David Garrett Charlotte

“Il violinista del diavolo”, (2013)

Niccolò Paganini e il cinema: un rapporto complesso, al limite del distruttivo. Klaus Kinski ci ha messo del suo con lo pseudo-autobiografico Paganini; c’è gente che si vergogna di averlo visto. Su Tersite ho già affrontato il capitolo Luigi Cozzi e il suo pregevolissimo Paganini Horror, capolavoro del trash cinematografico. Entrambe pellicole del 1989, conclusioni di due fulgide (?!) carriere. Paganini, forse hai sofferto abbastanza. Il cinema è in debito con te, un debito che un solo uomo può provare a compensare: David Garrett. E qui sono assolutamente seria: ne approfitto per ringraziare Sherazade, che mi ha fatto conoscere lui e questo film, “Il violinista del diavolo” (2013) di Bernard Rose. Ce l’avrà fatta, David? Giudicate voi.

Nel giro di poco, insomma, sono passata da questa roba qua…

paganini horror luigi cozzi

…a lui.

David Garrett Paganini

Paganini

Il violinista Niccolò Paganini, prima di dedicarsi giustamente alle denunce per maltrattamento cinematografico

Era piuttosto ovvio che non conoscessi David Garrett; per sapere chi fosse, sarei dovuta essere aggiornata e al passo con i tempi. Peccato non esserlo mai stata. Trovo questo violinista a dir poco esaltante: parere puramente soggettivo. Non vi fidate di me, ho studiato violino per nemmeno due anni e sono tutto tranne che un’esperta. Un’appassionata, quello si. Ha una grande presenza scenica e ricorda la figura del Paganini originale; quando suona, poi, dimostra di possedere un carisma tutto particolare. Non può dirsi altrettanto incisivo nelle parti recitate, ma d’altra parte non è nemmeno il suo mestiere.

Il migliore omaggio a Paganini, sempre grazie a Garrett, è la quasi assoluta mancanza di vaccate che tanto minano la credibilità del girato. David Garrett il violino lo suona. Eccome, se lo suona. Basta con bambine inespressive che suonano, archetto senza pece e perennemente alla tastiera, melodie immonde che non corrispondono allo spartito che hanno di fronte. Vero Cozzi? Hexentanz? Eh? Almeno uno straccio di brano di Paganini in playback potevi mettercelo. Niente più scene di violenza insensata, in cui la sgallettata di turno accorda un violino girando a caso i piroli, col rischio di beccarsi il cantino dritto in un occhio. Tira e tira, le corde si spezzano, allora si che la cosa si farebbe splatter. Ne “Il violinista del diavolo” nessun violino è oggetto di maltrattamento, cosa che non si può dire né per Cozzi né per Kinski.

cast

Parte del cast, da sinistra John Watson (C. McKay), Charlottte Watson (A. Deck), Paganini (D. Garrett), Elisabeth Wells (Veronica Ferres) e Urbani (Jared Harris).

La punta di diamante di questo film è David Garrett; senza di lui, “Il violinista del diavolo” sarebbe stato un film come un altro. Il cast è formato da professionisti solidi, in cui spicca un “demoniaco” Jared Harris. La trama non ha pressoché nessuna aderenza con la vita del vero Paganini, per quanto riguarda gli eventi; il “personaggio” Paganini, quello c’è tutto. Difatti, qui non c’è la vita di Paganini, ma la sua leggenda; nel film stesso è la sua fama a precederlo. Si diceva che potesse suonare un intero pezzo su una sola corda. David Garrett lo fa: un breve virtuosismo, tutto sulla corda di sol.

