William McMaster Murdoch #2 – Titanic

Se le regole non funzionano, si cambiano. Se le regole sono eccessivamente complesse, si semplificano. Ogni tentativo di fare della filosofia intorno a questioni di fatto semplici o semplificabili, è solo un’ammissione di incapacità – o di malafede.

Non pensi alle regole quando cammini di ronda sulla passeggiata della nave, non ci pensi perché per hai altro per la testa; a volte il buon senso entra in conflitto con il contenuto dei libri. Stasera non ci pensi, William Murdoch, perché fra poco inizia il tuo turno di guardia e sarà esattamente come tutti gli altri. Fa solo un po’ più freddo, ma gli occhi si stanno abituando all’oscurità, come ogni notte. Non ci vuole niente a camminare, stasera. Quante ronde, fino a stanotte. HMS Arabic, 26 giugno 1903, viaggio inaugurale; partenza da Liverpool. Evitasti una collisione con un’altra nave e disobbedisti all’ordine del tuo diretto superiore; facesti irruzione in plancia e buttasti a lato il timoniere, fosti proprio tu il primo a rendersi conto dell’avvicinamento delle luci. Una notte come questa. Non ti punirono, anzi: si resero conto della persona che eri, anche se per alcuni eri stato troppo “pratico”. Disposto a correre il rischio, a prenderti le tue responsabilità, il genere di persona che sa come un conto sia la necessità e un conto le regole scritte. Celtic. Germanic. Oceanic, fra 1905 e 1906: ci fu quell’ammutinamento. Te la cavasti anche allora. Cedric, Teutonic. Adriatic. Olympic: viaggio inaugurale della nuova, attesa ammiraglia, la prima dell’omonima classe. Ci fu quell’incidente dell’incrociatore Hawke, lo vedesti da poppa, testimoniasti e ci mettesti la faccia. A qualcuno venne il dubbio che le infrastrutture portuali non fossero ancora pronte per navi come la Olympic, tanto, troppo difficili da manovrare. La HMS Hawke ebbe la prua schiacciata all’impatto col transatlantico, danneggiato a sua volta. Nulla di grave; con gli anni la Olympic sarà chiamata “la vecchia affidabile”. Si, è stata una nave solida.

Salirai a bordo anche della sua gemella, come capo degli ufficiali: la RMS Titanic. Noi sappiamo tutto di questa nave. Tutto ciò che è retorico. Non parlerò dunque di nave della speranza, non mi interessa. Parlerò di nave della routine, di nave su cui tu stai lavorando, di nave con una propulsione e un timone, con un’opera viva e un’opera morta. Un fumaiolo, il primo da poppa, finto. Dipinti, tutti, dei colori della White Star: oro, nero. Partenza da Southampton il 10 aprile 1912. Purtroppo, prima di giungere al porto, ricevetti la notizia del tuo declassamento a primo ufficiale. Henry Tingle Wilde, il nuovo comandante della Olympic, ti avrebbe sostituito, ma non prima che tu ultimassi le operazioni di rifornimento prima della partenza finale. L’uniforme l’avevi già indossata e non c’è stato nemmeno tempo per cambiarla; le mostrine sono ancora quelle anche nell’ultima foto di te a Queenstown. Poi c’è la partenza. Si, quella con i fazzoletti bianchi e il gran pavese, quella che abbiamo visto tutti in color seppia, nella sequenza rallentata, con la voce suadente della cantante in sottofondo. Mentre ti dirigi a poppa per controllare l’esecuzione della manovra di uscita dal porto, niente fazzoletti, niente musica né canzoni; la nave dei sogni è talmente ingombrante per la rada di quel porto da riuscire a far staccare dagli ormeggi un rimorchiatore – il New York – risucchiandolo nella sua scia mentre stava dirigendosi verso il fiume Test. Eviterà per poco la collisione con lo scafo della nave. I motori sono invertiti e un altro rimorchiatore aggancia il New York, la cui prua scivola senza danni davanti a quella del transatlantico. Si fa presto a dimenticare i fazzoletti bianchi mentre osservi tutto questo.

