Bruno Bozzetto e l’anti-eroe: Minivip (1968)

Non è detto che un film d’animazione sia diretto a un pubblico molto giovane. Una tomba per le lucciole” (1988) dello Studio Ghibli è un meraviglioso esempio di come esista un cinema d’animazione diretto piuttosto a un pubblico maturo. Quello che potrebbe sembrare ovvio, in realtà non lo è; Bruno Bozzetto è stato una vittima eccellente dell’ignoranza che serpeggia attorno all’equazione animazione=bambini. “La famiglia Spaghetti” (2002), nato per portare in Italia il linguaggio proprio di una serie come “The Simpsons”, è stato trasmesso nel programma per bambini “Le favole del Fantabosco”. Non me ne vogliano Lupo Lucio e nemmeno Tonio Cartonio, ma la scelta è stata fallimentare: passata sotto silenzio, la serie non viene compresa da un pubblico inadatto e sarà così accantonata. 

MiniVip

“Vip – mio fratello superuomo” (1968) non è un film d’animazione per bambini; tuttavia, non fa niente per allontanarli, anzi. Bozzetto ha il grande pregio di saper parlare per immagini agli uni come agli altri, grazie a un linguaggio visivo e verbale piano, concreto e sintetico. Il bambino può non capire fino in fondo, ma rimane colpito dalle immagini particolarmente divertenti e significative, che arrivano dove non possono le parole. Procedendo su un piano più profondo, però, possiamo trovare ben altro oltre l’ironia. E per questo, una parola di spiegazione da parte di un adulto sarà utilissima.

Un lettino da psicologo. Un’equipe di psicologi. Un paziente che tenta di esporre il proprio problema ottenendo solo risposte preconfezionate. “Gelosia del fratello”, “Invidia”, “Tu odi tua madre!”, ma lui non la odia. Lui non odia nessuno, al massimo ha qualche remora circa se stesso. MiniVip è un antieroe che attraversa un percorso di crescita, ma non necessariamente per diventare un eroe. Lui non ha la stoffa dell’eroe e nemmeno vuole esserlo. Non è questo il suo desiderato lieto fine: lui vorrebbe solo stare tranquillo e non inseguire la felicità, ma la sua felicità. Una felicità piccola trovata nella propria accettazione, oltre la debolezza che affligge qualcuno che sa di essere nato con un destino insostenibile. Ma facciamo un passo indietro.

SupervipNasce tutto dalla storia di un’antica stirpe di eroi, di quelli che salvano le donzelle dai draghi. BaffoVip è l’ultimo erede di questa famiglia di eroi e porta avanti la sua sacra missione di tutela del genere umano. Ciascuna generazione ha un Vip che salva una supereroina e la sposa; hanno un figlio, pure lui Vip, pure lui supereroe, che perpetrerà il destino di famiglia. Il meccanismo però si incrina: BaffoVip salva una donna che di super ha solo il luogo dove lavora, un Supermarket. Si sposano e hanno due figli: SuperVip, somigliante al padre, e MiniVip. MiniVip è di bassa statura e le sue alette gli permettono al massimo di svolazzare. E’ miope, per cui niente supervista. Curiosamente, la sua particolarità è il saper brillare di luce propria nel buio. Quando hai le spalle troppo piccole per sostenere un destino troppo pesante, rischi di subire un esaurimento nervoso, cosa che succede a MiniVip. L’esito della visita psicologica è: riposo, possibilmente in crociera. Ci va. Si rilasserà ben poco, forse giusto il tempo di bere un margarita. Eppure si diverte: scatenatosi nelle danze, brilla e svolazza senza pensieri, finché non lo riconoscono e gli chiedono una dimostrazione dei propri superpoteri. MiniVip perde ogni gioia e smette di brillare, a maggior ragione quando si rende conto di non poter sopravvivere alla prova – vorrei vedere, mangiare un candelotto di dinamite come se nulla fosse. Finisce giustamente tutto in tragedia e il nostro non-eroe si getta in mare.

Happy Betty

Happy Betty

MiniVip finisce dunque su un’isola in compagnia di Lisa, una studentessa di antropologia che conduce un’indagine sulla stirpe dei Vip. L’isola ospita la base segreta di Happy Betty, padrona della catena di supermercati HB. E’ lei, il cattivo della situazione, con la sua vaga somiglianza con Mamma di Futurama. Simile fisicità (quando si mostra in pubblico Mamma è più corpulenta), stesso coiffeur, stessa tendenza a manipolare il mercato commerciale mondiale mescolando buoni sentimenti e spietato cinismo. L’obiettivo è semplice: potenziare la rendita dei supermercati creando dei super-consumatori. Mediante cosa? Pubblicità. Costruisce dunque un razzo invisibile ai radar, perché azionato meccanicamente da più di 900 uomini che si occupano dell’energia necessaria allo spostamento. Nel razzo, dispositivi di coercizione mentale, piccole sonde che si inculcano nella testa del potenziale consumatore e stimolano all’acquisto. Tutto questo, in un duplice livello di costrizione, sia di chi deve comprare, sia di chi lavora fisicamente al progetto di Happy Betty nella sua fabbrica. Tutti vittime di questa corsa sfrenata al consumo. MiniVip dovrà sventare tutto questo.