La trama è molto semplice. Niccolò Paganini (David Garrett), talentuoso sin da bambino, ha un faticoso inizio carriera. Un giorno viene avvicinato da un uomo dal cappello altissimo, tale Urbani (Jared Harris), che gli offre il mondo ai piedi, in cambio dell’anima. Oh, nessun cellulare, nessuna valigetta con combinazione 666… tutto molto semplice, nemmeno un foglio da firmare col sangue. Non pensavo fosse possibile. Tornando a noi… Niccolò guadagna somme altissime e vive in un bellissimo appartamento, cambia un’amante a notte e dilapida tutto in gioco d’azzardo. Debutta a Londra, dove diventa una leggenda e fa anche in tempo a innamorarsi di Charlotte (Andrea Deck), una talentuosa cantante d’opera. La sera del debutto è devastante. Entra dal fondo della sala (in un climax di attesa breve ma efficace), suonando il Capriccio 24, l’orchestra improvvisamente zittita dalla sua apparizione. Alcune spettatrici lo riconoscono ed è come essere a un concerto dei Beatles. E la cosa bella è che era veramente così. Paganini era già a suo tempo una rockstar. David Garrett, non a caso, lo ha definito il Jimi Hendrix del violino.

David Garrett

il violinista del diavolo“Il violinista del diavolo” non rimarrà negli annali, ma è a suo modo interessante. Da vedere. Godibile (due orette che passano come niente), ben fatto, emozionante, onesto. Quando David/Niccolò entra nel teatro suonando il capriccio, sa emozionare. Il Capriccio 24 sa entrare nelle ossa a cose normali. Garrett non fa che agevolare la cosa, mostra tutto il trasporto di chi suona uno strumento a prescindere da tutto, tecnica, cassa armonica, archetto… E le mani. Mani bellissime. Non ci vuole molto per affascinare; non servono effetti speciali. Curiosamente poi, questo violinista del diavolo è sin troppo angelico. Il Niccolò Paganini di Garrett ha gli occhi malinconici e limpidi, un sorriso appena accennato. Pare che in realtà non abbia mai venduto la sua anima e chissà, magari è andata proprio così.

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30 pensieri su ““Il violinista del diavolo”, (2013)

  1. sherazade ha detto:

    come non contravvenire alle regole di buona creanza, appartarmi e accusare il colpo.
    Rispetto al ‘mio’ Paganini sta di fatto che cmq resta un film godibile ma non spendibile e del quale potrebbe non restare traccia, insomma come quando giochi a poker qualcuno alza la posta e tu rilanci.
    Al tuo Paganini horror io ho contrapposto appunto il mio di cui diversamente non avrei parlato.
    David Garrett lo ‘frequento’ direi da sempre per questo suo grande talento di violinsta bambino prodigio e dei suoi successivi esperimenti, riuscitissimi di contaminazione tra rock e blues. Non è certo, nè l’unico nè il primo ma quanto più si abbassa il livello culturale quanto più l’attrazione deve essere suadente, anche un po’ ruffiana.
    Paganini. Quando si tocca una leggenda tutto diventa plausibile e il film di Bernard Rose (il mio!) si avvale di questo interprete che, insomma, il violino è il suo mestiere. Tu dici la sua espressione spaesata. Io penso che faccia parte dello sgomento che prende un attimo dopo aver siglato lo scellerato patto. E’ lo smarrimento che arriva anche a Dorian Gray quando si rende conto che l’apice non tocca il cielo ma è prodromo della devastazione morale. ops ma che azzz sto addì?

    Tra fulmini e saette luce che va e che non ritorna chissà se tornerò io

    sheravogliadicasamiaunacuccettaperduebacitersibuonapasqua 🙂

    ps non rileggo.

    • Francesca ha detto:

      …secondo me questo è un film sottovalutato e a torto… ha più livelli di lettura, ma è talmente sottile e accennato, senza grida né sbraiti che pare passare e non tornare… E invece una scia la lascia, eccome. C’è la solitudine e la bellezza del talento… c’è l’arte… vera, non imitata. Devo ammetterlo, m’ha emozionato e non m’è sembrato troppo permissivo nei confronti di un pubblico più ampio. Benissimo che tu me ne abbia parlato 🙂 è un film che consiglierei assolutamente
      …e io quegli occhi e quella espressione me la sogno la notte… che poi, visto che David ha già affermato di non voler più recitare, mi accontento dei brani di musica sparsi per youtube. E ha sempre quegli occhi angelici, l’espressione concentrata e assorta. Ce ne fossero, di artisti come lui. Sembra anche un ragazzo con la testa a posto, per nulla “montato”. Vabbé l’ora è tarda, sto sragionando a modo mio, per cui mi accodo e anche io non rileggerò.