Vi dirigente verso la Francia, a Cherbourg. Prima di arrivare, scoprite che è scoppiato un incendio nella stiva per il carbone nella caldaia 3, a tribordo; ci sono voluti una decina di uomini per domarlo e svuotare la caldaia. Cherbourg, Francia. Arrivate con quattro ore di ritardo. Ormeggio a largo, verso Roches Point; il porto è troppo piccolo e vengono usate due navi di supporto, il Nomadic (l’ultimo rimasto della White Star Line: prima vi hanno allestito un café alla moda, ormeggiato nella Senna fino al 2003, quando sarà spostato a Le Havre) e il Traffic. Ci fu quell’ufficiale francese, tale Leloup; voleva salire a bordo, affascinato dalla fama del Titanic. Le regole ci sono, ma non è detto che siano valide, anche quelle non scritte. Una nave è fatta per navigare, non per fare rappresentanza, si può privilegiare un passeggero di pochi minuti a svantaggio di tutti quelli che regolarmente hanno pagato il biglietto, ma non questa volta. Gli impedisti di scendere dalla pilotina. Dovettero chiamare il comandante Smith per permettergli di salire, e finì lì, con qualche protesta sul diritto marittimo e sul fatto che un tenente francese doveva poter salire su una nave straniera ancorata in Francia.

Cammini dunque sul ponte di passeggiata tutti i giorni e tutte le notti, tramonti e albe, vento leggero o forte che sia; dormi a cadenze regolari. I baffi non li porti più, ormai fai una sola passata di rasoio. Mangi. Aggiorni il giornale di bordo se serve. Cambi di guardia. Pranzo a mezzogiorno. Leggi dispacci di avvistamento iceberg. Utile la sala Marconi. Un bene che passino questi dispacci, nonostante siano oberati da richieste di invio marconigrammi di semplici passeggeri; in fondo non dipendono dalla compagnia navale. Vi fanno quasi un favore. Ore 22, cambio della guardia. Esci prima dalla cabina; è buio e devi abituare gli occhi all’oscurità. Devi sostituire Charles Lightoller. Parlate. Discutete di quanto sia possibile vedere lontano in una notte così serena. Fai notare come sia freddo. “Saremo in prossimità del ghiaccio verso le ventitre circa”. Va tutto come deve andare, fino alle 23.30. E succede tutto molto in fretta. Dalla coffa ti giunge l’avviso di iceberg, il sesto ufficiale James Moody entra nella timoniera. Ordini al quartiermastro Hitchens di mettere la barra tutta a dritta. Fai suonare l’allarme, la campana trilla per dieci secondi. Chiudi le porte stagne delle paratie. Collisione, la nave trema: comando di barra tutta a babordo. I punti vulnerabili della nave, come macchine o timone, rimangono intatti, tutto tranne lo scafo. Se non hai potuto evitare l’ostacolo, hai cercato di limitare i danni. L’opera viva viene intaccata, la rivettatura salta facilmente, l’acciaio dolce si piega come niente, il gelo rende il metallo più fragile. Le piastre si aprono come fiori. L’acqua fluisce. Arriva il comandante Smith. “Cosa abbiamo colpito?”. Non ci avrebbe creduto nessuno.

Richieste di aiuto a tutte le navi nelle vicinanze; ora la sicurezza diventa la priorità. Ora. La nave più vicina è la Carpathia, ma ci impiegherà sempre troppo tempo. C’è anche la Californian, poco lontano, circondata dai ghiacci. Tu non lo sai, ma è comandata da una tua conoscenza, quello Stanley Lord che da apprendista non aveva capito come tu fossi un ufficiale e ti ha parlato forse come a un amico, un pari. Si sta muovendo qualcosa, ma tu ora sei solo. La Californian non riesce a mettersi in contatto con voi. Hai visto i danni. Hai dato le ultime disposizioni. Sai cosa fare.

