporitorno

    • Francesca ha detto:

      Il tempo, si, può improvvisamente mancare… tutto passa, non abbiamo fatto in tempo. Sembra strano, ma va vissuto per capirlo. Sembra sempre di avere tutto il tempo del mondo, eppure… Una volta che lei non c’è più, rimane il vuoto, colmato da ricordi spesso sbagliati e… oggetti che non saranno più usati. Gli avanzi della sera prima e lo spazzolino da denti. Come colmare questo vuoto? sempre che si possa colmare. Mi vien da pensare alla parte su Celia/Victoria… non gli è bastato il contatto per capire se fosse lei, parlarle, sentire il suo odore. Non ha potuto, anche con una “controparte” relativamente recente e conosciuta a lungo, sua moglie. Per Marta, totalmente sconosciuta, è stato ancora più difficile tornare al “prima”. Victor riesce quasi a ridarle un volto, pur con tutta la sua imprecisione, ma per arrivare a lei deve ricostruire tutto l’universo che le ruotava intorno. Uno sforzo enorme nel dirimere la matassa di incomprensioni e incompletezza, menzogne e false convinzioni.
      Ah, descrivere questo libro per me è ancora tanto difficile, mi ha letteralmente sopraffatto 🙂

        • Francesca ha detto:

          …poi può capitare che chi ci capisce di più è proprio un estraneo o quella persona che conosciamo da poco, ma cui potremmo dire tutto. Una persona priva delle scorie del nostro passato, più disposta a vederci per come siamo.

          ps. buona cena 🙂

    • Francesca ha detto:

      Davvero, quando ci vuole ci vuole… Shera è proprio di grande ispirazione, mi ha fatto riscoprire pure qualcosa che avevo dimenticato… e ora m’ha consigliato Günter Grass.. come faccio a non seguire il consiglio?

      ps. la prossima recensione la dedico a te, perché quello era un tuo di consiglio, molto ben accetto 🙂 “it’s taco time!”

  2. stravagaria ha detto:

    Ma sai che lo lessi anni e anni fa e ne conservo il ricordo di una certa fatica? Probabilmente potrei tentare una rilettura. Vero è che i libri che ci colpiscono favorevolmente a volte hanno dalla loro una fortunata congiuntura astrale e, come dire, capitano nella nostra vita al momento giusto.

    • Francesca ha detto:

      Questo libro è di lettura molto faticosa, vuoi per lo stile, con questi periodi molto lunghi, vuoi per i concetti che esprime, non sempre esposti in modo piano e diretto, ma plasmati gradualmente, molto gradualmente. A volte l’autore ti prende per mano, a volte no. Pensa, volevo scrivere per questo libro un diario di lettura, proprio per evidenziare come sia stato dissestato il cammino verso l’ultima pagina. Che poi… l’ho divorato con sin troppa impazienza; alcune parti dovrei rileggerle meglio. Ti dirò, avessi avuto questo libro tra le mani una decina di anni fa non avrei avuto i mezzi – e nemmeno la pazienza – per leggerlo… E’ veramente arrivato al momento giusto, anche se ha fatto capolino molto tempo prima.
      E’ di nuovo nella libreria, con il suo segnalibro alla prima pagina. Presto lo riprenderò con la dovuta calma.

  3. Nicola Losito ha detto:

    Sempre molto approfondite le tue recensioni. Trasuda la tua passione per questo libro che, nelle condizioni di stanchezza mentale e fisica del momento, oggi io non potrei affrontare. Comunque me lo segno in agenda e salvo questo link.
    Un caro saluto.
    Nicola

    • Francesca ha detto:

      Ciao Nicola! questo libro è semplicemente meraviglioso, ma mi rendo conto anche di quanto sia difficile – a volte anche dispersivo. Affrontalo pure a mente più serena, e poi fammi sapere che ne pensi, nel caso 🙂

