Robocop (2014)

Robocop 2014 locandina

La fantastica locandina

Mettiamo le mani avanti: io, Robocop (2014), nemmeno lo volevo vedere. Avrei fatto carte false per “The wolf of Wall Street” o l’ultimo film dei fratelli Coen. Io non sono fatta per questi film qua, al massimo ho visto “Atto di forza” e me lo ricordo pure poco. “Dai, è Robocop! L’alternativa, se vuoi, è il film di Peppa Pig”, come fai a dire di no, alla fine ti fai convincere. Entro in sala senza poter controllare la trama su internet, da totale neofita (anche del primo Robocop), senza sapere nulla di chi fosse il regista, il protagonista o il cast. Per gioco mi sono quasi rifiutata di leggere i nomi sulla locandina, lasciando che ricordassi solo l’immagine di questa moto nera e del tizio a bordo, un incrocio fra War Machine e Ciclope degli X-men. Ed è stata la mia salvezza. Ho visto il film senza pregiudizi, ma anche totalmente senza speranze.

Sebbene non avessi mai visto Robocop (1987), immaginavo che l’avessero reso più attuale o godibile; ma pensavo a un cambiamento, non a uno snaturamento. Dopo l’apertura ci troviamo catapultati in un talk show e poi in Afghanistan, dove l’esercito degli Stati Uniti impiega per la sicurezza degli ED-209 e altri robot soldato. “Ci sta – penso – avranno attualizzato il contesto rispetto all’originale”. In fondo è pur sempre un reboot. Il film si fa vedere, ma se avessi saputo chi fosse il regista, non sarei stata tanto tranquilla. José Padilha è il signore che ha diretto Tropa de Elite – gli squadroni della morte (2007, e sequel nel 2010, Tropa de Elite 2 – il nemico è un altro) sul Bope, il gruppo speciale d’intervento della polizia brasiliana. La scelta della regia può avere avuto un senso, ma quanto questo potenziale sia stato utilizzato è tutto da vedersi. Padilha è un esperto nella ripresa della guerriglia urbana o di combattimenti in scenari atipici. Scelta in apparenza coraggiosa, visto il palmares del regista, che tutttavia si trova davanti una sequela di parrucconi che gli dicono cosa deve fare e non è un bel vivere, anche e soprattutto se hai 130 milioni di dollari di budget. A proposito dell’esperienza di Padilha nel lavoro su Robocop è stato intervistato il regista Fernando Meirelles:

“Ho parlato con José Padilha telefonicamente circa una settimana fa. Sta per iniziare le riprese di Robocop. Mi ha detto che è stata la peggiore esperienza della sua vita. Di dieci delle sue idee, nove sono state fatte fuori. Vuole qualcosa, deve combattere per ottenerla. “Questo è l’inferno, – mi ha detto – questo film sarà buono, ma non ho mai sofferto tanto prima d’ora e non ci voglio passare mai più”. E’ amareggiato, ma è un combattente” source

Non è una bella partenza, ma sono i risultati a dover parlare. Robocop (2014) sa essere a suo modo profondo e riflessivo, ma tendenzialmente poco coraggioso; è la storia di un eroe per famiglie, dove male e bene sono ben definiti nonostante qualche colpo di scena. Un film ironico – la parte affidata a Samuel L. Jackson è particolarmente ben fatta. Questa in breve la storia. La Omnicorp vuole avere campo libero nella distribuzione dei suoi robot da guerra anche nelle città degli Stati Uniti, ma politicamente parlando la cosa non è gradita. L’anchorman Pat Novak (S. L. Jackson) auspica un cambiamento e fa da illustratore del contesto politico. Tutta la vicenda si sviluppa di conseguenza: viene creato un prototipo di poliziotto/cyborg in laboratorio perché sia un prodotto “commerciabile”. E il regista? Rimane poco di film come Tropa de Elite o Bus 174; quello che emerge è la tecnica, ma il cuore? (scriverebbe qualcuno, peraltro giustamente) Si vede sin troppo bene che questo Robocop è un film fatto a tavolino.