Come può sentirsi un uomo, ora? Sai con esattezza che la nave affonda. Non sai quando, ma sei sicuro della fine e che devi convincere altri della cosa. Sai di avere preso autonomamente ogni decisione, nei limiti delle tue conoscenze fino a quel momento. Mentre cammini per la nave e vai al ponte degli argani, osservi i muri di metallo e ti chiedi chissà cosa, se hai fatto tutto quanto potessi fare, con la mente che urla, senza poter piangere. Anzi, non ti passa nemmeno per la mente di piangere, perché ti senti come sdoppiato, come nella Recherche: Swann vede se stesso languire sotto quel lampione, roso dalla gelosia per una donna che non lo ama, deformato fino a rendersi irriconoscibile. Tu invece cammini, di corsa, passo dopo passo per fare l’ultima cosa utile: lavorare, senza pensare alla redenzione. In tutto questo non c’è eroismo, nemmeno pagare con la vita. La storia è piena di personaggi venerati per aver ucciso un re e non aver ricavato niente, né per se né per la propria causa: ricordati per aver fallito riuscendo, a marcire in una prigione. C’è solo che come hai preso le decisioni, devi finire il tuo lavoro. Come c’è gente morta sotto il livello dell’acqua, alle caldaie, ci sei tu, qui e ora.

Provvedere all’evacuazione. Le scialuppe le puoi armare, ma la gente non vuol salire. La gente non vuole uscire dalle cabine, non vuole uscire dai saloni, la gente ha freddo. E tu sei vicino agli argani, li fai armare, fai salire chiunque, perché donne e bambini non ci sono. Come quando hai rifiutato di far salire l’ufficiale francese a Cherbourg. Perché farlo salire? Se voleva vedere la nave, che salisse sull’Olympic, tanto non avrebbe fatto differenza. Venti minuti fa, la nave era integra. Ora si cammina verso gli argani e non c’è nessuno sui ponti. Le sirene fischiano e non si sente niente. Lato di tribordo. A volte passi anche a babordo. Non hai un momento per respirare. Quelle che non sono riempite, le caliamo ugualmente, faremo entrare altre persone dagli sportelli a metà dello scafo. Intanto caliamole.

Le cali, rapidamente. Sale anche Bruce Ismay, il presidente della compagnia navale; sembra che una vita sia stata salvata senza nessun merito, sembra che questa persona sia stata graziata. L’avrai pensato. Tu non lo sai, ma sei stato il suo Caronte. La sua grazia è stata di breve durata. Un processo negli Stati Uniti, l’indagine e il processo in Gran Bretagna, l’avversaria Cunard Line che si appropria della sua White Star Line. La terza della classe Olympic non più chiamata Gigantic, ma Britannic. Mostruosi argani da quattro file di scialuppe. Una nave dallo scafo squarciato sul fondo del mare in Grecia, vicino all’isola di Kea, colpita da una mina. Opera viva e morta squarciate, dall’alto in basso. Verniciata di bianco, una striscia laterale. Nave ospedale. È la guerra. Non c’è più nemmeno lei, la quasi-Gigantic. È il 1916. Bruce “Brute” Ismay avrà modo di rimettersi in piedi, ma mai del tutto. Morirà nel 1937, a 75 anni.  La “old reliable” Olympic sarà ritirata nel 1934 e smantellata l’anno seguente.

E ancora non sai nemmeno se tu devi morire, perché le ultime scialuppe le hai calate. Ci sono ancora due pieghevoli, e ci vuoi provare comunque. Perché si fa così, anche se sei in mezzo all’Atlantico, anche se sei già morto dentro.

P.S. questo è il sito internet forse migliore sulla storia di William Murdoch, forse uno dei pochi che io conosca a descriverlo per quello che è stato, come uomo e professionista; alcune delle foto usate per gli articoli su di lui sono state trovate qui:  http://www.williammurdoch.net/index.html.

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14 pensieri su “William McMaster Murdoch #2 – Titanic

    • Francesca ha detto:

      Si legge passione, ottimo, perché ho sperato veramente che fosse così… William Murdoch è in assoluto il mio eroe, con la e maiuscola, da quando l’ho conosciuto. Ancora oggi, ripensando alla sua vicenda, mi rendo conto di come sia un pilastro fondamentale della mia formazione di persona. Lui è il mio Tersite e forse una parte di me. Felice di aver trasmesso qualcosa! anche perché darebbe un senso a questa sensazione di comunanza che ho sempre avuto. Come quando incontri una persona e ti sta simpatica a pelle, io mi sono subito legata a questa figura. Così umana, così semplice, per me così bella. Ah, e grazie per il commento (e i complimenti…)

  1. gianni ha detto:

    Si è parlato molto del tipo di urto e dell’inutile virata – o così ho capito io da innumerevoli documentari e articoli – però mi pare strano che un ufficiale di così grande esperienza potesse fare un errore simile.
    Io non credo che sarebbe cambiato molto; la fragilità strutturale del Titanic era originata da acciai troppo antiquati per le dimensioni ed il peso raggiunti, quindi urtare di prua piuttosto che di fianco avrebbe cambiato poco, la nave si sarebbe comunque spalancata… Però anche così, vorrei sapere cosa ha intravisto questo uomo. Ha sottovalutato le distanze? E’ stato accusato così e via?
    Bellissimo articolo. Complimenti.

    • Francesca ha detto:

      Da quando ho conosciuto questo personaggio, non è passato un giorno che non mi fossi chiesta che cosa abbia potuto vivere o semplicemente visto; questo perché mi ha affascinato il pensiero di come si possa reagire in certi frangenti, decisioni rapide e dalle conseguenze potenzialmente mostruose. Era una persona di grande esperienza e dotata di buon senso, cosa che effettivamente mi ha sempre dato da pensare su quanto fosse responsabile. La nave aveva una fragilità strutturale già nell’acciaio dolce usato per costruirla, difetto peggiorato dalla temperatura dell’acqua e dai problemi apportati dal celeberrimo incendio. Tutto questo ha aiutato. L’effettiva responsabilità non è mai stata del tutto appurata, è stato incolpato il comandante come quasi da tradizione, ma di testimoni vivi fra gli ufficiali maggiori c’è stato solo Charles Lightoller (secondo ufficiale di bordo) e non ha mai esposto totalmente la sua versione. William Murdoch è morto e non hanno ritrovato mai il suo corpo, c’è chi dice che si sia ammazzato con un colpo di pistola. C’è chi spergiurò che si fosse ucciso lui, ma molti lo confondevano con il capo degli ufficiali, anche lui disperso. Di chiarezza, intorno a questa tragedia, ce n’è pochissima, a dispetto di quello che vorrebbero far passare i film (soprattutto IL film). Alcuni sparsero la voce che la nave sarebbe affondata intera, pensa te. Sulla personale responsabilità di Murdoch, al massimo posso pensare al fatto che tolse propulsione alla virata, fermando o anche mandando i motori indietro tutta. Provò a fare qualcosa di disperato, perché l’ostacolo era troppo vicino. Chissà cosa avrà visto, chissà che livello di visibilità c’era quella notte, sì limpida, ma senza nemmeno un’onda che potesse evidenziare un possibile ostacolo. Se volessi potrei continuare su quante versioni discordanti ci siano… ma siccome nonostante tutto ci capisco poco pure io… evito 😦 si parla di direzioni date male, di motori fermati ma non messi su “indietro tutta”.

      In tutto questo grandissimo caos, in tutto questo clamore, rimane la figura di questo personaggio che non so come mai mi è entrato nella testa e non è più uscito. Mi dispiace profondamente che non abbia potuto dire la sua, ma nonostante tutto credo che abbia fatto tutto quello che poteva. E l’ha fatto sapendo che l’ordine finale era stato il suo. Per quello che ne so, se fosse rimasto vivo forse ne avrebbero fatto carne da macello…

  2. gianni ha detto:

    Niente da eccepire. Comunque IL film… non l’ho mai visto. Troppo caramelloso e a me interessava superficialmente la storia degli ospiti a bordo, volevo capire cosa potesse essere successo. Ho guardato solo un paio di documentari (tra cui quello con Alberto Angela non male) che spiegava che i rivetti non avrebbero mai tenuto e così via.
    Alla fine si è trattato della famosa catena di eventi negativa, se ad un certo punto qualcuno o qualcosa la interrompe, la tragedia è sventata; sennò… Tutto è partito dai cantieri, poi il ritardo, poi l’incidente, poi la rotta, poi la gara col tempo… Niente ha interrotto la catena negativa.

