Because the night / Just Kids

I migliori incontri, probabilmente, sono quelli inaspettati.
Io sono un tipo che rimane affascinato dalle circostanze, da una melodia, da un insieme apparentemente discordanti di immagini, da uno spezzone, da un profumo; quando vidi per la prima volta la sigla di Fuori Orario, avrò avuto si e no una decina di anni e senza saperlo mi sono scontrata con le passioni della mia vita, tutte strette insieme. Un’intro al pianoforte, le immagini di un film in bianco e nero. Ed ecco la musica e il cinema, soprattutto quello francese e tedesco, la magia della Black Mary e la luna con l’occhio pesto di Méliès. Poi c’era lei, perché quella voce mica era facile da cancellare, fatta com’era tutta di velluto, eppure forte con le percussioni repentine.

Dita Parlo L'AtlanteLa storia che raccontavano le immagini era misteriosa e un poco surreale. C’era questa donna avvolta nella serpentina del suo abito bianco, il volto che ride, ride verso l’uomo che la cerca. Lui che si tuffa in acqua, la vede apparire e sparire come un fantasma; affiora e torna in sé, frastornato. Finisce tutto come se fosse stato solo un sogno. Pur essendo affascinata da tutto questo, non mi informo, né sul film né sulla cantante che si sente sullo sfondo. Per anni mi rifiuterò sistematicamente di andare a dormire prima di aver visto la sigla di quel programma, che magari non sempre c’era, con quel tale che parlava fuori sincrono.

La mia bizzarra abitudine cessò, ma il tarlo rimase. Una notte, tuttavia, e sempre per caso (ma io nel caso non ci credo) rivedo quella sigla, rivedo quel fantasma, sento ancora quella canzone. Stavolta so come fare e mi informo. Il film dello spezzone era “L’Atlante” di Jean Vigo (film che ancora sto cercando), il fantasma la bellissima Dita Parlo e la canzone Because the night, di Patti Smith. Da allora, ho un rapporto quasi simbiotico con questa canzone, non posso fare a meno di ascoltarla almeno una volta al giorno e di ripeterla nella testa manco fosse un mantra.

Just KidsPoi decido di leggere questo libro, perché mi si è letteralmente parato davanti, questo Just Kids, scritto da Patti Smith basandosi su ricordi e diari. Come per Sylvia, anche lei sembra scrivere il vero nelle sue pagine. Una vita che sembra essere sempre stata così come l’ha voluta, nonostante tutto. Complice un periodo storico brulicante di vita e di arte, di sperimentazione, quando era possibile rifiutare l’arte “facile”. L’arte permea la vita di Patti Smith, la quale ne fa una vera e propria ragione di esistenza. Racconta un percorso non privo di scelte difficili, affrontate con la pienezza di chi è in pace con se stesso. Un racconto piano, lineare, franco. Non c’è nessun libro da leggere, ma tempo da condividere con una persona che sa parlare all’anima, chiunque tu sia. E ci sono i corsi e ricorsi della vita, l’incontro che sa cambiarti l’esistenza e la consonanza fra anime affini. L’amore che nasce e che cambia senza perdere intensità. Un bellissimo modo di raccontare la vita seguendo il filo rosso di un cammino percorso insieme, fino alla fine.

Anche l’incontro fra Patti e Robert Mapplethorpe è di quelli casuali, del cui valore si capirà solo in un secondo momento; i semi però ci sono già tutti e la superba voce narrante (complice una traduzione discreta e decisamente ben fatta) ce lo racconta con la freschezza di chi quel momento l’ha vissuto pochi istanti prima. Si sente il vento e la solitudine, i colori, il viola e il nero. Bellissime le descrizioni delle opere di Peter, la cui evoluzione artistica è affascinante con le sue accelerazioni e occasionali involuzioni. Patti Smith saprebbe descrivere la crescita di un fiore facendola sembrare avvincente; le sue sono vere e proprie “descrizioni emotive”, in cui la materia sembra assumere vita propria. Basta pensare all’episodio della collana proveniente dalla Persia: “Non darla a nessun’altra tranne che a me”, disse la ragazza. O ai libri. O alle foto e i ritagli, le riviste maschili. Tutto questo libro è un universo in evoluzione e Patti Smith ci guida al suo interno.

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9 pensieri su “Because the night / Just Kids

  1. la Lu ha detto:

    Stamattina mi imbatto inquesto post e sono certa che ci sia un motivo: questa canzone è sempre stata dove la vita mi ha riservato degli incroci.
    A rileggerci

    • Francesca ha detto:

      Because the night si riconosce subito, la prima volta e le successive, niente da fare. Alle primissime note. Ha segnato anche per me più di un momento importante: una di quelle canzoni che sa ricordarmeli quanto e più di un profumo o un’immagine…

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