Un piccolo “Metropolis” in disegni animati, con in più il contrasto stridente fra alienamento e ripetitività con l’ironia del disegno. Qui Bozzetto non va mica tanto per il sottile. Sfruttamento della manodopera al limite dell’umano e riduzione in schiavitù. Annullamento delle personalità. Hai sonno? Ottimo, ti diamo una martellata in testa e via, sogni d’oro. Sei malato? No problem, cure il più possibili efficaci – non importa quanto pesanti – basta che tu sia operativo in tempo zero. Decurtazioni dallo stipendio per rendere il dipendente realmente “dipendente” dalle scelte dall’alto, dove ogni diritto diventa una concessione – pagata, fra le cose. Quando quello che Happy Betty definisce “collaboratore” pranza, lo fa scegliendo il proprio chicco di riso (sic) in tre possibili condimenti: qualcosa di molto simile all’illusione della scelta. Il tutto, in una fabbrica segreta visitata da signori interessati a quel modello di produzione, ognuno con domande da fare, per capire eventuali vulnerabilità. Un’iperbole mascherata, che nella sostanza ha forti tinte di verità. Basta pensarci su.

Ci sono poi le vittime del lavaggio del cervello. I consumatori.

“Noi, siamo il simbolo del progresso,
noi, siamo scemi ma fa lo stesso […]
senza slogan ci manca l’aria!
Noi, con un missile nel cervello,
noi, non guardiamo che il Carosello […]”

C’è poi chi non si piega. Nervustrella è una delle vittime di Happy Betty, su cui il dispositivo per il lavaggio del cervello non riesce a fare effetto; personaggio doppiamente positivo il suo, anche perché riesce ad andare oltre le convenzioni che imbrigliano lo stesso MiniVip. Lei lo vede per quello che è. Nella sua bellezza vera, reale. Lei non fa confronti. Lei è l’amore che “banalmente” mostra tutto il valore della persona, indipendentemente da qualsiasi confronto, ognuno a modo suo. Lei, difatti, non può fare a meno di usare la propria testa – e il proprio cuore. Mica poco.

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21 pensieri su “Bruno Bozzetto e l’anti-eroe: Minivip (1968)

    • Francesca ha detto:

      Grazie, molto gentile 🙂 farete benissimo a guardarlo insieme… Per mia esperienza, chi ha visto Vip da bambino/ragazzo e lo ricorda da grande, ne ha sempre un bellissimo ricordo. Compreso l’amico che me lo ha consigliato. Bozzetto fa crescere bene, a tutte le età…

  1. sherazade ha detto:

    eccomi con ‘giustificabile’ ritardo.
    😦
    Ho anch’io bisogno di un po’ di leggerezza e te ne sono grata.
    Come stati?

    sherabbraccinecaldinèfreddimaforsepiùfreddinidieri

  2. Francesca ha detto:

    Don’t worry Shera, passa quando vuoi, sei sempre benvenuta 😀 Io sto meglio, grazie… Mi posso permettere qualche passeggiata in campagna – che a dire il vero, qui è quasi tutto campagna. Stanno fiorendo i primissimi giaggioli (pochini eh, non sarebbe nemmeno stagione) e gli alberi sono quasi tutti colorati. Stranamente si sta bene, non è nemmeno tanto freddo e non c’è nebbia da molto tempo. Oggi ho quasi preso il sole, poco eh…

  3. Massimiliano Scordamaglia ha detto:

    Appartengo alla fortunata, me lo si conceda, schiera di coloro che vedendo questo film d’animazione da bambini, ne rimasero affascinati al punto da eleggerlo tra i migliori di sempre e da allora sono trascorsi oltre 30 anni. La sua importanza nasce anche dal fatto che ad ogni fascia di eta’ spunta una nuova fase di lettura, la forza che esprime resta immutata e malgrado la contestazione sia facile facile, quasi celentanesca nel senso piu’ dispregiativo possibile, non si puo’ ragionando col senno del poi, non veder mostrati quei semi oggi cosi’ ben germinati.
    Lo recuperero’ e.. ottima come sempre!