      Buona pasqua! io mi sto mangiando già mezzo uovo, evvai :mrgreen:

  2. sherazade ha detto:

    ps ma David sia…. meglio tacere e cmq l’ultimo fotogramma delle sue mani. E a dirla tutta i capelli scuri fanno contrasto con la sua espressione indifesa. Sorvoliamo

  3. lupokatttivo ha detto:

    Lo sai che io voto Cozzi vero??? 😀 😀 la rece pero’ devo ammettere che invoglia…sta a vedere che poi vedo e cambio schieramento…. te li faccio qui gli auguri di buona pasqua? Buona pasqua 🙂

    • Francesca ha detto:

      😀 😀 Cozzi è arte a modo suo, si possono amare indistintamente i due modi di girare… Tu vedi questo film e poi torna a gioire con Cozzi, che è professionista nel suo campo, anche se maltratta i violini e a volte anche le retine con inquadrature e filtri sperimentali 😉
      Buona pasqua anche a te!

  4. sherazade ha detto:

    ma che omacci che bazzicano questo blog 😦
    certo che l’invidia è grande e voglio vedere io le zampe der sor lupetto e dello scrivano crimson. Mah

    sherapanciapienalacrimedicoccodrillopiovemenofafreddo

    stasera War horse di spielberg si piange dal vivo ma di gusto. baci

    • Francesca ha detto:

      …certo David è uomo che mette soggezione, li capisco 🙂 Luigi Cozzi è molto più familiare… molto meno affascinante…

      ps. ieri sera filmaccio tremendo al cinema… poi saprò dire…

  5. gianni ha detto:

    …Che dire, provemolo e ti saprò dire… Nel frattempo l’altro Paganini è roba da divano molta birra e pizza fredda, ma questo già lo sappiamo ed ha il pregio di azzittire a suon di punte lame e sbuzzamenti vari “ottime” attrici! 😀

  6. gianni ha detto:

    Riprendo questo ottimo articolo per domandare : cosa è splatter e fino a dove spingersi? Tra una pausa riflessiva e l’altra, mentre porto avanti sin troppi progetti cercando di andare oltre il 100% delle forze e delle cose che scrivo (e leggo) domando a te: cosa è splatter?
    Mi dirai, perché lo scrivi qui? Perché volevo fare una cosa a metà tra questo Paganini, il fantasma dell’opera e l’altro Paganini! Senza donnine urlanti o trame insulse o trovate ingenue (il mitico violino a serramanico).
    Fino a che punto il puro horror è apprezzabile? Dexter per me è anche troppo, per esempio, peché è morboso, come è morboso il Medici E.R. delle ultime serie… Mentre Profondo rosso è divertente, anche se sanguinario. L’epica classica è terribile Ettore viene trascinato intorno alle mura di Troia e altre ancora (l’Iliade di Omero è piena di organi lesi) … Eppure è diverso… E semplicemente bella.
    Splatter è anche il nostro amico Freddy in Nightmare, ma lì fa quasi ridere…
    Tu che ne pensi? Lo splatter fino a che punto è godibile?
    Ah sposta pure (o cancella) questo messaggio se ti sembra fuori contesto.

    • Francesca ha detto:

      La domanda è molto interessante e per questo motivo mi prenderò tempo, anche perché sto scrivendo una cosa che mi sta togliendo anni di vita e non vedo l’ora di finire 😀 merita una risposta ben articolata e già ci sto pensando su. Al massimo cancellerò questa mia risposta e la sostituirò con qualcosa di meglio, sennò potrebbe venirci fuori anche un post. A giorni anche, cercherò di fare in fretta (con i miei tempi forse meno di un mese o poco più di un decennio), che poi voglio informarmi bene sull’argomento 🙂

      Bello che mi dai sempre questi spunti, grazie 😀

        • Francesca ha detto:

