“Triumph des Willens” (1935)

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La spianata delle adunate a Norimberga

Il 2 gennaio 1934 Adolf Hitler scrive una lettera a Ernst Roehm, capo delle SA, dalle colonne del Volkisher Beobachter:

“Al termine dell’anno della rivoluzione nazionalsocialista sento il dovere, mio caro Ernst Roehm, di ringraziarti per i servizi imperituri da te resi al movimento nazionalsocialista e al popolo tedesco e di assicurarti tutta la riconoscenza che ho verso il destino che mi ha permesso di chiamare amici e commilitoni uomini come te”

La cordialità si esaurisce insieme alla mitezza della primavera: il grato Adolf Hitler ordina di eliminare Ernst Roehm. Non si vorrà ammazzare da solo, in galera, con la pistola che gli forniranno. Qualcuno lo aiuterà a fare il grande passo, giusto in cortile.La notte dei lunghi coltelli fu un regolamento di conti sviluppatosi su Monaco di Baviera e Berlino; crollano le SA, salgono le SS di Heinrich Himmler. Niente più Strasser né SA “bistecche”, fuori nere e dentro rosse. Niente più Roehm. Di lì a poco sarebbe morto anche il presidente della Repubblica di Weimar, il monarchico feldmaresciallo von Hindenburg. Mal sopportava il caporale viennese. Le sue ultime volontà saranno rinvenute in un testamento trovato “miracolosamente” giorni dopo la morte: Hitler, sanciranno, è il solo destino possibile per la Germania.

giuramento di SA e SS a Norimberga

Disposizione di SA ed SS; Leni Riefenstahl ha fatto installare una cinepresa su carrello anche sulle strutture dei grandi stendardi sullo sfondo

Il Congresso del partito nazionalsocialista di Norimberga del settembre 1934 sarebbe dovuto essere la definitiva conferma del nuovo stato di cose; Leni Riefenstahl viene incaricata di girare un film su quei giorni. Regista e attrice, la Riefenstahl ha già lavorato in pellicole a sfondo montano e storico, ma conosce Hitler già da qualche anno e ha già filmato per lui “Der Sieg des Glaubens”  (1933), sul precedente congresso di partito. Non è stato un film particolarmente riuscito, ma per il momento e il modo in cui è stato girato, non si poteva fare di meglio. Leni Riefenstahl ottiene piena fiducia e ampio potere decisionale. Le viene concessa – quasi – carta bianca. Farà montare carrelli per cineprese su lunghi tratti, in piano e in verticale, trasformando Norimberga in uno studio cinematografico a cielo aperto. Siamo in un periodo in cui prevale la cinematografia “al chiuso”: la Riefenstahl è specializzata nelle riprese alla luce del sole. Ha iniziato con pellicole in alta montagna, sulla neve, con tutti i problemi che la luce può comportare. Tecnicamente, è ineccepibile. Segue in prima persona tutti i lavori ed è furiosamente precisa, al millimetro. In tutte le fasi di produzione.

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Leni Riefenstahl sul set

Il risultato? uno dei migliori film di propaganda mai girati. Leni Riefenstahl non è solo una professionista, ma conosce alla perfezione l’ideologia che andrà a ritrarre e non si accontenterà di produrre qualcosa di meramente “documentaristico” – come cercherà di far intendere dopo la guerra. “Triumph des Willens” è una rappresentatone organica di un’ideologia e della sua ricezione – reale o indotta che sia – in parte della popolazione. Nel 1943 la pellicola viene mostrata a Frank Capra, perché ne facesse una contraria e uguale: “Triumph des Willens” funzionava e comprenderlo avrebbe significato entrare nella testa di uno di quegli uomini pronti a morire per Hitler. La visione atterrì il regista, che ne scrive a proposito:

“Benché irrorato di tutte le seduzioni mistiche e di tutta la maestosità di un’opera di Wagner, il suo messaggio era brutale e pesante come il piombo: Noi popolo superiore, siamo i nuovi dei invincibili! Triumph des Willens non sparava colpi di fucile, non buttava bombe, eppure come arma psicologica funzionava perfettamente e mirava a distruggere ogni opposizione e, in tal senso, era letale. […] Quel film paralizzò anche la mia volontà o così mi sembrava, mentre tornavo alla mia scrivania sfondata per sedere da solo, isolato in mezzo agli altri ufficiali, ciascuno chiuso nella propria inadeguatezza ad affrontare la sfida di quella guerra”.

