Anche Paganini nel suo piccolo s’incazza: Paganini Horror (1989)

locandina di Paganini Horror (1989)Luigi Cozzi. Chi lo conosce, sa. Non ci sarebbe da aggiungere altro. “Paganini Horror” (1989) è il suo film di fine carriera; “Il gatto nero” , (1989), di fatto, rimane inedito in Italia. La produzione non crede nel progetto di Cozzi e il budget sarà progressivamente ridotto. Un male? non del tutto. Effetti speciali elementari, recitazione dozzinale, sceneggiatura al limite con l’incomprensibile: Paganini Horror è tuttora uno dei pilastri del trash italiano. Oltre a essere uno scioccante documento sul maltrattamento dei violini.

La piccola violinista. Una bambina mantellina-dotata (Giada Cozzi) vaga per Venezia, custodia del violino alla mano; è appena uscita da lezione e sta rientrando a casa in gondola. Qui si esercita ancora, suonando “Le streghe” di Nicolò Paganini [e male… non solo la musichetta non è quel pezzo, ma viene suonato con l’archetto a metà tastiera circa, agitato alla bell’e meglio. Un minimo di realismo ce lo vogliamo mettere o no? Tanto è la figlia di Cozzi, può fare il cavolo che le pare, mica la licenziano] Finito lo scempio, l’inespressiva bambina raggiunge la mamma, che si rilassa facendo un bagno; con la voce distorta da un effetto eco – giustamente non usato per il suono del violino, ma chissenefrega – la donna ricorda alla tenera violinista che un giorno diventerà

“una grande musicista, come è stato tuo padre.”

Ecco Barbie Mortesecca in tutto il suo splendore

Ecco Barbie Mortesecca in tutto il suo secchissimo splendore

La bambina la guarda con malcelata commiserazione: “Povera bischera – penserà – Da grande voglio fare il saldatore e conoscere la nobile arte della brasatura!”. Non trova dunque di meglio da fare che friggere l’ambiziosa genitrice con un phon acceso. Ora, la bambola preferita di tua figlia è Barbie Mortesecca:  qualche vago dubbio sulle mie doti genitoriali ce l’avrei. Che ci sia qualcosa che non vada nell’educazione è lampante, se le permetti di giocare vicino a una vasca, con te dentro e con un phon attaccato alla corrente. Ma passiamo al presente.

Un gruppo in crisi d’ispirazione. Kate (Jasmine Main/Maimone, miss Roma nel 1983) è una cantante vessata sia dal demone della cattiva recitazione che da una perfida producer, Lavinia (Maria Cristina Mastrangeli), che non manca mai di rinfacciarle di sfornare una ciofega dopo l’altra. Discutono delle reciproche divergenze. Urlando. Cosa che faranno tutti per il resto del film. Uno dei tanti dialoghi fra Lavinia e Kate, ora posseduta dallo spirito di Gatto Silvestro:

L. “Sempre la solita roba. Niente, proprio niente di originale.”

K. “Mmh… lo sooo che è… è il violino! La fua è una funfione effenfiale!”

L. “No! Non è il violino! E’ tutto il pezzo che non funziona per niente! E’ banale, senza chance commerciali, io so riconoscere subito quando un pezzo è o no da hit parade”

K. […] “Io non poffo fcrivere ogni volta un pezzo da un milione di copie! Capito!”

L. “Ceeerto! Ma queste canzoni non ne venderebbero nemmeno mille di copie! Sono anonime, monotone, io non te le lascio incidere!”

K. “Ma io devo usfcire con un nuovo difco LaviGnia, ho là fuori migliaia di ammiratori, lo saaaai no!? […] Ma a me non viene in mente altro adeffo!!!!!”

Risolve il problema Daniel (Pascal Persiano, il… divo dei fotoromanzi!?), che incontra in una fabbrica abbandonata il demonio, sotto il nome di Mr. Pickett (Donald Pleasence). Si, quello. Non si sa come l’abbia contattato e manco lo voglio sapere, fatto sta che Daniel riceve una valigetta (dalla combinazione scontatissima) con uno spartito inedito di Nicolò Paganini. La melodia viene suonata in studio e successivamente massacrata per dare vita a un drammatico abominio dance anni ’80.

Paganini e la Casa del Sol. Il videoclip del suddetto abominio viene girato nella casa che fu di Paganini, la Casa del Sol, ora proprietà di Silvia (Daria Nicolodi). Il regista fa allestire un set con la cripta di Paganini: praticamente una bara di legno mezza sfondata, in mezzo a una stanza, proprio al centro di una X fatta di candele. No, nel caso dovesse atterrare un aereo. Geniale. Iniziano a suonare, Lavinia continua a implorare di fare in fretta perché non vuole spendere troppo e sforare il preventivo: un gran macello.