Una ricetta perfetta. Prendo un regista dal grande potenziale, salvo impedire che ci metta troppo del suo. Prendo un attore decisamente figo da vedersi, affidabile, conosciuto ma non troppo: Joel Kinnamann, lo Stephen Holder della serie The Killing. Deve essere figo: avrà un’armatura coi controcavoli e la faccia scoperta per tre quarti del film. Scalderà il cuore del pubblico con dichiarazioni sia su quanto avesse amato Robocop sin da piccolo, ma anche su come sia difficile andare alla toilette con la sua bat armatura.

“C’era una procedura. […] Ci vuole un pò, ma ce la si può fare. Non dovevano portarmi [al bagno], ma dovevano rimuovere determinate parti, quelle essenziali.” source

E come non crederti. Insomma, prendiamo ‘sto figaccione, mettiamogli intorno un cast di tutto rispetto: Michael Keaton è Raymond Sellers, Ceo della Omnicorp, mentre Gary Oldman è lo scienziato che si occupa del progetto Robocop. Il gioco è fatto. I fatti parlano: film ben confezionato, ma se avessero usato un altro titolo, forse non sarebbe stato meglio (meno entrate, prevedibilmente), ma sarebbe stato più onesto.

Joel Kinnaman ce la mette tutta per essere credibile ed è bravo, molto bravo, ma il personaggio che gli viene creato intorno non è Robocop. D’accordo, stiamo parlando di un reboot, ma ciò non toglie che si possa cambiare così tanto e tenersi un nome così ingombrante. Si prenda una cosa: il viso del detective Murphy. Murphy, una volta diventato Robocop, non viene mai visto senza l’armatura calata sul volto; vedere il suo viso è indicativo della sua progressiva maturazione come personaggio. Prima si infrange il visore, riusciamo a vedere un occhio. Sarà lui stesso a togliersi il casco e specchiarsi in un frammento di vetro. Questa è una delle tante sotto trame che non esiste più. La vita del nuovo Robocop è scandita da un progressivo aggiustamento delle sostanze che regolano il pensiero e di conseguenza la presenza di una “coscienza”. Il dottore ha in questo caso il ruolo di creatore di un personaggio sempre più macchina e meno uomo. Una tematica presente in parte nel primo film, affrontata in modo diverso. In modo più raffinato.

Troppo raffinato. Robocop (2014) è molto pulito, giocato sul giusto/sbagliato nella scienza, con un certo autocompiacimento nel mostrare il procedimento medico. Una lunghissima sequenza, quella della trasformazione e messa a punto. Curata, senza dubbio bella, basata su una certa cura nell’effetto speciale. Tutto molto bello da vedersi: nell’allestimento scenografico, nella fattura degli effetti speciali e nella costruzione dei personaggi coprimari. Il CEO della Omnicorp sembra un cattivo alla Batman – non per nulla stiamo parlando di Michael Keaton. Ora Robocop ha una moto da urlo. La sua armatura è tutta nuova; la prima, al confronto, pare un barattolo di pomodori san Marzano. Gli ED-209 sono graziosi. Tutto è… grazioso. Chissenefrega del grazioso!

Robocop non era grazioso. La scena del combattimento finale è maleducata e divertente – come praticamente tutto il film. Robocop è tenebroso, umano, diretto. Robocop ti piega la canna di un mitra come se nulla fosse. Robocop aggiusta la mira sugli omogeneizzati. Robocop ha lo sguardo malinconico di chi deve ricostruirsi da capo. Robocop, gli puoi buttare addosso un carico di lungarine sulla testa e se ne frega. Robocop è solo, lasciato solo. Non ha più una famiglia. Combatte per ricostruire una memoria perduta. Non ha paura che gli si rovini l’armatura. Certo, non è che Robocop 2014 entri nel covo dei trafficanti di armi con le pattine ai piedi, fa anche fuori una quantità invidiabile di gente. Non chiede il permesso, per carità. Ma è un’altra cosa. Robocop 2014 deve scontrarsi con una vita normale che non è più sua, ma che bussa ugualmente alla sua porta. Ha ancora un figlio, che ha registrato per lui le partite da quando è stato trasferito ai laboratori cinesi (si, cinesi) della Omnicorp per essere riassemblato. E ovviamente Robocop non le può vedere, perché nottetempo deve mettersi in carica come un cellulare, in laboratorio. Dov’è la magia? Grande realismo, prima o poi faranno Robocop in fila alle poste; comunque c’è stato anche Robocop testimonial del pollo fritto coreano, voglio dire, ormai non mi stupisco più.

