Il fantasma e la signora Muir (1947)

Al Capone

…poteva mancare Al “Scarface” Capone per il giorno di san Valentino?

San Valentino: giorno altrimenti noto per l’allegra scampagnata degli amici di Al Capone e quelli di Bugs Moran, tutti notori santarellini. Finì tutto in un bagno di sangue e la tradizione non si è del tutto interrotta. Da quel lontano 1929, san Valentino è ancora una fabbrica di delusioni, aspettative crudelmente assassinate e tanta simpatia assolutamente non richiesta. Tanto si sa che c’è sempre la/il tizia/o che ti dice candidamente che non gli “interessa, è solo una festa consumistica”. Potrebbe avere detto la verità. Potrebbe essere un bluff. Per me, no, lo dico e lo penso. Sembrerà strano, ma non mi piace ricevere regali, soprattutto nelle feste “comandate”. Perché offrire l’ennesima occasione per regalare o vedersi regalare una ciofega? Io poi sono una pessima attrice. Come reagisci all’ennesima orchidea rachitica che sai benissimo che ti durerà circa un pomeriggio? Come diamine reagisci a un cactus? si perché c’è anche questo. Ma va bene così, tanto tutto farà il suo corso: è la forza attrattiva del cassonetto dell’umido. Come non ricordare la scimmia di pezza col pannolone cucito addosso che dice “ailoviu”. Questa però va nell’indifferenziato. Eppure, c’è anche di peggio di un regalo fatto senza idee: quello studiato, ma per piacere a chi lo regala ma non a chi lo riceve. Il tutto in buona fede, s’intende, ma ciò non scongiura il rischio ciofega. Una mia amica, che aspettava da anni un anello, si vide recapitare una bellissima scatolina vellutosa proveniente da una rinomata gioielleria. Scoprirà che trattasi di scarto immondo, una collana di metallo e plastica in forma di catena ornata da numero tre palle nere/argento. Lasciamo stare la marca: il non plus ultra del tamarro. Con tutto il rispetto per i tamarri. Ma torniamo a noi. Fatevi una bella cena tranquilli, anche in casa. Senza fretta, con cose semplici. E un film. Di quelli belli, per donne innamorate e non per questo imbecilli. Un film come questo. Patinato ma non troppo, spiritoso. Non si direbbe che sia del 1947.

“Il fantasma e la signora Muir” (1947) è una specie di favola romantica. Lucy (Gene Tierney) è una vedova fresca di lutto (un anno), cui suocera e nuora rimproverano di voler lasciare troppo presto la casa coniugale con figlia e governante. Risoluta a vivere da sola, Lucy si trasferisce a Whitecliff, dove grazie a una piccola rendita prende in affitto Villa Alcyone, tristemente famosa per essere infestata dal fantasma di un capitano di vascello morto suicida. Lucy non si fa intimidire dalle voci di paese e nemmeno da fatti strani di cui lei stessa è testimone. Finestre che si spalancano, risate dal niente. La governante che inizia a parlare come un vecchio lupo di mare. Certo c’è da insospettirsi, ma non abbastanza, finché in una notte tempestosa Lucy scende in cucina. La finestra si spalanca da sola; fuori il fortunale. La finestra è chiusa, ma deve esserci uno strano vento che impedisce che si accendano fiammiferi e candele. La cosa diventa fastidiosa e Lucy sfida il fantasma a farsi vedere.  Lui non se lo fa dire due volte. Il capitano Gregg (Rex Harrison), precedente proprietario della casa, le racconterà la verità circa la sua morte. Non si è suicidato. Morì in un incidente con la stufa della camera da letto. Le confida di aver voluto fare della casa un ricovero per vecchi marinai e di non aver fatto in tempo a redigere il testamento; per questo aveva mandato via tutti i precedenti inquilini, ma Lucy sembra piacergli. Lei può restare, a patto che tratti bene la casa. Gregg non è una persona facile, è sottilmente misogino e pure leggermente sboccato, ma presto i due si conosceranno meglio e diventeranno inseparabili. Quando lei perderà la sua rendita, lui gli racconterà la sua storia; scriveranno insieme un libro di enorme successo che  permetterà a Lucy di tenere il villino. Ma qui mi fermo, perché la vicenda entra nel vivo e non voglio rovinarla.