Paganini

Si questo sarebbe il fantasma di Paganini. Poraccio. Notare la custodia da contrabbasso con fornello a gas sottostante.

Ora, mettetevi nei panni di Paganini. Stavo tanto tranquillo, poi mi fanno entrare in casa delle sgallettate, una delle quali è Luana Ravegnini. Non solo suonano male, ma si permettono di adoperare il mio violino. Un violino, fra parentesi, che dire farlocco è dire poco: appesantito da una placcatura d’oro (quindi acustica favolosa) e da un coltello. A scatto. Che esce quasi da sotto la mentoniera. Ah, le corde sono state fatte con gli intestini della povera moglie di Paganini, tale Antonia. Si fa presto… ma come si fa nel caso se ne rompa una? Si va in un negozio apposta o bisogna ammazzare un’altra tizia? Lasciamo stare. Infine, probabilmente per la mancanza di fondi, il costumista ha pensato il celebre violinista come una via di mezzo fra Zorro e Liberace, con in più una maschera dorata. Una maschera con le rughe.

PaganiniRavegnini: prima a essere seccata. “Ma dov’è?”, si chiedono tutti. Lavinia non sa se è viva o morta, che già vuole depennarla dal libro paga. Dopo ore si rendono conto che c’è qualcosa che non va. Non prima di aver scoperto una “voragine” nel pavimento – voragine che poi si rivelerà profonda mezzo metro. Non prima che un tizio sia ridotto in cenere in circa mezzo secondo. Cosa fanno nel frattempo? Urlano. Urlano, per ore, in giro per la casa e fuori. E dopo ore di urla la voragine produce ultrasuoni che li fanno urlare ancora di più e Cozzi, che già ci ha deliziato con un drammatico filtro blu, decide di abusare delle inquadrature rotanti. Prima sugli attori (?!), poi a caso, fuori, sulla casa. Poi c’è lui, e tutto cambia.

…il fungo. O la muffa, non si capisce: la sceneggiatura è lacunosa a proposito. Le sgallettate superstiti hanno appena finito di urlare mentre Elena sta morendo ricoperta da un fungo/muffa.

Lavinia. “Questa specie di muffa io l’ho… già vista. E’ un fungo speciale, che cresceva solo nel ‘700, sul legno dei tronchi trasportati lungo certi fiumi dell’Europa del nord. Il legno che serviva per fare i violini più pregiati. I Guarn(i)eri, gli Stradivari…”

Kate “Già. Hai ragione. E’ per questo che quei violini avevano un suono… del tutto particolare… Ma io non credo che…”

Silvia “Che c’entra con quello che ha ucciso Elena! Che c’entra Lavinia!”

Lavinia “Non lo so. Capisco che può sembrare incredibile, ma il fungo è lo stesso, credetemi! L’ho visto ingrandito in alcuni documentari in tv.”

Non faremo in tempo a recuperare sanità mentale dopo questa marea di vaccate e nemmeno a riprenderci dalla recitazione urlata, perché Lavinia sarà presto seccata in una versione ultra-poraccissima di un muro invisibile visibilissimo che le si chiude intorno. Voglio ricordarle così, mentre continuano a urlare e cercare una soluzione, suonando per l’ennesima volta il pezzo di Paganini. Voglio ricordare Kate così, con il violino fotonico placcato oro, archetto alla mano, esclamare “E one-two, one-two-three!”, mento alla mentoniera, prima di suonare il pezzo senza spartito, senza errori e senza aver provato. E lasciamo stare come suona il violino in playback. Voglio ricordarla anche mentre Paganini la chiude in una custodia da contrabbasso (!?) per darle fuoco. Come darti torto, Niccolò. Come darti torto.

Il finale. Colpo di scena! Paganini imperversa da ore, finché non viene ucciso come un ebete dal primo raggio di luce del mattino, mentre sta suonando; scompare lasciando un mucchietto di cenere a forma di chiave di violino. Kate incontra fuori dalla villa Silvia e Mr. Pickett, i quali cercano di spiegarle che diamine sia successo, ma lei continua imperterrita a non capirci una mazza, come ormai da tradizione. Rinunciando infine a farle entrare una qualche morale in testa, aspetteranno nuove vittime per la Casa del Sol,

Silvia. “….Sol, come la nota cara a Paganini”

Fossi in Paganini, continuerei a incazzarmi e farei partire le denunce.