Vedendolo ora lo troveremmo altrettanto disturbante, eccessivo. A differenza di Frank Capra, sappiamo grosso modo come è andata la guerra. Non è, tuttavia, solo “il senno di poi” che ci potrebbe rendere tanto difficoltosa la visione. Convinzione negli occhi di chi sfila. Accettazione di un uomo come Hitler quale guida del paese.  Ci sono particolari che in una pellicola come questa non possono essere controllati, e sono le cose spontanee. In questo grande studio cinematografico a cielo aperto molto è stabilito, ma è una realtà con delle crepe. I bambini che si arrampicano sui lampioni. Il soldato che viene distratto dalla cinepresa e guarda in camera, senza avere un’espressione forzata. Una riga di uomini senza divisa che saluta Hitler senza facce contratte. Soldati con la faccia talmente contratta da essere ridicola – o sottilmente spaventosa. Una donna che ride con gli occhi oltre che con la bocca. Una bambina disinteressata al tutto. La massa si controlla fino a un certo punto.

Questa è la Germania, il messaggio della pellicola è questo, una Germania che ha accettato questa guida. Tornando a un altro post, quando Heinrich Heine scriveva la sua “profezia” nel 1834, non intendeva certamente qualcosa come Hitler o Leni Riefenstahl. Heine sottintendeva il come una cultura condivisa possa dare origine a qualcosa. La rivoluzione francese avente il “punto d’origine” dell’illuminismo. E in Germania, che sarebbe scaturito dai filosofi della natura tedeschi? E, potrei aggiungere, dal romanticismo, dal nerbo tedesco, prussiano… Un docente mi chiese a suo tempo quale fosse l’oggetto dei miei studi, se volessi approfondire la Germania di Hitler o quella di Heine. La mia risposta può sembrare scontata: “La Germania. Sia essa di Heine o di Hitler, voglio conoscere semplicemente la storia di questo paese”. Non esistono due Germania. Ne esiste solo una. Per quanto doloroso sia, il primo passo per studiare un paese è accettarne il percorso. Non è un cambio di rotta inspiegabile, non è stato un momento di cecità fuori dalla storia. Scrive Dewey nei suoi Scritti politici,

“Per quanto Heine avesse in mente la filosofia di Schelling, Hitler è senza dubbio ignaro del pensiero di Schelling. Ma gli insegnamenti e le azioni di Hitler sono pieni di riferimenti inconsapevoli. Gli scritti di Richard Wagner, il suo ritorno alla primitiva mitologia teutonica, hanno probabilmente influenzato e dato forma alle speranze di Hitler più di ogni altra cosa. In ogni caso, la sua affermazione […] circa l’imminente ritorno all’adorazione della natura primitiva del popolo tedesco, viene interpretata come una reminiscenza quasi letterale della visione profetica di Heine. […] L’idea hitleriana di “sangue e terra”, la passione della sua battaglia per il recupero di ogni elemento di origine tedesca nella nuova comunità […] scaturiscono dalla fede intensa in ciò che egli chiama “natura”.

Perché vedere, oggi, un film come questo? Perché questo film può far capire come poche cose quali siano i mezzi usati per convincere, dare speranze, instillare sentimenti per gestire uomini provati dagli eventi. Dopo la Grande Guerra e tutto ciò che ne è conseguito, dalla Grande Depressione ai lunghi periodi di instabilità sociale, questo è quello che molti hanno voluto. Ordine. Cose semplici. Mangiare in un campo, ragazzi fra ragazzi. Abbondanza. Musica. La fine delle divisioni. La propaganda parla allo stomaco, non alla testa. Non da prove, al massimo chiede prove di fede. Quest’opera ne è un grande esempio. Il prezzo che queste generazioni hanno poi pagato, lo conosciamo. E conosciamo anche il prezzo che hanno fatto pagare ad altri. Lo paghiamo ancora. Questo film andrebbe visto perché anche se siamo nel 2014, dobbiamo renderci conto che la nostra cultura può essere svuotata del suo significato reale ed essere distorta. Soprattutto ora, in un momento di difficoltà come questo, in una crisi economica che sembra non avere fine. Anche adesso ci chiedono prove di fede e non ci offrono numeri né prove concrete. Finché avremo bisogno di qualcuno che risolva i nostri problemi perché – presumibilmente – noi non siamo in grado di farlo decidendo con la nostra testa, avremo bisogno di vedere un film come questo.

 

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23 pensieri su ““Triumph des Willens” (1935)

  1. stravagaria ha detto:

    La tua conclusione è ineccepibile. Tristemente gli italiani sono un popolo che ama il leaderismo e gli slogan e anela al deus ex macchina che risolve i problemi senza chiedere loro la fatica di un pensiero cosciente. In politica come nella vita bisogna informarsi sui fatti e saper guardare la realtà con sguardo critico.

