“Bug – Insetto di fuoco” (1975)

locandina bug insetto di fuoco“Bug – insetto di fuoco” (1975) è uno di quei rari casi in cui il film surclassa il libro da cui è tratto. Il libro potete trovarlo – se lo lasciate dove sta è meglio – nella serie Urania Mondadori: “La piaga Efesto” (1973), di Thomas Page. Il libro è qualcosa di mefitico, ma è un parere personale: potrebbe piacere a qualcun altro. Il film, invece, merita una menzione per la sua natura trash e c’era da aspettarselo, con lo slogan che hanno coniato per le sue locandine: “Il film che dovrete vedere a occhi chiusi”. Geniale. E non solo: la locandina raccomanda a visione terminata di controllare minuziosamente tubi di scappamento delle auto, di verificare la presenza di eventuali insetti sul proprio collo, fra i capelli o nel letto di casa. Io che posso raccomandarvi? Guardatelo, il film, fa abbastanza tristezza ma da quanto è cretino a volte fa tenerezza e strappa più di una risata. E l’insetticida lo terrei a portata di mano, non si sa mai.

La irresistibile trama. Presto fatto. In un non meglio precisato luogo della Georgia si apre una voragine, da cui escono non meglio precisati insetti molto simili alle piattole, senza apparente motivo, dopo due millenni di incubazione nelle profondità rocciose. Ora più, ora meno. Succede un sacco di roba senza un collegamento apparente, fra cui le ricerche di uno scienziato destinato a sbroccare molto presto, la cui azione culminerà in un riuscito esperimento di ibridazione che formerà una razza di super insetti intelligenti. Questo vale per libro e film, generalmente, ma alcune differenze sono sostanziali. Nel libro la pericolosità delle degli insetti appare evidente solo in un secondo momento, mentre nel film essi si occupano essenzialmente di una sola cosa…

Bug insetto di fuoco

Esplosione tricotica!

…le esplosioni. Un film deve incollarti alla tua poltrona e mandarti di traverso gli orsetti gommosi alla fragola che stai – colpevolmente – mangiando. “Ma come facciamo?” si sono chiesti i produttori e il regista. “Esplosioni! Esplosioni come se non ci fosse un domani!” devono essersi risposti, dimostrando la stessa intelligenza dei pubblicitari che hanno elaborato il geniale spot di Molly delle capsule molli. (raro esempio di come la pubblicità riduca le vendite di un prodotto) E fu così che queste malefiche piattole così somiglianti agli accendini elettrici per la cucina riescono a far esplodere qualsiasi cosa. Qualsiasi. Tu donna che leggi la ricetta del “pollo rifreddo guarnito” (?!) mentre prepari la cena, fai male a non avvertire quel pizzicore sul collo e il fumo che esce dalla tua testa, ma non dal forno. Questo succede quando hai una super piattola fotonica fra i capelli. I tuoi capelli esploderanno e non potrai farci niente. Tu uomo fresco di messa che sei sul tuo camioncino, è meglio se non dai gas, perché il tubo di scappamento fuma più del solito: salterai in aria per esigenze di copione, a causa di un insetto con un debole per i motori Euro 0. E poi c’è lui. Il gatto nero. Immagina: un gatto passeggia facendosi i cavoli suoi, finché decide di giocare con un “coso” marrone rossiccio, che lentamente inizia a muoversi. L’insetto gli sale sulla testa e lo punzecchia, una, due volte. Sfrigolando. Poi il gatto esplode. Correndo. E prendendo fuoco. Insieme. Pura poesia.

