Mattatoio n°5 (1972)

Kurt Vonnegut

Kurt Vonnegut

Prima di vedere questo film, mi sono chiesta in che modo si potesse trarre una sceneggiatura comprensibile da Mattatoio n°5. Ero prevenuta e ridevo fra me e me, pensando al triste destino di quel povero disgraziato, tale Stephen Geller. La regia è stata affidata invece a George Roy Hill – di cui ricordo La stangata (1973). “Impossibile, non ce la faranno mai”, pensavo. Diciamo che mi sono ricreduta, se non altro parzialmente. Mattatoio n°5 film e Mattatoio n°5 libro sono due cose diverse, ma non è poi così scontato. Che il soggetto fosse scritto dallo stesso Vonnegut poteva rivelarsi una sorta di garanzia, ed effettivamente così è stato.

La trama, sostanzialmente, è la stessa. Vediamo un uomo solo, Bill Pilgrim (Michael Sacks), davanti a una macchina da scrivere mentre riferisce nella lettera a un giornale di avere perso il senso del tempo; non fa in tempo a finire la frase che si trova nel mezzo di una foresta innevata, più giovane, soldato, ancora solo, mentre si muove sulle note di un lezioso, perfetto Glenn Gould. Non tutti conoscono questo grande pianista, basti sapere che è stato uno dei più grandi – se non il più grande – interprete di Bach della contemporaneità. La pulizia del suono del pianoforte rende un pregevolissimo servigio a tutto l’impianto filmico, sottolineando i singoli passaggi ora in modo aulico, ora in modo sottilmente grottesco/surreale. La prima scena in cui interviene, con l’uomo che cammina nella neve, ha il merito di presentare il personaggio in un modo potente e al contempo delicato. A magnifica colonna sonora viene accostata una fotografia ben curata ed essenziale. Siamo appena ai titoli di testa e c’è già molto di quello che sarà la vicenda, il personaggio e il carattere della pellicola. Sappiamo fin da subito che non sarà un film come tutti gli altri, le sue regole interne ci impongono di assistere a continui sbalzi temporali. Come nel libro. Non si capisce se assistiamo a un sogno o a una condizione più reale. Meglio arrendersi e farsi guidare.

C’è un però. Un però relativo non tanto alla pellicola in questione, ma a quello che il cinema non può dare rispetto a uno scritto. Mattatoio n°5 è un libro difficile e complesso, anche per il lettore più esigente, intessuto di rimandi interni. Vonnegut, da par suo, sa offrire al cinema immagini potenti e dialoghi brillanti. Vonnegut è cinematografico, da un certo punto di vista, molti dei suoi testi sono perfetti per intrattenere e mantenere alta l’attenzione. Però. Però questa è solo la superficie; l’ironia amarissima di Vonnegut finisce col perdersi, da sapore si fa retrogusto. Sull’assurdità della guerra non si spendono parole, ma storie, fiumi di vite più o meno importanti, ma tutte dirette a comporre una grande corale con quel “so it goes”, il basso continuo, la costante nella  vicenda. Una costante che sovrasta tutto, anche il suo protagonista. Qui, anche per forza di cose, si è maggiormente concentrati su Billy Pilgrim. Molti personaggi di contorno non ci sono o sono resi diversamente, ma d’altra parte non può essere altrimenti. Sebbene qui sia ben reso il carattere frammentario del testo, tutto ruota intorno al personaggio di Billy e quello che è lasciato in sospeso nel testo, qui diventa quasi una certezza: che Tralfamadore sia una sorta di sogno a occhi aperti e che la causa di tutto siano la guerra e il suo trauma. Il che può anche essere, ma chi ha letto il libro sa che non è tutto qui. Mattatoio n°5 è anche una grande metafora, dove la realtà sa farsi da parte.