    Qualche tempo fa mi sono letto una serie di cronache su varie situazioni di mare, soprattutto la seconda guerra mondiale nel Mediterraneo; alla fine gli autori stessi concordavano nel dire che: visto da fuori loro avrebbero agito così, visto da bordo chissà e nessuno mai di quei capitani ha potuto dire la sua, salvo qualcuno attraverso le testimonianze dei collaboratori superstiti.
    Penso che in plancia del Titanic ci sia stata una situazione molto difficile, forse errori di valutazione (chi ha guardato anche solo una volta il mare di notte, quando è piatto sa che non si vede niente) e poi siamo pre-radar e ancora, la sequenza non è chiara: nessuno più può dire se hanno urtato e virato prima o dopo.
    Capisco anche che McMaster Murdoch sia un personaggio interessante, che mi hai fatto conoscere un po’ meglio, forse è per questo che lo apprezzi.

    🙂

    A tal proposito cerca se vuoi su Internet una collisione tra un F16 italiano ed un aereo di linea, lì si capisce perfettamente il discorso “catena di eventi”.

    Buonanotte a te

    • Francesca ha detto:

      Il film del 1997 è il primo che abbia mai visto sull’argomento, al tempo, e francamente ho detestato la storiella d’amore; sono rimasta molto colpita dalle sequenze più catastrofiche e dalle reazioni dell’equipaggio. Caramelloso, però, il film lo era. A volte lo riguardo, ma praticamente solo le sequenze che mi interessano… lo so che non bisognerebbe vantarsene, ma chissene.

      Sulla nave, generalmente nei documentari visti da me si punta tutto sulla fragilità dei materiali e, appunto, sulla concatenazione di eventi che alla fine hanno portato all’ingresso nella zona infestata dal ghiaccio in condizioni quanto meno precarie – considerando anche una stagione stranamente “calda” che ha portato gli iceberg più a sud del previsto. Un altro documentario relativamente recente puntava il dito sulla visibilità e su eventuali “fate morgane”, illusioni ottiche… Il fatto che poi di notte in mare non si veda niente (figuriamoci sull’Atlantico) e che davanti hai un muro nero è solo un ulteriore aspetto. C’è pure la questione dei binocoli mancanti… a pensarci bene, mettendo insieme tutti i tasselli… viene da non capacitarsene e “dare la colpa” a una singola decisione diventa sempre più difficile. Era tutto affidato a esperienza e senso di intuito, intelligenza pratica e anche fortuna forse… anche se i marconigrammi fossero arrivati in tempo, mi chiedo se avrebbero potuto fare realmente la differenza. Gli iceberg stessi non sono tutti uguali, ce ne sono alcuni potenzialmente dannosi che se ne stanno a pelo dell’acqua e quelli di notte non si vedono. Se pensi a quello che ha inciso la fiancata del Titanic… da qualche parte ho letto che non superava la metà dell’altezza della nave, ma le difficoltà nella sua visione di certo non migliorano per questo. Si, la situazione era veramente complicata. Che può fare una persona di buon senso? affidarsi all’esperienza… perché di altro aiuto, con i limiti del tempo e delle circostanze…
      Mi guarderò volentieri quanto mi consigli, intanto buonanotte 🙂

  3. Serena Zeminian Depp ha detto:

    Ciao Francesca, piacere!! 😀 Ho appena letto adesso la tua recensione per quanto riguarda William Mcmaster Murdoch e anche i commenti riportati sotto. 😉
    Ti devo fare i miei piu’ sinceri complimenti per quello che hai scritto, l’ho notato subito questa tua passione per quell’uomo straordinario, bravissima….sei stata a dir poco fantastica!! .<
    Mi sa che quel sito li e' l'unico e il solo in circolazione che tratta di Will, a parer mio e' ben dettagliato e approfondito, devo aggiungere che mi piace un sacco!! ❤
    Oltre a questo sei stata una grande e anche se non ti conosco……ti stimo!! 😀 Per quanto riguarda William concordo a pieno con quello che hai scritto sopra nei commenti….. 😉 da come era descritto era un uomo davvero in gamba, sveglio, dall'animo buono e pronto ad aiutare, doveva essere stato una bellissima persona, che ci teneva al suo lavoro agendo con responsabilità e altrettanta serietà, quello che mi ha colpita di piu' di tutto era come puntualizzavano la sua semplicità e umiltà. ❤
    Sono l'unica e la sola, tra l'altro……ad adorarlo e mi attira moltissimo, infatti e' il mio personaggio storico preferito in assoluto!! 😀 In effetti quando ho letto il tuo articolo ero rimasta sbalordita che oltre a me ci fosse qualcun altro che lo apprezza e dopo questa scoperta…..posso dire che sono rimasta contenta. ^_^
    (Quanto vorrei sapere molte piu' cose su di lui, nel senso che vorrei scavare piu' a fondo…..ma purtroppo non so come fare….. oltre ad essere inscritta a quel sito inglese. 😦 )
    Reputo Murdoch il migliore ufficiale della storia, se posso permettermi…..<3 un eroe incompreso e criticato inutilmente, lui aveva fatto solo il suo lavoro cercando di mantenere la calma nei momenti piu' critici, quando il Titanic si stava inabissando……e fino alla fine e' rimasto a bordo ad aiutare piu' persone possibili, li aveva salvati come aveva cercato di evitare lo schianto contro l'iceberg, a parer mio era un uomo coraggioso, servizievole, gentile, dal cuore grande!! ❤
    Chi l'avrebbe voluto incontrare oltre alla sottoscritta? 😀 Sinceramente era la prima cosa che avrei fatto se fossi salita a bordo del Titanic. 😛
    William Murdoch un uomo straordinario!!! ❤

