Junta Leni Riefenstahl

Leni Riefenstahl: “Das blaue Licht” (1932)

Leni Riefenstahl 1935

Leni Riefenstahl, nel 1935

Leni Riefenstahl è stata una regista e attrice tedesca, più celebre per Triumph des Willens (1935) e Olympia (1938), il film sulle olimpiadi di Berlino del 1936. “Das blaue Licht” (1932) è il suo film d’esordio e narra, come da sottotitolo, di “una leggenda delle Dolomiti”. Questo, sebbene non sia stato girato interamente sulle Dolomiti, e la leggenda sia con ogni probabilità stata inventata dalla stessa Riefenstahl. Infatti, qui la vera leggenda è lei. Basta leggere la sua autobiografia, Memoiren (“Stretta nel tempo”), un turbinio di eventi tutti personali, ma quasi mai intimi. La sensazione è quella che sia un testo di giustificazione, e il motivo lo possiamo immaginare. Come scrive Gitta Sereny ne “In lotta con la verità”,

“…come documento storico, le memorie di Leni Riefenstahl, scritte più di quaranta anni dopo, sono irrilevanti. […] Il suo libro non [ha avuto] lo scopo di insegnare la storia; intende raccontare la sua storia personale come ha bisogno di ricordarla. […] Se sceglie di minimizzare la sua fedeltà al Terzo Reich, forse è questo il suo modo di “bloccare” l’intollerabile.”

Non si tratta di una testimonianza storica vera e propria, più andremo avanti nella lettura, maggiormente ci sembrerà un romanzo d’appendice. Il colpo di scena è sempre dietro l’angolo. Non è un libro facile da trovare, ma nemmeno un testo raro; molte biblioteche ne hanno una copia, soprattutto quelle universitarie. L’edizione da me consultata è una Bompiani del 1995.

Leni Riefenstahl

Leni Riefenstahl

Leni (al secolo Helena Bertha Amalia) nasce il 22 agosto 1902 da una famiglia della borghesia berlinese; suo padre è un imprenditore, felice di darle un futuro sicuro nell’azienda di famiglia. Bambina, vede una rappresentazione teatrale di Biancaneve; si dirà attratta dall’aspetto più cupo della fiaba e dai

“cattivi che […] ordivano le loro tresche.”

Passa il tempo e il mondo non la scalfisce; nelle sue memorie riferisce pochissimo della Grande Guerra:

“Nel frattempo la guerra era finita. Noi l’avevamo persa, c’era stata una rivoluzione, non esistevano più l’imperatore né il re: ma tutto questo era per me accaduto sullo sfondo di un orizzonte brumoso. I miei interessi, allora, si concentravano su un mondo assai più circoscritto.”

Sostanzialmente, tutto ruota intorno alla vocazione artistica, motivo per cui Leni è in perenne lotta con il padre. Riuscirà nel suo intento, a prezzo di fughe da casa e amori distrutti (un innamorato rifiutato tenta il suicidio sotto la sua finestra), esercizi di danza in casa, corsi di recitazione e provini. Tutto rigorosamente di nascosto. Ha del talento. Lavora come comparsa in teatro. Studia con Mary Wigman danza moderna e tecnica del balletto russo con la Eduardova. Ballerina professionista, inizia una tournée all’insegna del lieto fine: il debutto è finanziato da suo padre, che col tempo l’ha accettata come artista. La vuole anche il cinema, ma lei rifiuta, richiestissima nell’ambito della danza moderna.

Una corsa interrotta da un infortunio a un ginocchio e ripetuti falliti tentativi di cura. La carriera di ballerina viene spezzata, ma entra in scena il destino: tutto sta per cambiare. Mentre aspetta a Berlino il treno che la porterà all’ennesima visita medica, nota la locandina di un film di Arnold Fanck, “Der Berg des Schicksals” (1924), “La montagna del destino”. Ecco innescata una nuova serie di eventi: Leni si siede nella sala di proiezione del cinema, rimane estasiata dalla montagna, decide di intraprendere una lunga vacanza sulle Alpi e nel frattempo la danza sembra svanire dalla sua vita. In un albergo incontra l’attore protagonista di “Der Berg des Schicksals”, Luis Trenker, da cui otterrà esattamente ciò che vuole: il cinema, nella persona del regista Fanck. Arnold Fanck incontra la Riefenstahl e gli propone un film, scritto apposta per lei; le farà avere la sceneggiatura mentre è all’ospedale, ormai guarita dal problema al ginocchio. Quando si dice il destino. Sarà “Der heilige Berg“, (“La montagna dell’amore”) la storia di Diotima, una donna misteriosa che irretisce gli uomini la sua danza ipnotica, portandoli alla morte. (La pellicola inizia con una danza in riva al mare, sugli scogli. Sarà proprio quella danza a stregare Adolf Hitler e a spingerlo a chiamare la donna per discutere di girare delle pellicole. Quando si dice il destino.) Inizia così la carriera di attrice per Leni e un severo allenamento, fisico e mentale: nel cinema montano non esistono controfigure, non si riprende in studio ma dal vivo. Se Leni deve girare una scena in cui viene sepolta da una slavina, Leni viene sepolta da una slavina, controllata e in sicurezza. Ma si tratta pur sempre di una slavina. Scalerà pareti verticali a piedi nudi. Imparerà a sciare. Imparerà anche a stare dietro la cinepresa, sostituendo a volte Fanck.

