William McMaster Murdoch #1

Immagine

Quest’uomo è William McMaster Murdoch. In questa foto ha 30 anni.

I suoi genitori, Samuel Murdoch e Jane Muirhead McMaster si sono sposati il 14 dicembre 1864 a Liverpool, nella chiesa di San Michele; di recente costruzione, possiede una rara struttura in ferro rifinita con mattoni rossi. William è il quarto figlio della coppia e nasce a Dalbeattie (in gaelico significa “valle delle betulle”) il 28 febbraio 1873. Un marinaio in casa di marinai: la sua vita sarà un romanzo d’appendice, ma non mi dilungherò, bastano pochi cenni. Apprendistato sulla Charles Cosworth: parte per San Francisco il 31 luglio 1888, a 15 anni. Nel 1892 ottiene il Second Mate Certificate al primo tentativo; l’anno seguente è appunto l secondo ufficiale, sottoposto al padre a bordo dell’Iquiuqe. Partenza da Rotterdam verso Frederikstadt, poi Città del Capo, Newcastle, Antofagasta e Iquique. In uno dei tanti scali, Murdoch incontrerà l’apprendista ufficiale Stanley Lord, personaggio che ritroveremo più avanti: pare che a causa dei modi semplici del secondo ufficiale dell’Iquique, Lord l’abbia confuso per un pari livello. Una vita che si dipana rotta dopo rotta, quella di un normalissimo ufficiale di marina che segue docilmente una tradizione di famiglia e un’evidente inclinazione personale. Nel 1895 ottiene l’abilitazione a primo ufficiale di bordo. Saint-Cuthbert, primo ufficiale, 12 maggio 1895.  28 settembre 1896: patente di capitano di vascello n° 025780 a Liverpool. Nel 1897 sopravvive, sempre a bordo della Saint-Cuthbert, a un uragano a largo dell’Uruguay. Dal 3 aprile 1897 si imbarca sulla Lydgate, rotta da New York a Shangai, quindi verso Portland, quindi Tsientin (in Cina) e ancora Portland. Nel 1899 presta servizio nella guerra boera; entra nella Royal Naval Reserve e ottiene il requisito necessario per lavorare in una delle più grandi compagnie navali inglesi, la White Star Line. Succede: ottiene il lavoro della sua vita fra il 1899 e il 1900. È un professionista ambito. Sangue freddo, buone maniere, buon senso, la tempra da scozzese. Uomo di cuore e umile. Affabile con i passeggeri, abbiamo un menù autografato con i primi tre versi di una poesia. Questa poesia.

Whatever obstacles control,

go on, true heart,

thou’lt reach the goal.

If thou in darkest days canst find

an inner brightness in my mind,

to reconcile thee, to thy kind

Whatever obstacles control,

thine hour will come – go on – true soul!

Thou’lt win the prize, thoul’t reach the goal.

If not – what matters? tried by fire

and purified from low desire,

thy spirit shall but soar the higher.

Conent and hope thy shall buoy

and men’s neglect shall ne’er destroy,

the secret peace, the inner joy.

Una poesia che parla di determinazione assoluta, ma anche di umanità e di comprensione laddove la riuscita non ci sia completamente. Serve tentare, però. William Murdoch ha tentato, nella maggior parte dei casi è riuscito a ottenere quello che voleva raggiungere; gli ostacoli ci sono stati, ma sono certa che un cuore sincero l’abbia sempre sostenuto. Nel pericolo, nelle scelte difficili, negli errori. Oggi come ieri essere un ufficiale di bordo comporta logiche scelte e assunzione di rischi. Sopra la linea di galleggiamento, c’è quella che viene chiamata opera morta. Facile parlare dell’opera viva: è il cuore della nave, il sangue che necessariamente deve pompare per far muovere tutto. L’opera morta sono le pareti bianche di ferro, fredde, “ciò che si vede”. L’opera morta è quella che infrange il vento con inerzia; sulla cima la plancia è la mente che senza il cuore non può vivere. L’ufficiale è colui che sovrintende alla gran massa in movimento, che da un senso alla vita che nasce dal profondo. L’equipaggio di una nave è come una catena, la sua forza si misura sulla resistenza dell’anello più debole e si realizza nell’unisono. A volte gli anelli possono cedere. Si viene messi alla prova; ogni ufficiale, ogni membro della gerarchia deve essere in grado di guardare le spalle del proprio collega. Si vive o si muore. Potrà sembrare banale. Non lo è. Essere un uomo di mare significa fare grandi scelte. Sei l’anello di una catena, non puoi cedere.