Questione di intelligenza: James Parmiter vs piattole fotoniche. Una lotta impari, dal momento che l’eroe (?!), l’egregio professor J. Parmiter, è un emerito ebete. Lo incontriamo per la prima volta in un’aula di scienze, mentre comunica con uno scoiattolo facendo in tutta evidenza un richiamo da piccione. E voglio dire, qualcuno sano di mente avrà pensato che forse non era la scelta giusta per salvare il mondo? No. Certo che no. Il tizio ce la metterà tutta, prenderà a cuore la cosa, al punto da isolarsi dal mondo esterno per dedicarsi alla contemplazione della razza di piattole. Romanticamente, darà loro anche un nome, ma sarà fondamentalmente per pavoneggiarsi. Dopo stringenti definizioni delle bestiacce e dei loro meccanismi di difesa (“sembra una vecchia tromba rauca”, dimostrando di aver capito tutto), scoperte sul procacciarsi il cibo, decide di fare l’unica cosa sensata. Tentare disperatamente la riproduzione della razza. Non mi interessa capire come combatterle, chissenefrega. Oh, bene, rafforziamole, aumentiamone il numero siccome non ce ne fossero abbastanza. Ci riesce! si palesa così il miracolo della vita. Un uovo mostra segni di schiusa, mediante segnali morse luminosi. A questo punto si rende evidente la disparità intellettiva fra scienziato e piattole. Sai quei cosi scoppiettanti che si nutrono di carbonio/cenere? Ecco, grazie a te, mangiano la carne. Ora, non è che mister Parmiter ha dato alla piattola regina dieci euro per andare a fare la spesa alla Coop/Esselunga e nemmeno ha dato il permesso di rifornirsi nel frigo di casa. Poi si sa, gli insetti si adattano. Finché ci sono le bistecche, hanno qualcosa da spolpare, ma poi? Poi Parmiter va a dormire tutto felice e nella notte le piattole escono dalla scatola dove sono state sigillate e vanno a fare lo spuntino di mezzanotte. Se le trova addosso, intente a mangiare lui stesso. Love is in the air. Però Parmiter si ribella e le bestie fanno un ulteriore sforzo di intelligenza: gli augurano la morte disponendosi ordinatamente sul muro, poi si addormentano felici su un giornale. Qualcuna finisce bruciacchiata, ma il danno è fatto: ormai il professor Parmiter ha sbroccato e si convince intimamente che gli insetti lo osservino. Per la cronaca, prima non avevano gli occhi. Ora ce li hanno. E non solo hanno le ali, ma le sanno usare, come se le avessero da sempre.

Conclusioni. Questo film è una cagata pazzesca, ma si fa guardare. Vi lascio solo con una citazione dal libro, perché vi dia un’idea dell’intelligenza che pervade il tutto. I protagonisti del dialogo sono il piccolo Herman, che afferma di aver trovato insetti (che lo hanno ustionato) su un pesco; e un fattore, Herman, che difende fino all’embolo l’onorabilità del pescheto. Il bambino ha una vescica immonda sulla mano, originata dalla bruciatura:

“Accidenti Herman […] comportati da uomo…”

“Non piango mica.”

“Lo vedo. Cosa ti sei fatto?”

“Mi ha bruciato un insetto” […]

Travis si tolse gli occhiali e guardò il bambino: “Un insetto, sei proprio sicuro, Herman?” […]

“Verità sacrosanta!” […]

“Herman” disse Henry “sui miei peschi non ci sono insetti perché Henry McPartland li ha spruzzati la primavera scorsa”.

Herman incrociò le braccia e  replicò con fermezza: “Marie Louise Ketcher e Frannie Peters ne hanno visti due, quando sono venute qui mercoledì scorso. Non so cosa dire, andate a vedere i peschi”.

Tacker si alzò furibondo agitando il pugno sotto il muso del bambino. “Non ci sono insetti sui miei peschi, porca miseria!”

“Ci sono. Ci sono, invece.” […]

Henry aveva la faccia viola e il collo color barbabietola, chiazzato di macchie bianche “Gli brucerò il sedere se continua a insistere. Io li curo i miei peschi, Herman. Piantala di dire che ci hai trovato gli insetti. […] Ho piantato quegli alberi, li ho curati, e non ci sono insetti, capito? Mi occupo di peschi da quando sono nato e me ne intendo… credi che li lascerei rovinare dagli insetti? sono più puliti di un ospedale. E dunque piantala subito con queste balle, hai capito? […] Se ti pesco ancora a dire bugie, Herman, ti spacco la faccia a furia di schiaffi!”

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13 pensieri su ““Bug – Insetto di fuoco” (1975)

  1. lupokatttivo ha detto:

    Muhaaaaaaa belloooo!!! Mi sono scompisciato…..un film da guardare ad occhi chiusi la dice lunga sull intelligenza del marketing 😀 ahahaha. Adesso lo rimedio… Non resisto a certe cose…e’ piu forte di me 😉

    • Francesca ha detto:

      Ahahaha te credo, questi sono apici della mente umana, ma attenzione, a parte il gatto che esplode e la roba da Casa Vianello delle super piattole a casa dello scienziato c’è poco… Ti dico la verità: se il blasonato regista/sceneggiatore avesse deciso di fare qualcosa di radicalmente demenziale avrebbe fatto qualcosa di delizioso, ma qui si sono voluti prendere sul serio. E il materiale era SCADENTE. Il libro sul serio, non lo guardare nemmeno… ci perdi tempo e basta 🙂 il film, gustati il gatto alla mia salute! Poraccio quel gatto…