  4. sherazade ha detto:

    comincio a indispettirmi….
    grrrrrrrrrrr
    e ti sciolgo contro la cana feroce, magari più tardi perchè ora se la dorme sospirando di tanto in tanto come una pupetta.
    Io meno tesa ma
    sherahhhhlassatemeperdemordoenondormo 😦

  5. fariv66 ha detto:

    L’ho preso in mano tante volte quell libro, un po’ per l’immagine, un po’ per il titolo. Non l’ho mai comprato per leggerlo. Mi stai facendo venire voglia.
    Ciao

    • Francesca ha detto:

      Succede 😀 ce ne sono alcuni meno visitati di altri, alcuni andrebbero riscritti da capo (tipo quello su Mary Bell, è una storia interessante e non l’ho mai sviluppata a dovere) e altri come questo sono degli spazietti lasciati a sé. E fa sempre molto piacere che vengano ritrovati da chi ci tiene a trovarli.

      • gianni ha detto:

        Certo.
        Piuttosto che riscriverli però dovresti pubblicarne aggiornamenti… una specie di versione 2.0 per intenderci, anche per vedere come si è evoluto il tuo pensiero su un certo argomento, in base all’esperienza.

        • Francesca ha detto:

          Vero, anche perché è interessante proprio quell’evoluzione. Sto – ancora – riscrivendo Una tomba per le lucciole e vorrei sottolineare proprio questo sviluppo. Devo confessare che la cosa mi è sfuggita leggermente di mano e sembra una tesina triennale. Per essere finito è finito, ma è in fase di revisione. Spero di farcela entro la settimana 😀 sono fiduciosa

            • Francesca ha detto:

              Certo che è un gioco, ma a volte il mio perfezionismo può essere deleterio, e se ci metti anche che il caldo mi fa scrivere una riga in un’ora di tempo… Non esagererò con lo sforzo 😀 cercherò di limitarmi!

              • gianni ha detto:

                eheh sul caldo ti capisco. Sotto i 25° scrivo 20 pagine al giorno (non necessariamente sensate) sopra e fino a 30 scrivo 10 righe al giorno, oltre i 30 non esiste, non faccio niente.

                • Francesca ha detto:

                  Uguale. Sarà che sono una Stark in fondo, perché amo il freddo e aspetto che arrivi l’inverno… Insomma, la testa col caldo non c’è e la sera il calo delle temperature non da l’effetto sperato, perché sono fiaccata da una giornata di caldo.

                  • gianni ha detto:

                    Eh, no no io aborro la mentalità Stark, troppo retta e comunque sciocca. Si gioca alla guerra (o al Game of Throne) SOLO se si conoscono le regole, anche quelle sporche e gli Stark (che infatti muoiono come mosche) non le sanno!

                    • Francesca ha detto:

                      In fondo sono degli idealisti, è vero. Forse è per quello che mi attirano, sono quello che dovrei cambiare di me, che sono un’ingenua a dirla tutta. Vorrebbero loro che il mondo andasse come dicono loro, ma fanno i classici conti senza l’oste. Identificarmi con gli Stark significa muovere una critica a una parte di me. Se dovessi trovare una casata più adatta a me, sinceramente non saprei a quale fare riferimento.

          • gianni ha detto:

            Ps.: Consiglio di guardare un paio di volte Totoro, per fare pari con la botta di tristezza di Una tomba per le lucciole. Così… tanto per risollevare il morale.

  6. unrequiredthoughts ha detto:

    Ciao! Bellissima questa tua recensione! In un pezzo che sto scrivendo per il mio blog parlo anche di questo libro e stavo pensando di rimandare alla tua recensione per una visione più accurata. Spero non ti dispiaccia. 🙂

    • Francesca ha detto:

      Ciao a te e figurati, non posso che esserne felice, mi fa piacere che tu abbia apprezzato la mia recensione. E ora ovviamente sono curiosa di leggere i tuoi pensieri su questo libro 🙂

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