The ghost and Mrs. Muir“Il fantasma e la signora Muir” è una piccola, luminosissima perla. Non è solo una storia d’amore (normalmente non mi piacciono nemmeno), ma l’incontro fra due anime affini che apparentemente non lo sono affatto. La vicenda, inizialmente vivace, prende con il passare del tempo tinte sempre più riflessive, affettuose, delicate… molto umane. Lui si addolcisce e riflette sul suo passato, tutto grazie a lei; mentre lei diventa più indipendente, in grado di fare quelle scelte che prima non avrebbe mai saputo intraprendere. Muir deriva dal gaelico scozzese e significa “mare” e riprende il nome di uno dei più importanti clan scozzesi, quello dei Muir. Curiosamente, il motto del clan è “con la pazienza infrango ciò che è duro” e riprende uno dei caratteri della protagonista, la sua ostinazione – che tanto colpisce il capitano. Non per nulla, l’unica volta che Lucy cercherà il compromesso sarà quella in cui rischierà di perdere tutto. “Il fantasma e la signora Muir” parla anche dell’amore per se stessi e della fiducia che ci dobbiamo accordare, ogni giorno.

E se non vi va bene nemmeno questo film, c’è sempre una soluzione dal Giappone, ma credo ci sia il sensibile rischio di essere piantati in tronco. Roba da dover far analizzare la cioccolata in ospedale per non trovare ingredienti sospetti. Se volete, potete informarvi sul cioccolato honmei nelle ultimissime tendenze dell’assurdo/trash, per quanto preoccupanti siano. Se vi va bene – se vi va bene – l’ingrediente segreto saranno due o tre capelli di numero. A giudicare dai tweet dell’articolo, le giovani innamorate possono fare anche di peggio. Ah, sennò per la bellezza di 23 dollari potete comprare una cosetta proposta su questo sito, quale geniale soluzione alla scelta fra una scatola di cioccolatini e un anello di brillanti. Insomma, un anello decorato da un cioccolatino finto con un ripieno rosa. Ma profumato eh – allora cambia tutto, come no. Fosse stato vero, sarebbe servito a qualcosa.

Beh, ve l’ho detto. Meglio una cenetta romantica e un bel film. E tanta, tanta cioccolata. Senza ingredienti strani, eh. La Lindt va benissimo, basta sia sigillata. Non si sa mai.

Grumpy cat san valentino

Ah, Grumpy cat… (source)

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23 pensieri su “Il fantasma e la signora Muir (1947)

    • Francesca ha detto:

      Oh, brava, così si ragiona 🙂 gli abbracci non costano niente e piacciono sempre, a tutte le età. E poi diciamocela tutta, da amante della cioccolata, perché farsi dissanguare per dei cioccolatini al doppio del prezzo? Solo perché sono fatti a cuore? Naaaa! Meglio prendere il cacao in polvere e farsi una bella cioccolata calda per due, quando ci pare… 🙂

  1. stravagaria ha detto:

    Adesso sembrerà che io voglia fare quella controcorrente ma non ho mai festeggiato San Valentino in nessuna età e in nessuna circostanza… Sarò strana ma mi è sempre sembrata una cosa poco sensata, fatico persino con la festa della mamma e del papà ma non dimentico mai un compleanno e mi ricordo sempre di fare gli auguri a tutti 🙂 comunque il film me lo segno perché mi attira assai…

    • Francesca ha detto:

