La morte della farfalla / Zelda Sayre Fitzgerald

Ritratto di Zelda Fitzgerald

Zelda Sayre Fitzgerald

Immaginiamo di poter affermare di essere nati per scrivere o, perché no, per danzare ai massimi livelli. Diventare scrittori eccellenti o etoile di un teatro di fama mondiale. Meglio qualcosa di diverso? Potremmo preferire la velocità, sfuggire alla morte un giorno dopo l’altro, a bordo di un’auto, per il puro piacere di essere acclamati. La lista sarebbe potenzialmente infinita, ma per alcuni potrebbe non essere mai iniziata e non per problemi particolari. E se fossimo nati per niente di particolare? E se fossimo nati solo per vivere? Non è poco. Eppure, non è mai abbastanza, perché un posto nella vita senti di non averlo mai trovato.

Copertina del libro La morte della farfallaHo letto La morte della farfalla di Pietro Citati in un pomeriggio o poco più, dopo un lungo corteggiamento; l’ho letto perché non avevo niente di meglio da fare, mentre aspettavo un pochino annoiata che iniziassero a passare le auto di un rally, nel Valdarno. Ci vuol poco a leggerlo, è molto breve e la scrittura è accattivante. Tinte romanzesche che non disturbano affatto, un ritmo al limite del serrato: mi ha rapito nella lettura fin dalle prime pagine, fino al primo rombo delle auto, giusto in tempo per le battute finali. Quando il rally mi ha raggiunto, a quel curvone in salita presso la vigna in cui mi ero appostata, ho sentito che per quelle poche ore di attesa forzata qualcosa mi aveva scosso. E tanto. Avrei voluto ricominciare a leggere dall’inizio.

Personalmente, non so per cosa fosse nata Zelda, ma dalle pagine di Citati traspare la sua natura affascinante e in perenne ricerca di un’eccellenza. Lei era nata per tutto o quasi. Danza, scrittura. Donna amata e grande musa, capace di conversazioni estremamente brillanti. I problemi nascono, prosperano. Alcolismo, la malattia di Zelda. Come un fiume carsico l’espressività della donna si nasconde ed esplode in immagini colorite.
Parla dell’amore del marito, in una lettera dalla clinica di Prangins al marito del 1930, in un frammento riportato da Citati:

“Mi sono svegliata stamani e il sole era posato sul tavolo come un pacchetto di compleanno, così l’ho aperto e tante cose felici sono uscite svolazzando nell’aria… Ti amo moltissimo e tu mi hai telefonato – ho camminato su quei fili del telefono per due ore, dopo aver preso in mano il tuo amore come un parasole per tenermi in equilibrio”

Francis Scott Fitzgerald

Francis Scott Fitzgerald, fotografato da Carl von Vechten, nel giugno del 1937.

Poesia in prosa, praticamente. Zelda ha tanta e tale influenza sul marito da riuscire a incidere su gran parte dei suoi scritti, come personaggio, come autrice, con diari e lettere. Zelda era ispirazione e musa, un libro tenuto sotto chiave accanto nei pressi della biblioteca canonica: Conrad, Proust, Cechov, Kafka. Zelda chiederà alla sua maestra di danza se avesse possibilità di diventare una grande ballerina classica: la risposta sarà deludente. Troppo vecchia, pare. Si comincia presto ed è una vita di sacrifici e rinunce. Non sarà in grado nemmeno di essere scrittrice, sebbene sia stata una colonna portante per l’opera del marito. Il solo libro che Zelda scriverà sarà sin troppo lucido secondo Citati; non vedrà mai la luce, perché sarà una pesante minaccia per le illusioni del marito. Francis non avrà buone parole per lei e frustrerà le sue ambizioni:

“Tu sei una scrittrice di terz’ordine e una ballerina di terz’ordine”.

Amaro, amarissimo. Lei, tuttavia, non si lascia intimorire, si difende nonostante tutto, perché è ben cosciente della propria dignità e di quanto abbia il diritto di provare a diventare se stessa prima che l’ombra di suo marito.

“Mi sembra che tu te la prendi con troppa violenza con questo talento di terz’ordine… Perché diavolo sei così geloso, non lo so. Se io pensassi questo di qualcuno, non mi preoccuperei di quello che scrive”.

Non so se Zelda sia mai stata in grado di intuire per cosa sia nata o chi sarebbe potuta diventare. Una cosa che so per certo, è che la sua fine sarà paradossalmente adatta alla sua personalità in eterna ricerca. Malata ormai da tempo, muore avvolta dalle fiamme dell’incendio dell’ospedale psichiatrico dove era in cura, il 10 marzo 1948. Francis ne esce distrutto e anche se continuerà la sua vita, qualcosa in lui si è rotto per sempre. Il fatto è che per entrambi l’amore è stato quasi un fardello impossibile da sostenere, per tutta una serie di problemi, vuoi caratteriali, vuoi di comunicazione reciproca. Un amore estremamente forte, tanto forte da diventare distruttivo e Pietro Citati si rivela maestro nella descrizione di questa coppia, rendendo giustizia alla vita di entrambi, esteriore e interiore. Potremo constatare come dietro alle apparenze possa esservi una realtà amara, in cui l’amore non solo non basta ad appianare le divergenze, ma non può minimamente farci capire chi siamo veramente. Quello spetta solo e soltanto a noi, perché non verrà nessun principe o principessa a salvarci.