    • Francesca ha detto:

      Grazie 🙂 …nel mio piccolo direi che non sono stata altrettanto fortunata… l’ho scoperto solo ora questo film, Bozzetto lo conoscevo per cose più piccole, come i frammenti trasmessi a Superquark o le storie del signor Rossi. Colpevolmente o quasi, è arrivata prima l’opera dell’autore, magari conoscevo il disegno… ma non Bozzetto. Peccato, perché a ben vedere Bruno Bozzetto è decisamente sottovalutato. Per me di fatto è tutto nuovo o quasi, ma sono felice di ricordarlo a chi lo ha già potuto apprezzare. E a proposito, sono ben accetti consigli su altre opere di Bozzetto… mi sono appassionata al personaggio di MiniVip, ma chissà quante cose mi sto perdendo…

      • Massimiliano Scordamaglia ha detto:

        E’ pleonastico dire “tutto” ma e’ cosi’. Se intendi lungometraggi anche qui l’elenco e’ inevitabile, “West and soda” e soprattutto “Allegro non troppo” dove l’italico ingegno ha da dire finalmente la sua sul concetto di animazione. In generale poi trovo imperdibile l’accoppiata Bozzetto / Manuli quindi da qui si pesca a mani basse. Bozzetto pero’ e’ anche un uomo intelligente e generoso e i suoi corti per il web sono altrettanto fenomenali e sul suo canale YouTube ci sono cose bellissime.
        Uno pero’ ci tengo a segnalartelo per primo.
        Il celebre “Cavallette” non deve mancare a nessuno

    • Francesca ha detto:

      Io ho visto questo film diciamo… “in vecchiaia”, ma di Bozzetto conoscevo solo i corti che di tanto in tanto passavano a Quark (mi pare). Dopo questo che dire… ho avuto l’ennesima conferma di quanto si possa comunicare con un media così sottovalutato come l’animazione. Sarà scontato, lo so, ma qui da noi mica tanto – purtroppo 😦 .

      • gianni ha detto:

        I corti di Quark esatto. Il mitico esempio mele buone e mele cattive delle scoperte tecnologiche per esempio. Sì, da noi non è mai passata l’idea che un cartone, al pari del fumetto, possa avere contenuti alti: rivolti agli adulti e a più livelli.
        Lo stile di Bozzetto non è disneyano né vuole esserlo, pure questo me lo ha fatto poco apprezzare a “suo tempo” e, invece, me lo ha fatto rivalutare più tardi, quando a rivederlo, ha sottolineato quello che i personaggi vivevano.
        Mi hai dato l’idea per rivedermelo… Mannagia e io che mi vantavo di non passare davanti al monitor del TV tanto tempo!

        • Francesca ha detto:

          Ormai la televisione la guardo col contagocce… quando posso preferisco internet… probabilmente su youtube c’è quasi tutto di Bozzetto, soprattutto i corti. Tanto alla fine si tratta sempre di fare delle scelte adatte. La televisione si rifà decisamente troppo a quella logica… animazione = Peppa Pig… Vale decisamente la pena cercare di approfondire singolarmente le tematiche che ci interessano 🙂

          • gianni ha detto:

            No no dai dai alla fine ci salva RAI4 ma cercando si trova si trova. Ad ogni modo è vero,on line c’è tutto e di tutto di più. Per fortuna.
            Per “passare il tempo davanti alla TV” intendevo in senso lato (ammesso che ne esista uno) cioè a guardarmi file o tubi vari da cui attingere ai film.
            E comunque è stimolante…

            • Francesca ha detto:

              Sono felice quando qualcuno stempera il mio pessimismo cosmico 😀 dico sul serio, chi mi conosce sa che non vedo mai il bicchiere mezzo vuoto, lo vedo direttamente polverizzato. Sono fatta così, che ci posso fare 🙂 tornando a noi, effettivamente non hai mica tutti i torti, ci sono canali che offrono cose interessanti, spesso qua e là si trovano piccole perle, mi è capitato di trovare qualcosa anche su Iris o Cielo. E fui parecchio stupita e contenta di trovare una maratona Kim Ki-duk su rai 3 a Fuori orario (non sottilizziamo sull’ora, tipo le 2 di notte). Al solito, basta cercare o cogliere il momento… dovrei smetterla di “demonizzare” la televisione 😉

              • gianni ha detto:

                E se già non ce l’hai comprare un buon hard disk capace… Così registri quel che ti pare! 😀
                …il problema resta rivedere tutto, ma questo è un secondo problema.
                Ah, sul pessimismo – io di solito dico: bicchiere ? Quale bicchiere! Pero spesso mi ricredo.

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