Questo Mattatoio n°5, però, mi sento di consigliarlo a a tutti. Film godibile e tutto sommato leggero, pur parlando di guerra con una certa brutalità, fornisce un punto di vista interno per una vicenda, quella di Dresda, relativamente poco affrontata. Film ironico – Vonnegut si sente ugualmente. Consiglierei questo film soprattutto a chi non ha ancora letto questo autore e vuole avvicinarsi a esso. Film premiato e osannato dalla critica – conquista il premio della giuria a Cannes nel 1972. Film al centro di “gossip” – da qualche tempo gira voce che sia in corso un adattamento con regia firmata Guillermo del Toro. Sono curiosa di vedere cosa succederà, anche perché lo sceneggiatore sarebbe Charlie Kaufman, oscar nel 2005 per “Se mi lasci ti cancello”. Brutale titolo a causa di una brutale traduzione, scelta per fare l’occhiolino a meccanismi di distribuzione in Italia, dove Jim Carrey è conosciuto solo per le parti demenziali. In realtà “Eternal sunshine of the spotless mind” (2004) è un film dagli spunti surreali, che non manca di essere profondo e al contempo leggero. Pieno di soluzioni filmiche interessati, può vantare un Jim Carrey da riscoprire e una luminosa Kate Winslet. Su Kate Winslet mi riservo di non essere troppo obiettiva: è una delle poche attrici che adoro.

Concludendo, film e libro sono due cose diverse, l’uno più “facile” rispetto al secondo, anche se si sente come provengano dalla stessa fonte. Lascio l’ultima parola a Kurt Vonnegut: saprà esprimersi meglio di me. Eccolo in un frammento tratto dall’introduzione di “Time and Timbuctu, or Prometheus 5” (1972):

“Non avrò più nulla a che fare con il cinema – per questa ragione: il [fare] film non mi piace. Mi piace la National Education Television. Mi piace la WGBH di Boston, che molto ha fatto per questa pellicola. Nonostante questo, il [fare] film non mi piace. Un film è troppo fastidiosamente reale, troppo permanente, troppo industriale per me. E in quanto spilorcio figlio della Grande Depressione, sono portato a lamentare che sia anche troppo fottutamente costoso per essere tanto divertente.”

Al di là delle battute – e anche della mia pessima traduzione, l’articolo originale lo trovate qui se volete – si capisce che quel quid che non va giù di Mattatoio n°5 sono le ovvie limitazioni di uno strumento di comunicazione come il cinema. Probabilmente sono anche le stesse che non andavano giù allo stesso Vonnegut. Un autore che rimarrà forse per pochi, ma completamente libero.

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27 pensieri su “Mattatoio n°5 (1972)

  1. Gabriele ha detto:

    Conosco bene il libro e altrettanto la colonna sonora di Gould, ma il film per un motivo o per l’altro non l’ho mai visto. L’adattamento da un lavoro del genere non deve essere stato semplice, devo proprio rimediarlo quanto prima per vedere come è stato fatto.

    • Francesca ha detto:

      Sinceramente, credo che più di così non si potesse fare, il testo è troppo complesso. Non posso dire che mi sia piaciuto follemente, questo no. Non come il libro, ma è un manufatto più che onesto.

  2. sherazade ha detto:

    del film la colonna sonora del Maestro Gould ma sopratutto la tua ‘slurposa’ recensione, vero capolavoro.
    Mi incuriosisce molto e terrò ben deste le antennine, il progetto di G. del Toro regista che mi piace molto così visionario che ho apprezzato sopratutto nel Il labirinto del fauno che se nn conosci ti consiglio caldamente. Ne feci una recensione ma si vede che nel trasbordo da Splinder è andato perduto (che peccato che spinder abbia chiuso).

    pour toi :=)
    sheradicorsapulireglispinaciaociaociaociao

    • Francesca ha detto:

      Non sapevo che uno dei miei registi preferiti (ho il cuore tenero anche per cosucce meno seriose tipo Pacific Rim, robottoni di quando ero piccola in salsa moderna… io ti consiglio questo se non lo hai già visto e mi guarderò Il labirinto del fauno… che mi manca) come del Toro potesse lavorare a qualcosa di Vonnegut… lui ce la può fare. Sicuramente.. secondo me con lo sceneggiatore fanno una bellissima coppia. Ps. grazie per questa musica stupenda, mi piace troppo amo Glenn Gould 🙂 poi se ascolti certi pezzi si sente lui che canta in sottofondo la melodia, aveva un modo tutto suo di fare musica, viscerale a dir poco