Robocop (1987) è stato una pietra miliare per una generazione intera, una critica alla politica di Regan, ma anche un film divertente, un filo smargiasso, che non si prende mai troppo sul serio. E non ti molla mai. La miglior recensione? L’espressione abbattuta di D. quella sera dopo il cinema, lui fan di Robocop deluso, e la risposta alla mia domanda sul perché non gli fosse piaciuto il film: “Questo non è Robocop, non c’è niente di Robocop”.

Se avete voglia di divertirvi, guardatevi Tropa de elite. Molto meglio.

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32 pensieri su “Robocop (2014)

  1. sherazade ha detto:

    la penso come nicola ma certo che la scelta era davvero dura;)
    Però, e c’è un però, questa tua analisi così precisa e con così tanti riferimenti…lo dico? forse mi spinge a ‘sacrificarmi’. Il guaio è trovare un altra ‘vittima’. Il cinema da sola ancora non mi convince.

    sherasolesolesolecomevalatuaconvalescenza?

    • Francesca ha detto:

      Il film uscito ora non vale lo sforzo, nemmeno della vittima… si va a vedere giusto sotto una minaccia come quella 🙂 però il primo Robocop se non l’hai visto forse.. Quello che ti consiglio è Tropa de elite, è un po’ realistico ma piacevole (e che te devo dire, il protagonista mi piaceva assai, ma sono pareri personali) prima o poi ci scrivo qualcosa a proposito
      Ps. Mi sto scrollando l’influenza di dosso e pur rimanendomi una tosse allucinante sto meglio, grazie 🙂 sarà che addirittura qui è uscito il sole! non mi ricordavo più com’era

  2. sherazade ha detto:

    ps il rpimo, vero, Robocop l’ho visto e ricordo che mi coinvolse per la trama e gli effetti speciali. Ma più ancora ricordo Io robot con un giocanissimo Will Smith. Fantascienza/azione/thriller/poliziesco all’altezza di altri film come Matrix e Intelligenza artificiale.
    Ma in assoluto non toccatemi Blade runner !

    sheramipermetto 😉

      • sherazade ha detto:

        Franci vedi bene che i film fatti bene piacciono anche a noi? Ora non mi viene in mente un film di un paio d’anni fa, dolce, di un bambino che riassetta un robot da combattimento. Ora devo uscire ma poi ci penso. L’ho registrato ma nn ricordo il titolo e ne ho talmente tnti.

        sheraddopoconbacettodatoegiàpassato

      • gianni ha detto:

        Corona non rientra nel mio concetto di birra e, per dirla alla Conan: Maredsous il mio dio della birra dall’alto dei suoi 10 gradi alcolici ride di questa corona ! 😀
        E poi si è mai vista una birra data con il limone? Maddai.

          • gianni ha detto:

            Ahahah! Se ci becca l’azienda che la produce… Comunque peccato per Robocop,dopoquasi17 anni potevano fare molto meglio anche solo per gli attori in campo… E vabbé da qualche parte ho il vhs.

            • Francesca ha detto:

              …forse sarebbe stato meglio non aver fatto niente 😦 peccato però, avrei confidato molto nel regista, ma d’altra parte pare abbia subito pressioni dalla produzione, per cui c’è poco da fare. Meglio vedere o rivedere il primo… questa purtroppo è stata solo una mezza operazione di marketing e un blando tentativo di aggiornamento del personaggio, quando non c’era nessun bisogno…

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