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12 pensieri su “La morte della farfalla / Zelda Sayre Fitzgerald

  1. mau ha detto:

    A proposito di belle storie e a proposito dell’incipit del tuo scritto, mi viene in mente di parlarti della “belle histoire” di Claude Lelouch. 1993 o giù di lì. L’ossessione di Lelouch è la reincarnazione, la sua teoria, che esplica in quel film è che se uno ha un destino, una vocazione a fare qualcosa, è perché in vite precedenti ha fatto quella cosa. E’ un film senza dubbio da vedere, geniale in tutto, perfino nei titoli di coda, che non sono in coda al film ma a tre quarti. Così, tanto per dire che la vita continua. Non ve lo racconto, altrimenti ve lo perdete, anche se lo rivedrete, oh, se lo rivedrete! Intanto vi lascio la colonna sonora di Brel http://www.youtube.com/watch?v=X_e4B6yakAY

    • Francesca ha detto:

      …qualcuno mi ha chiesto se sia possibile essere nati in un luogo e trovarsi più vicini nel pensiero a qualcuno quasi agli antipodi, non solo geograficamente, ma anche come percorso di vita. Potrebbe sembrare una cosa inspiegabile, non riconoscersi in un gruppo in cui – eppure – siamo nati e cresciti, di cui dovremmo condividere impostazione, riti… Succede invece, anzi, è una cosa meno strana di quello che sembra. Personalmente mi è capitato di essere più vicina a persone lontane nel tempo, sono vintage dalla testa ai piedi. A volte mi chiedo se non siamo tutti legati in qualche modo, oltre lo spazio e il tempo. Vorrei vedere il film che mi consigli, spero di trovarlo, mi incuriosisce. Si perché forse mi piace pensare che una parte di noi sopravvive e che siamo l’apice di un lunghissimo percorso di stratificazione. Grazie per il commento!

  2. maria d'ambra ha detto:

    Citati ha un modo tutto suo, coinvolgente e da libero pensatore, di ristabilire la “verità” sulla vita delle persone delle quali ci racconta. Non ho (ancora) letto La morte della farfalla, ma ricordo, attraverso il il ritratto che traccia della Mansfield, come si affeziona ai personaggi, tanto da interagire con loro post mortem e difenderli almeno nella memoria. In Vita breve di Katherine Mansfield critica apertamente l’intoccabile santone Gurdjieff ritenendolo addirittura responsabile di averne accelerato la dipartita…
    Di Zelda e Fitzgerald invece ho un vago ricordo dovuto alla lettura (secoli fa) di La crociera del rottame vagante, un racconto on the road dei coniugi a bordo del Rottame Vagante, l’auto che li porterà in viaggio tra Connecticut e Alabama…

    A proposito dei commenti precedenti, spesso mi viene da pensare che questo sia il pianeta della sperimentazione, per questo il progresso interiore è così lento e certe cose sembrano non cambiare mai… per arrivare alla “conoscenza” è necessario vivere certe esperienze, se io adesso non sento alcuna necessità di fare il male probabilmente è perché sarò già stata sia vittima che carnefice in precedenza e quello che devo sperimentare adesso è altro… l’argomento è decisamente avvincente, ma rischio di dilungarmi troppo…
    un saluto

    • Francesca ha detto:

      Eh se ne potrebbe parlare per molto, accidenti… E la discussione sarebbe molto interessante, ma parlo per me ovviamente. Nemmeno io credo di volere il male in questa fase e penso per tanti motivi di essere già stata in qualche modo carnefice. Chissà, ricordi che si ammassano e che tornano. Tornano sempre, nella vita e nel sogno. Mi ritengo una ricercatrice ed è vero: questo è veramente terreno di sperimentazione e ci sono punti in cui la trama della realtà è frammisto di lucentezza e ombra, lasciando intuire aspetti decisamente inaspettati. Mi sento molto vicina a Zelda Fitzgerald e la prosa di Citati mi è stata particolarmente cara proprio per questo: l’affetto si sente, come se lo scrittore stesso si sentisse a suo modo consonante e partecipe della vita di questa persona. Il che è una bella opportunità per crescere, proprio partecipando di altre anime affini.

      Chiedo scusa per la mia scrittura un pochetto arruffata, ma devo confessarti che hai colto nel segno un tema cui sono affezionata, forse quello cui sono più legata, la crescita personale sotto tanti punti di vista. Spero che ne parleremo ancora, magari in modo più piano 🙂 intanto ti ringrazio per il commento, molto profondo

  3. Antonio ha detto:

    Avendo scoperto negli ultimi mesi Fitzgerald, che prima evitavo per uno stupido pregiudizio, non posso che apprezzare questo articolo e segnare il libro da te proposto nella mia lista.

    • Francesca ha detto:

      Fitzgerald, l’ho snobbato per parecchio tempo e ancora oggi posso dire di averlo apprezzato solo di riflesso. Attualmente, gli preferisco Zelda, anche se non potrei dire nulla di lui dal momento che dei suoi libri ho letto solo degli estratti…

  4. intempestivoviandante ha detto:

    Amo la scrittura di Citati, tantissimo. E La Crociera del Rottame Vagante la consiglio caldamente, è deliziosa, anch’io l’ho letta tanto tempo fa e me l’ha riportata alla mente un commento qui sopra, ma è un ricordo proprio piacevole! 🙂

    • Francesca ha detto:

      Ho letto poco di Citati oltre questo sui Fitzgerald e capisco perché prenda così tanto: è coinvolgente, empatico, attento al dettaglio e mette a proprio agio in qualsiasi vicenda. Se mi consigli poi volentiri questo libro lo terrò sicuramente in considerazione, da tempo volevo iniziare a leggere qualcosa di scritto da Fitzgerald, senza sapere da dove iniziare. Ecco, potrei iniziare da qui 🙂

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