Ah, questo qui è Paganini (suonato da Y. Menuhin)

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36 pensieri su “Anche Paganini nel suo piccolo s’incazza: Paganini Horror (1989)

  1. sherazade ha detto:

    Tornerò comodamente, come mio solito.
    Ma a fine anno scorso io vidi un altro Paganini ovvero Il violinista del Diavolo con lo strabonissimo David Garrett.

    sherabuonasettimanatrapioggiaegrandineeee

  2. lupokatttivo ha detto:

    Ecoo vedi che sei un mito…cioe’ cozzi!!!! Cioe’ mi citi il maestro luigione, che mi ha regalto hercules e il suo seguito, luigione che ha donato starcrash all umanita’ …oh fra c’hai classe…anche perche’ paga horror non l ho visto ma adesso non ho piu scuse…devo trovarlo… Grandissima :mrgreen:

    • Francesca ha detto:

      Ahahaha grazie!! devi assolutamente vederlo, è l’apoteosi di tutto ciò che è trash e buono… se trovi gli amici giusti con questo film ti fai veramente le risate… Te pensa per ora è il primo di Cozzi che vedo, sono ancora in ricerca degli altri. Mi avevi già incuriosito, ma questo Paganini già mi anticipava che grande maestro del trash sia Luigi Cozzi… solo per le inquadrature rotanti… o il filtro notturno. Si guardalo, vedrai che ti riserverà grandi sorprese. Tiferai Paganini dall’inizio alla fine… te lo garantisco… Poi fammi sapere eh 😀

    • Francesca ha detto:

      E lo è… pessimo all’ennesima potenza! …e non sono riduttiva… Puoi passare oltre per adesso, di sicuro c’è di meglio, ma nel trash è un vero gioiello 🙂

    • Francesca ha detto:

      Ne sono felicissima 🙂 ma se non ti piace il genere… non lo guardare, hanno sanguinato gli occhi pure a me, ahahaha!! ma io sono abituata, ormai sono messa malissimo, non posso fare a meno del cinema trash

      • Alessandra ha detto:

        ahahaha… ma allora sei messa peggio di Tersite! 🙂 Comunque è sempre piacevole leggerti, davvero, e la cosa incredibile è che dimostri impegno e competenza anche nel trattare il genere trash… 🙂

  3. topometallo ha detto:

    ahahahahahah

    perdonatemi, madre, perché ho peccato, confesso che lo vidi…

    subito non avevo afferrato “posseduta da gatto Silvestro” ma lette le righe dopo hai rischiato di avermi sulla coscienza, non risucivo a riprendermi

    • Francesca ha detto:

      …si 🙂 non si capisce subito, ma poi la zeppola giunge prepotente, ahahaha!! questo film è un capolavoro… ogni volta che lo rivedo (lo confesso) sono lacrime di commozione…

    • Francesca ha detto:

      Ora… recitato è una parola grossa… diciamo che ha mosso la bocca e casualmente sono usciti dei suoni 😀 ma non è la parte peggiore di questo film. Devo darle il merito di non aver gridato per più di 2/3 del film come altre “attrici” (?!)… anche se è stata notevolmente agevolata dalla prematura scomparsa dalla sceneggiatura…

      • gianni ha detto:

        Ahah beh il film non l’ho visto ho solo guardato le img postate… Il dubbio sapesse recitare c’era in effetti. E poi se come hai detto tu urla solo quando deve urlare e cioè per la sua trista dipartita, già non è poco. Bello il violino a scatto… Neanche Q di 007!
        Da quanto hai scritto anche io starei con Paganini.

        • Francesca ha detto:

          Lei, poverina, infatti, inizia a urlare quando capisce di dover fare visita a Caronte… Le altre sembravano proprio spiritate 😀 dopo un po’ però ci si fa l’abitudine… E avere questa gente in casa rende Paganini una vittima, solo una vittima. Se ti capita di vedere questo film, tiferai sicuramente per lui…

  4. gianni ha detto:

    Me lo son guardato e devo dire, con enorme fatica… Che dire: tante braccia che per fortuna non sono andate all’agricoltura. Avremmo pesche terribili, patate immangiabili. Alla fine ti schieri col mostro, giocoforza… Anzi è fin troppo buono un po’ con tutti. La Ravegnini avevi ragione, in fondo recita come può con quel che può.
    Grazie ancora per la (epica) recensione

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