Firma di Sylvia Plath

Diari

“Luglio 1950 – Forse non sarò mai felice, ma stasera sono contenta. Mi basta la casa vuota, un caldo, vago senso di stanchezza fisica per aver lavorato tutto il giorno al sole a piantare fragole rampicanti, un bicchiere di latte freddo zuccherato, una ciotola di mirtilli affogati nella panna. Ora capisco come la gente possa vivere senza leggere, senza studiare. […] In momenti come questi sarei una stupida a chiedere di più…”

– Sylvia Plath, Diari, ed. Gli Adelphi.

Mi sono imbattuta in Sylvia Plath per caso.
Erano passate alcune ore dalla fine delle lezioni di storia contemporanea, ma non potevo andare via: di lì a poco la mia migliore amica avrebbe discusso la tesi. Non avevo niente da fare e decisi di fare come ogni volta in cui mi trovavo forzatamente del tempo libero: scegliere una stanza vuota della biblioteca di facoltà, passare al setaccio gli scaffali, cercare qualcosa di interessante.

Siegfried Kracauer da giovane

Per chi se lo stesse chiedendo, costui è Siegfried Kracauer, intorno ai primi anni ’20.

Ok, ho barato, in realtà qualcosa da fare c’era. Colpevolmente, infatti, scelsi il reparto cinematografia, visto che mi servivano alcuni libri per la mia tesi su Leni Riefenstahl. Qualcosa di Eizenstein. “Il film” di Béla Balazs. Dovrei leggerlo, anzi, rileggerlo, ma insomma… fra questo e Cinema tedesco: dal Gabinetto del dottor Caligari a Hitler 1918-1933 di Siegfried Kracauer, non so quale abbia letto più volte. Per stavolta passo. Poi non si sa come né perché, c’è questo libro rosso fragola. Un Adelphi: Sylvia Plath, Diari.

Diari Sylvia PlathNon conoscevo Sylvia Plath, a dire tanto avevo una vaga idea di chi fosse, ne avevo sentito giusto il nome, forse in occasione di qualche passata festa della donna o di una di quelle inutili ricorrenze. Che quel testo fosse una raccolta di diari, per me poteva significare qualcosa. Mi sono sempre chiesta se talvolta i testi di certi autori possano essere la traduzione “perbene”, presentabile e stilisticamente ineccepibile di un diario più diretto. Sulla copertina, una donna seduta davanti a una macchina da scrivere. Bionda. Bella, dall’espressione leggermente corrucciata. Una gonna morbida. Leggo qualche pagina. La persona che si nascondeva fra quelle pagine era sincera. Dote mica da poco. Nei miei diari mento come un baro a carte. Tanto c’è sempre quello che ti legge e che fraintende quantoscrivi. C’è quando scrivi per gli altri, figuriamoci quando scrivi per te stessa. Conosco le mie menzogne e le nascondo dietro una mitologia spicciola. C’è da vergognarsi (almeno per me) a leggere questa Sylvia Plath: è diretta. persino troppo, come se scrivesse un monologo destinato a una persona in particolare. Quella persona era lei e lo avvertiamo sempre, in un discorso interiore che arriva a essere feroce. Sa passare da una sincerità quasi ingenua alla sofferenza di chi si scandaglia le proprie profondità senza alcuna cura. Ovviamente questo non balza immediatamente agli occhi. La prima pagina era talmente allegra da convincermi a prendere quel libro in prestito: un po’ di vita non m’avrebbe fatto che bene, con tutti i libri maledettamente tristi che mi impunto a leggere. Evidentemente non sapevo proprio nulla di Sylvia Plath.

Prendo il libro e ne registro il prestito da quella signora che trovava inspiegabile perché avessi gli occhi malinconici (sono i miei occhi, se ne faccia una ragione), poi l’ho portato con me alla discussione della tesi di M. Lo porto ancora con me. Anche se non è necessariamente allegro né ottimistico alla Tonino Guerra, anche se è triste perché, nonostante la bellezza di questa persona, a un certo punto persino per lei non ci sarebbe stato spazio per la vita. Questi Diari sono una testimonianza sincera e meravigliosa di un tortuoso percorso verso la piena conoscenza di se, fino alle estreme conseguenze.

Sylvia Plath

Sylvia Plath, 1954

E fu così che Sylvia Plath mi ingannò con una coppa di mirtilli alla panna. La ringrazio per questo, perché mi ha fatto un dono immenso. Nemmeno io credo che la felicità esista. Anche io credo che la scrittura a volte sia una maledizione che ti fa prendere troppo sul serio, condannandoti a una sorta di infinita introspezione. Dare a tutto un nome, spiegare ogni particolare, giustificarsi sempre. In misura senz’altro minore, la sua sofferenza è la mia e quella di tanti.
Questo diario può pericolosamente far sentire meno soli.

Annunci

5 pensieri su “Diari

    • Francesca ha detto:

      Bella domanda… Personalmente credo che sia una vera benedetta maledizione, soprattutto quando ti spinge a indagare tanto su se stessi, scandagliando in profondità la propria anima, arrivando a un punto tale da non riconoscersi nella propria organicità, vedendo solo le stratificazioni che ci costituiscono. Constatare che non esiste il bianco e nero, ma miriadi di sfumature. Pensa a questo punto di voler cercare un confronto con un’altra persona. Constatare poi che raramente chi ci circonda ha sentito questo bisogno di conoscersi. Noi siamo dentro, loro sono fuori. Qui forse è un punto problematico. Una scrittura così sincera e impietosa forse è veramente una maledizione; se da un lato permette di scendere tanto in profondità, dall’altro c’è sempre il pericolo della constatazione amara di essere soli dopo tanto tempo passato a scendere queste scale dentro di noi. E magari l’altro non vuole scendere per raggiungerci. Si tratta di una materia complessa, non si può esaurire di certo in poche righe, ma si potrebbe aprire un bel dibattito. Grazie per il commento!

    • Francesca ha detto:

      Ah ma certo, un po’ lo faccio per scoraggiare i potenziali lettori, un po’ perché davvero ho il terrore che chi legga (si dice di no ma chi resiste a un diario personale?) fraintenda… Anche se depreco certi lati delle persone cui voglio bene, non significa che gli voglia meno bene. Chi lo sa, forse sarò più sincera in futuro, anche perché vorrei che un giorno i miei diari fossero letti, fosse anche dai figli che vorrei avere, così sapranno chi sono oltre le mie bugie bianche! Un saluto e a presto!

A te la parola

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...