Das blaue Licht

La locandina

Il film d’esordio. “Das blaue Licht” (1932), pessimamente tradotto con “La bella maledetta” (meglio un letterale “La luce blu” o azzurra), racconta la storia di Junta (Leni Riefenstahl), una donna delle Alpi, custode di un mortale segreto. Lei sola conosce la via per scalare il monte Cristallo e arrivare in cima, dove una caverna foderata di cristalli riflette nelle notti di luna piena un’intensa luce celeste. Ai piedi del monte si trova un villaggio, Santa Maria, i cui giovani tentano la scalata proprio in queste notti quasi illuminate a giorno. Confusi dalla bellezza della luce, muoiono tutti nel tentativo. Dato che Junta sembra immune dalla maledizione, gli abitanti la emarginano; dopo l’ennesima vittima, decidono di ucciderla. Uno straniero di passaggio, il tedesco Vigo (Mathias Wieman), la salva; scopre dove vive e si ferma da lei. Se ne innamora. I due passano qualche settimana insieme, finché lei non fugge turbata da un bacio rubato. Vigo la cerca e in una notte di luna piena la vede mentre scala la montagna, scoprendo così la strada sicura verso la cima. Vigo e Junta parlano due lingue diverse; intuendo i vantaggi economici l’uomo le propone di smettere di rischiare durante la salita e di vendere gli ambiti cristalli. Vigo torna quindi al villaggio e svela agli abitanti di Santa Maria il segreto della grotta: la maledizione è infranta. Tutti possono salire alla cima e una volta raggiunta la grotto ne depredano i tesori. Santa Maria si arricchisce, ma quando Junta sale alla cima e la trova distrutta decide di uccidersi gettandosi nel vuoto.

Foroglio, nel Ticino, dove è stato girato il film

Foroglio (Val Bavona, canton Ticino, Svizzera), il paesino dove è stato girato parte di “Das blaue Licht”

Che vi riveli la trama, poco importa. Ogni film ha uno scopo: questo ha fatto il suo tempo e ormai la sua utilità non è tanto l’intrattenimento quanto lo studio dello sviluppo di stile e gusto della regista. Fondamentalmente, è come un film muto girato in tempo di sonoro. Il doppiaggio è abbastanza discutibile; alcune fasi della recitazione sono forzate, eppure vi sono sequenze altamente espressive. Le fasi migliori sono quelle che rendono la Riefenstahl quella che è: le sequenze di scalate e semplicemente di ambientazione montana, sia per come sono filmate sia per come sono condotte. Le riprese dal vero sono realizzate al meglio e l’uso dei filtri ha in questo un ruolo fondamentale. Sarà per “Das blaue Licht” che Leni Riefenstahl inventerà un tipo di filtro completamente nuovo, ancora oggi in uso e prodotto dalla Eastman Kodak, specifico per le riprese in notturna. Una pellicola sensibile all’infrarosso, in abbinamento a un filtro rosso sovrapposto a uno verde, più leggero; sconsigliata dagli esperti, otterrà qualcosa di completamente nuovo. Una luminosità onirica. Soffusa. Tutto è studiato nei minimi particolari. Gli abitanti del villaggio sono uomini e donne comuni, gente di montagna con particolari lineamenti, non attori professionisti.

monte Crozzon

Il monte Crozzon, nelle Dolomiti del Brenta, è quello che nella pellicola viene chiamato “monte Cristallo”

Qui, bene o male, c’è tutto: c’è il passato, ci sono i germi del futuro. C’è il cinema montano e l’esperienza con Arnold Fanck. C’è il tema della conservazione della purezza, caratterizzante il cinema montano e in qualche modo anticipante parte dell’ideologia nazionalsocialista. Questo, non solo nella scelta realistica degli attori. La vicenda ruota intorno a una donna depositaria di una purezza cui ambiscono i giovani, senza riuscire nel loro intento; pagano il loro coraggio con la morte. L’impresa non è per tutti. Quando la purezza viene violata, tutto crolla. La luce azzurra non era una maledizione, ma qualcosa di simile a un retaggio. Si spegne la luce e la donna muore con lei. Una tematica centrale del film montano tedesco (o Bergfilm): quando la società si imbarbarisce, inizia a dipendere dal denaro e dal possesso, decade. Il denaro che compra i cristalli è il simbolo della decadenza. Come dire: si va in montagna non per sfidare i propri limiti, ma per una vacanza di un fine settimana, per fare due passi e prendere dell’aria. La prima critica del nascente turismo di massa.