          Ok, visto che non ho trovato modo – nel breve/medio termine – di trovare qualcosa di più ampio da abbinare a eventuale riflessione, scriverò qua il mio trattato. Non ho idea di quanto scriverò, ma concisa non lo sono mai stata. Mi sono guardata qualcosa sullo splatter a livello “culturale” (wikipedia, assolutamente pizza e fichi) e la cosa che mi ha colpito di più è stato forse il concetto secondo cui lo splatter sarebbe un modo per contrastare la visione tipicamente anni ’80 di un corpo umano massimo punto d’ambizione, bello, perfetto, fonte di soddisfazione in qualsiasi senso tu lo voglia intendere. Lo splatter è il contrario dell’esaltazione del corporeo attraverso la dimostrazione della sua fragilità, ma non solo, penso anche all’aspetto psicologico, che metti bene in luce a partire dal riferimento all’Iliade. La gloria del corpo integro contro l’umiliazione che passa attraverso la visione di un corpo straziato; da un lato Achille che umilia Ettore morto e Troia, dall’altro persino Tersite, brutto nel corpo e preso a scettrate in testa per aver alzato la voce. La scena di Achille e Ettore, forse, può essere bella perché al culmine di una epica lotta fra pari, mentre quella di Tersite… triste e grottesca, perché è evidente come sia impari… Questa è l’impressione che ho. Pensando a film come Nightmare, magari può suscitare un sorriso perché Freddy almeno apparentemente sembra inafferrabile, un incubo in cui c’è un’ovvia disparità fra ragazzini e un mostro dall’aldilà. Pensa a un film come A l’interieur: una donna caccia una donna incinta, potrebbe far paura perché sono due pari che se la possono giocare e se la giocano fino alla fine. Nessuno dei due film scade eccessivamente nel morboso, perché è evidente che siano due storie fatte per passare due ore divertendosi a beccarsi qualche spavento, ma sono d’accordo con te, non vedrei nello stesso modo un Dexter o E.R. o Grey’s anatomy in certe scene. Troppa attenzione ai particolari, tutto viene mostrato chirurgicamente (proprio) e senza lasciar pensare a chi guarda che sia una storia campata in aria. Il telone di plastica, il coltello, il sangue, la motivazione che spinge Dexter, la sua stessa storia, tutto concorre a rendere lo splatter “reale”, molto al limite col plausibile. E allora non so come considerarlo.
          Poi mi viene in mente a qualcosa tipo The passion e al ruolo del sangue nella storia di Cristo. Perché il livello di sangue è così diverso fra The passion e – mettiamo – Jesus Christ Superstar? Si tratta solo di violenza fine a se stessa, The passion? o vuole comunicare altro? I due film hanno visioni diverse, il primo non si pone domande circa la dottrina religiosa, il secondo non fa che porsi domande. E qui mi chiedo: che peso ha il sangue, la violenza, “lo splatter” nel tramandare un concetto? Si, perché il simbolo di una religione come il cattolicesimo è uno strumento di tortura, non posso dimenticarlo. Che ruolo ha la violenza nell’attirare l’attenzione? Sto cercando di scrivere qualcosa a proposito di un mondo in cui la chiesa cattolica non abbia attecchito e mi sto ponendo anche queste domande; la sfida è molto interessante. Lo splatter è anche questo, nella giusta modalità si imprime nella mente come poche altre cose. La sua potenziale capacità nel veicolare messaggi è altissima. Qui per la concezione della bellezza e della supremazia del corpo, qui per divertire e far torcere (non letteralmente) le budella, qui per soddisfare la celata morbosità che taluni hanno, qui per far continuare una memoria o una tradizione. Godibile, dipende da noi, da quello che vogliamo. La violenza e lo splatter comunque arrivano sempre, grazie all’impatto psicologico che possiedono. Nel mio caso, è godibile finché qualcuno non mi vuole convincere di qualcosa.