  2. gianni ha detto:

    Uno psichiatra direbbe qualcosa del tipo: “…bene mi parli un po’ di questi suoi peschi…” – Un film così deve essere duro da girare; voglio dire, tutto il tempo a nascondere la trama agli attori che sennò scapperebbero per evitare la rovina. La nostra fortuna è che l’abbiano girato, perché secondo me un affare del genere serve, serve senza dubbio.
    Il filone scarrafoni carnivori, alieni, mentali, mortali eccetera, non conosce soluzione di continuità! Bellissimo a modo suo. 😀

    • Francesca ha detto:

      Questo film ha un senso profondo di indagine sulla natura umana, soprattutto sul lato dell’imbecillità, dando veramente la dimostrazione che quando si deve prendere una scelta si preferisce sempre quella sbagliata. Cioè, sembra un film scemo… e invece… ok, ci ho provato e non ci riesco… è assolutamente un film scemo, ma anche tanto, tanto divertente 😀 e il gatto che esplode… il gatto che esplode è qualcosa di drammatico, drammaticamente stupido, un po’ come i personaggi in generale. La cosa però salta ancora di più agli occhi nel libro. Il film è vagamente demenziale e va bene così, ce ne fossero! Se ti capita, guardalo, poi mi dirai 🙂

      • gianni ha detto:

        Stavo cercando ancora the scourge un’altra porcheria; della serie: c’è sempre un b-movie che abbassa la media!
        Il gatto esplosivo è imperdibile! Ma anche il libro edito dall’Urania… Ma come si fa?! Voglio dire era gente seria.

        • Francesca ha detto:

          Si, è vero. Io non sono un’esperta, lo devo ammettere. Ho letto poco di fantascienza e Urania, tuttavia, è sempre stata una delle poche certezze in tale ambito. Non saprei che dirti, solo che dopo aver letto il libro sono rimasta abbastanza delusa. I difetti del testo non sono strettamente legati alla scrittura, ma alla vicenda per come viene raccontata. Alcuni personaggi (come il tizio delle pesche per intendersi) sono stupidi, poco credibili… ci sono parecchi dialoghi ridondanti… l’ho letto con grossa fatica. Per darti un parere migliore di questo, però, dovrei rileggerlo. Allo stato attuale ti parlo solo di ricordi di un anno fa circa. E non sono bei ricordi 😦

          ps. parlando di fantascienza… ieri sera mi sono guardata Blade Runner 😀 una gioia per gli occhi

          • gianni ha detto:

            Caspita se te non sei un’esperta chi lo è! Hai fatto un’anlisi precisa del testo e del film che mi sembrava di averlo davanti agli occhi. No no, se è brutto non rileggerlo, fa male alla salute leggere libri brutti! 😀

            Riguardo Blade Runner, ho visto il film nelle due sue edizioni, certamente più introspettiva e intrigante quella finale, senza dialogo spiegazione degli eventi e col finale ambiguo e non il finale E vissero felici e contenti.
            Ho anche letto il libro da cui è “tratto” e… E però non mi sembrava entrarci molto tranne il futuro senza animali. Lo rileggerò, è successo tempo fa.

  3. alberto ha detto:

    scommetto che invece voi siete capaci di scrivere cose di gran lunga migliori nel campo della fantascienza ma siccome siete degli scrittori di altisssimo livello oltrechè registi non vi abbassate a scrivere le vostre idee per deliziare il pubblico ed essere conosciuti grazie a queste ma preferite farlo nello scantinato di casa vostra dove sputate sulla creatività degli altri che giustamente sono dei poveri idioti.

    • Francesca ha detto:

      Scommetto che anche tu avrai un’opinione riguardo molte cose, incluso il cinema e – pare – incluso quello che viene scritto qui. In tal caso potresti farmi capire dove in questo film o nel libro da cui è stato tratto ci sia qualcosa da apprezzare in modo particolare. A tal proposito il tuo intervento è piuttosto vago e potrebbe riguardare un articolo qualsiasi di qualsiasi blogger. Potresti non aver letto nemmeno l’articolo. Qui non si sputa sulla creatività di nessuno e vorrei che nessuno sputasse su quello che scrivo. Qui, quello che puoi fare è esprimere un parere tuo, scrivendo in cosa oggettivamente possa aver sbagliato. Chiarisci il tuo punto di vista o lascia che io esprima il mio, parere che può cambiare grazie a contributi motivati e non a cliché.

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