A volte gli anelli si sposano; esistono anche indipendentemente dalla catena. William incontrerà una maestra d’asilo neozelandese. Si scriveranno lunghe lettere, un po’ come noi se dopo un appuntamento scoprissimo di amarci e stessimo al telefono quelle 2-3 ore. Più volte al giorno. Chi lo dice che le relazioni a distanza non funzionano? Ci vuole fiducia. A volte persino questi anelli si sposano. Magari a Southampton, come William, il 2 settembre 1907, con Ada Florence Banks. Un amore immenso. E pieno di tanti problemi.

La scelta di mettere piede su una nave è qualcosa che ti vincola per la vita, e vincola anche chi ti ama e decide di condividere la vita con te; eppure, qualsiasi uomo di mare direbbe di non poterne fare a meno, perché quando esci di notte sul ponte e guardi oltre senza vedere niente hai un muro nero che confina con i tuoi occhi. È qualcosa che non succede da altre parti. Allungare la mano e non sapere se potresti toccare qualcosa. È il vuoto perfetto. E nonostante tutto vai avanti. Perché ormai non puoi tornare indietro. E sei responsabile non solo dei tuoi compagni di viaggio, ma di passeggeri. Non vedi la tua scia, ma sai che procedi e non puoi fermarti.

Lavorare in mare sa essere alienante. All’inizio può andare, ma poi? Si soffre per la mancanza di una vita stabile, forse normale, se mi si passa il termine. Si può perdere la cognizione dei rapporti sociali. Alcuni hanno temuto di tornare a casa e non trovare la propria famiglia. Un amico mi aveva raccontato come un ufficiale di alto grado di stanza a M. una cinquantina d’anni fa avesse il vizio di bere un caffè tutte le sere, ma quando non era in servizio, prima del caffè, beveva anche quantità impressionanti di alcol. Una sera avrebbe dato al barista 10.000 lire per un caffè che ne costava 10. Uno stipendio. E questo signore come tanti altri parlavano, sapevano metterti le loro vite in mano e quelle degli affetti che temevano di avere perso. O di quelli che avevano già perso. C’erano mattine in cui quell’ufficiale veniva portato a braccio al suo alloggio, dimenticando tutto. Al mattino chiedeva informazioni. Questo signore, era un professionista irreprensibile e non ha mai avuto una sola macchia nel suo comportamento a bordo; tuttavia, era umanamente incline alle ricadute quando la tensione allentava. Quanti ce ne sono stati? Sono persone. Persone vere. E quando io mi do delle arie perché ricordo di come ho rinunciato per un soffio alla “luminosa” carriera di ufficiale di marina,  qualcuno che in marina c’è stato per davvero mi dice sempre che è meglio così. Sei pronto a rinunciare praticamente alla tua famiglia, a vedere tuo figlio/a per due anni di navigazione? Non ero pronta, no. eppure non sono mai stata pronta nemmeno a dimenticare, perché il mare quando ti entra dentro, non c’è verso di farlo uscire.

Tant’è che William McMaster Murdoch continua a essere il mio grande eroe. Mi obietterete, “perché questo oscuro tizio sarà mai un eroe?”. Non vi ho ancora detto niente; il meglio ha ancora da venire. È tutta un’altra storia, anche se forse la conoscete già. È la storia delle catene messe alla prova.

Annunci

3 pensieri su “William McMaster Murdoch #1

    • Francesca ha detto:

      Ti devo ringraziare, e non solo per la parola che hai usato, ma perché mi hai ricordato qualcosa che mi ha sempre sostenuto nei momenti più bui – e ora ce n’è abbastanza bisogno 🙂 questo è il mio eroe, lo dico sempre. Se mai si possa “voler bene” a qualcuno che non hai mai conosciuto, perso nei meandri del tempo, per me questo è il caso.

A te la parola

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...