Siamo nel 1932: fra tre anni uscirà “Triumph des Willens” e fra quattro sarà la volta di “Olympia”. In “Das blaue Licht” c’è già il gusto del tipo fisico, ora nei lineamenti dei montanari; lo riscontreremo poi nella fisicità del giovane tedesco e quindi dell’atleta. C’è tutta l’attenzione in sede di montaggio e il distacco dai propri mentori: Arnold Fanck e Béla Balázs. Questo film segna l’indipendenza di Leni Riefenstahl e rende chiarissimo come la strada sia già tracciata, in uno sviluppo che non si ferma qui, nel 1932, ma non lo farà nemmeno nel 1936 con “Olympia”. Crescita e formazione continuano attraverso gli anni, declinandosi in nuove arti – come la fotografia – e nuove fonti di ispirazione – la tribù dei Nuba, il mare. Prende il brevetto di sub nel 1973, a 71 anni. Anche allora continuerà l’attenzione per il corpo, la cura della forma, la scelta dei colori attraverso la tecnica. O il superamento dei propri limiti.

Le implicazioni della sua scelta, le sue responsabilità come intellettuale sono una questione spinosa in cui si sono espressi in molti dalla fine della guerra a oggi. Non è la sede per parlarne. Non ancora.

Per chi ha coraggio, lascio infine “Das blaue Licht” nella sua interezza.

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19 pensieri su “Leni Riefenstahl: “Das blaue Licht” (1932)

  1. sherazade ha detto:

    franci
    me l’ero tenuto da parte. No, non è un argomento pesante ma molto interessante.
    Ci sono lavori, perchè il tuo è un lavoro vero e proprio, dai quali puoi solo curiosamente apprendere, senza ‘armi’ per discuterne.
    Grazie carissima, quanto al film con la dovuta calma e spirito.

    sherabbrccigelidiquasinevosi

    • Francesca ha detto:

      Grazie Shera 🙂 di cuore. Se ti capiterà di vedere un pezzetto di film, ne discuteremo “ad armi pari”… ma c’è tempo e soprattutto ci sono tanti film ancora più belli di questo da vedere – Das blaue Licht può aspettare 😉

      (stasera mi vedo “La grande bellezza” – non mi potei andare al cinema quando uscì e sono curiosa di vedere com’è. Mi piacciono parecchio Sorrentino e Servillo, voglio proprio vedere che hanno combinato)

  2. lupokatttivo ha detto:

    La grande bellezza secondo me ti piacera’ …. Quanto al post non finisci di stupirmi.. Bello vedere qualcuno che fa qualcosa con passione.. Che al giorno d oggi e’ rara cosa 🙂 ciao fra

    • Francesca ha detto:

      Ciao! buonasera Lupo, e grazie 🙂 non sai quanto mi faccia piacere che traspaia la passione che impiego nello scrivere…
      ps. sono follemente innamorata della coppia Sorrentino-Servillo da “Il Divo”… ma d’altro canto sono anche una pessima pessima snob (a volte, troppe volte) e tutto questo hype non mi entusiasma… però se tanto mi da tanto penso che mi piacerà “La grande bellezza”… vedremo. Ti farò sapere!

  3. diegod56 ha detto:

    Il concetto di «purezza» è davvero centrale. È un tema estetico ma anche inevitabilmente ideologico. Il concetto di puro fende come un coltello affilato la visione del mondo, perchè definisce evidentemente uno spazio minaccioso dell’impuro.

    • Francesca ha detto:

      Verissimo e ben scritto. Per capire Leni Riefenstahl non si può fare a meno di affrontare il tema della purezza. Dai montanari di questa pellicola fino ai Nuba della produzione fotografica. Pressoché tutte le sue opere sono un tassello nella ricerca della perfezione. Luce e ombra. Compromessi non ce ne sono… anche ideologicamente.

  4. flora ha detto:

    io sto cercando ”stretta nel tempo” il suo libro autobiografico per fare la tesi..sono di palermo e l ho ordinato ma non è disponibile. aiutatemi 😦 se si trova il altre parti d italia fatemelo presente grazieeeeee

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