    PS: Chissà se ricevero' una risposta…… 🙂

    • Francesca ha detto:

      William McMaster Murdoch è il grande amore di una vita. Da un lato, forse, sarei voluta essere io stessa così, come questo uomo freddo eppure tutt’altro che arido, professionale e sempre sorridente. Mi ha spronato a scrivere; è stata la mia prima profonda riflessione sulla vita ed è tuttora una compagnia irrinunciabile. Quando ho visto le foto dei ritrovamenti di suoi oggetti sul luogo dell’affondamento, ti dirò… una lacrima è scesa, lo ha reso reale. Non mi resta che andare in Scozia, ma prima o poi succederà 😀 intanto raccolgo sue foto, ogni tanto le scorro e mi sembra di essere a casa, ricordando una persona “di famiglia”.
      Per quel poco che posso fare, continuo a scrivere e cercare piccole notizie, anche se non è facile. Qualche tempo fa ho partecipato per gioco a un concorso per piccoli scritti e sono tornata a scrivere su di lui per l’ultima volta (qui, se ti va di dare uno sguardo https://tersiteblog.wordpress.com/2015/04/15/sogno/), riprendendo l’episodio del viaggio del Titanic, ma dal punto di vista di Charles Lightoller, “perseguitato” dal fantasma del ricordo dell’amico perso durante l’affondamento. E sai cosa? forse l’ho fatto per mettere un punto su un periodo lunghissimo, affidando al blog un racconto come ho fatto quando ho scritto i due pezzi William McMaster Murdoch, sperando magari di trovare qualcuno che sentisse almeno parzialmente quello che ho sentito io. Poi, se saranno brani piacevoli, non sta a me deciderlo 😀 ma ha fatto parte della mia vita. Anzi, ancora ne fa parte, l’ha arricchita e la arricchisce. Come potrai immaginare, sono felicissima di sapere che non sono sola 🙂 E si, era veramente un uomo straordinario…