        • Francesca ha detto:

          🙂 abbiate pazienza, non scrivendo al portatile faccio dei gran paciughi 🙂 ahaha che roba… si, volevo dire che sono sorpresa che del Toro si cimentasse con Vonnegut… chiedo sempre troppo da questo tablet mannaggia.

            • Francesca ha detto:

              Ahaha io e il correttore automatico litighiamo continuamente, sempre a impormi quello che vuole lui, poi se vuoi tornare indietro o modificare è sempre un macello… Per questo non abbandonerò mai il portatile. È troppo comodo 🙂

                • Francesca ha detto:

                  Eh… Sarà banale ma non è mica detto che progresso significhi necessariamente “meglio”, o almeno non del tutto. A volte penso che questa tecnologia sia troppo ingestibile. Ho letto di una ricerca che attesta come sia più proficuo prendere appunti a mano che non scrivendo su un pc. Non c’è lo stesso livello di interazione e la stessa necessità di rielaborazione. Infatti il cartaceo non lo eliminerò mai. Vuoi mettere scrivere, anche a macchina, e avere il tutto su carta?

  3. Muninn libri ha detto:

    Grazie grazie, non conoscevo neppure l’esistenza di questo film. 🙂 Lo cercherò e guarderò al più presto. Il libro mi è piaciuto tantissimo, spero che il film farà altrettanto 🙂

  4. lupokatttivo ha detto:

    Wow che post. Non conosco ne il film ne il libro ma il post e’ bellissimo. E quindi mi atrezzero’. Per il film. …il libro mi fa un po paura da quel che leggo. Ho sbirciato anche il commento di shera e mi unisco al coro. Se non l hai visto guarda il labirinto del fauno che merita tantissimo. E complimenti ancora per il post. E’ bello vedere che la lingua italiana non e’ morta. Ciao Fra. 🙂

    • Francesca ha detto:

      Ciao! è bello leggere commenti come questo dopo il thé della sera, davvero, fa sempre piacere essere apprezzate per i propri sforzi 🙂 grazie ancora. Il libro te lo dico senza mezzi termini, non è facile; però non è quella difficoltà che si sente a livello di stile. Credo che sia difficile qualora tu voglia andare in profondità, oltre la cortina surreale che lo contraddistingue. Lezioni importanti ce ne sono anche in superficie: è un libro che ha da dire a tutti. Merita ogni secondo che gli dedichi. Almeno, così è stato per me. Ps. sto pensando di scrivere qualcosa su Robocop, mi sono rivista il primo e… qualche sassolino dalla scarpa va tolto. Non sono stata molto attenta ai post in giro – mi sto ancora riprendendo dall’influenza – e non so cosa ne sia stato scritto. Ci sono rimasta male a scoppio ritardato… ‘notte Lupo 🙂

  5. lupokatttivo ha detto:

    A proposito del mio commento: “Attrezzero’ ” con due t…. E mettimi anche virtualmente gli apostrofi ””’ dove mancano…a proposito di italiano…. E’ che l ipad si ribella ai miei ditoni…. :mrgreen: chiedo venia

    • Francesca ha detto:

      Io amo l’Ipad, ma non ci posso scrivere! Tremendo… errori, impossibilità di tornare facilmente a correggere, mi si pianta, poi copia… incolla, un macello. Come ti capisco. Per conto mio è impossibile scrivere un post solo da Ipad e quasi nemmeno i commenti. Troppo scomodo. Meglio il portatile. Lascia stare, quello che conta è il senso. Ti dovessi scrivere tutti gli errori che ho fatto finora io grazie a Ipad, memoria del cavolo o febbre… rideresti fino a domani mattina e oltre 🙂

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