    • Francesca ha detto:

      …e con questi presupposti, divento sempre più pessimista. La storia di questo nostro paese è tutta un farsi comandare da qualcuno. Un’opinione pubblica che da sempre la colpa a “qualcun altro” – ma si guarda bene dal farlo nel caso veramente sia così. E diciamo di essere la patria della cultura. Non sappiamo nemmeno che farcene, della nostra cultura. Veneriamo Dante e il resto può andare al macero… Purtroppo siamo terreno fertile per la propaganda, ma mi fa piacere constatare che ci siano persone che usano la testa 🙂 pessimismi a parte, ti auguro buona giornata…

        • Francesca ha detto:

          Ah, nemmeno io riesco del tutto a sconfiggere questo pessimismo. Va tutto troppo… verso il baratro… e noi siamo voci troppo piccole per avere un peso. Non ci fanno nemmeno più votare, per carità. Ti dirò, ho appena visto un post sul prossimo papabilissimo ministro dell’economia e non so se mettermi a piangere o ridere (istericamente). Che poi, era abbastanza prevedibile che ci mettessero un fedele tale e quale gli altri eh.
          P.S. pure io odio il correttore automatico, ma questo blog vive degli errori, sai quanti ne faccio io… che poi dell’errorino non me ne ero nemmeno accorta, ho letto e sono passata oltre. Tranquilla… si chiacchera in compagnia… 🙂

  2. Antonio ha detto:

    Complimenti per l’articolo. Aggiungo, tuttavia, il dubbio che film del genere, ma più in generale qualsiasi documento (più o meno artistico) su certe questioni, non siano visti proprio da chi avrebbe bisogno di vederli, perché chi è cieco di fronte a una fede o a un leader, difficilmente cercherà di aprire gli occhi. Certo, su chi li ha socchiusi può fare effetto (sperando che li apra, e non li chiuda).

    • Francesca ha detto:

      ..intanto, grazie per i complimenti 🙂 Queste tematiche sono state il cuore dei miei studi. Il problema della fruizione c’è e dipende tutto da quello che si vuole ottenere in partenza da un film del genere. “Triumph des Willens” era destinato alla distribuzione in Germania e nei paesi alleati. Il suo scopo è confermare un’ideologia e una condotta di vita. Chi vede il film, in altre parole, sa quello che ci vedrà; non c’è nulla di nuovo per lui. Che questo sia un documento con valore artistico passa in secondo piano, è una conseguenza della grande professionalità della regista e del suo stile personale. Il tuo dubbio è praticamente una certezza: questo film l’ha visto chi doveva vederlo. Non farà cambiare idea “a chi già ci crede”, spaventandolo. No, anzi, potrebbe renderlo ancora più partecipe della fede politica, visto che contiene una componente esaltante. Mi piace pensare che questo film possa essere uno sprone per quelli che tiepidamente pensano che questo mondo occidentale sia l’unico possibile, che le persone non possono essere condizionate e soprattutto che non possono essere condizionate oggi. Se è successo prima può succedere anche adesso. Le premesse si ripetono, e solo perché non vediamo vicino casa croci uncinate o chissà quali altri simboli evidenti, non vuol dire che non siamo sottoposti a una qualche forma di condizionamento. Mi piace pensarlo che questo film possa aiutare a riflettere, ma sono la prima a crederci fino a un certo punto.

  3. sherazade ha detto:

    Triumph des Willens (Il trionfo della volontà) lo vidi tantissimi anni fa al Film Studio di Roma e lo cercherò in rete perchè chiudendo gli occhi posso ricordare ‘soltanto’ lo scopo del film di ‘pura’ propaganda nazista e che la regista Leni Riefenstahl passo’ alla storia del cinema per il modo innovativo di girare.
    Il tuo lavoro è impeccabile e minuzioso tanto che io non ho appigli per abiettare in alcun modo.
    se non rimarcare nell’Italia degli ultimi 20 anni berlusconiani l’utilizzo sapiente di una novella propaganda posta sapientemente in essere per influenzare gli atteggiamenti ed il comportamento di molti anche (e sopratutto) attraverso la manipolazione di una comunicazione fortemente simbolica. Mala tempora currunt anzi galozzano con Wagner sound truck.

    sheratapinatabimellaconunabbraccio

    • Francesca ha detto:

      Sottolineare fatti a noi contemporanei non può che fare bene. Tanto più che gli effetti di quella modalità di propaganda – che sta cambiando sensibilmente – li stiamo ancora subendo. Non starò a discuterci sennò continuo fino a domani mattina… però si, ci sono cose che non passano mai di moda e una di queste è veramente la propaganda. Ora la chiamano comunicazione di massa, ma non è che sia tanto diversa. Siamo stati resi solo un pochetto più docili.
      P.s. la parola galozzano è bellissima e la userò sempre, mi piace 🙂 Ah, in fondo all’articolo ho messo un video di youtube col film completo. Dovrebbe andare. Comunque è reperibilissimo.

  4. Nicola Losito ha detto:

    La regola dovrebbe essere questa: conoscere il passato per non fare gli stessi sbagli nel presente e nel futuro.
    Nella realtà, purtroppo, l’esperienza del passato serve a ben poco. Pochi colgono gli insegnamenti giusti per migliorare.
    Nicola

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