  4. Serena Zeminian Depp ha detto:

    Wow!! Non me lo aspettavo proprio che rispondessi 😛 mi hai colto di sorpresa!! 😀 Il piacere e’ tutto mio, ed e’ stata una fortuna trovare “per caso” questo articolo di questo sito….piu’ che fortuna potrebbe anche essere una coincidenza? 😉
    In un certo senso (io la penso cosi’, adoro fantasticare ^^) e’ stato William Murdoch a farci trovare cosi’…..grazie alla passione e l’interesse che proviamo per lui, ❤ trovo che sia una cosa alquanto fantastica, non sei d’accordo anche tu? :*
    Te li avevo già fatti i complimenti? Se si, te li rifaccio di nuovo dato che lo meriti…..scrivi davvero molto bene, 😛 e mi piacerebbe leggere qualcosa d’altro che hai creato tu e non solo…..vorrei seguirti ( sempre se ti fa piacere e se l’accetti, nessun obbligo 🙂 ) .
    Grazie mille per aver messo il link, sei stata gentilissima ❤ e di certo lo leggero’ molto volentieri, poi ovviamente ti farò sapere come la penso 😀 .
    So che siamo ancora delle sconosciute, me ne rendo conto….. 😦 se attacco a scrivere non la finisco proprio piu’ ed uscirebbero dei romanzi pazzeschi, e non vorrei intasare il tuo sito, 😥 sarebbe bello poter approfondire questo stupendo argomento, giacche’ mi prende tantissimo!!! ❤
    Come posso contattarti Francesca? ^
    ^ Io ho facebook per esempio….oltretutto partiamo benissimo, abbiamo già una cosa in comune, 😉 lo noto lontano un miglio che sei invaghita di quell’uomo, sai ti capisco e so cosa vuol dire…..starei qui ore e ore a scrivere quello che penso innanzi tutto trovo che sia una cosa grandiosa e seconda cosa e’ assai fantastica!! 😛
    “Cosa?” Beh….la tua enorme devozione, quello che hai fatto e Murdoch naturalmente….. ❤ se hai scritto qualcosa d’altro, oltre a questo articolo e quel link, fammelo sapere 😉 ……ma hai pubblicato anche dei libri su di lui? 0____________0
    Tu ( se posso darti del tu…..scusami 😦 ) lo meriti di piu’ poiche’ “ti piace” da chissà quanto tempo, bravissima, un punto a tuo favore…. 😀 io invece da pochissimo, diciamo pure che e’ recente….esattamente come per il Titanic stesso, per me ecco…..e’ una cosa “fresca” 😥 ma c’e’ anche un detto che dice cosi’:” meglio tardi che mai.” 😛
    La passione per una determinata cosa o persona che sia, sboccia all’improvviso e non si sta li a guardare il tempo in se, giusto? 😉 So solo e ne sono certa che non e’ passeggera ma e’ definitiva e questo e’ piu’ importante di tutto, che sia “perenne” 😀 .
    E gia’ non sei la sola, eheheheheheheh 😛 incredibile vero? Sembra assurdo eppure…..sono saltata fuori anche io,cosi’ all’improvviso. 🙂
    Spero che riuscirai ad andare in Scozia e realizzare il tuo sogno, te lo auguro!! 😀 Mamma miaaaaaaaa, dei suoi oggetti personali? Aaaaaaaahhhhhhhh chissà che forte emozione, posso chiederti se quelle foto le hai trovate in internet? Io non le ho mai viste e mi hai messo curiosità. ^_^
    Grazie ancora per avermi risposto, sei stata magnifica. 😉
    Ciao, da “Serena_90” 😀

    • Francesca ha detto:

      Se non sono proprio sommersa da altre faccende rispondo, nonostante la mia pigrizia… comunque, tornando a noi, se vuoi scrivermi c’è la mail tersite@virgilio.it… Per il resto, le foto che ho sono quelle che si trovano su internet, sul sito che avevo citato, ma praticamente ovunque. Il problema è che non sono moltissime, alcune sono solo ritagli e ingrandimenti… Altre cose scritte su di lui ormai non ne ho più, si sono perse – volutamente – nell’oblio, perché era giusto così… il materiale era pessimo, c’è poco da fare. Era pur sempre un inizio 😀

  5. Serena Zeminian Depp ha detto:

    Siamo in due allora, eheheheheheh 😛 non ti preoccupare. quando puoi cara, ci mancherebbe altro……e’ normale avere degli impegni. ^^
    Ok, sarà fatto!! D’ora in poi ti contatterò direttamente li, 😀 rinnovo il GRAZIE ho apprezzato la tua disponibilità e la gentilezza. .<
    So che c’e’ un libro straniero oltre tutto, e’ una biografia di William Murdoch, (non mi ricordo il nome dell’autrice) avevo controllato mesi fa e scoprii’ che c’e’ l’ha lei e purtroppo non credo che sia piu’ in vendita. 😥 Se lo vorresti dovresti domandarglielo a lei…… 😉 ( Se vuoi sapere di piu’ entra qui: http://www.williammurdoch.net/index.html quello di Dan ❤ 😀 )
    Allora ci sentiamo presto Francesca 😛
    Ti auguro di passare un buon week end. ^
    ^
    GRAZIE!! :*

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