      Altro che controcorrente, hai fatto benissimo… io ho voluto provare, ma ho smesso presto. Non mi diceva niente. Volevo sentirmi “normale”, lo devo ammettere, fare quello che fanno tutti, scambiarsi il regalino… ma poi? Non faceva per me, e non lo fa tuttora. Per cui ti capisco…
      ps. ho una memoria che fa acqua da tutte le parti, mi dimentico puntualmente tutti i compleanni. Si, sono un caso drammatico, dovrei segnarmeli 🙂

  2. Antonio ha detto:

    La penso come te sulle feste “comandate”, anche se sostanzialmente prevale l’indifferenza, non l’insofferenza per le stesse. Una volta, però, decisi di fare un regalo a una mia coppia di amici e mi presentai, la sera, con un moccolo in mano. Mi misi in mezzo a loro e ressi il moccolo. Mi sembrava un quadro realistico della situazione. 😀

    • Francesca ha detto:

      Lasciamo stare, è successo anche a me – e immagino anche a “x” altre persone. Mi ero appena lasciata e una coppia di amici voleva farmi sentire meglio. Forse gli era sfuggito qualcosa, fatto sta che se mi ero portata da casa il moccolo forse era meglio. E dire che avevo rifiutato in tutti i modi… cosa gli sarà passato per la testa? Mah. Comunque, il tuo quadro della situazione era assolutamente realistico!

      • Antonio ha detto:

        Un misero tentativo di autoironizzare sulla mia situazione. L’anno scorso, invece, per tutt’altro motivo, sono entrato in una pizzeria da solo. C’era un tizio seduto, anche lui da solo, e dopo una decina di minuti, mentre mangiavo la pizza, ne è entrato un terzo, da solo. Non pensavo minimamente che fosse San Valentino, pensavo solo alla pizza, ma ci pensò il gestore a dire: “Certo, tre tavoli con tre solitari, come San vValentino non c’è male…” 😀

        • Francesca ha detto:

          Dai, non ti buttare giù.. piuttosto, penso alla tristezza del povero gestore, la sua pizzeria non doveva essere molto attraente per le coppie. Qui si seguono poco le regole del marketing… Il tamarro che festeggia va attirato. Immagine deliziosa, comunque 🙂 chissà il tipo della moto con la bionda dove festeggia san Valentino, ora che ci penso

  3. sherazade ha detto:

    Il Mi piace ci sta ‘con riserva’ per l’incipit ‘Finì tutto in un bagno di sangue e …’ sopratutto perchè tra i miei post andati perduti nel passaggio a WP ce n’era, appunto, uno che ricordava la strage (non la nostra attuale strage di Stato, non confondere 😉 ma quella del garage ordita dal nostro Al
    Ma i tuoi articoli son sempre talmente corposi che bisogna arrivarci a mente libera e possibilmente senza avere nelle nari il profumo del sughetto che cuoce…

    sherahchepiaceresarebbefaretuttodifretta?

  4. PindaricaMente ha detto:

    Grazie per la dritta del film, lo guarderò sicuramente! E poi mi consola sapere di non essere l’unica allergica a san Valentino! Io lo passeró sul divano a guardare il film insieme alla mia inseparabile “santa Pazienza”! 🙂

    • Francesca ha detto:

      Ti dirò, ha stupito anche me constatare in quanti non sopportino San Valentino 🙂 mi sto stufando di tutti questi cuoricini e così via, ricette su come fare ravioli a forma di cuore o film strappalacrime stile Pretty Woman (e ho citato quello più normale e vedibile)… Decisamente non sei sola 🙂

    • Francesca ha detto:

      Un capitolo triste… da dimenticare 😀 Il peggiore però forse non è stato il cactus, ma la suddetta scimmietta col pannolone e un cuore in mano. Una roba immonda. La scimmia parlava da sola, il problema è che una volta azionata durava mezz’ora a dire “ailoviu”. Se l’avessi presa a martellate avrei fatto meglio. Per non parlare dei pensierini del ritorno vacanze… ma quella è un’altra storia. Una storia decisamente trash (anche perché quasi tutto è finito nel pattume, regali così tristi che non si possono nemmeno riciclare)

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