          Sti cavoli quanto ho scritto

          • gianni ha detto:

            Per ora commento con WOW! E poi aggiungo che non mi aspettavo di meno. Sappi che cercherò anche io di approfondire, soprattutto per via del mio lato oscuro, quello che uso quando scrivo cose tipo “Del ragno il veleno” dove alcuni personaggi sono per certi versi splatter e squilibrati (Donata) senza che lo diventi io, o che lo diventi il racconto e poi… E poi proverò a scrivere solo splatter. Perché in fondo è come avere (paragone assurdo, preparati) una moto sportiva, ottima in curva ed in frenata, ma tu lo sai, lo sai che alla fine proverai anche ad andare a tutta su di un’autostrada deserta. Lì non c’è bravura, tenuta di strada equilibrio, lì è solo gas spalancato. E quindi proverò a vedere cosa mi riesce fare, come se io fossi la moto, vedere se e quanti km/h si fanno.
            Grazie per la risposta e soprattutto per l’ottimo riferimento al Cristianesimo, al rispetto del corpo, e a tutti i cenni e gli approfondimenti che mi toccherà di fare, perché hai aperto un mondo.
            Ps.: di Dexter non ho mai capito la voglia (dei registi\sceneggiatori\Fox) di fare vedere tutto, ma proprio tutto, rumore incluso, espansione del sangue nel vetrino inclusa. Capisco, rende il personaggio matto da legare… ma il target? Chi è allora il target?

            • Francesca ha detto:

              Considerare il target è probabilmente la chiave di tutto. Scriveva Wallace che Lynch è bravissimo a entrare nella testa della gente (salvo non sapere che fare una volta dentro) e aveva ragione; a suo modo anche lui è splatter, solo che non fa a pezzi un corpo (anche se a volte succede magari), ma convinzioni e paradigmi attraverso immagini/parole/intrecci disturbanti. Il punto è che si tratta di fare a pezzi qualcosa e se non sgorga sangue sgorga inquietudine, e bisogna essere maestri nel farlo. Certo far sgorgare sangue è più semplice, ma l’obiettivo è lo stesso. Mostrare il sangue è il modo più diretto per sfondare le difese mentali, fa appello a strati profondissimi del subconscio.
              Prendi la Passione di Gibson, fa impressione, come lo doveva fare per un cattolico di mille anni fa vedere un dipinto con sangue o una statua particolarmente spaventosa; tutto questo viene associato a una divinità che muore per i nostri peccati e la sua sofferenza passa attraverso il sangue… tutto passa attraverso il sangue e la violenza. Pensa solo alla violenza che si autoinfliggevano religiosi di tutti i tempi. Non sarà in un cinema (ok, m’è venuta in mente La novizia indemoniata ma lasciamo perdere), ma in un certo senso è splatter, mira sempre a utilizzare la violenza per dimostrare qualcosa, verso se stessi o verso colui che si è sacrificato sulla croce. Senso di colpa, paura. Questo significa saper entrare nella testa della gente passando dallo stomaco. Il target si capisce, in questo caso.
              Mi chiedo anche io chi sia il target di un personaggio come Dexter e per capire le cose come stanno dovrei rivederlo, le sue motivazioni possono dare un’idea delle persone cui può essere rivolto. Rassicurare sul fatto che un vendicatore sadico ma giusto veglia su di noi? Aprire uno spiraglio su un anti-eroe dalla vita altrimenti segreta? Curiosità, dunque? Fare leva sulla voglia di vendetta? Farebbe lo stesso effetto ambientare una serie su uno degli omicidi mediaticamente interessanti accaduti in Italia negli ultimi anni? Banalmente, la gente sa anche fermarsi in autostrada per vedere chi è morto nell’incidente. Conosco qualcuno che ogni volta che sente un’ambulanza vuole sapere chi cavolo c’è dentro, è allucinante. Sofferenza, dolore, violenza, sangue, attirano e parecchio. Sul perché, ci devo lavorare ulteriormente.
              E se scrivi di questo fai benissimo a sperimentare, anzi, sono curiosa di leggerti. Personalmente mi sono decisa solo ora a scrivere qualcosa sul rapporto amaro che ho con la religione cattolica… se ho aspettato tanto è perché ho sempre avuto il terrore di suscitare reazioni scomposte.

  7. gianni ha detto:

    E consiglierei: Tutti i colori del buio, film del ’72, che … non dico nulla. Certe cose forse sono quasi “tenere” e certi effetti, un po’ da scherzo comprato in cartoleria, ma alla fine, … Divertente.

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